VERITA’ SUI 100 DI ATENE 1896

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Generazioni di storici, giornalisti ed anche di semplici appassionati di fatti d’atletica si sono viste per anni proporre la celeberrima foto della partenza dei 100 metri ai Giochi Olimpici di Atene del 1896, i primi dell’era moderna, come quella della finale. 

Quale vincitore della gara, e quindi del primo titolo olimpico della velocità, è sempre stato indicato l’atleta che nella foto occupa la quarta corsia e si prepara alla partenza in maniera, per l’epoca, decisamente singolare.

La scelta della versione, a mio avviso, non è mai stata frutto di convincimento scaturito da studi e da riscontri documentali, ma nasce
invece da una inerte e scontata accettazione dell’evento, così come lo hanno proposto i primi che ebbero ad utilizzare quel materiale.

Il fascino suscitato dalla particolarità della posizione di partenza sfoggiata dal velocista statunitense, ha sempre fatto passare in secondo piano l’effettivo accertamento della sua identità.
Il vincitore della prova olimpica doveva necessariamente aver trovato nella “crouching-start” – la rivoluzionaria tecnica di partenza ancora sconosciuta agli atleti europei – il supporto tecnico per imporsi nella prima finale olimpica dei 100 metri nella storia dei Giochi Moderni.
Normale quindi che chi ha avuto necessità di pubblicare la foto abbia trovato “comodo” ed anche di effetto attribuire alla novità presentata dagli americani una parte decisamente determinante per la vittoria finale.
La foto inoltre è sempre stata presentata senza la indicazione del suo autore, nonostante che la identità di questi fosse nota da tempo.

Tutto ciò è avvenuto anche se la esatta indicazione dei componenti ritratti in quella famosa foto e la sua giusta classificazione era stata resa nota dagli organi di stampa tedeschi nei giorni successivi allo svolgimento della manifestazione.

Sono stati l’ortopedico statunitense Bill Mallon e l’austriaco Erich Kamper, recentemente scomparso – considerati fra i più scrupolosi ricercatori e studiosi della storia dei Giochi Olimpici – nel loro prezioso “Libro d’Oro delle Olimpiadi” pubblicato nel 1992, a rivelare agli appassionati, che la celeberrima foto – sicuramente uno dei documenti sportivi più rappresentato nel tempo – non riproduceva la partenza della finale della gara dei 100 metri ma bensì quella della seconda batteria. Di conseguenza, l’atleta in quarta corsia utilizzante la “crouching-start” non era l’ipotizzato Thomas Burke, bensì l’altro “Tom” della squadra americana, ovverosia Curtis.

Le prove del disconoscimento postumo di questo documento fotografico, l’unico di una partenza della gara olimpica dei 100 metri ad Atene, sono contenute nel libro “The Pictures of the First Olympiad” pubblicato in Germania a cura dello storico tedesco Volker Kluge.

Il libro, che non è mai giunto in Italia e del quale sono riuscito a procurarmi una copia, raccoglie circa un centinaio di foto scattate dai sei fotografi ufficiali presenti nel 1896 ad Atene, chiamati a prestare servizio dalla Kodak, che fu lo sponsor dell’avvenimento.

Dei sei fotografi che operarono sotto la direzione del giornalista americano Corwin Knapp Linson, cinque erano di nazionalità greca, mentre il sesto, Albert Meyer, era un professionista tedesco titolare di avviati studi di posa a Berlino ed Hannover.

Albert Meyer era nato a Klotzsche, località nei pressi di Dresda, il 27 febbraio 1857. Dopo un periodo di apprendistato trascorso negli Stati Uniti, Meyer era tornato in Germania dove si era affermato al punto da meritare il titolo di “fotografo di corte” per i servizi resi al Kaiser ed al re di Prussia.

Ad Atene, dove Meyer era stato accreditato grazie all’amicizia che lo legava al Dr. Willibald Gebhardt, leader del “Comitato per la partecipazione della Germania ai Giochi Olimpici”, il fotografo si avvalse della collaborazione della moglie Elisabeth.

Agli scatti di Meyer si devono, fra le altre, le foto delle gare di atletica leggera e quelle di alcuni dei suoi protagonisti.

Meyer però non trasse grande “utilità” dalle sue foto olimpiche che per anni sono state pubblicate e riprodotte – anche oggi non c’è libro sui Giochi che non contenga le straordinarie immagini realizzate dal fotografo tedesco – senza che il suo nome venisse neppure citato; non parliamo poi del riconoscimento dei diritti!

La foto della partenza della seconda batteria dei 100 metri costituisce indiscutibilmente il più vecchio e conosciuto documento di una competizione olimpica!

La foto dell’arrivo della finale della stessa gara, che noi vi proponiamo con la presunzione di fornire una vera e propria primizia, venne pubblicata solo cinquanta anni dopo il suo scatto, quando fu inserita in un libro realizzato dal prof. Carlo Diem, noto storico ed archeologo tedesco, segretario generale del Comitato organizzatore dei Giochi di Berlino del 1936 e grande amico del nostro Marchese Ridolfi.

Nessuno fino alla pubblicazione del libro di Volker Kluge aveva messo in discussione la foto della partenza dei 100 metri, che era stata pertanto ritenuta come quella della finale.

L’osservazione e lo studio delle foto di Meyer ci hanno fatto trovare altri motivi che confermano la validità della tesi di Mallon e Kamper.
Meyer infatti oltre alle fasi della gara – partenza ed arrivo – ritrasse anche alcuni degli atleti che parteciparono alla stessa e comunque furono protagonisti ai Giochi di Atene. Fra gli altri egli fotografò il connazionale Fritz Hofmann, atleta eclettico, velocista e capitano della squadra di ginnastica del suo paese dal 1896 al 1906, Thomas Curtis, sprinter ed ostacolista statunitense, ed i quattro rappresentanti dell’Università di Princeton: il velocista Francis Lane, che con la vittoria riportata nella prima batteria dei 100 metri (prima gara del programma olimpico di Atene) divenne il primo vincitore di un evento olimpico nei giochi moderni, il lanciatore Robert Garrett, capitano della squadra americana, il saltatore con l’asta Alfred Tyler ed il quattrocentista Herbert Jamison.

Il regolamento dei Giochi di allora non contemplava la partecipazione di rappresentative nazionali bensì quella dei singoli. Normale quindi che ad Atene gli atleti abbiano gareggiato a titolo individuale scedendo in pista indossando le maglie dei rispettivi clubs o delle università di provenienza.
Ecco quindi che l’occhialuto Hofmann si presentò alla partenza in completa tenuta nera; solo la maglietta era attraversata orizzontalmente da una fascia bianca. Thomas Curtis era di capigliatura castano chiara, forse bionda oppure rossa (le foto sono in bianco e nero e non consentono, a parte il grigio, di individuare altri colori); i capelli erano divisi al centro da una profonda scriminatura. L’atleta americano si fece fotografare con la tenuta di gara della Boston Athletic Association, consistente in una maglietta bianca con scudo crociato sul petto, sormontato da una piccola bandiera americana, cucita per l’occasione, e con indosso pantaloncini tipo bermuda, neri.I ragazzi di Princeton indossarono invece la divisa ufficiale della loro università composta da maglia bianca, attraversata diagonalmente da una banda scura e bermuda bianchi con cintura e riga laterale dello stesso colore della banda.
Thomas Burke non fu mai ritratto da Meyer da solo, ma sappiamo che la divisa della Boston University era di colore bleu cupo e che l’atleta americano, come risulta da una fotografia scattata durante la premiazione, era scuro di capelli.

Con queste premesse vi invitiamo ad osservare la foto della partenza
della seconda batteria dei 100 metri ed in particolare l’atleta in quarta corsia, biondo o comunque chiaro di capelli, con pantaloncini scuri e la maglia bianca.

Ebbene non potrete fare a meno di convenire che l’atleta è sicuramente Thomas Curtis, l’atleta che si aggiudicò appunto la seconda batteria eliminatoria dei 100 metri !

Non deve creare dubbi ed incertezze la tecnica di partenza adotatta dall’atleta. Contrariamente a quanto è stato scritto per anni, Thomas Burke non fu il primo velocista ad adottare la “crouch-start” ai Giochi Olimpici; infatti in quella circostanza tutti e tre gli americani adottarono il rivoluzionario sistema di partenza messo a punto dal coach Mike Murphy che era stato sperimentato fin dal 1888 dallo sprinter americano Charles Sherrill.

La stessa foto dell’arrivo della finale ci mostra in prima posizione
l’atleta in quinta corsia, Thomas Burke, in completo scuro, con a fianco un atleta in tenuta nera con fascia trasversale bianca (Hofmann).

In seconda corsia corre un atleta dell’Università di Princeton (maglia bianca con banda scura) che finirà quarto (Francis Lane).

In terza e quarta corsia gareggiarono l’ungherese Szokolyi, che si classificherà al terzo posto con a fianco il greco Khalkokondilis (quinto). Non era partito in prima corsia l’americano Thomas Curtis che aveva preferito risparmiarsi per la finale dei 110 metri ad ostacoli.
Sulla composizione della seconda batteria, quella della quale ci viene mostrata la partenza nella foto di Meyer, concordano tutti i più noti storici tedeschi da Ekkehard zur Megede a Karl Lennartz.

Quest’ultimo inserisce la foto nel volumetto “Die deutsche Olympia-Mannschaft von 1896” pubblicato con Walter Teutenberg nel 1992.

Sempre a proposito della foto di Albert Meyer l’amico Gherardo Bonini, addetto agli Archivi della Comunità Europea di Firenze, ricercatore sensibile ed attento, ci ha segnalato che la rivista “Allgemeine Sport Zeitung” pubblicò la foto di Meyer relativa alla partenza della seconda batteria nel numero del 29 novembre del 1896 attribuendole la esatta classificazione e fornendone nella didascalia la composizione, che è quella ripresa successivamente da tutti gli studiosi tedeschi.

La stessa didascalia sottolinea che Curtis (quarta corsia), a differenza del danese Schmidt (partente con il supporto di due piccoli bastoncini) denota “una buona arte nell’applicazione della hand-spring-start”.

Anche la rivista tedesca “Sport in Bild”, in una delle edizioni contenenti ampi resoconti sui Giochi di Atene, pubblicò la foto di quell’ avvenimento con la didascalia: “Partenza della seconda batteria della corsa dei 100 metri”.

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