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GRADUATORIE MASTER 2018: GIAVELLOTTO FEMMINILE
30 Nov 2018 13:44GRADUATORIE MASTER 2018: GIAVELLOTTO FEMMINILE





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GRADUATORIE MASTER 2018: MARTELLONE MASCHILE E FEM...
28 Nov 2018 19:25GRADUATORIE MASTER 2018: MARTELLONE MASCHILE E FEMMINILE



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GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO MASCH...
27 Nov 2018 12:46GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO MASCHILE





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GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO FEMMI...
26 Nov 2018 19:08GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO FEMMINILE





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Elisabetta

BONDIELLI

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GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL DISCO MASCHILE
25 Nov 2018 19:20GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL DISCO MASCHILE




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GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL DISCO FEMMINIL...
25 Nov 2018 19:06GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL DISCO FEMMINILE.




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Valntina

ANIBALLI

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GRADUATORIE MASTER 2018: GETTO DEL PESO MASCHILE
23 Nov 2018 23:19GRADUATORIE MASTER 2018: GETTO DEL PESO MASCHILE





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GRADUATORIE MASTER 2018: GETTO DEL PESO FEMMINILE
23 Nov 2018 22:53GRADUATORIE MASTER 2018: GETTO DEL PESO FEMMINILE





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GUANTINI

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CARLO AIROLDI, OLIMPIONICO MANCATO - 1.A PUNTATA

Ci sono personaggi nella storia dello sport - e in quella dell’atletica leggera italiana in specie – che hanno una loro collocazione ben precisa, anche se avvolta in un alone di mistero e di soprannaturale. Le loro imprese, ancorché ufficializzate da notizie di stampa, ci sono state tramandate come eventi epici dal sapore di leggenda. 
E’ questo il caso di Carlo Airoldi, il podista (pedestrian) che tanto fece parlare di se alla fine del 1800 ed agli inizi del secolo appena trascorso. Il nome di Airoldi ritorna sistematicamente alla ribalta alla vigilia di ogni evento olimpico, con il richiamo statistico alle Olimpiadi di Atene del 1896.

Ufficialmente nessun atleta italiano partecipò ai primi giochi dell’Era Moderna, fortemente voluti dal movimento che faceva capo al barone Pierre de Coubertin, anche se il rapporto ufficiale della manifestazione alla categoria “Military Rifle (200 metres)”, indica il nome di un certo “Rivabella” fra coloro che parteciparono alla gara ma che non ottennero una classifica (Bill Mallon “The 1896 Olympic Games”, McFarland & Co. – Jefferson, North Carolina - Usa 1998).
Esiste invece un elenco di nominativi italiani che quanto meno furono iscritti ai Giochi (La Nazione, 10 aprile 1896 e lo stesso Bill Mallon, cfr. infra) ma che non è dato sapere se effettivamente si recarono ad Atene. Questi sono: gli schermitori Vincenzo Baroni di Cantù e Giuseppe Caruso, appartenente ad un club viennese, il tiratore Roberto Minervini di Napoli, il ciclista Angelo Porciatti del Veloce Club di Grosseto e il podista Carlo Airoldi.
Proprio Airoldi rappresenta l’unica certezza di una presenza italiana ai Giochi di Atene. Infatti è inequivocabilmente accertato che Airoldi era presente nella capitale greca alla vigilia delle prime olimpiadi moderne, pronto a partecipare alla gara di maratona.
Il motivo per cui non partecipò alla gara lo conoscerete fra breve se avrete la bontà di seguirmi.
Carlo Airoldi nacque a Origlio, un paesino vicino a Saronno, il 21 settembre 1869. I genitori, Luigi e Annunciata Borroni, erano contadini; alcune fonti attribuirebbero però al padre l’attività di fabbro.

