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GRADUATORIE MASTER 2018: MARCIA FEMMINILE
03 Dic 2018 19:57GRADUATORIE MASTER 2018: MARCIA FEMMINILE





F 30

mt.3.000

Pista

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20'51"00

Tiziana

SALAMONE

8 [ ... ]

GRADUATORIE MASTER 2018: MULTIPLE M+F
02 Dic 2018 11:13GRADUATORIE MASTER 2018: MULTIPLE M+F





M 35

PENTATHLON

Indoor

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2.333

Cristiano

MANA

80

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GRADUATORIE MASTER 2018: PENTALANCI M+F
01 Dic 2018 09:09GRADUATORIE MASTER 2018: PENTALANCI M+F






M 35

PENTALANCI

          1

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Demetrio

LAGANA'

8 [ ... ]

GRADUATORIE MASTER 2018: GIAVELLOTTO MASCHILE
30 Nov 2018 14:08GRADUATORIE MASTER 2018: GIAVELLOTTO MASCHILE





M 30

GIAVELLOTTO

Gr. 800

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Roberto

BERTOLINI [ ... ]

GRADUATORIE MASTER 2018: GIAVELLOTTO FEMMINILE
30 Nov 2018 13:44GRADUATORIE MASTER 2018: GIAVELLOTTO FEMMINILE





F 30

GIAVELL.

Gr. 600

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45,75

Giulia

PACCAGNAN

88 [ ... ]

GRADUATORIE MASTER 2018: MARTELLONE MASCHILE E FEM...
28 Nov 2018 19:25GRADUATORIE MASTER 2018: MARTELLONE MASCHILE E FEMMINILE



M 35

M.M.C.

Kg.15.88

        1

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Demetrio

LAGANA'

83

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GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO MASCH...
27 Nov 2018 12:46GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO MASCHILE





M 30

MARTELLO

Kg.7,26

        1

63,67

Michele

ONGARATO

86 [ ... ]

GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO FEMMI...
26 Nov 2018 19:08GRADUATORIE MASTER 2018: LANCIO DEL MARTELLO FEMMINILE





F 30

MARTELLO

Kg.4

        1

50,88

Elisabetta

BONDIELLI

8 [ ... ]

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Dino Ponchio: la forza dei numeri e la forza dell’ignoranza

PonchioIl prof. Dino Ponchio, DT della Fidal vincente, quella di metà anni '90 ci invia un suo scritto che, con piacere, proponiamo all'attenzione dei nostri lettori.

Inizio spiegando perché parlo ora e in questa sede. Parlo ora in quanto ritengo che 9 anni di “decantazione” mi consentano una visione più distaccata e, certamente più neutra. Parlo ora perché ho la serenità di chi non deve far carriera perché ce l’ha già “dietro le spalle”. Parlo qui perché ormai questa è rimasta una delle poche “agorà” a disposizione. Parlo con uno scritto e non con intervista perché cerco di fare “un discorso”.

A questo proposito dichiaro che sono d’accordo con tutti coloro che sono intervenuti nel dopo mondiale. D’accordo con Ottoz (intelligenza esplosiva ed incontenibile, neanche lui riesce a controllarla!), con Gola (che aveva una enorme visione generale ma che, a volte, si perdeva nel contingente), con Giomi ( grande vice ed anche buon tecnico che, a noi D.T., diceva con grande rispetto e conoscenza dei ruoli: “allora cosa avete deciso?”, con Barra (intelligenza strategica di Nebiolo, ora intelligenza “orfana”)

Sono d’accordo con tutti ma non mi va bene niente! Per questo ho deciso di parlare, parlare della forza dell’ignoranza, una forza contro la quale sembrerebbe non ci sia niente da fare. Siamo disarmati ora, come nei momenti “caldi” che mi hanno visto nella “stanza dei bottoni”.

A suo tempo quella forza bloccò i nostri “poli di sviluppo” contestati politicamente e non tecnicamente da qualche “maresciallo” a cui poi è stato delegato il “pensiero alto” federale; quell'ignoranza che non fece tesoro dell’allarme da noi lanciato sul problema “morte” dei talenti e, ancora più grave, sulla difficoltà del “sistema” di farli maturare e sviluppare completamente nelle loro potenzialità, tagliandoci i fondi per il giovanile e ritenendo, magari, più importante il “reclutamento” che va invece coniugato con i temi precedenti. A tal proposito dicevo: “meritorio il reclutamento, grave l’abbandono, delittuoso perdere i talenti già praticanti”.

Sempre la stessa ignoranza che con la sua forza fece dimenticare il mio “discorso-testamento” di Mantova, dove, in occasione di una nazionale “B”, convocai tutti i tecnici federali per avvisarli che, nel dopo Lenzi-Ponchio (c’era già aria di bufera) si correva il grande rischio che la “politica” invadesse e prevaricasse la “tecnica” sminuendo ruolo e funzione del Settore tecnico nazionale. Cosa dimostratissima poi dai fatti.

