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ALBO D'ORO 60MT. MASCHILI INDOOR
18 Feb 2019 19:49ALBO D'ORO 60MT. MASCHILI INDOOR

35

Mt. 60

    * 60 yards

1984

COLLA

E.



7"54

1985

BUONAVITA

Gian [ ... ]

RAINERI 8’32”71 RECORD EUROPEO E ALTRI RECORD
12 Feb 2019 21:01RAINERI 8’32”71 RECORD EUROPEO E ALTRI RECORD

A meno di due settimane dai Campionati Italiani Indoor Master diamo un aggiornamento sulle prestazio [ ... ]

NUOVI RECORDS: LONGO 7”43 - PREGNOLATO 9’36” 04 - ...
28 Gen 2019 08:09NUOVI RECORDS: LONGO 7”43 - PREGNOLATO 9’36” 04 - BORTOLONI 7,80 ETC.

Si sta infiammando la stagione indoor 2019 ed anche dal fronte master arrivano prestazioni eccellent [ ... ]

I PRIMI RECORDS ITALIANI MASTERS DEL 2019
14 Gen 2019 13:07I PRIMI RECORDS ITALIANI MASTERS DEL 2019

Si ricomincia! A precedere tutti nella corsa ai records master italiani è stata l’astista neo SF3 [ ... ]

E.M.A. BEST MASTER 2018 DELLA MARCIA PER VALERIA ...
12 Gen 2019 15:47E.M.A. BEST MASTER 2018 DELLA  MARCIA PER VALERIA PEDETTI

La Federazione dei master europei (E.M.A.) da quest’anno ha istituito anche i premi di “atleta d [ ... ]

EUROPEAN BEST MASTERS AWARD 2018 A VALDIS CELA E P...
01 Gen 2019 17:44EUROPEAN BEST MASTERS AWARD 2018 A VALDIS CELA E PETRA BAJEATS

L’E.M.A. (European Master Athletics) ha reso noto i nomi degli atleti che hanno ricevuto l’annua [ ... ]

ANTONIO NACCA RECORD MONDIALE 3.000 MT. M95
20 Dic 2018 07:49ANTONIO NACCA RECORD MONDIALE 3.000 MT. M95

Gli amici dell’Amatori Masters Novara hanno festeggiato i 95 anni di Antonio NACCA organizzandogli [ ... ]

INDRA E FANCELLO MASTER DEL 2018 ITALIA
07 Dic 2018 19:35INDRA E FANCELLO MASTER DEL 2018 ITALIA

Il Trofeo Master dell’Anno, assegnato dalla rivista CORRERE e dal sito ATLETICANET, è arrivato al [ ... ]

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STORIA DEI CAMPIONATI EUROPEI - PARTE 7

1971helsinkiQuelli del 1971 e del 1974 sono stati i primi campionati europei ai quali ho assistito. Per quelli in programma ad Helsinki dal 10 al 15 agosto 1971, partecipai su invito della Fidal (Luciano Barra in particolare) che aveva bisogno di osservatori in vista della edizione successiva che si sarebbe svolta a Roma nel 1974. Esaurita la visita ai centri nevralgici della organizzazione finlandese, mi dedicai a quella che all’epoca era una delle mie passioni più forti: la fotografia. Con il materiale prodotto da me e da altro amico e collega pistoiese, la redazione della rivista Atletica realizzò il numero dedicato alla X a edizione della rassegna europea.

Ricordo che lasciammo le famiglie in vacanza in Versilia e ci unimmo a Malpensa alla squadra azzurra. C’erano con noi anche altri “tifosi” dell’atletica fra i quali un giovane Mario Pescante, futuro presidente del C.O.N.I. A Helsinki, nonostante ci trovassimo in agosto, trovammo una temperatura molto diversa da quella che avevamo lasciato a Forte dei Marmi, tanto che Giorgio Ballati, ostacolista della Atletica Pistoia (la società della quale ero dirigente), mi cedette la giacca della sua tuta (che ancora conservo) che indossai allo stadio con malcelato orgoglio e con indubbio beneficio dal momento che al pomeriggio allo Stadio Olimpico il calore si attestava appena al di sopra dei 12 gradi.

