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STORIA DELLA COPPA EUROPA - 1° PARTE

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COPPA EUROPA
Nel settembre del 1962 durante lo svolgimento della VII edizione dei Campionati Europei, si tenne a Belgrado il 23° Congresso della I.A.A.F. e, nel suo ambito, la riunione del Comitato d’Europa.
All’ordine del giorno di questo organismo vi fu, fra gli altri punti, l’elezione del Presidente del Comitato stesso in sostituzione del francese Paul Méricamp, che aveva comunicato la sua intenzione di lasciare volontariamente la carica per ragioni di carattere personale.
A sostituire Méricamp venne eletto il dott. Bruno Zauli, Segretario Generale del Comitato Olimpico Nazionale Italiano e Presidente Onorario della Federazione Italiana di Atletica Leggera.
Chi era Bruno Zauli?
L’uomo chiamato alla più alta responsabilità europea nel settore dell’atletica era nato ad Ancona il 18 dicembre del 1902 ed aveva iniziato giovanissimo la sua attività nel mondo dello sport.Bruno-Zauli.gif Appena diciannovenne aveva esordito nel giornalismo sportivo scrivendo sulle colonne del periodico “Italia Sportiva”, prima di laurearsi in medicina all’Università di Napoli.
Nel 1929, divenne redattore per l’atletica leggera del “Littoriale” di Roma, mettendosi in luce per rara competenza e abilità di cronaca.
Quasi in contemporanea aveva collaborato con l’Ufficio Stampa del C.O.N.I., all’epoca retto da Raniero Nicolai, ed era stato fra i fondatori della Federazione Italiana dei Medici Sportivi.
La sua preparazione e competenza lo portarono ben presto nei quadri attivi della F.I.D.A.L.
Zauli aveva conseguito nel 1931 la nomina a giudice effettivo e, nell’ottobre del 1932, a seguito delle dimissioni presentate dall’avv. Nardi, allora Presidente del Comitato Regionale Laziale della F.I.D.A.L., venne nominato Commissario Straordinario di quel Comitato, incarico che conservò fino al 29 dicembre del 1933.
Da quel giorno la sua attività cessò a livello regionale e si indirizzò al più vasto campo nazionale.
Zauli dal dicembre 1932 era stato nominato membro del Consiglio Direttivo della F.I.D.A.L., nel quale sarebbe rimasto per lunghi anni, portando il suo contributo di realismo, la sua competenza e la sua indomabile passione per l’atletica leggera.
Il 9 dicembre 1935 Bruno Zauli venne nominato Reggente del Comitato Ufficiali Federali (organismo che un anno dopo si sarebbe trasformato nel Gruppo Giudici Gare) per sostituire Mario Saini, andato volontariamente sotto le armi.
L’8 aprile del 1937 assunse ufficialmente la carica di Presidente del Gruppo Giudici Gare.
Nel 1939 venne richiamato alle armi e dopo una brillante campagna di guerra venne nominato Capo dell’Ufficio Stampa del C.O.N.I., giusto in tempo prima di essere inviato di nuovo al fronte.
La bufera degli anni 1943-1945 travolse tutte le istituzioni, e C.O.N.I. e F.I.D.A.L. fra queste. Alla ripresa delle attività post-belliche Bruno Zauli venne subito chiamato ad un posto di grande responsabilità nell’ambito della Federazione Italiana di Atletica Leggera.
Il reggente della F.I.D.A.L., Gaetano Simoni, lo nominò infatti Commissario Tecnico e presidente della Consulta Tecnica Federale.
Ma i tempi erano ormai maturi per la sua definitiva consacrazione. Il 17 marzo 1946 il Congresso tenutosi a Firenze lo eleggeva, con votazione plebiscitaria, Presidente della riunificata F.I.D.A.L.
Zauli fu il primo presidente ad essere eletto con sistema democratico. Tale carica gli venne confermata nelle elezioni del 1949 e del 1953.
