STORIA DELLA COPPA EUROPA – 7° PARTE

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

La seconda giornata si aprì con la bella prova di Silvio Fraquelli che nella gara dell’asta iniziatasi alle 11.30 del mattino, seppe conquistare un secondo posto (m. 5.00) alla pari con l’inglese Bull.
Cramerotti crollò nella gara del giavellotto, finendo all’ultimo posto, nella gara dominata dal fuoriclasse sovietico Lusis (85.52), e senza infamia e senza lode fu la prova di Giovanardi nei 400 ad ostacoli (solo quarto).
Alle 13.20 gli atleti degli 800 metri si schierano al via agli ordini dello starter norvegese Torfinn Steinbakken.
Dalla corda si schierarono: Fiasconaro, Svensen (Nor), Mignon (Bel), Carter (Gbr), Flekete (Hun) e Arzhanov (Urs).
Dopo il comando “ai vostri posti” lo starter ordina il “pronti” (all’epoca anche nella gara degli 800 metri i comandi erano due). Marcello ha come uno sbilanciamento nell’assumere la posizione raccolta di partenza, pur rimanendo ben dietro la linea di partenza.
Il giudice di partenza, su segnalazione del controstarter, gli assegna una falsa partenza. Poco male in una gara di mezzofondo.
Gli atleti si riportano ai loro posti ed al comando Fiasconaro ha ancora un impercettibile movimento laterale; lo starter ferma le operazioni di partenza con il comando “al tempo” e non addebita la falsa ad alcun concorrente.
Si torna di nuovo al “pronti”, per la terza volta, in un’atmosfera elettrica resa ancora più cupa dalla umidità derivante dagli acquazzoni. Un giudice si pone quasi a fianco di Fiasconaro (interno campo) per controllarlo meglio. Lo starter tiene una pausa lunghissima fra il “pronti” e lo sparo (atteggiamento tipico degli starter del nord Europa) e l’azzurro, incredibilmente, non riesce ad assumere la posizione immobile richiesta dal regolamento e si muove la gamba sinistra quella che deve completare l’appoggio.
Lo starter, sig. Steinbakken, gli assegna la seconda falsa partenza e lo squalifica dalla gara.
Il pubblico, deluso per l’esclusione di gara del primatista del mondo, fischia all’indirizzo dello starter, mentre urla di disappunto ed una nuova bordata di fischi si leva dal settore che ospita gli italiani.
Molti nostri dirigenti: Tosi, vice presidente della Fidal e membro della commissione tecnica della Coppa Europa, cerca di convincere la Giuria di Appello ad intervenire per correggere la decisione dello starter, il direttore tecnico Bruno Cacchi si colloca in mezzo alla pista per impedire che la gara prenda il via, mentre Luciano Barra, segretario della federazione, cerca di tenere a bada dei poliziotti che cercano di entrare in pista per riportare l’ordine.
A questa baraonda si aggiunga la discesa in pista di molti nostri atleti…Fava…Celerino….tutti urlanti il disappunto per l’accaduto.
In questa confusione indescrivibile, insolita per una manifestazione di atletica, si notò il presidente della federazione norvegese intervenire presso lo starter per invitarlo a non cambiare la sua decisione.
Scese in pista anche Nebiolo, accolto dai fragorosi applausi degli italiani, ma anche il suo intervento non fece recedere Steinbakken dalla sua decisione. La gara quindi prese il via con soli cinque atleti e per il russo Arzhanov la vittoria fu un semplice atto formale (1:46.4).
I giudici norvegesi furono sicuramente molto fiscali, ma anche Fiasconaro ebbe le sue brave colpe che gli furono ampiamente riconosciute anche dalla stampa italiana.
Comunque quanto accadde quel giorno al Bislett fece riflettere gli organi tecnici della I.A.A.F. che intervennero sul regolamento tecnico internazionale, eliminando il comando “pronti” dalla procedura di partenza della gara degli 800 metri, lasciando solo quello di “Ai vostri posti” al quale fa seguito il colpo di pistola.
Nonostante questa batosta i nostri avrebbero ancora potuto farcela a battere gli inglesi solo che Del Buono (4° nei 5.000 metri in 13:30.4) si fosse limitato a controllare il punteggio anziché andare alla caccia del belga Puttemans, primatista europeo sulla distanza (13:13.0, Bruxelles 20.09.1972) che si aggiudicò la gara in 13:52.2.
Una boccata di ossigeno venne da Pietro Mennea che nella gara dei 200 piani seppe respingere l’attacco di un ispirato Jenkins, galvanizzato dalla vittoria nei 400 metri, che attaccò nella dirittura d’arrivo il nostro portacolori che lo sopravanzava di un metro abbondante.
Mennea reagì da par suo e chiuse la gara nel tempo di 20.7.
Franco Fava fu autore di una gara intelligente sui 3.000 siepi che lo vide protagonista insieme al sovietico Bitte (8:27”0) e all’inglese Hollings (8:27”8). Questi due atleti precedettero sul traguardo l’azzurro che tuttavia chiuse la gara nel tempo di 8:28.8 che costituiva il nuovo primato italiano sulla distanza (precedente dello stesso Fava: 8:32.2, Torino 18 luglio 1973).
Bene anche Silvano Simeon, secondo nel lancio del disco (m. 59.64) dietro all’ungherese Fejer (m. 60.54); identica posizione avrebbe occupato anche Roberto Mazzuccato nella prova del salto triplo, se un salto nullo del norvegese Sigurd Langeland non fosse stato dato per buono dai connazionali giudicanti, non lo avesse relegato al terzo posto.
Il colpo decisivo alle nostre speranze di qualificazioni venne dal giavellotto. In questa specialità Renzo Cramerotti rinnovò il piazzamento della finale di Stoccolma del 1970 (sesto ed ultimo posto con m. 70.18), lontano oltre quindici metri dal sovietico Janis Lusis (m. 85.22).
La bella prova dei nostri nella staffetta del miglio non fece che rendere più amara la nostra eliminazione.
Mentre i sovietici passarono subito in testa con Korolov, si accese una lotta accanita fra norvegesi, inglesi e italiani.
Di Guida dette il cambio per terzo, Trachelio conservò la posizione, mentre Abeti riuscì a passare al secondo posto e a dare il cambio a Fiasconaro contemporaneamente all’inglese che lo inseguiva.
Jenkins, ultimo frazionista degli inglesi, superò immediatamente Fiasconaro e si lanciò addirittura alla caccia del sovietico Kocher che lo precedeva con una decina di metri di vantaggio.

