IL PARALIMPICO ROBERTO LA BARBERA 6,69 A 50ANNI

Sabato scorso, 29 aprile, dalla pista di Savona è arrivato un risultato clamoroso messo a segno da Roberto LA BARBERA (25/02/1967-SM50, Vittorio Alfieri Asti) che nella gara di salto in lungo è finito LaBarbera669al terzo posto con la misura di 6,69mt. (vento +1,4). Questa la sua serie: 6,19 – nullo – 6,39 – 6,40 – 6,69 – 6,47. L’atleta di Mondragone è conosciuto da tempo per essere un esponente di spicco della nazionale paralimpica, ma anche come frequentatore dei campionati master della FIDAL. Infatti la nostra Federazione lo equipara da molti anni a un qualsiasi altro tesserato agonista. Per cui LA BARBERA con il suo risultato di Savona ha stabilito il nuovo record italiano outdoor della categoria SM50 detenuto finora da un super atleta master come Gianni BECATTI con 6,59mt. (a Izmir nel 2014). Va ricordato però che BECATTI ha un record indoor SM50 di 6,75mt. (ad Ancona nel 2015) che gli vale anche la miglior prestazione mondiale al coperto. L’atleta allenato ora da Roberto PASINO con la prestazione di Savona ha stabilito anche il record F44 della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali), già suo con 6,50mt. Nelle prossime due settimane LA BARBERA sarà di nuovo impegnato in varie gare da cui spera di ottenere un ulteriore miglioramento. Il suo appuntamento principale di quest’anno sarà quello dei Campionati Mondiali Paraolimpici in programma a Londra il prossimo luglio.


Questa la sua progressione negli anni: 2005 (38) 6,18 - 2006 (39) 6,13 - 2007 (40) 5,59 - 2008 (41) 5,93 - 2009 (42) 6,34 - 2010 (43) 6,31/6,86w - 2011 (44) s.m. - 2012 (45) 6,36 - 2013 (46) 6,38/6,42w - 2014 (47) 6,50 - 2015 (48) 6,33 - 2016 (49) 6,33w - 2017 (50) 6,69.


Ricordiamo brevemente la storia di Roberto LA BARBERA, soprannominato “Il Barbaro”, che subì l’amputazione della gamba destra nel 1985 a causa di un incidente motociclistico; ma grazie ad una protesi potè dare il via alla sua carriera sportiva paralimpica. I primi risultati di valore internazionale li ottenne nel 1999 ai Campionati Mondiali di Barcellona dove conquistò le medaglie di bronzo nel salto in lungo e nel pentathlon. Nel 2000 partecipò alla sue prime Paralimpiadi a Sidney. Nel 2004 arriverà la medaglia d’argento alle LaBarberaParalimpiadi di Atene nel salto in lungo. Nel 2005 vince lungo e pentathlon agli Europei Open di Helsinky. Poi nel 2007 è di nuovo vittima di un infortunio, con la rottura di un tendine d’achille. Torna nel 2010 agli Europei Standskanaal in Olanda dove vince i 200 e 400 metri, con l’argento nel salto in lungo. In seguito ha partecipato nel 2015 ai Mondiali di Doha e nel 2016 agli Europei di Grosseto.


Riportiamo alcuni stralci di una sua intervista. “Nato ad Alessandria, ha sempre praticato atletica a scuola, «ma con poco impegno, giusto per saltare le lezioni del sabato quando c’erano le gare», ammette. E poi la sua passione era il ballo. Ma il primo giugno 1985 la sua vita è cambiata in modo drastico: un incidente in moto gli ha portato via la gamba destra, amputata sotto al ginocchio. «Ero un ballerino professionista e ritrovarsi senza un piede è stato un limite pesante e poi, in quegli anni, la disabilità non era così visibile, i disabili non andavano in tv o alle Olimpiadi». Una protesi iniziale nel 1986 in un’officina di Bologna, poi al Centro protesi Inail di Budrio. «La prima era orribile: quattro pezzi di ferro attaccati a un legno, che di buono aveva solo che nascondeva il moncone – racconta –. A Budrio, invece, ho ricominciato a camminare». E a ricostruirsi una vita: dopo qualche tempo ha conosciuto Margherita – che sarebbe diventata sua moglie, e con cui ha avuto tre figli – e si è riavvicinato alle piste da ballo: «Abbiamo aperto una scuola, dove ho insegnato per quattro anni», dice. Nel 1996 la folgorazione: vede in tv Tony Volpentest, atleta nato senza mani e piedi, vincere alle Paralimpiadi di Atlanta la finale dei 100 metri in 11 secondi e 36. È stato allora che ha capito di poter correre di nuovo? Prima dell’incidente gareggiavo, ma non mi allenavo perché non ne avevo voglia. Dopo sognavo continuamente di correre i 100 metri e vincere, poi mi svegliavo e mi rendevo conto che non avrei potuto farlo. Non avrei mai immaginato che qualcuno potesse fare ciò che stava facendo Volpentest, sono rimasto folgorato. Aveva 30 anni, età spartiacque per chi fa atletica. Ero arrabbiato per aver perso troppi anni. Allora ho chiesto all’ingegner Gennaro Verni di Budrio di farmi una protesi per allenarmi. E ho iniziato a correre tutti i giorni con Antonio Iacocca, campione piemontese di decathlon che vive ad Asti. Ma i problemi erano tanti: ogni volta che toglievo la protesi, sanguinavo. Io e Antonio ci siamo chiesti spesso se era il caso di continuare. Ma l’abbiamo fatto ed è andata bene. Nel 1998 l’Inail ha realizzato per me una protesi da corsa e nella prima gara, nel 1999 a Milano, ho strappato i record dei 100 e 200 metri al campione in carica, Alessandro Curis. Da allora è stata un’escalation che dura ancora oggi…”