Giuseppe Gentile osservò che non essendo io un atleta non potevo indossare la tuta con la scritta “Italia” se non dopo aver pagato una “penitenza” che consisteva nell’offrire una bevuta ai maggiorenti della squadra italiana; cosa che puntualmente avvenne al bar del Villaggio di Otaniemi dove la comitiva azzurra era ospitata. La statua in bronzo di Paavo Nurmi, situata nel viale che porta allo Stadio Olimpico, lo storico impianto sovrastato dalla torre che costruita per ricordare il vittorioso lancio olimpico del giavellottista Matti Jarvinen, ci accolse il 10 agosto giorno di inizio delle gare. Ventinove paesi parteciparono alla grande rassegna continentale; uno meno delle edizioni record di Budapest (1966) e Atene (1969), ma i partecipanti salirono a 857 unità, il numero più alto fatto registrare dalle precedenti edizioni dei campionati.

La Germania dell’Est fece incetta di medaglie (il suo inno nazionale era diventato per noi un incubo) aggiudicandosene ben 31 di cui 11 d’oro, 13 d’argento e 7 di bronzo, l’Unione Sovietica si fermò a 20 (9 -3 e 8), seguita dall’altra Germania che ne collezionò 15 (5 - 6 e 4). L’Italia si fermò a 5 medaglie di cui 1 sola di metallo prezioso, 1 d’argento e 3 di bronzo. Un solo primato del mondo (disco femminile ad opera della sovietica Faina Melnik con m. 64,22), giunse a corollario di una serie di brillanti prestazioni, nonostante che le condizioni del tempo (umido e freddo) non fossero ottimali. L’Italia (Erminio Azzaro alfiere) presentò una buona squadra, con alcuni giovani di ottime prospettive. Proprio il giorno inaugurale dei campionati ebbi la fortuna di assistere dal vivo ad una delle più entusiasmanti gare dei 10.000 metri, disputatasi in una atmosfera da saga celtica illuminata dalle fiammelle delle torce accese dagli spettatori che gremivano gli spalti dello stadio, con ben 35 atleti alla partenza.

Helsinki_1971_VaatainenUn finnico trentenne, Juha Vaatainen, maestro di scuola elementare, con il viso adorno da folte basette bianche, infiammò il gelido (solo di fama) pubblico finlandese, riuscendo a far rievocare i miti di Kolehmainen, Ritola, Nurmi, Iso-Hollo, Salminen e Toivonen con una condotta di gara straordinaria condotta prima all’inseguimento di “cavallo pazzo” Dave Bedford e poi conclusa con un testa a testa frenetico con il tedesco dell’est Jurgen Haase, campione europeo della specialità nel 1966 e 1969 risoltosi solo nel finale. Il tempo di Vaatainen, 27:52.78, costituiva il nuovo primato dei campionati; ben cinque atleti scesero sotto il muro dei 28 minuti. Uomini dai nomi celebri quali: Mariano Haro, Dane Korica e il sovietico Sharafyetdinov. In quella gara caddero ben dieci primati nazionali.

Quattro giorni dopo la vittoria sui 10.000 Vaatainen, assurto nel frattempo al ruolo di eroe nazionale, si ripeté sui 5.000 battendo, a tempo di record dei campionati: 13:32.6, il francese Jean Wadoux, il tedesco Harald Norpoth, lo jugoslavo Dane Korica, lo spagnolo Javier Alvarez, il belga Emiel Puttemans e il futuro campione olimpico Lasse Viren. Il pubblico che si era esaltato per Juha tornò a deprimersi per la sonora sconfitta rimediata dai giavellottisti finnici nella gara a loro più cara: il lancio del giavellotto, ad opera del sovietico Janis Lusis che si laureò campione europeo per la quarta volta consecutiva (1962-66-69 e 1971), con un lancio superiore ai 90 metri.

