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STORIA DELLA FEDERAZIONE - 12

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Img1779.jpgCampionati Europei

Perché sia stata scelta Torino nel 1934 a sede dei primi campionati europei di atletica leggera, invece di Napoli o Firenze che avevano avanzato uguale e insistente richiesta, può essere spiegato con il grande successo ottenuto appunto a Torino nel 1933 da quelli che furono chiamati “campionati mondiali universitari”.
I dirigenti italiani capitanati da Ridolfi e manovrati dal torinese Saini riuscirono a trascinare in Italia il neozelandese Lovelock (2° nei 1500 dietro Beccali), lo statunitense McKluskey (secondo dietro cerati nei 3000) e addirittura il grande ostacolista John Morris (Usa), che vinse i 100 ostacoli in 13”4/10, uguagliando il primato del mondo già in suo possesso. Anche Beccali, come tutti ricordano, impattò con 3.49”2/10 il record mondiale di Ladoumègue sui 1500.
L’assegnazione dei campionati all’Italia non trovò consenzienti invece i vicini svizzeri e soprattutto il signor Spitzer, che fin dal 1921 aveva sostenuto l’utilità dei campionati stessi. Lo Spitzer affermò su una dei giornali della vicina Confederazione, che l’Italia aveva potuto avere l’assegnazione dei I Campionati europei perché “gli enti sportivi fascisti possono spendere quattrini senza sottostare al controllo della pubblica opinione, che, come tutti sanno, è imbavagliata dal 28 ottobre 1922”.
In effetti il principio che salvò anche per l’avvenire i campionati europei scaturì, evidentemente per via non logica, dalle “lire italiane”.
Si era infatti stabilito che la nazione organizzatrice avrebbe invitato a proprie spese 100 atleti. Ognuna delle 27 nazioni aveva diritto preliminarmente ad un invito. Rimanevano quindi 73 posti da distribuire a seconda della importanza atletica delle diverse nazioni.
La commissione incaricata della bisogna discusse a lungo, ma, vista la complessità dell’impresa, non pubblicò le quote spettanti ad ogni paese. Oggi sappiamo per certo che ben più di centro atleti si godettero gratuitamente il soggiorno sulle rive del Po. Con lo stratagemma del segreto ogni nazione ebbe l’illusione di aver usufruito di un trattamento speciale.

Errori nella costruzione della pista torinese

La costruzione della pista dello stadio, che fu allora chiamato “Mussolini” e che in questo dopoguerra più modestamente è stato ribattezzato “comunale”, non andò esente da polemiche. Si cominciò con il progettare le curve a tre centri. Ciò sollevò le obiezioni del dott. Massimo Cartesegna, olimpiaco del 1908 ed in seguito dirigente nazionale a vari livelli. Inascoltato a Torino, l’antico commissario tecnico della F.I.S.A., defenestrato a suo tempo da Arpinati, portò le sue lagnanze a Roma, dove invece ottennero un effetto positivo. Le curve ebbero un solo centro; ma Cartasegna dovette sorbirsi un violento cicchetto da parte del federale fascista dell’epoca che si sentì scavalcato. Risultato finale: la pista ebbe lo strano sviluppo di m. 446,38; le curve un misterioso doppio rigonfiamento a mezzaluna nella sesta corsia.
Finiti i campionati, l’organo della F.I.D.A.L. “Atletica leggera”, pubblica un’intera pagina di elogi all’organizzazione, ripresi diligentemente dai giornali europei della destra. Ecco cosa dice “L’Echo de Paris”:”Lo sport si ispira in Italia, come del resto tutto ciò che concerne l’attività del Paese, ai dettami del “duce”. Ciò significa che tutto è eseguito con autorità ed energia. Si vuole in Italia che lo sport serva realmente alla nascita e allo sviluppo della razza e riesca a stabilire la sua superiorità. Esso viene considerato come una delle leve più efficaci della ripresa che porta il Paese verso destini fecondi e gloriosi”.

I Finlandesi sostituiti da Comstock

Nel 1934 si intensifica lo sforzo per risolvere la crisi della marcia. Il dott. Amleto Bartesaghi, membro del C.D. e secondo nel 1913 con la Fortitudo Bologna nel campionato italiano di marcia, sia sui 1500 metri che nei 40 km., è incaricato di dirigere un film per lo studio dei diversi stili di marcia.
Il prof. Dino Nai, nominato vicepresidente della F.I.D.A.L. nell’ottobre del 1934, rassegna le dimissioni tre mesi dopo esattamente il 15 gennaio 1935.
Alla fine del 1934, finito il loro contratto, gli allenatori finlandesi ritornano in patria lasciando un labile ricordo in Italia. Si pensi che Oberweger afferma in un pezzo scritto a ricordo di Boyd Comstock, morto il 23 dicembre 1950 a Washington, che i finlandesi rimasero in Italia nel 1932 e 1933; e che appunto Comstock giunse in Italia nella primavera del 1934; il ché almeno nelle date è errato.
Agli inizi del 1935 arriva dunque in Italia il nuovo allenatore americano; arriva mentre Mussolini si appresta ad invadere l’Etiopia.
E’ difficile stabilire cosa vi fosse dietro queste improvvise impennate del prof. Nai, dentro e fuori di continuo dal C.D.; dentro e fuori dal C.U.F. Ancora oggi l’interessato non accenna a sbottonarsi.
Il 17 maggio 1935 quale rappresentante dei G.U.F. viene nominato il milanese Enrico Aureggi.

