ASSEMBLEA FIDAL: L’AMARO RISVEGLIO

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Qualche tempo fa avevo scritto un articolo intitolato “Il buffo letargo” in cui facevo il punto della situazione sulle vicende politiche della nostra federazione. Oggi questo articolo, sulla falsa riga di quello appena citato, si chiama “L’amaro risveglio”.
L’amarezza, infatti, è senz’altro la sensazione che meglio descrive il mio stato d’animo dopo aver visto, sentito e vissuto la mattinata del 24 aprile al centro sportivo delle fiamme gialle. A dir la verità tutto era iniziato piuttosto bene in quanto, appena arrivato ho avuto il piacere di conoscere il gruppo dell’ufficio statistica della fidal e di parlare con Fabio Quilici. Con i primi (gente seria, professionale e simpatica) solo qualche scambio di battute con Fabio una chiacchierata abbastanza approfondita su aspetti regolamentari e organizzativi di CdS e Campionati Italiani Allievi. Questi due momenti sono stati gli unici in cui in quel giorno ho parlato e sentito parlare di Atletica Leggera.

E adesso un piccolo passo indietro, alla sera prima. Convinto (come lo sono tutt’ora) della necessità di cambiare l’attuale dirigenza, la sera precedente sono stato invitato ad un incontro informale del gruppo di opposizione. Vi ho partecipato con convinzione, nella certezza che solo unendo le tante ma variegate posizioni di critica verso la dirigenza Gola, si potesse raggiungere l’obiettivo principale: fermare il declino del nostro sport fermando, tramite la bocciatura del bilancio, i responsabili. I vari sondaggi fatti in precedenza davano a questo gruppo il 51/52% dei voti e, proprio per presentare il gruppo come una forza coesa, alcuni di loro avevano pensato bene di far firmare ai vari delegati che avrebbero rappresentato l’opposizione un documento da presentare a Gola prima dell’inizio dell’assemblea. L’obiettivo era quello di mettere il presidente della Fidal davanti al fatto che oramai non aveva più una maggioranza e quindi, di conseguenza, si sperava in una dimissione preventiva dello stesso presidente. Questo avrebbe permesso a lui un’uscita di scena dignitosa e ai delegati una sostanziale pace da preferire lungamente alla possibile faida a seguito di una lotta fratricida. Il documento è stato firmato ma non so di preciso che percentuale abbiano rappresentato le firme raccolte, di certo un fatto è inoppugnabile: Gola si è presentato all’assemblea con molte idee, ma tra di esse non c’erano di certo le dimissioni.

A questo punto ci inserisco una prima riflessione: un presidente così contestato e nello stesso tempo così attaccato alla poltrona (diverse sue dichiarazioni suffragano questa mia opinione), se non rassegna le dimissioni, quantomeno è certo di non perdere di sicuro in uno scontro frontale. Questa considerazione io l’avevo già fatta sia alcune settimane prima in un incontro a Bologna con alcuni delegati, sia la sera precedente all’assemblea. In tutte e due le occasioni avevo proposto al portavoce di questo movimento di chiedere la votazione segreta. Il motivo per me era lampante: in una votazione palese, se è possibilissimo che qualcuno possa modificare il voto e danneggiarci (non avrebbero avuto niente da perdere e di certo non avevano – ancora (?) – guadagnato nulla con noi), è impensabile che qualcuno modifichi il voto a nostro favore andando “a mordere la mano che gli ha dato da mangiare fino ad ora”. Di contro in una votazione segreta, posto l’oggettivo disagio di molte persone serie a votare ancora una dirigenza di questo tipo, alcuni voti di certo si sarebbero guadagnati. Quello che è successo è esattamente questo. In assemblea il bilancio è stato approvato con una maggioranza risicata, frutto di un paio di assenze strategiche e di un voto mutato all’ultimo minuto. Per essere più chiari, tre voti contrari si sono trasformati in un voto a favore e in due assenze. Con il voto segreto sarebbe andata diversamente.
Ora se il mio giudizio politico nei confronti dell’opposizione è negativo in quanto considero la scelta della votazione palese un errore, devo anche dire che il mio giudizio generale è molto più benevolo. Credo infatti sia giusto, anzi necessario, vedere in faccia e riconoscere chi ha votato a favore e chi ha votato contro. Credo sia importante ricordare chi e perché ha dato ancora fiducia ad un presidente come Gola. Ho voglia di chiarezza, di professionalità e amore per l’atletica leggera. Non voglio più vedere in posti di responsabilità incompetenti, mezze tacche, buffoni nani e giocolieri. Se e quando le cose cambieranno, queste persone dovranno essere riconoscibili come lo sono state il 24 di aprile del 2003.