Devo tralasciare molto altro per arrivare all’attualità che ci vede al post “cul-de-sac”, perché, non devo certo dirlo a voi, il “massimo del minimo” l’abbiamo raggiunto uno, due anni or sono (al di là della contingenza dei mondiali), tanto che, quando il “mio” (mi consentite e consentirà anche Lui) Uguagliati ha avuto la proposta di fare il D.T., non certo per “voto di scambio” come ipotizza un “amico”, gli ho subito detto di accettare perché non poteva far altro che migliorare.

Io credo che questa gestione non abbia delle colpe o peccati “mortali”, ma una serie, tendente ad infinito, di peccati “veniali”, che, portati in sommatoria, dovrà pur far riflettere e stimolare qualcuno a “presentare il conto”.

Poi parlo dei peccati ma ora il conto. Chi dovrà presentarlo?

- Il Coni nella persona del “mio” Presidente visto che ora faccio il “presidentino” del Coni di Padova (come diceva Eddy : “in Italia una Presidenza non si nega a nessuno”). Perché se è stato contestato Gola ad Atene (con due ori); se al nuovo Presidente fino ad ora è stato detto: “non disturbiamo il manovratore”; oggi sarebbe il caso che qualcuno verificasse se il manovratore manovra e , se si, che tipo di “manovelle” utilizza;

- Il Presidente stesso, se ritiene di volere e/o potere fare chiarezza sulla conduzione “politica” della “sua/mia” federazione. Troppo comodo dire : ok,ok, non siamo andati bene, ora vediamo, ma….,ma…,ma…;

- Il Consiglio che, con un “rigurgito” di dignità-autonomia, potrebbe esprimere un documento, una linea, una serie di “cose da fare” per l’urgenza e per la terapia di medio-lungo termine;

- L’Assemblea (Straordinaria? Ordinaria?) che dovrà ben pensare prima di “dare mandato” al futuro Presidente ed al futuro Consiglio, per non rischiare di ritrovarsi con un “mezzo e mezzo” dal sapore indefinito come l’attuale linea politica federale (ma qual è la linea federale?. Più che linea è una spezzata che va di qua e di là secondo il vento).

Il “mondo dell’atletica” che, come ho detto ad alcuni cari amici a Bressanone (mondiali giovanili), è permeato da un “dissenso diffuso”, oggi è un albero spoglio, senza foglie nè frutti, ma con radici grandi e profonde. Queste rappresentano il dissenso che dovrà “catalizzarsi” ad opera di qualcuno per “guidare e indicare” il futuro, non tanto della federazione , ma dell’atletica stessa.

Per i peccati mi limito a rimandare, per quelli che hanno avuto la pazienza e bontà di arrivare fino a qui, a quanto richiamato dagli illustri personaggi che sono già intervenuti sul tema, anche se credo, rispetto a loro, che ci si debba interrogare complessivamente sulla strutturazione della federazione perché sparare sul Consiglio è troppo facile, è come sparare sulla Croce Rossa (al peggio non c’è mai fine... dicevamo che i Consigli degli anni ’90 erano scarsi, ma non sapevamo cosa arrivava dopo!). Credo invece che interrogarsi anche sul vertice politico sia un dovere per il nostro movimento, anche perché tutto il resto: Consiglio; Presidenza; Commissioni; incarichi tecnici e non, alla fine, dipendono da quel vertice che non può e non deve essere isolato dal contesto in quanto ne è parte fondante.

Allora se questo vertice tende a “scaricare” le responsabilità; banalizzare le critiche; rifiutare i contributi; proporre soluzioni semplici a problemi complessi scivolando nel semplicistico; se fa, come piace dire a me, il “fotografo” dell’atletica limitandosi ad assistere a quello che succede invece di fare il “regista” del film, interagendo e gestendo le situazioni; se siamo tornati ai tempi del mio “maestro” Enzo (tutti abbiamo avuto “cattivi” maestri e lui mi ha almeno “scafato” un po’ dalla mia “veneticità”) a cui dicevo: tu guardi il mare atletica e dove si increspa e fa “schiuma”(risultati) fai -zac!- , porti via la schiuma dimenticando il mare”; se questa gestione è giunta, come parrebbe, a questi livelli, è bene coinvolgerla in una disamina gestionale generale a cui penso si potrà e dovrà arrivare, con i tempi e le soluzioni giuste, alle quali, mi risulta, alcuni amici stiano già lavorando.

Siamo stanchi che la forza dell’ignoranza prevalga su quella dei numeri e delle idee per cui contiamo su questi uomini e vogliamo essere ancora fiduciosi sul futuro dell’atletica.

Perché, con Beha: “una nazione che non ha una forte cultura dell’atletica non ha un futuro sportivo”, e noi, al futuro dello sport italiano teniamo molto e a quello dell’atletica moltissimo.

 

Dino Ponchio