Vietate le distanze inglesi

L’aggressione italiana all’Etiopia provoca la cosiddette “inique sanzioni” della Società delle Nazioni nei riguardi dell’Italia.
Il C.D. della F.I.D.A.L., punto sul vivo dalle sanzioni, decreta nella seduta del 10 gennaio 1936 di vietare “l’organizzazione in Italia di gare su distanze inglesi”.
E pensare che proprio nel 1935, forse per la suggestione che operava la presenza fra di noi dello statunitense Boyd Comstock, erano stati stabiliti svariati records nazionali sulle distanze inglesi: Tavernari, 440 yds in 48”6; Beccali, un miglio in 4’15”4; Cerati, 2 miglia in 9’39”2; Cerati, 3 miglia in 14’24”4; Lippi, 4 miglia in 20’4”6.
L’Italia con Badoglio in testa, ha appena occupato Addis Abeba capitale nemica, quando il mondo è in attesa dei Giochi Olimpici di Berlino.
A rinforzare la F.I.D.A.L. era entrato il 10 aprile 1936 nel suo Consiglio Direttivo anche un rappresentante dell’Opera Nazionale Dopolavoro:il generale Amedeo Monti.

Le Olimpiadi di Berlino

Checché se ne dica i Giochi di Berlino, per quanto riguarda l’atletica, non corrisposero in pieno alle aspettative dei nostri gerarchi. Lanzi e Beccali fallirono la conquista della medaglia d’oro, ripiegando rispettivamente su quella d’argento e di bronzo.
Salvò tutto alla fine la bolognese Ondina Valla, trionfatrice negli 80 metri ad ostacoli. Il buon lavoro di Comstock si concretizzò nel secondo posto della staffetta veloce e nel terzo posto di Oberweger nel disco (ndr. Bruno dimenticò di citare un’altra delle creature di Comstock, Arturo Maffei, giunto quarto nella gara di salto in lungo ad un solo centimetro dalla medaglia di bronzo, ma con lo “storico” primato italiano di m.7.73).
Un’altra conseguenza della guerra abissina e delle “inique sanzioni” fu la sospensione,alla fine del 1935, della rivista illustrata mensile della F.I.D.A.L. “Atletica Leggera”.
Al suo riapparire il 10 dicembre 1936 vi sono dei cambiamenti. Il titolo è questo: “Atletica”, anno IV n. 15 Giornale ufficiale della F.I.D.A.L.. Direttori: Bruno Zauli, Puccio Pucci, responsabile.
Come si ricorderà Puccio Pucci era già direttore del precedente organo, che aveva iniziato le pubblicazioni nel 1933. Non vi è quindi soluzione di continuità, checché ne dica l’ex segretario della F.I.D.A.L. Castelli che volle che su “Atletica”, a cominciare dal 1° maggio 1961 fosse stampato come sottotitolo: Fondato da Bruno Zauli.
Sullo stesso numero del 10.12.1936 in quarta pagina una notiziola: “Il dott. Mario Saini, Presidente del G.G.G., si trova in viaggio di rimpatrio sul piroscafo “Lombardia” che giungerà fra breve a Napoli. Al valoroso dirigente della F.I.D.A.L. che ha combattuto l’intera campagna etiopica con le Camice Nere della “3 gennaio” porgiamo il nostro più caldo e sincero saluto”.
Nel seguente numero del 17.12.1936 un’altra notizia: “Beccali in America per ragioni di studio. Ai primi di gennaio Luigi Beccali partirà con il “Rex” per gli Stati Uniti d’America…Non è escluso che trovandosi ad immediato contatto con gli organizzatori delle manifestazioni invernali su pista..(ecc. ecc.). Per proprio conto la F.I.D.A.L. non ha alcuna difficoltà a che Luigi Beccali partecipi eventualmente a qualche gara.”
Anche Lanzi è stato invitato ufficialmente dal segretario della A.A.U. (Athletic Amateur Union) a partecipare alla stagione “indoor”. Ma è detto in “Atletica” che la F.I.D.A.L. esige dagli americani precise “garanzie di ordine tecnico” perché “il forte ottocentista ritorni in patria in istato di perfetta efficienza tecnica…”

Come si vede la sfiducia dei tecnici nostrani nella validità delle prove “al coperto” e la loro boria nel giudicare incompetenti perfino gli statunitensi non è conquista dei nostri giorni.


fonte: A.S.A.I. Archivio Storico dell’ Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”