A PROPOSITO DI PARTENZE FALSE

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Quanto successo a Parigi nei quarti di finale della gara dei 100 metri maschili, durante i Campionati Mondiali d’atletica leggera, non mi ha sorpreso più di tanto. L’incidente era nell’aria e prima o poi doveva verificarsi.

Non pensavo però che la deflagrazione fosse così violenta perché non avevo tenuto in debita considerazione il fatto che anche il pubblico potesse rendersi protagonista nel contestare una regola veramente iniqua e certamente contraria ai criteri d’equità che negli anni hanno sempre caratterizzato lo sport dell’atletica leggera.
Non starò a ripetere la regola, ormai nota alla stragrande maggioranza degli appassionati al nostro sport, ma mi limiterò a dare un quadro più attendibile della situazione che coinvolge atleti, starter e strumenti di controllo, al fine anche di correggere, e meglio precisare, alcune considerazioni giunte nelle case degli italiani attraverso il commento televisivo dell’evento.
Vediamo di fare chiarezza.

Nella quasi totalità delle manifestazioni che si svolgono in Italia il Giudice di partenza (starter) e il Giudice di partenza per il richiamo (controstarter) operano, come sul dirsi, a “vista”; giudicano cioè la validità di una partenza senza il supporto di alcuna strumentazione elettronica.

Il giudizio è quindi dettato unicamente dalla loro “interpretazione” (tenete ben presente questo termine) della partenza, la quale deve rispondere ai canoni dettati dal Regolamento Tecnico Internazionale.
Raramente in Italia per gare di calendario nazionale ed anche meeting internazionali è presente l’attrezzatura di controllo delle false partenze.

In manifestazioni di grande richiamo: meeting, campionati di vario livello e olimpiadi è sempre presente invece questo sistema di controllo della fase più importante e delicata delle gare di corsa quella della partenza.
Quando è in funzione questo strumento, che misura i tempi di reazione degli atleti allo start, il giudice di partenza deve attenersi alle indicazioni sonore che la “macchina” gli trasmette nella cuffia di cui egli è dotato, e gli impone, in presenza di apposita segnalazione, di fermare la gara.
Tutto ciò ovviamente solo dopo lo sparo d’avvio, in altre parole del segnale che mette in funzione l’apparato di cui sopra.
Fino a quel momento, ma – come vedremo – anche dopo, lo starter opererà ancora a “vista” valutando in base alle sue capacità, il momento nel quale gli atleti raggiungono il punto di immobilità richiesto dal Regolamento Tecnico Internazionale.