Poco dopo la sua elezione a Presidente della F.I.D.A.L. Zauli – che nel C.O.N.I. dell’immediato dopoguerra aveva assolto le funzioni di Segretario Tecnico nel periodo in cui il Segretario Generale era Ferruccio Colucci – fu chiamato all’altissima carica di Segretario Generale del C.O.N.I., carica nella quale portò il prezioso contributo di una eccezionale preparazione, di un profondo tatto e di una naturale simpatia che gli accattivava l’amicizia di tutti coloro che lo avvicinavano.
Nel marzo del 1957 a Milano, in occasione del Congresso della F.I.D.A.L., Bruno Zauli annunciò l’intenzione di non ripresentare la propria candidatura alla presidenza della federazione, perché oberato da troppi, pesanti, incarichi.
Il 12 marzo 1957 venne pertanto acclamato Presidente Onorario della Federazione.
La sua attività in campo nazionale si era sviluppata di pari passo con quella internazionale.
Nel 1950 era stato eletto membro del Council della I.A.A.F., in seno alla quale aveva altresì ricoperto cariche nelle Commissioni internazionali per la marcia, per l’attività femminile, per i regolamenti e per la omologazione dei primati. Era stato inoltre iscritto nell’albo d’onore dei “Veterani della I.A.A.F.”.
In quello stesso 1950 Zauli aveva visto intanto concretizzarsi il suo grande capolavoro: l’accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione per la introduzione dello sport nella scuola.
Per questa sua opera, dalla quale scaturì anche il programma di costruzione in Italia di numerosi Campi Scuola C.O.N.I. – che ancora oggi costituiscono la sede preferenziale della attività atletica in molte città italiane – venne poi insignito della medaglia d’oro di benemerenza della Educazione Nazionale.
Nel 1958 Zauli venne chiamato a svolgere le funzioni di Commissario Straordinario della Federazione Italiana Giuoco Calcio per risolvere la grave crisi che quell’importante organizzazione stava attraversando e ne creò il nuovo statuto.
Nel 1960, in qualità di Vice Presidente del Comitato Esecutivo dei Giochi della XVII Olimpiade, fu uno dei promotori ed artefici del trionfale successo della manifestazione.
A lui venne poi affidato dal C.O.N.I. il delicato incarico di fare da arbitro e moderatore nella vertenza tra l’Unione Velocipedistica Italiana e la Lega Professionisti.
Che dire ancora?
L’attività frenetica di Zauli va completata ricordando le numerose pubblicazioni, per lo più a carattere tecnico, da lui curate e la fervida attività giornalistica nell’ambito della quale va annoverato il bollettino “Atletica” da lui fondato.
Zauli fu anche Presidente del Centro Didattico Nazionale per la Educazione Fisica, membro dell’Accademia Olimpica Internazionale ed infine Sindaco della città di Formia, città alla quale donò quel gioiello rappresentato dalla Scuola Nazionale di Atletica Leggera, da lui voluta e realizzata.
Nel 1962, nel Congresso della I.A.A.F. di Belgrado, fu eletto Presidente del Comitato d’Europa ed in questa sua veste ideò, propose e fece realizzare il progetto della Coppa Europa.
L’idea di Zauli, da tempo meditata, aveva come scopo quello di realizzare un evento che consentisse alla gioventù europea degli stadi di ritrovarsi prima della scadenza olimpica quadriennale e saldare in questo modo la spazio temporale che divideva all’epoca i Giochi Olimpici dai campionati continentali.
Il 6 aprile del 1963 all’Hotel Heremitage di Roma si riunì il Comitato d’Europa della I.A.A.F.
Alla riunione, presieduta per la prima volta da Bruno Zauli parteciparono: Emanuel Bosak (Cecoslovacchia), Jack Crump (Gran Bretagna), Max Danz (Germania), C. Forys (Polonia), Edouard Hermés (Belgio), Leonid Khomenkov (URSS), Jacob Lindhal (Svezia), Most (Norvegia), Adriaan Paulen (Olanda), Piirto (Finlandia), Emanuel Rose (Danimarca), Jozsef Sir (Ungheria), Pierre Tonelli (Francia) e Donald Pain, Segretario Onorario della I.A.A.F. Assente, perché indisposto, Artur Takac (Jugoslavia) che ricopriva la carica di Segretario Generale del Comitato d’Europa.
