NONA GIORNATA: LE ULTIME EMOZIONI DA PARIGI

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Ritornano alla grande i corridori keniani nell'ultima giornata dei Mondiali di Parigi: oro alla Ndereba nella maratona (male le azzurre) e allo junior Eliud Kipchoge nei 5000 m. Sudafricani sul tetto del mondo con la Cloete, che bissa il successo del connazionale Freitag nel salto in alto, sfiorando il record del mondo. Ancora sorprese dal mezzofondo veloce dove, al termine di gare tiratissime, l'algerino Djabir Said-Guerni fa suo l'oro degli 800 m (nella gara dove Andrea Longo conclude quinto) e la russa Tatyana Tomashova gela sul traguardo la favorita turca Sureyya Ayhan nei 1500 metri.

Lotta sul filo dei centimetri nella finale del giavellotto fra il russo Sergey Makarov (85,44) e l'estone Andrus Varnik (85,17), al terzo posto il tedesco Boris Henry (84,74). Solo quarto il primatista mondiale della specialità, il ceko Jan Zelezny (84,09).

Nelle staffette gli Stati Uniti, dopo la debacle subita dalla Francia nella 4×100 femminile di ieri, ristabiliscono la loro supremazia nella velocità vincendo, sia pur senza dominarle, sia la 4×100 maschile che entrambe le 4×400. Nella staffetta veloce gli USA (38″06, Capel John, Williams Bernard, Patton Darvis, Johnson Joshua J.) con un grande recupero finale di Joshua J. Johnson hanno messo in fila la Gran Bretagna (38″08) ed il Brasile (38″28). Un pò di rammarico per la staffetta azzurra, che pur non potendo forse ambire al podio, avrebbe potuto con una grande prestazione conquistare un posto di prestigio tra i più forti quartetti del mondo.

Nella 4×400 femminile gli USA (Barber Me'Lisa, Washington Demetria, Miles Clark Jearl, Richards Sanya) col miglior tempo dell'anno di 3'22″63 si impongono su Russia (3'22″91) e Jamaica (3'22″92), squalificata la squadra del Senegal. In quella maschile, ultima gara in programma di questi Campionati Mondiali, la squadra americana (2'58″88, Harrison Calvin, Washington Tyree, Brew Derrick, Young Jerome) batte di misura la Francia al primato nazionale (2'58″96) e la Jamaica (2'59″60).

Rimarra' alla storia come il Mondiale degli junior. Dopo l'argento sui 100m del 19enne Darrel Brown da Trinidad e l'oro della Dibaba nei 5000m, un altro diciottenne si impone alla cronaca, vincendo da outsider un 5000 metri fitto di grandi nomi. Classificatosi per il rotto della cuffia come terzo nei durissimi trials keniani, Eliud Kipchoge e' riuscito nell'impresa di infilare nel rush finale due atleti come nell'ordine Hicham El Guerrouj (12'52″83) e Kenenisa Bekele (12'53″12), vincendo l'oro dei 5000 m in 12'52″79. La gara era stata lanciata da Bekele su ritmi veloci, con passaggi intorno ai 60″ a giro fino a meta' gara quando l'etiope, resosi forse conto che i migliori lo seguivano, ha rallentato optando evidentemente per una soluzione allo sprint, ma nel gioco dei controlli crociati e forse con meno gare sulle gambe, alla fine l'ha spuntata il giovane keniano.

Ancora Kenia sul gradino alto del podio della maratona, in cui Catherine Ndereba ha stroncato sul ritmo la resistenza delle tre giapponesi, classificatesi nell'ordine, Noguchi, Chiba e Sakamoto, chiudendo in un ottimo 2h23'55″, testimonianza di una gara parimenti veloce della maratona maschile. Al Giappone (7h14'48″) ovviamente la Coppa del Mondo, seguito da Etiopia (7h24'56″) e Russia (7h31'04″). Naufragio per le azzurre, tutte in crisi e giunte con pesanti distacchi, forse anche a causa di una preparazione poco azzeccata: 41° Lucilla Andreucci (2h38'22″), 42° Gloria Marconi (2h38'26″), 43° Giovanna Volpato (2h38'38″) e 58° Simona Viola (2h54'27″), ritirata Rosalba Console, nono posto della squadra in Coppa del Mondo (7h55'26″).

Forse nessuna gara come gli 800 m maschili presentava un pronostico cosi' difficile, con almeno 5 atleti pienamente accreditabili di vittoria, non escluso Andrea Longo, che cosi' autorevolmente aveva vinto la sua semifinale. La tensione durante il primo giro era palpabile ed espressa forse nell'atteggiamento inconsueto di Yuriy Borzakovskiy, che invece di trotterellare in coda al gruppo come al solito si e' portato al terzo posto, come a voler controllare meglio la situazione. A metà dell'ultima curva lo scatto apparentemente incontenibile del russo a cui pero' si accodava Said-Guerni. A 20 metri dal traguardo l'azione di Borzakovskiy si e' appannata e via libera per l'algerino, che ha chiuso in 1'45″81, precedendo di 3 centesimi il russo e di nove il sudafricano Mbulaeni Mulaudzi. Per la piazza ai piedi del podio Andrea Longo (1'45″43) ha duellato con autorevolezza con un Wilson Kipketer (1'45″23) ormai in parabola discendente, ma dopo aver dato l'impressione di poter passare a 50 metri dall'arrivo la luce si è spenta per l'atleta lombardo. Un gran rientro per lui ed un buon auspicio per Atene 2004.

“Sono soddisfatto solo fino ad un certo punto, credo che almeno il bronzo avrei potuto centrarlo. Non sono riuscito a prendere posizione all'inizio, e questo ha condizionato la mia gara: alla fine sono partito un po' troppo da lontano, senza riuscire a rimontare come avrei voluto. Ma sostanzialmente, credo che mi siano mancate soprattutto una decina di gare, grazie alle quali avrei preso nuovamente abitudine con il clima agonistico. Il ringraziamento va a tutti quelli che hanno creduto in me, e alle Fiamme Oro, il mio club”, è il commento di Longo a fine gara.

Se incerto era il pronostico per gli 800, sembrava scontata la vittoria della turca Sureyya Ayhan nei 1500 femminili e forse l'eccessiva sicurezza, o magari all'opposto un presentimento negativo, l'hanno spinta ad imprimere da subito alla gara un ritmo forsennato facendo però così da lepre ad altre atlete che certo al ruolo di comprimarie non sono state. Lanciato lo sprint lungo ai 400 m, dopo un attimo di flessione la Ayhan (3'59″04) sembrava poter prevalere ma subiva nel rettilineo finale il prepotente ritorno della russa Tatyana Tomashova, che faceva nettamente suo il titolo in 3'58″52. Terza l'inglese Hayley Tullett, al rientro dopo due anni sfortunati e trascinata al personale sotto la soglia dei 4' (3'59″95).

Entusiasmante anche la finale del salto in alto femminile, dominata dalla stupefacente sudafricana Hestrie Cloete che ha superato tutte le misure fino ai 2,06 al primo tentativo. Dopo essersi assicurata la vittoria, ha richiesto la quota di 2,10 metri, nuovo record del mondo, ma evidentemente stanca ed appagata non ce l'ha fatta. Podio completato dalla russa Marina Kuptsova e dalla svedese Kajsa Bergqvist, entrambe ferme ai 2 metri.

fonte: AtleticaNET

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