L’amico Franco Radman, nostro grande giavellottista degli anni ‘60, mi aveva più volte parlato del clima quasi religioso con il quale i finlandesi seguivano le gare di giavellotto e come i campioni di questa specialità fossero osannati alla stregua dei nostri calciatori e ciclisti. Ma non pensavo che ogni lancio di un finnico venisse seguito con tanta partecipazione e l’atterraggio dell’attrezzo salutato con un’ovazione degna di un gol! Il maltempo, da sempre nemico dei velocisti, non impensierì affatto Valeriy Borzov che si impose con estrema facilità sia nei 100 che 200 metri; il sovietico non prese parte alla staffetta 4x100 che pasticciò nei cambi finendo al quinto posto e favorendo in tal modo, insieme alla squalifica delle staffette della Francia e della Germania dell’Est e il ritiro dei tedeschi federali, la nostra squadra (Guerini, Mennea, Abeti e Preatoni) che si classificò al terzo posto dietro a Cecoslovacchia e Polonia.

Fu una delle tre medaglie di bronzo ottenute dagli azzurri. Le altre due le conquistarono Renato Dionisi con un brillante m. 5.30 nell’asta alle spalle dell’eterno rivale Isaksson e del fuoriclasse Wolfgand Nordwig, il Sergey Bubka di quegli anni e futuro campione olimpico, e il quartetto della 4x400 composto da Cellerino, Puosi, Bello, e da uno scatenatissimo Marcello Fiasconaro, capace di lasciarsi alle spalle formazioni come quelle dell’Unione Sovietica, la Gran Bretagna e la Francia, e insidiare la Germania Federale e la Polonia dei grandi Werner e Badenski. Marcello aveva ancora il dente avvelenato per il titolo dei 400 metri mancato per soli quattro centesimi di secondo: 45.49, contro i 45.45 del vincitore il britannico David Jenkins, che approfittò del dualismo sviluppatosi in gara fra l’italiano e il polacco Jan Werner, campione uscente, per sorprendere tutti negli ultimi metri andando a vincere la gara. Sia Jenkins che Fiasconaro stabilirono i nuovi primati nazionali con cronometraggio elettrico. La medaglia d’argento di Fiasconaro fu un buon viatico per quella d’oro che scaldò i nostri animi (e non solo quelli) infreddoliti dalla pioggerellina, fredda e fastidiosa, che cadde per buona parte di quel lontano giorno di ferragosto, quando le notizie che giungevano dall’Italia parlavano di temperature intorno ai 38° all’ombra!

Helsinki_1971_AreseFrancesco Arese aveva deluso molto nell’ultima edizione dei campionati europei disputatisi ad Atene. Era giunto infatti solo ottavo nella finale dei 1500 vinta dell’inglese John Whetton in 3:39.4 sull’irlandese Frank Murphy. Francesco aveva chiuso in 3:42.2. Di quella finale ritrovava a Helsinki solo Henryk Szordykowski, il polacco che ad Atene aveva vinto la medaglia di bronzo. Ma ad Helsinki c’erano due inglesi molto forti: Brendan Foster, che non disdegnava neppure i 5000 metri, John Kirkbride e una coppia di francesi anch’essa di buon livello formata da Jacques Boxberger e J. Pierre Dufresne. Ad Helsinki Arese arrivava forte del primato italiano dei 1500 conquistato a Milano contro l’americano Martin Liquori, record che era andato a far compagnia a quelli degli 800 e dei 3000 ottenuti a Varsavia e Praga. Subito dopo Milano si era trasferito direttamente in Finlandia aspettando l’evento in una casetta affittata in un bosco alla periferia della cittadina di Turku, sulle sponde di uno di quegli incantevoli specchi d’acqua che caratterizzano i boschi di betulle di quello straordinario paese. Fu proprio l’inglese Foster, insieme al piemontese, a tenere alto il ritmo della corsa in forza di un accordo che Arese aveva stipulato con il britannico al momento della partenza della gara decisiva. L’intento era quello di non portare troppo freschi alla volata finale proprio il polacco Szordykowski e l’inglese Kirkbride dei quali ben si conoscevano le doti di sprinter. Foster quindi lanciò una gara veloce. Arese rimase vigile nelle posizioni di testa. Io lo fotografavo ogni volta che passava sul traguardo. Al passaggio dell’ultimo giro Francesco transitò in testa seguito da Foster. La sua fu una lunga volata in progressione che lo portò ad affrontare in testa il rettilineo d’arrivo, proprio mentre Szordykowski sferrava il suo attacco decisivo. Ma questa volta Arese non si fece sorprendere. Resistette all’attacco del polacco per poi allungare imperiosamente, chiudendo vittoriosamente a braccia levate una gara dominata tatticamente e agonisticamente. Poi il saluto festoso sotto la tribuna dove eravamo tutti impazziti dalla gioia!