Chiudo questa prima riflessione e torno al racconto dell’assemblea. Ero rimasto alle mie piacevoli disquisizioni con Fabio Quilici sui CdS. Successivamente, all’ora della seconda convocazione tutti i delegati sono entrati in sala e ci siamo seduti per dare inizio all’assemblea. Come prima cosa sono state fatte le solite nomine quali il presidente dell’assemblea e quant’altro necessario al regolare svolgimento della seduta.

Qui mi fermo per una seconda considerazione personale: vi voglio parlare del presidente dell’assemblea, il signor Romano. Questo signore a mio avviso è stato poco corretto. Il motivo è semplice: ha detto non meno di sei volte e con connotazioni diverse e sempre più stringenti che il voto al bilancio è un semplice fatto tecnico e che quindi non si ammettevano discussioni e valutazioni politiche sul bilancio. Preciso: quello che è stato non corretto è che ha espresso un opinione facendola passare per un fatto oggettivo; inoltre ha fatto questo in veste di presidente di un’assemblea e quindi come soggetto formalmente imparziale e al di sopra delle parti. Affermo che il signor Romano abbia espresso un’opinione e non un fatto ricavandolo dal fatto (questo si) che in nessun testo giuridico vero o presunto, dal codice civile, al manuale delle giovani marmotte, è contenuta una norma che vieti esplicitamente considerazioni politiche sul bilancio. Aggiungo che tra l’altro lo stesso statuto della Fidal, proprio in funzione della politicità del bilancio, in caso di non approvazione, ci aggancia automaticamente e obbligatoriamente la votazione della decadenza del consiglio federale; questo proprio per significare la totale dipendenza dello strumento tecnico del bilancio alle scelte politiche fatte dietro ai freddi numeri che lo compongono.
L’impressione quindi è che il signor Romano più che una giovane marmotta sia una vecchia volpe e che con la decisione di non accettare valutazioni politiche abbia frenato tutta una serie di interventi di certo difficilmente arginabili per il gruppo dirigente.
Gola, anche lui, a sua volta ha sostenuto la stessa tesi, ma questo non deve sollevare nessun problema, si tratta di una sua interpretazione e opinione fatta come parte in causa e non come presidente di un’assemblea.

Torniamo alla cronaca ma a questo punto teniamo anche in considerazione quanto scritto poco sopra. Successivamente alle nomine di rito c’è stata una relazione del presidente volta a presentare appunto il bilancio da votare. Mi preme precisare, tanto per confermare ancora una volta l’estrema politicità della votazione, che nella relazione del Presidente non sono state praticamente mai dette cifre, tutta la relazione è stata un lamento ininterrotto su quanti pochi soldi il Coni ha elargito e su quanto bravi sono stati a farci uscire tutto.
Ma veniamo agli interventi. Questa è stata davvero la parte più triste. Gli interventi sono stati quasi tutti delle semplici dichiarazioni di voto a favore, l’opposizione ufficiale ha rinunciato a parlare e come unica voce di dissenso c’è stata quella di un delegato siciliano il quale ha proprio sottolineato (come opinione personale) la non veridicità dell’affermazione fatta dal signor Romano in proposito alla tecnicità del bilancio.

Anche qui una considerazione che è in linea con la prima: politicamente l’opposizione ha fatto un errore a non parlare, di fatto però è stata una scelta giusta. Dico questo perché i giochi erano fatti e nessuno avrebbe cambiato idea. Il dramma di questo nostro momento è racchiuso tutto in questo: nessuno lì aveva opinioni e non c’era niente da discutere perché non c’era nessuno da convincere. Più semplicemente c’era chi appoggiava un gruppo di potere e chi non lo appoggiava più (per rinnovare realmente? per appoggiare un altro gruppo di potere?). E’ la politica che legittima e conserva se stessa, lo sport non c’entra più e gli atleti diventano “cose” non necessarie all’attività.