Fiasconaro gli era però dietro. Sembrò cedere alla seconda curva, ma si riprese subito e riagguantò il britannico, lo affiancò sul rettilineo finale e lo superò proprio sul traguardo. Un successo che servì anche a ridare un po’ di serenità all’atleta rimasto molto amareggiato per quanto era successo nella prova degli 800 metri.
Il quartetto italiano fu secondo (3:08.0) dietro all’Unione Sovietica (3:07.4), ma fuori dalla finale di Coppa Europa.
Tutto sotto gli occhi della televisione che riprese l’avvenimento in differita dalle 15.25 alle 17 sul programma nazionale. Telecronista: l’indimenticabile Paolo Rosi.

Questa infatti la classifica al termine delle due giornate di gare:

1. Unione Sovietica p. 98,5
2. Gran Bretagna p. 80,5
3. Italia p. 72,5
4. Ungheria p. 62
5. Norvegia p. 57,5
6. Belgio p. 48

In quella stessa giornata, a Bucarest, le ragazze azzurre si trovarono ad affrontare lo strapotere delle tedesche dell’Est che vinsero undici delle tredici gare in programma nella semifinale di Coppa Europa femminile.
Nessuna vittoria per i nostri colori, ma tre brillanti secondi posti furono conquistati da Paola Pigni (m. 1.500 in 4:12.3) dietro alla futura onorevole Gunhild Hoffmeister (4:12.0), Cecilia Molinari (m. 100 in 11.7 alle spalle della tedesca Stecher) e Sara Simeoni che superò i m. 1.82 ma non la tedesca Rosemarie Witschas, futura signora Ackermann.
Ileana Ongar-Ranaldi, atleta tesserata per la Bruno Zauli di Roma, uguagliò per la terza volta il suo primato italiano sui 100 ostacoli correndo in 13.7 dietro alla fresca primatista mondiale Annelie Ehrhardt, tedesca dell’est, che il mese prima si era rimpossessata del record della specialità (12.3), sottrattole dall’australiana Pamela Kilborn-Ryan il 28 giugno del 1972.

Ecco la classifica di quella semifinale che promosse Germania Est e Romania:

1. Rep. Dem. Tedesca p. 76
2. Romania p. 54
3. Ungheria p. 53,5
4. Italia p. 43
5. Svizzera p. 24
6. Norvegia p. 22,5

I giorni successivi alla semifinale di Oslo furono caratterizzati da aspre polemiche a tutto raggio sul comportamento tenuto dagli italiani in occasione dei preliminari della gara degli 800.
Ma le parole, come al solito, non sortirono effetto alcuno e quindi tutti cominciarono a guardare alla finale in programma ad Edimburgo dall’8 al 9 settembre; il 7 si disputò sullo stesso impianto del Meadowbank International Stadium la finale femminile.