Anche se non conquistò una medaglia un altro dei protagonisti italiani di quella edizione dei campionati fu un gracile ragazzino del nostro Helsinki_1971_Mennasud che si stava affacciando per le prime volte sulla ribalta europea: Pietro Paolo Mennea. Pietro entrò in gara il 12 agosto correndo la terza delle quattro batteria del programma dei 200 metri, classificandosi al secondo posto (21.2) dietro al francese Gerard Fenouil (21.1). Nel pomeriggio di quello stesso giorno si corsero anche le due semifinali. Mennea corse ancora con Fenouil e fu nuovamente battuto (tempo: 21.2 per entrambi), ma si tolse la soddisfazione di sconfiggere lo svizzero Philippe Clerc, campione europeo uscente della specialità, ma soprattutto quella di accedere alla finale dove avrebbe trovato il grande Borzov e i tedeschi Hofmeister e Schenke. La finale si corse il 13 agosto alle 17.45 quando ormai le ombre della sera (nonostante il sole nordico splendesse anche a mezzanotte) stavano calando sull’Olympiastadion. Vinse come da pronostico Valeriy Borzov in 20.3 (20.30) piegando la resistenza dei tedeschi dell’est Jorg Pfeifer (20.7) e Siegfried Schenke (20.7). Quarto si classificò lo svizzero Clerc (20.9). Sulla sua stessa linea giunse il nostro Mennea (20.9/20.88) che si prese la sua bella rivincita battendo il francese Fenouil (20.9/20.92). Poi Pietro dette un suo valido contributo alla conquista del bronzo da parte della staffetta 4x100.

Le nostre ragazze non furono mai fra le protagoniste in un contesto che vide primeggiare le tedesche dell’est guidate da Renate Stecher vincitrice dei 100 e 200, dalla Seidler (400), dalla Burnelei e Hoffmeister (1500). Sara Simeoni si infortunò all’anca e dovette fermarsi a m. 1.78 (primato italiano), uscendo dalla pedana salutata dall’affettuoso applauso dello sportivissimo pubblico finlandese. La gara fu appannaggio della statuaria austriaca Ilona Gusembauer con m. 1.87. Ci piace ricordare anche una grande gara di pentathlon nella quale le quattro tedesche si dettero aspra battaglia. Vinse per pochi punti la tedesca dell’ovest Heide Rosendhal, primatista mondiale di salto in lungo con 5.299 punti, sulla connazionale dell’est Burglinde Pollak (5.275), mentre al terzo posto si classificò Margrit Herbst (Gdr) con 5.179 punti. Lasciammo Helsinki con un bagaglio di esperienza arricchito da motivi di grande interesse, che ci sarebbero stati utili nella organizzazione e gestione dell’undicesima edizione dei Campionati Europei, che si disputarono allo Stadio Olimpico di Roma dal 2 all’8 settembre del 1974.