Si arriva alla votazione, tutti carta in mano e voce pronta. Qualcuno dichiara orgogliosamente il suo “favorevole” o “contrario”, qualcun altro lo dice quasi con imbarazzo, io scandisco chiaro e forte il mio “contrario”. Si contano i voti, il bilancio è approvato.
Gola è soddisfatto e rilassato, ora arrivano i messaggi di apertura, quei messaggi così disponibili e pacati che sono prerogativa tipica di chi vince. Si parla di mettere insieme le teste migliori dei due schieramenti, si parla di lavorare, si parla di rilanciare e si parla di non spaccare il movimento.
Personalmente non ci credo, ma come me non ci credono in molti. L’altro giorno, mentre rimuginavo (credo sia il termine più adatto) sulla cosa, ho ricevuto una mail da un caro amico (tecnico) il quale pur non facendo altro che il tecnico e non interessandosi di “cose politiche” ha grandi capacità di analisi e chiarezza di visione. Lui ha sintetizzato così il dopo-Ostia:

Ora Gola ed il suo gruppo di fedelissimi faranno delle finte “aperture” al gruppo di contestatori allo scopo di:

1. Dividere il gruppo dei contestatori contando sul fatto che alcuni (i famosi sempliciotti) abboccheranno mentre altri rimarranno sulle posizioni di contrasto.

2. Utilizzeranno tale fatto per propagandare in giro (alla stampa…) che i contestatori non vogliono il bene dell'atletica italiana, perché altrimenti si sarebbero posti su posizioni costruttive e non sulla pura contestazione…

3. Cercheranno di sfruttare quanto più possibile il momento “elargendo” favori e contentini a destra e a manca del tipo:
– Maglie azzurre a quasi tutti (il famoso progetto maglia azzurra)
– Faranno qualche finto rimpasto (come ai tempi di Andreotti) al fine di ammorbidire certe posizioni
– Partoriranno qualche altro finto progetto per buttare un pò di fumo negli occhi alla gente (questo vale per i molti sempliciotti di cui ho parlato nella mia e mail precedente)

4. Lavoreranno per tenere le posizioni il più a lungo possibile contando di prendere qualche medaglietta a Parigi per poi poter parlare di rilancio del movimento.

5. Si segneranno i nomi di quelli più “duri” in modo da fargliela pagare quanto prima e così elimenarli dal gioco.

Sono pure opinioni e ipotesi che al momento non hanno alcun riscontro nella realtà ma io le condivido in pieno.

Arriva la fine della mattinata. Tutti a mangiare e bere, qualcuno con il muso e qualcuno con un sorriso sotto i baffi. Io mi fermo un po’ a parlare con vincitori e sconfitti. Il commento di uno dei vincitori mi colpisce in particolare. Mi dice: “Così non fate altro che bruciare candidati presidenti, non è così che ci si muove” – Verissimo! Un altro parere: “Il problema è che non avete purosangue tra le vostre fila” – Molto meno vero e spiego il perché. In primo luogo cosa vuol dire purosangue? Vuol dire fare come Gola e cioè ereditare da Nebiolo un movimento di atleti, tecnici e dirigenti strepitoso e dilaniarlo nell’arco di poco più di un decennio? O Vuol dire non avere la possibilità di crescere all’interno di una classe dirigente ermetica? Personalmente credo che di talenti a livello dirigenziale ne nascano davvero pochi (Nebiolo lo era) ma sono anche convinto che il duro allenamento riesca a compensare in gran parte. E quindi…diamo la possibilità alle persone di crescere e di fare esperienza e avremo anche i tanto sospirati dirigenti che potranno un giorno sostituire la vecchia classe dirigente. A dirla tutta, l’impressione è che questa scarsa predisposizione all’addestramento sia quasi cercata. Per un dirigente che manca, c’è un vecchio dirigente che “si sacrifica” a rimanere in sella per qualche altro anno…

Non c’è molto altro da dire e raccontare, nel pomeriggio c’è l’assemblea straordinaria che è necessaria per l’approvazione di alcune modifiche allo statuto. Io me ne sono già andato. A quanto mi hanno riferito è tutto stato accorpato in un’unica votazione per problemi di tempo. Modifiche approvate.

Cosa dire alla fine di tutto questo?
Beh, io sono sinceramente deluso. Diversi delegati hanno votato favorevole turandosi il naso e lo stesso Gola ha ringraziato quanti hanno votato a favore del bilancio per solo spirito di responsabilità.
La mia indole mi porterebbe ad auspicare una battaglia continua ma so che non servirebbe. L’occasione di fare le cose per bene e nel momento giusto c’è stata ma la maggioranza, qualsiasi ne siano i motivi, ha deciso diversamente. Ora non bisogna far altro che rispettare questa decisione e continuare a lavorare. Non per Gola, non per la Fidal ma per l’Atletica Leggera della nostra Italia.

Il 2004 arriva presto…

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fonte: Diego Cacchiarelli / Atleticanet

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