Nel caso in cui egli reputi che quest’immobilità non è stata raggiunta e lo schieramento degli atleti presenti “movimenti” o comunque anomalie non sanabili in tempi ristrettissimi, egli può chiamare il comando “al tempo” e riavviare le operazioni di partenza.
Nel momento in cui spara lo starter deve essere certo che tutto si sia svolto secondo le regole: e cioè che non vi siano stati movimenti di avvio prima dello sparo e che gli atleti escano dai blocchi contemporaneamente.
La prima circostanza è demandata alla sua osservazione mentre al controllo della seconda provvede la macchina che segnala allo starter eventuali infrazioni.
Attenzione però!
Ci possono essere partenze che lo starter reputa irregolari “visivamente”, ma che presentano tempi di reazione al di sopra del limite (0.100) fissato dal R.T.I.
Io sostengo che lo starter in questi casi deve fermare la gara ed assegnare la falsa partenza all’atleta reo di averla commessa.
Fin qui ho rappresentato sotto il profilo regolamentare e comportamentale la funzione dello starter.
Quando la I.A.A.F. ha reso nota la decisione di intervenire sul regolamento della falsa partenza, ritenendo in tal modo di “disciplinare” il comportamento degli atleti e rendere quindi la gara scevra di infrazioni a tutto, ed esclusivo, beneficio di chi vuol ridurre la durata di una manifestazione per esigenze televisive, la Commissione Tecnica Partenze del Gruppo Giudici Gare si è preoccupata di affrontare l’argomento con gli starter degli Albi Operativi al fine di ottenere, nei limiti del possibile, un univoco comportamento di fronte alle possibili difficoltà che sarebbero sorte nell’applicazione della nuova regola.
Il sottoscritto si è preoccupato di raccomandare ai giudici di partenza d’essere molto prudenti nell’individuazione della falsa partenza, cercando di capire se questa fosse stata determinata da impreparazione dell’atleta nella fase precedente il comando “pronti” oppure da vera e propria fraudolenza atta a “indovinare” se non ad anticipare lo sparo.
In sintesi ho chiesto agli starter italiani di “interpretare” la fase della partenza al fine di coglierne gli spunti utili per il pronunciamento della decisione finale.
Se anche lo starter francese del Saint-Denis avesse interpretato il quarto di finale incriminato, avrebbe evitato il pastrocchio regolamentare che n’è seguito.
La ripresa televisiva di quella gara ci ha mostrato i movimenti al momento del “prêt” di almeno tre atleti: Powell, Drummond e Thomas, movimenti che avrebbero dovuto indurre uno starter navigato a chiamare il tempo ed interrompere in tal modo una partenza che stava nascendo male.
In alternativa, ove lo starter si fosse reso conto che gli atleti non avrebbero più raggiunto l’immobilità, avrebbe dovuto attendere ancora un attimo prima di sparare il colpo di pistola in modo da provocare l’uscita degli atleti “frettolosi”. A quel punto avrebbe avuto tutto il tempo per decidere se assegnare la falsa partenza oppure non sanzionare alcun atleta e richiamare tutti al rispetto della immobilità.
Lo sparo ha “fregato” lo starter francese perché la deflagrazione della pistola elettronica della Seiko ha lasciato via libera alla registrazione dei tempi di reazione che ha condannato Drummond (0.052) e Powell (0.086).
Stando così le cose era impossibile per lui tornare sulla sua decisione e quindi la squalifica è scattata inesorabilmente.
Non conosco questo collega starter (Michel Dechmbes), né tanto meno la sua carriera e le esperienze maturate in grandi manifestazioni.
So solo che nel 1987 quando ho funzionato come starter ai Campionati del Mondo di Roma, avevo alle spalle sedici anni d’attività costellati da presenze in grandi eventi (Campionati Europei 1974, Giochi Mondiali Universitari 1975, Campionati Europei Indoor 1978 e 1982, Coppa del Mondo 1981 oltre finale e semifinale di Coppa Europa, finale del Grand Prix e tanti meeting internazionali e campionati nazionali).
Non condivido quindi – dal punto di vista italiano – quanto affermato oggi su La Gazzetta dello Sport da Gianni Merlo: “Infatti va riconosciuto che la categoria degli starter si è mostrata a sua volta impreparata (rispetto alla nuova regola, ndr). Sarà necessario allenare più scrupolosamente coloro che faranno da mossieri in futuro nei grandi avvenimenti.”
Chi dovrà allenare gli starter? Non certo l’I.A.A.F. che si è preoccupata di intervenire pesantemente sui giudici di marcia, procedendo a durissime selezioni, di preparare gli I.T.O (International Technical Officiers), ma niente ha fatto per gli starter che non hanno ancora neppure un panell.
Oggi in Europa si “spara” con metodologie molto diverse. Si passa dalle lunghe pause fra il comando “ai vostri posti” ed il “pronti” nel nord del continente (Svezia, Norvegia, Finlandia), a quelle brevi degli svizzeri e francesi.
L’Italia vanta un’ottima tradizione in fatto di starter che si sono sempre ben comportati in manifestazioni internazionali, ricevendo quasi sempre attestati di stima e complimenti da parte degli organismi federali di vario livello.
Occorrerebbe invece da parte della stampa e delle televisioni una maggior conoscenza delle problematiche connesse alla partenza.
Un uomo di esperienza e di atletica come Attilio Monetti ha espresso il mio stesso giudizio sulla partenza del quarto di finale incriminato, chiedendosi perché lo starter non avesse chiamato il “tempo”.

A questi giudizi competenti si affiancano quelli imprudenti d’altri suoi colleghi che, nella stessa circostanza, hanno invocato una partecipazione alla gara “sub judice” di Drummond e Powell, non ricordando che esiste una raccomandazione dell’I.A.A.F. che vieta questo “escamotage” quando il rilevatore delle false partenze ha espresso tempi inferiori ai 100 millesimi di secondo.
Tutto ciò dopo la mostruosità commessa dagli inglesi durante i mondiali indoor di Birmingham quando hanno permesso ad un atleta inglese di partecipare alla finale dei 200 metri, nonostante che si fosse macchiato di una chiara falsa partenza, regolarmente rilevata dalla macchina.
A proposito della “macchina”, ma qui il discorso si amplierebbe troppo, devo rilevare che il loro comportamento non sempre è all’altezza del compito. Ecco quindi che accolgo parzialmente con favore l’osservazione di Gianni Merlo che afferma: “In situazione come questa (il solito quarto di finale, ndr) è importante la mediazione dell’uomo che non è infallibile come la macchina (?), ma offre altre garanzie (cioè ragiona ! ndr).

Mi ripugna portare in questo contesto paragoni con il gioco del calcio, dove le resistenze di condizionare l’operato dell’arbitro offrendogli supporti tecnologici sono notevoli e tutte le proposte puntualmente respinte al mittente, manifestando chiaramente la federazione la decisione di voler continuare ad affidarsi esclusivamente all’operato dell’uomo.

fonte: Gustavo Pallicca

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