Non è dato sapere come il giovane Airoldi sia giunto alla pratica del podismo. Sappiamo solo che disputò la sua prima gara nel 1891 a Gorla; la sua prima affermazione risale invece al 22 luglio 1894 nella Lecco - Milano (50 chilometri) conclusa in “cattive condizioni di salute” nel tempo di 4 ore e 22 minuti.
A questo primo successo seguirono quelli nella Milano - Torino e nella Zurigo - Baden (distanza km. 22,5 coperti in 1 ora e 17 minuti.
Nel settembre del 1895 partecipò alla gara che gli consentì di conquistare presto vasta notorietà anche all’estero: la Milano - Barcellona, una prova di corsa e marcia di 1.050 chilometri (suddivisa in 12 tappe), indetta dai “Pionieri della Pace” di Torino, alla quale parteciparono una trentina di concorrenti.
La vittoria in questa “classicissima” dell’epoca, fu accompagnata anche da un gesto di grande lealtà sportiva. Airoldi infatti giunto a 30 chilometri dal traguardo, attese quello che era il suo grande rivale del momento, il francese di Marsiglia Louis Ortègue, in grave crisi di stanchezza, se lo caricò sulle spalle e con questo fardello raggiunse e tagliò il traguardo dopo ben 397 ore di competizione. Ortègue, allora ventiduenne, era un nome famoso nel campo dei “pedestrian”, avendo già battuto il nostro Achille Bargossi, anche conosciuto come la “locomotiva umana” a Lione ed al Cairo. Alcuni anni dopo la Milano - Barcellona, il francese corse la maratona nell’incredibile tempo di 2 ore 31’23”. Il 15 aprile del 1900 Ortègue era in Italia, precisamente a Firenze dove su un circuito realizzato al velodromo delle Cascine affrontò un gruppo di ciclisti, in una “sfida” organizzata dal Club Fiorentino dei Velocipedisti (A.Capanni-F.Cervellati, “Storia dell’atletica a Firenze e nella sua provincia dalle origini al 1945”. Firenze, 1996).
La vittoria nella Milano - Barcellona fruttò ad Airoldi la bella cifra aggiratesi fra le 2000 e le 2.500 pesetas; una somma che, come vedremo in seguito, gli sarà “fatale”.

Nel novembre di quello stesso 1895, sull’onda del successo riportato nella corsa italo-spagnola, Airoldi, approfittando della presenza in Italia del circo equestre nel quale si esibiva il famoso cacciatore di bisonti americano William Frederick Cody (meglio conosciuto come Buffalo Bill, esploratore dell’esercito statunitense nelle guerre indiane del 1868-76 e 1890-91), sfidò il leggendario personaggio in un match di 500 chilometri: Airoldi a piedi, Cody a cavallo. L’americano rifiutò lo sfida in quanto pretendeva di avere a disposizione non uno…ma bensì due cavalli! La sfida quindi sfumò ( La Bicicletta - anno II – n. 121 (201), sabato 23 novembre 1895, pag. 3).
Il 10 aprile 1896 (calendario gregoriano, altrimenti 29 marzo secondo il calendario ortodosso) era in programma ad Atene la corsa di maratona. L’inclusione della gara nel calendario olimpico era stata suggerita al barone de Coubertin da un suo amico francese, Michael Bréal, che, amante delle corse di lunga lena, ideò questa competizione sulla scorta di una antica leggenda che narrava della corsa compiuta da Filippide da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria degli ateniesi sui persiani. In effetti sembra che le cose non andassero esattamente come la leggenda è arrivata fino a noi.

Perché allora non raccontare le cose come andarono esattamente, o almeno come gli storici ce le hanno riportate?
Verso la fine di agosto del 490 a.C. gli ateniesi furono informati dello sbarco di ingenti forze persiane sul suolo dell’Attica e del loro attendamento nei pressi del villaggio di Maratona. Il momento era critico e un messaggero di nome Filippide fu inviato a Sparta per chiedere aiuto, mentre l’armata ateniese procedeva a marce forzate verso il Monte Pentelikon per sbarrare la strada al nemico. Il messaggero, ritornato ad Atene dopo aver percorso 450 chilometri in quattro giorni, riprese senza indugio il cammino verso Maratona per riferire ai suoi generali della risposta. Questi, conosciuto il rifiuto di Sparta, decisero di affrontare i persiani con le sole loro forze; presero di sorpresa l’avversario e trionfarono prima di mezzogiorno su forze largamente superiori.
Questo è quanto racconta Erotodo nel VI libro delle sue Storie. Come si può notare il riferimento a Filippide è preciso, ma relativo a ben altra missione – l’ambasciata da Atene a Sparta, il ritorno ad Atene e il rapporto ai suoi superiori nella piana di Maratona – rispetto a quella che generò nel filologo francese Bréal l’idea di includere nel programma olimpico una gara, la maratona appunto, che ricordasse la disperata corsa del messaggero che da Maratona giunse ad Atene per dare notizia della vittoria sui persiani e, stremato, morì dopo l’annuncio.

Fu Plutarco nel I secondo d.C. a riprendere Eraclide Pontico e a riferire per primo di un messaggero (Tersippo, o secondo altri Eucle) che avrebbe percorso d’un fiato la distanza fra Maratona e Atene per dare lo storico annuncio ai suoi concittadini, E un secolo dopo Luciano di Samosata, fuse Erotodo e Plutarco, attribuendo a Filippide un’impresa diversa da quella per cui Erotodo lo aveva incluso nelle Storie. Bréal raccolse il “messaggio ideale” di Luciano e il comitato olimpico greco si affrettò a disegnare un percorso dal moderno villaggio di Maratona – e non di Tymbos ove erano sepolti i soldati ateniesi – fino ad Atene che certamente non corrisponde al tracciato antico. Infatti, sicuramente un messaggero partì dalla piana della battaglia per avvertire gli ateniesi, altrettanto certamente egli passò a nord, anziché a sud del Monte Pentelikon, percorrendo circa 34 km anziché i 40 approssimativi del percorso seguito da Spyridon Louis.
Soddisfatto per l’accoglimento della sua proposta Michael Bréal mise in palio una grande coppa d’argento da assegnare al vincitore della prova.

All’epoca dei Giochi Carlo Airoldi è un baldo giovanotto di 26 anni, bruno, di bassa statura, tarchiato e robustissimo (i figli racconteranno che il babbo aveva “120 centimetri di torace e 45 di bicipiti). Oltre a correre si esibiva nelle feste di paese come lottatore, sollevatore di pesi e faceva anche il “matcheur” per alcuni corridori ciclisti; queste attività andavano a sorreggere finanziariamente lo stipendio che riceveva quale operaio di una importante fabbrica di cioccolata (La Gazzetta dello Sport – anno II – n. 4 (30), lunedì 13 aprile 1896, pag. 3).
Nonostante che le notizie sportive circolassero all’epoca con grande difficoltà, e che nel nostro Paese non vi fosse ancora alcuna organizzazione costituita per la disciplina e la pratica dello sport, Airoldi venne a sapere dello svolgimento delle Olimpiadi e della disputa della gara di maratona.
Nella sua mente, dal momento che l’Italia non aveva preso in considerazione la partecipazione ai Giochi, balenò allora un progetto: organizzarsi in proprio per essere presente al via della corsa alle 14 di domenica 10 aprile 1896.
Ecco come Airoldi risolse il problema dal punto di vista finanziario andando a parlare con il direttore della “Bicicletta”, il più importante quotidiano sportivo di quel tempo. Ecco come si svolse il colloquio negli uffici di redazione del giornale milanese, fedelmente riportato dallo stesso giornale:


“DA MILANO AD ATENE A PIEDI”

Giorni sono ricevetti la visita d'un giovanotto piccolo e così tarchiato, da parere tozzo.
- Chi è lei? - gli chiesi
- Sono Carlo Airoldi, il vincitore della gran corsa pedestre di 1500 chilometri, Torino - Barcellona
Guardai il giovanottello con maraviglia, giacché esso non mi pareva proprio il tipo da corridore, come lo raffigurarono gli antichi. Le gambe erano più corte del normale.
- E cosa desidera? - gli chiesi
- Ecco, io vorrei recarmi ai giuochi Olimpici d'Atene, ove si correrà una grande gara pedestre....
- L'idea è ottima....
- Ma io - continuò l'Airoldi riscaldandosi - intendo recarmi ad Atene a piedi, passando per l'Austria, la Turchia e la Grecia.
- L'idea è audace – obbiettai
- Sono circa 2000 chilometri, ch'io intendo coprire in un mese, sfidando qualunque corridore e qualunque cavallo. Sono anzi sicuro di batterli almeno di ventiquattrore.
- Ma conosce la strada e le lingue?
- Io no. So appena parlare il milanese.
Guardai in faccia il mio interlocutore e compresi quale era la forza del moderno corridore pedestre: una forza di volontà ed una temerarietà senza limiti.
- E la Bicicletta - gli chiesi - in cosa potrebbe tornarvi utile?
- Essa dovrebbe aiutarmi a compiere il percorso, sussidiandomi per le spese più necessarie. Io le manderò delle notizie sulle avventure che mi toccheranno durante il viaggio.
- Accettato - risposi io
In breve la cosa venne combinata.
- Quando conterebbe di partire? - gli chiesi
- Anche domani: io sono sempre pronto.
Ma ci volle il tempo necessario perché Airoldi potesse armarsi del passaporto, ecc.
La sua partenza ad ogni modo è decisa per giovedì 27 corrente alle ore 3 pomeridiane. L'Airoldi ha già lanciata la sua sfida a corridori pedestri ed a cavalli - se però la neve che mentre scriviamo cade fitta, sulla pista dell'Esposizione Internazionale Ciclistica, a guisa d'addio, farà una corsa di 5 chilometri. Indi dall'Esposizione partirà per....Atene.
- Ed è sicuro d'arrivare?
- Non dubiti che farò il possibile e l'impossibile. In un viaggio così lungo, dovendo fare una media di 70 chilometri al giorno, i momenti di scoramento non mancano, ma io ci sono abituato e so resistervi. A meno ché difficoltà materiali non si frappongono, vedrà che saprò giungere alla meta.

Ed ora non ci resta che salutare l'Airoldi alla partenza e attendere che ci mandi spesso sue nuove (La Bicicletta, anno III – n. 17 (229), mercoledì 27 febbraio 1896).



(1, continua)