I lavori, oltre alla stesura della bozza del calendario europeo del 1964, che sarebbe stato poi compilato nella seduta del 17 novembre a Lisbona, prevedevano l’esame di un argomento che costituiva il fulcro centrale e più importante della riunione: la proposta, avanzata dal Presidente Zauli, avente come oggetto l’istituzione di una Coppa Europa per squadre rappresentative nazionali. Il Comitato si espresse in senso favorevole alla iniziativa e dette mandato ad una sottocommissione, formata da Zauli, Takac, Crump, Paulen e Lindhal, di studiare il progetto della manifestazione e proporlo per la definitiva decisione nella riunione di Lisbona.
I punti da esaminare con attenzione erano: il sistema eliminatorio della Coppa, il sistema dei punteggi, il problema delle sedi, la formazione delle squadre e gli indennizzi finanziari.
Nel corso della riunione romana del comitato, gli italiani Pasquale Stassano e Giovanni Guabello, vennero nominati rispettivamente Vice Segretario e Tesoriere del comitato stesso.
Nel corso di un pranzo che si svolse nell’intervallo dei lavori, il cap. Giosuè Poli, Presidente della F.I.D.A.L. portò il saluto della federazione italiana ed auspicò che fra la gioventù di popoli diversi si instaurassero rapporti sempre “più comprensivi, per una concezione più ampia, più luminosa, più gioiosa della vita umana”.
Egli ebbe inoltre a dire: “Il mondo atletico internazionale, preso nel suo complesso di dirigenti e atleti, può verosimilmente paragonarsi ad un corridore di una ideale staffetta che va dal passato verso l’avvenire, la staffetta di una vita oltre la vita, una ideale portentosa nobile staffetta che non avrà mai termine, prolungandosi nel tempo e nello spazio, al di là di noi stessi e dell’ora che passa, al di là del succedersi inarrestabile delle generazioni, protesa verso il misterioso infinito……”.

La riunione del Comitato d’Europa non si tenne poi a Lisbona, ma venne spostata a Sofia il 16 novembre.
I membri, al gran completo, si riunirono all’Hotel Balkan; mancava solo del delegato sovietico Khomenkov, sostituito – ma senza diritto di voto – dal connazionale Korobkov.
Dopo gli argomenti all’ordine del giorno il Comitato affrontò la discussione sulla istituzione della Coppa d’Europa, iniziativa che costituiva il “clou” della riunione.
L’argomento, come era prevedibile, suscitò un ampio dibattito, che le cronache definirono anche alquanto “vivace e che si protrasse per quasi tutto il pomeriggio.
La discussione si accentrò su un punto focale della formula, sulla quale erano in linea di massima tutti d’accordo, quello relativo alla partecipazione delle rappresentative nazionali.
Vi furono infatti divergenze fra quelle Nazioni, cosidette minori, che propugnavano una partecipazione limitata ad un atleta per ogni singola gara (proposta patrocinata anche dalla sottocommissione appositamente nominata a Roma), e la tesi delle grandi Nazioni, fra le quali la Polonia, la Germania e l’Unione Sovietica che sostenevano l’opportunità di varare una formula di gara elevata a due atleti.
La questione spinosa venne risolta salomonicamente con il varo contestuale, di una Coppa Europa femminile, già peraltro programmata ma il cui esordio era stato differito rispetto a quella maschile. Questa decisione accontentò le “grandi” e li fece recedere dalla proprie posizioni ostruzionistiche.
Venne quindi deciso all’unanimità di indire con il 1965 la prima Coppa Europa per squadre di un solo atleta-gara sia maschile che femminile, ma con classifiche separate.
Il regolamento sarebbe stato definito nella riunione del Comitato fissata a Parigi per il 30 maggio 1964, ma fin da ora si decise che le gare si sarebbero svolte secondo il programma olimpico con la esclusione però del decathlon, del pentathlon, della marcia e della maratona. Il termine per le iscrizioni venne fissato per il 15 aprile 1964.


fonte: GUSTAVO PALLICCA