CASCO PER L’ASTA E DOPING NEGLI USA

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La USATF, Federazione statunitense di atletica, è accusata di non contrastare la diffusione del doping nei suoi atleti. La minaccia, da parte dell'USOC, il Comitato Olimpico USA, non è da poco: ritirare lo statuto nazionale della USATF, dopo la sospensione dell'erogazione di fondi già avviata da tempo, una ingente somma che si aggira sui 3 milioni di euro.

La conferma della grave sanzione sarà stabilita tra pochi giorni (20-21 aprile) a Boston, durante una riunione esecutiva del Comitato Olimpico. Ma il conflitto tra i due organi non è nuovo alle cronache: nel 1999 l'USATF non procedette a riconoscere un atleta positivo agli steroidi anabolizzanti, come ingiunto dalla USOC, che venne poi convocato per le Olimpiadi di Sydney. Nel febbraio 2002, durante i giochi invernali di Salt Lake City, il presidente dell'agenzia mondiale antidoping Dick Pound aveva inoltre suggerito alla IAAF di escludere la Federazione statunitense se non avesse fornito una collaborazione attiva nella lotta al doping. Dopo la positività negli anni scorsi di atleti come il pesista C.J. Hunter, ex-marito della velocista Marion Jones, la USATF è chiamata finalmente a rendere conto.

L'astista statunitense Jeff HartwigSta suscitando polemiche e discussioni invece la proposta, sempre negli Stati Uniti, di rendere obbligatorio il casco protettivo per i saltatori con l'asta, specie per gli atleti più giovani ed inesperti. La recente morte di tre saltatori di 16, 17 e 19 anni ha concentrato l'attenzione sulla pericolosità della disciplina, che secondo una ricerca del National Center for Catastrophic Sport Injury Research della Nord Carolina University è diventata più pericolosa di sport come la boxe o il football (e causa di ben 15 decessi nel giro di 18 anni, a partire dal 1983). L'ultimo tragico avvenimento ha visto come vittima il promettente saltatore americano Kevin Dare, morto dopo aver battuto la testa nella caduta dopo il salto, durante un allenamento. In alcuni Stati, come l'Idaho ed il Texas, il casco è già utilizzato, ma non mancano le critiche degli specialisti dell'asta, che affermano che esso renderebbe ancora più pericoloso il gesto atletico, sbilanciando in modo innaturale l'atleta.

fonte: IAAF

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