Lo squadrone femminile della Germania Orientale confermò pienamente le previsioni della vigilia e conquistò la vittoria nella finale di Coppa Europa alla presenza di più di quarantamila spettatori.
La Germania dell’Est terminò le gare totalizzando 72 punti e precedendo di ben venti punti la rappresentativa sovietica. Al terzo posto la Bulgaria con 50 punti.
In tutto le tedesche vinsero ben nove gare sulle tredici in programma. Nel corso della giornata, come era prevedibile, si registrarono moltissimi risultati tecnici di alto livello e crollarono due primati mondiali.
Il primo lo stabilì la tedesca orientale Ruth Fuchs che nel giavellotto lanciò al primo tentativo a m. 66.10 in una gara caratterizzata poi da quattro nulli. La Fuchs migliorò così il mondiale che già le apparteneva con m. 65.06 ottenuto a Potsdam l’11 giugno del 1972.
La tedesca in carriera migliorerà il limite mondiale altre quattro volte portando il primato a m. 69.96 (Spalato, 29.4.1980).
L’altro record fu ottenuto nella pedana del lancio del disco al termine di un duello fra i due migliori talenti della specialità: la sovietica Faina Melnik e la rumena Argentina Menis.
La sovietica si dimostrò in grande giornata e scagliò l’attrezzo a m. 69.48 al primo lancio di finale, misura che migliorava il precedente record che le apparteneva con m. 69.48 (Mosca, 10.7.73).
Nei tre anni successivi la Melnik migliorò altre tre volte il primato del mondo portando il limite a m. 70.50 (Sochi, 24.4.76).
Di rilievo anche l’1.58.94 ottenuto dalla tedesca dell’est Gunhild Hoffemeister nella prova degli 800 metri.

Questa la classifica finale della Coppa Europa femminile 1973:

1. Repubblica Democratica Tedesca p. 72
2. Unione Sovietica p. 52
3. Bulgaria p. 50
4. Repubblica Federale Tedesca p. 36
5. Gran Bretagna p. 36
6. Romania p. 27

Il giorno dopo allo Stadio Meadowbank di Edimburgo entrarono in scena gli uomini. Le squadre avevano schierato i loro migliori elementi e quindi la lotta si accese accanita fin dalle prime battute.
La televisione italiana trasmise la finale in diretta dalle 16 alle 18 affidando la telecronaca a Paolo Rosi.
La Germania Est chiuse al comando della classifica la prima giornata della finale, precedendo di quattro punti la Germania Occidentale e di cinque l’Unione Sovietica.
Di gran spessore tecnico la vittoria del tedesco dell’est Siegfried Schenke, chiamato a sostituire Bambach.
Schenke, accreditato di un 10 netti manuale, ebbe ragione del sovietico Aleksandr Kornelyuk – delfino di Borzov e finalista olimpico a Monaco l’anno prima accreditato pure lui di un 10 netto – nel tempo di 10.26 nonostante un brutta partenza.
Il tedesco dell’ovest Karl Honz ebbe ragione dell’inglese Jenkins nell’eccellente tempo di 45.20 contro i 46 netti dell’avversario.
Acceso duello anche nel lungo, in una gara caratterizzata da vento incostante. Vinse il sovietico Podluzhniy sospinto a m. 8.20 da un vento di 3.6 m/s che beffò il tedesco dell’ovest Baumgartner (m. 8.12 con 1.4 m/s) e quello dell’est, Max Klauss, terzo con m. 8.03 (+ 1.2 m/s).
L’Unione Sovietica sembrò compromettere la sua classifica nella gara della staffetta 4 x 100 quando una incomprensione al penultimo cambio fra Boris Izmyestyev e Juris Silos fece cadere il testimonio e vanificare una vittoria che alla vigilia sembrava scontata.

La prima giornata si concluse con questa classifica:

1. Repubblica Democratica Tedesca p. 44,5
2. Repubblica Federale Tedesca p. 40,5
3. Unione Sovietica p. 40
4. Gran Bretagna p. 30
5. Francia p. 27
6. Finlandia p. 27

Ma l’Unione Sovietica riuscì a ribaltare in suo favore il punteggio nella seconda giornata disputata in una giornata prettamente autunnale, con vento freddo e leggera pioggia che infastidì notevolmente le gare.
La grande rimonta avvenne nonostante il crollo del favoritissimo Arzhanov negli 800, bruciato sul traguardo dall’inglese Carter (1:46.44 contro 1:46.70), e con due sole vittorie individuali (Sanayev nel triplo con m. 16.90 inficiato da un vento a + 3.0 m/s e Issakov nell’asta con m. 5.30 alla pari con lo svedese Kalliomaki).
I buoni piazzamenti in tutte le altre gare le permisero di superare la Germania dell’Est che ebbe la flessione definitiva nella staffetta 4 x 400 dove finì al quarto posto.
Gli inglesi si aggiudicarono ben quattro prove (400 ostacoli con Pascoe, 800 ad opera di Carter, i 5.000 per merito di Foster e, sorprendentemente, i 200 metri con Chris Monk.

L’Unione Sovietica tornava così alla vittoria in Coppa dopo la parentesi di Stoccolma quando aveva dovuto cedere alla Germina Est, la supremazia maturata nelle prime due edizioni della manifestazione.

1. Unione Sovietica p. 82,5
2. Repubblica Democratica Tedesca p. 78,5
3. Repubblica Federale Tedesca p. 76
4. Gran Bretagna p. 71,5
5. Finlandia p. 64,5
6 Francia p. 45

In allegato il file e relative classifiche

fonte: GUSTAVO PALLICCA

ALLEGATO: Coppa_Europa_7.zip ( Kb)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *