STORIA DELLA COPPA EUROPA – 8° PARTE

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

La Coppa Europa di atletica leggera era giunta alla sua quinta edizione.
La manifestazione, ideata dall’italiano Bruno Zauli ed a lui intitolata, vide calare di due unità le nazioni partecipanti e quindi ridotti a due i gironi di qualificazione (Lisbona e Atene).
La sede di Lisbona promosse la Spagna e la Svizzera con due punteggi molto alti (114 e 110 punti) , seguita dal Belgio (93 punti), mentre dalla capitale greca per la prima volta giunse la promozione al turno di semifinale della Grecia, terza classificata, ed insieme a lei furono ammesse alla semifinale anche Romania e Bulgaria.
Nel 1965, alla prima edizione della Coppa, Roma aveva ospitato una delle semifinali.
Primo Nebiolo non si fece sfuggire l’occasione di far disputare la Coppa nella sua Torino e quindi fece valere tutta la sua crescente influenza – derivatagli in parte anche dal successo ottenuto nell’organizzazione degli “europei” del 1974 – per far assegnare al capoluogo piemontese una delle tre semifinali, tappa necessaria per poter giungere, in un secondo momento, all’assegnazione della finale.
La semifinale che ci riguardava si disputò nello “storico” Stadio Comunale e ci vide opposti alla Repubblica Federale Tedesca, Cecoslovacchia, Romania, Ungheria e Belgio.
Due le nazioni che venivano promosse, mentre le altri sedi di Londra e Lipsia avrebbero fornito tre finaliste; le due promosse oltre le ammesse di diritto: l’URSS detentrice della Coppa e la Francia, paese organizzatore della finale (Nizza).
Solito il regolamento: un “uomo gara” e punteggio da 6 punti per il primo, 5 al secondo e così via.
Ma qualcosa cambia: le semifinaliste vengono portate da sei a otto squadre per ogni girone.
I conti per gli azzurri, in vista di un possibile accesso alla finale, non erano poi così confortanti come la fiducia che la “troika” formata da Enzo Rossi, Sandro Giovannelli e Piero Massai esternava ad ogni intervista.
L’unico punto fermo era Pietro Mennea capace di far il “pieno” nei 100, 200 e di condurre al successo anche la 4 per 100.
Marcello Fiasconaro era atteso in Italia per il giorno 9 luglio, una settimana appena prima dell’evento.
“March” era partito per il Sud Africa con la morte nel cuore. Il figlioletto Gianmarco, affetto da una rarissima malattia che si manifestava con la decalcificazione delle vertebre, aveva bisogno di un intervento che, in quel momento, solo il prof. Katzen del Children Hospital di Johannesburg poteva affrontare con qualche probabilità di successo.
Marcello si era tuttavia detto disposto a rientrare nel caso la squadra avesse avuto bisogno della sua presenza; e così era stato. Fiasconaro rientrava lasciando la moglie Sally accanto a Gianmarco.
Gli azzurri si radunarono ad Asiago per i lavori di rifinitura mentre le ragazze, impegnate nella semifinale di Lüdenscheid (Germania) si ritrovarono a Formia alla scuola di atletica leggera “Bruno Zauli”.
La vigilia di Coppa fu purtroppo funestata da una notizia dolorosa per Marcello Fiasconaro: il figlio Gianmarco, meno di un anno di vita, nato prematuro e con alcune malformazioni, trasportato in Sud Africa dal padre per affidarlo al prof. Katzen, uno dei più famosi chirurghi neurologi del mondo, era deceduto la sera dell’11 luglio.
Fiasconaro lasciò quindi precipitosamente Torino ed il suo posto sugli 800 metri fu preso da Vittorio Fontanella.
I tedeschi erano chiaramente i più forti, fuori da ogni pronostico che potesse mettere in dubbio il loro passaggio alla finale di Nizza, pur non presentando una formazione irresistibile.
Per il secondo posto erano in lizza, oltre gli azzurri, favoriti dal fattore campo, i ceki ed i magiari. Le altre squadre presentavano solo individualità di rilievo come Puttemans, Brijdenbach, Van Damme e Corbu.

Il campo dette un responso subito favorevole alla squadra italiana.
Al termine della prima giornata gli azzurri erano saldamente secondi con 10 punti di vantaggio sull’Ungheria e 14 sulla Cecoslovacchia. Sei punti li dividevano dai tedeschi che erano, come previsto, in testa.
Quindicimila persone accorsero allo Stadio Comunale (anche lo scrivente era presente in funzione di starter con l’amico Giampiero Mariani di Pistoia); la maggior parte affollarono la tribuna di maratona dove andò a cadere al suo terzo tentativo il martello lanciato dall’ungherese Istvan Encsi, provocando molta paura negli spettatori ed uno choc, subito superato, in un bambino che vide l’attrezzo cadergli molto vicino.
Il ghiaccio per i nostri colori fu rotto dalla prima gara in programma alle ore 18: quella dei 400 ostacoli, subito dopo la breve cerimonia di apertura con Arese, capitano, e Magnani, alfiere.
Il bravo Giorgio Ballati, l’ostacolista pistoiese emerso in una edizione dei criterium militari, fu autore di una gara giudiziosa, ma soprattutto priva delle incertezze che caratterizzavano le sue prestazioni quando gareggiava per se stesso, e si impose in 50.88 al tedesco Reibert (51.01) che lo precedeva in corsia.
Mennea fu autore di una “insolita” partenza bruciante, ma fino ai 30 metri rimase in linea con gli avversari. Poi la sua falcata si aprì e la gara non ebbe più storia. Pietro vinse nel tempo di 10.20 che costituiva il nuovo primato italiano elettrico, migliore del 10” netto manuale che gli apparteneva.
Sul traguardo, tagliato a mani alzate, Mennea fu ferito lievemente (“solo due o tre graffi” disse al momento di lasciare la pista) al collo dal filo di lana che ancora veniva posto a indicare la linea d’arrivo!
La terza vittoria venne dal quartetto veloce composto da Guerini, Caravani, “Gigi” Benedetti e Mennea. La formazione era la stessa che aveva gareggiato l’anno prima agli Europei di Roma, con la sola variante del veneto Caravani al posto di Norberto Oliosi.
La staffetta azzurra vinse con assoluta facilità giungendo in vantaggio anche all’ultimo cambio; Mennea non ebbe difficoltà a condurre vittoriosamente in porto la gara nel tempo di 39”3. Al secondo posto si classificò la Germania (39”7) che precedette l’Ungheria (40”2).
Ottimo il contributo portato alla classifica dai secondi posti di Enzo Del Forno (alto a m. 2.14), dietro all’ungherese Kelemen (m. 2.17) e quello insperato di Pier Carlo Molinaris (lungo m. 7.49) nella gara vinta dal tedesco Köwring con m. 7.96.
Da segnalare l’attacco di tachicardia parossistica che colpì Franco Fava impegnato nella gara dei 10.000 metri e che lo costrinse a fermarsi al quarto chilometro. Dopo una sosta di circa 30 secondi Franco riprese la gara, riuscendo a rimontare due avversari e chiudendo al quarto posto in 29:48”0.

Punteggio dopo la prima giornata:
1. Repubblica Federale Tedesca p. 51
2. Italia p. 45
3. Ungheria p. 35
4. Cecoslovacchia p. 31
5. Romania p- 29
6. Belgio p. 19

Due vittorie individuali anche nella seconda giornata, quella attesa e pronosticata di Mennea nei 200 metri e l’altra meno sicura di Silvio Fraquelli nell’asta.
Importanti per il mantenimento della seconda posizione che ci aprì le porte della seconda finale di Coppa Europa, le piazze d’onore di Buttari (110 ostacoli in 14.07) e della staffetta 4 x 400 (Borghi, Maroldi, Di Guida e Abeti) in 3:06.50.
Bella difesa di Franco Fava nella gara dei 3.000 siepi (terzo in 8:36.41) da lui condotta in testa per sette giri e battuto solo negli ultimi duecento metri dal tedesco Karst (8:29.10) e dal rumeno Cefan (8:29.71).
Sfortunato Vittorio Fontanella, sostituto di Fiasconaro, in un convulso finale degli 800 metri dove il belga Ivo Van Damme fece valere la sua massiccia struttura fisica per districarsi in una affollata volata ed imporsi così agli avversari.
Pietro Mennea, partito in settima corsia, fu autore di una gara lineare iniziata da una gran bella curva e conclusa da un rettilineo percorso in tutta scioltezza ma con la consueta accelerazione negli ultimi cinquanta metri. Tempo finale: 20.23, nuovo primato italiano elettrico, miglior prestazione europea dell’anno e seconda europea di tutti i tempi dopo il 20.00 di Borzov ai Giochi Olimpici del 1972.
La gara di più alto valore tecnico fu comunque quella del lancio del disco vinta dal tedesco Hein-Direck Neu (m. 63.04) davanti al campione olimpico ed ex primatista del mondo Ludvik Danek (m. 62.88). Al terzo posto il nostro Armando De Vincentis con m. 61.36.

Classifica finale:
1. Repubblica Federale Tedesca p. 101
2. Italia p. 83
3. Romania p. 65
4. Ungheria p. 62
5. Cecoslovacchia p. 61
6. Belgio p. 47

Dalle altre semifinali giunsero le qualificazioni di: Polonia e Gran Bretagna (Londra), Repubblica Democratica Tedesca e Finlandia (Lipsia), alle quali si aggiunsero la Francia (padrona di casa) e l’Unione Sovietica (campione uscente).

Ancora disco rosso ad impedire l’accesso alla finale della Coppa Europa femminile alla nostra squadra nazionale ammessa alla semifinale di Lüdenscheid (Germania).
Dalle qualificazioni avevano raggiunto le semifinali Cecoslovacchia, Belgio e Svizzera (Madrid) e Jugoslavia, Austria e Danimarca (Osijek).
La semifinale, nella quale le nostre ragazze furono opposte a Polonia, Finlandia, Repubblica Federale Tedesca, Cecoslovacchia e Danimarca, si disputò al Nattenbergstadion di Lüdenscheid e vide le azzurre scendere in campo prive della capitana Paola Pigni, che non si era ripresa in tempo da una distorsione riportata a Milano durante i campionati di società,
Altre atlete erano reduci da malattie o infortuni come Simeoni, Scaglia ed alcune alle prese con esami: Ongar e Nappi.
L’Italia finì così al quinto posto ed esclusa, nell’edizione del prossimo anno, dalla ammissione diretta alle semifinali, che dovrà invece conquistarsi ripartendo dalle batterie di qualificazione.
Le azzurre, ancora una volta, non riportarono alcuna vittoria individuale.
La gara che ci dette più soddisfazione fu quella dei 100 metri ad ostacoli che vide Ileana Ongar concludere al terzo posto in 13.56, nuovo primato italiano con cronometraggio elettrico, corrispondente ad un tempo intorno ai 13.3 con il “crono” manuale. La vincitrice della gara, la polacca Grazyna Rabsztyn, corse in 12.82, tempo che stabiliva il nuovo primato nazionale polacco.
Tre vittorie per la connazionale Irena Szewinska: 100 metri (11.23), 200 (22.96) e staffetta 4 x 400 (3:29.2).

Classifica finale:
1. Polonia p.63
2. Repubblica Federale Tedesca p. 63
3. Finlandia p. 48
4. Cecoslovacchia p. 44
5. Italia p. 33
6. Danimarca p. 21

Le prime due squadre classificate raggiunsero la finale, dove trovarono anche la Repubblica Democratica Tedesca, l’Unione Sovietica, la Romania, la Bulgaria, la Gran Bretagna e la Francia, padrona di casa.

In vista della finale di Nizza gli azzurri tornarono a radunarsi ad Asiago e Schio, con la sola eccezione di Buttari che rimase a Formia e Mennea, seguito da Vittori, che preferì il caldo di Milano all’umidità della montagna.
Mennea preparò con molta cura l’evento in quanto era ormai certa la presenza in pista di Valeriy Borzov per i colori dell’URSS. Il campione olimpico non aveva mai corso una gara in Coppa Europa; abbiamo già visto come infortuni di varia natura ne avevano sempre rimandato l’esordio.
Il duello con Mennea fu, almeno per la grande maggioranza dei tecnici e appassionati, il motivo dominante della vigilia.
Dal Sud Africa era rientrato anche Marcello Fiasconaro, ma le sue non perfette condizioni fisiche ne consigliavano l’impiego solo nella 4 x 400.

18.500 furono gli spettatori che affluirono al “Parc de Sports de l’Ouest” di Nizza, per un incasso di oltre 47 milioni di lire (il costo dei biglietti variava da 7.500 lire per i posti migliori a 1.600 lire per i “popolari”).
Come in precedenti occasioni la nostra squadra dette segni di grande squilibrio.
La prima giornata vide infatti troppi azzurri finire all’ultimo posto (Ballati, Borghi, Groppelli e Urlando), altri sfiorarlo (Fontanella, settimo nel lungo).
Belle le difese di Pippo Cindolo (terzo) nei 10.000 metri a ridosso dei primi anche se l’avellinese era già proiettato psicologicamente verso la maratona di Montreal ’76; come pure in linea col pronostico, il quarto posto di Dal Forno nell’alto (m. 2.17).
Ottima la prova di Vittorio Fontanella nei 1.500, quarto con il “personale” di 3:40.2 nonostante avesse dovuto subire un vistoso danneggiamento nel finale della gara.
Il duello fra Borzov e Mennea sui 100 metri non ebbe la risultanza cronometrica che molti si attendevano.
Il responso del fotofinish che assegnò la vittoria al sovietico lasciò molti dubbi, avvalorati dal fatto che i cronometristi assegnarono lo stesso tempo ad entrambi: 10.40; ma alla fine al campione olimpico andarono gli otto punti in palio.
La gara fu caratterizzata da molto nervosismo che sicuramente influì sul rendimento degli atleti; in modo particolare su Mennea partito contratto e subito in ritardo rispetto all’avversario.
Il suo gran recupero finale gli permise di gettarsi sul traguardo insieme a Borzov e contendere al campione olimpico la vittoria. Solo questo fatto la sua impresa fu degna di merito e fu il segnale che l’epopea del campione sovietico era forse giunta al termine.
Le nostre speranze di vittoria nella staffetta veloce naufragano nel corso della seconda e terza frazione interpretate con troppo prudenza dai nostri velocisti preoccupati più di curare i cambi che la velocità.
Il quartetto azzurro giunse terzo in 39.32 dietro alla Germania dell’Est ed alla Unione Sovietica, che schierò Borzov in ultima frazione.
Gli azzurri terminarono la prima tornata di gare in penultima posizione.

Mentre erano in corso le competizioni, le agenzie di stampa diffusero una ferale notizia: durante la notte a Mosca, stroncato da un attacco cardiaco, era morto Vladimir Kuts, l’ex primatista mondiale dei 5.000 e 10.000 metri.
Kuts che aveva solo 49 anni era nato a Sumskaia, in Ucraina, nel 1927; il fondista sovietico è stato uno degli atleti più noti di tutti i tempi. Duplice primatista mondiale, due volte campione olimpico, era giunto alla notorietà internazionale a 24 anni; si era ritirato sette anni dopo per diventare allenatore dei fondisti della società Tasak di Mosca.
In Italia era molto noto soprattutto per aver stabilito il record del mondo sui 5.000 metri (13:35.0) il 13 ottobre 1957 sulla pista dello stadio Olimpico di Roma al termine di una gara memorabile.

Questa la classifica al termine della prima giornata:
1. Repubblica Democratica Tedesca p. 60
2. Polonia p. 51
3. Unione Sovietica p. 49
4. Repubblica Federale Tedesca p. 45
5. Gran Bretagna p. 45
6. Francia p. 40
7. Italia p. 36
8. Finlandia p. 33

Con quella di Nizza era la quinta volta che Borzov e Mennea si incontravano.
La prima era stata in terra finlandese nel 1971 in occasione della 10.a edizione dei Campionati Europei.
Borzov in quella circostanza ottenne entrambi i titoli sulle distanze della velocità, ma l’ingresso del giovanissimo italiano nella finale dei 200 metri, fu una delle sorprese della manifestazione.
I due si ritrovarono in pista nel 1972, anno olimpico.
Una prima volta nel mese di giugno a Milano sulla pista dell’Arena Civica, ora intitolata a Gianni Brera.
In quell’occasione – incontro Italia contro Unione Sovietica – Borzov si impose a Mennea di stretta misura sui 100 metri , ma il giorno dopo non si presentò al via dei 200, lasciando via libera a Pietro nella sua gara preferita.
Il barlettano non si lasciò sfuggire l’occasione aggiudicandosi la gara e uguagliando il primato europeo (20.2) sulla distanza che Borzov aveva stabilito proprio un anno prima.
Poi venne la sfida di Monaco.
Quell’anno però Borzov era praticamente imbattibile e lo dimostrò sulla pista dell’Olympiastadion aggiudicandosi entrambi i titoli olimpici della velocità. Ma il giovane italiano dimostrò di essere in piena crescita e lo confermò andando a conquistare una straordinaria medaglia di bronzo nella gara dei 200 metri.
Due anni dopo lo Stadio Olimpico di Roma ospitò i Campionati Europei.
Borzov – che nelle batterie si esibì nella ormai famosa partenza con tre appoggi (anche in questa occasione ero uno degli starter in servizio) – si schierò al via della prova sui 100 metri che vinse con relativa facilità.
Ma Valeriy non era al massimo della efficienza fisica e limitò il suo impegno alla gara regina della velocità doppiando il titolo conquistato a Helsinki nel 1971.
Pietro però era sempre più vicino!
Questa volta fu secondo (10.34 contro i 10.27 del sovietico) e sulla distanza doppia conquistò un titolo europeo quanto mai meritato (20.60), battendo il pericoloso tedesco Manfred Ommer (20.76).

A Nizza la partenza dei 200 metri vide Borzov schierato in terza corsia e Mennea in settima.
L’avvio fu subito valido. Saint Rose fu il più rapido in partenza, tanto che Mennea nel dopo gara ipotizzò che il francese fosse partito in anticipo.
Mennea lo inseguì e lo raggiunse a metà della curva, mentre Borzov all’interno procedeva implacabile dando l’impressione di avere partita vinta.
Ma all’ingresso del rettilineo Pietro era nettamente in testa, incalzato dal sovietico. Ma questa volta per il grande Borzov non ci fu niente da fare. Mennea tagliò il traguardo a braccia alzate col tempo di 20.42 nonostante il vento contrario registrato a 0.9 m/s. Borzov, umiliato, mantenne il secondo posto (20.61).
Grandi nomi scesero in pista in quella seconda giornata.
L’inglese Steve Ovett si aggiudicò gli 800 metri nel tempo di 1:46.6 davanti al tedesco dell’est Dieter Fromm, mentre il connazionale Brendan Foster, campione europeo a Roma, fece suoi i 5.000 umiliando il finlandese Lasse Viren, medaglia d’oro a Monaco nel ’72 sui 5.000 e 10.000 metri.
La finale di Coppa a Nizza presentò una vera e propria parata di campioni europei in carica: il francese Guy Drut, si impose sulle barriere alte in 13.57 correndo praticamente senza avversari, mentre il sovietico Saneyev fece sua la gara di triplo sfiorando i 17 metri (16.97).
Una grande gara di asta, seconda forse soltanto a quella dei Giochi Olimpici di Monaco, promosse il polacco Wladyslav Kozakiewicz che superò i m. 5.45 battendo la concorrenza del finlandese Kalliomaki e del sovietico Isakov giunti a m. 5.40. In cotanto consesso il nostro Dionisi si assicurò i m. 5.25 e poi tentò anche lui i m. 5.40 fallendoli per un nulla; in classifica fu sesto, ma confermò le sue grandi doti di combattente.
Mentre Franco Fava sfiorava il suo recente record italiano dei 3.000 siepi vinti dal tedesco dell’ovest Karst, la staffetta 4 x 400 vide i nostri terminare all’ultimo posto, la stessa posizione assegnata alla nostra nazionale dalla impietosa classifica finale.

La vittoria di Coppa andò alla Repubblica Democratica Tedesca che raggiunse i 112 punti, mentre l’Unione Sovietica giunse seconda a sole tre lunghezze, imprecando contro la mala sorte che l’aveva privata dei punti dell’ostacolista Yevgeniy Gavrilenko, costretto al ritiro nella gara dei 400 ostacoli.

Ecco la classifica della quinta edizione della Coppa Europa maschile “Bruno Zauli” :
1. Repubblica Democratica Tedesca p. 112
2. Unione Sovietica p. 109
3. Polonia p. 101
4. Gran Bretagna (sei vittorie) p. 83
5. Repubblica Federale Tedesca (tre vittorie) p. 83
6. Finlandia p. 83
7. Francia p. 80
8. Italia p. 68

Stessa classifica, limitatamente ai primi due posti, anche nella Coppa Europa femminile dove le tedesche dell’Est si imposero in nove gare sulle tredici del programma.
Tre vittorie per Renate Stecher (100, 200 e staffetta 4×100); successo di misura della campionessa europea e primatista mondiale dei 100 metri ad ostacoli Annelie Ehrhardt sulla rivale polacca Grazyna Rabsztyn (12.83 contro 12.85).
Un’altra primatista mondiale, Rosemarie Ackermann, ingaggiò un bellissimo duello nell’alto con la campionessa olimpica Ulrike Meyfarth spuntandola per due soli centimetri (1.94 a 1.92); la diciannovenne tedesca dell’ovest uguagliò il primato nazionale stabilito a Monaco in occasione del sorprendente successo olimpico.

La grande Irena Szewinska, vincitrice dei 400 metri guidò la Polonia, eliminata due anni prima a Celje, alla conquista di un ottimo quarto posto, subito dopo la Germania Ovest.

La classifica della Coppa Europa femminile fu la seguente:
1. Repubblica Democratica Tedesca p. 97
2. Unione Sovietica p. 77
3. Repubblica Federale Tedesca p. 64
4. Polonia p. 57
5. Romania p. 52
6. Bulgaria p. 47
7. Gran Bretagna p. 39
8. Francia p. 35

Nel file allegato l’articolo e tutti i risultati dell’edizione 1975

fonte: GUSTAVO PALLICCA

ALLEGATO: Coppa_Europa_8a_puntata.zip (12 Kb)

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