STORIA DELLA FEDERAZIONE – 2

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

I torinesi rilanciano l’Unione Pedestre Italiana.

Il Congresso del 1901 nell’interpretazione dell’U.P.I. diventa il V°.
Evidentemente si vuol dare importanza all’avvenimento cominciando la conta dal 1897. Un sodalizio con una certa anzianità ispira più fiducia.
Uno dei compiti dell’U.P.I. è anche quello di omologare i primati italiani. La mano di Mario Luigi Mina a tale proposito non è sempre felice. Omologa il primato del sedicenne Tito Godetti del Club Juventus di Pavia (100 m. in 10”4/5) e si attira le critiche del Corriere dello Sport. Non omologa il record di Luigi Bigiarelli sulla Roma-Firenze (km. 292,4 in 2 giorni 19 ore e ¾) definendolo “bizzarro”, e si attira le proteste dei romani entrati fin dall’anno precedente nell’orbita dell’U.P.I.
Omologato invece il record dei km. 600 (venti km. al giorno per 30 giorni consecutivi dalle 16 alle 17) percorsi dal romano Antonio Tarquini in complessive 43 ore 50’49”1/5.
Di normale amministrazione il VI° (ormai la numerazione a cominciare dal 1897 è accettata) Congresso del 1902.
Nel 1903 quasi a controbilanciare i “I campionati atletici della Federazione Ginnastica” che comprendono corse, salti e lanci vengono organizzati nel corso dei “settimi campionati pedestri” anche gare di salto, senza però che diano diritto al titolo di campione d’Italia.
Il 3 maggio 1903 era uscito il nuovo Statuto della U.P.I. con queste novità: a) modifica del nome in Unione Podistica Italiana (non più pedestre quindi); b) divisione dei podisti italiani nelle categorie dilettanti e professionisti e sottodivisione dei dilettanti in juniores e seniores.
Nessuna notizia si ha intorno al Congresso del 1903; e tanto meno di quello del 1904, anno in cui non vengono nemmeno disputati i campionati. Si ha ragione di ritenere che non si siano mai svolti.
Intanto però l’attività pedestre su strada si estende a macchia d’olio a causa dell’entusiasmo creatosi per i “giri” di città grandi e piccole. L’U.P.I. di Torino sembra essere rimasta troppo poca cosa in confronto alla potenza dei diversi comitati organizzatori dei giri stessi.
Nel 1904 l’Italia del Nord è in pieno “miracolo economico”. La lira, che fa aggio sull’oro, circola con velocità crescente nelle tasche degli appartenenti al ceto medio. Trovare 2 o 3 mila lire (moltiplicate per 800 e avrete la cifra odierna) per il “monte premi” di un qualsiasi “giro” è cosa facile per giornali e “comitati delle corse”.
Nel 1904 si svolgono a St. Louis i terzi giochi olimpici ma di essi nessun eco giunge nella penisola.
In un momento di tregua delle astiose polemiche fra Torino e Milano si celebrano a Vercelli alla presenza di S.A.R. la Duchessa di Aosta gli VIII campionati italiani.
Finalmente anche l’Italia possiede nel podismo elementi di grande valore internazionale che aspettano solamente un’occasione favorevole per importi all’attenzione generale. Si tratta di Dorando Pietri e Emilio Lunghi. Il primo vince a Vercelli i 25 km. in 1.30’15”; il secondo i 1500 in 4’27”.
A Vercelli si gareggia anche nei salti in alto, con l’asta, in lungo; nel lancio del giavellotto; ma sempre al di fuori dei campionati podistici. Il Consiglio Direttivo dell’U.P.I. è composto ancora da Mina, Taccagno, Ippoliti, Civalleri e Andrea Nicola; ma non si parla più di Congresso e di elezioni.
Giunge l’alba del 1906; anno importante perché ad Atene si disputeranno i “Giochi fuori serie”, nel decennale dei “I Giochi Olimpici” dell’età moderna.
A Roma in aprile vengono disputate le selezioni. Vi sono ribassi ferroviari, tessere tranviarie gratuite ed altre facilitazioni per i partecipanti. Ma nessuno dell’U.P.I. fa parte del Comitato organizzatore, nonostante tutti i corridori che andranno ad Atene siano tesserati all’U.P.I.
Mina viene attaccato duramente dalla Gazzetta dello Sport per l’assenteismo dimostrato in più di una occasione e Mina risponde debolmente che “sono i figli che hanno abbandonato la madre”. Sta di fatto che Mina dopo aver promesso alla Gazzetta i IX campionati e un Congresso rinnovatore, indispettito per l’appello che i milanesi hanno indirizzato a tutte le società italiane, fa marcia indietro, lancia anatemi e in fretta e furia organizza a Torino per il 30 settembre 1906 e i IX campionati italiani e quello che sarà l’ultimo congresso della U.P.I.
Pochi i presenti fra i quali Dorando Pietri, socio dell’Atalanta, in quel momento militare a Torino.

I dissidenti milanesi creano la F.P.I.

Tre settimane dopo, preceduti da una grande campagna giornalistica, si radunano a Milano i “dissidenti”. Nella mattinata del 21 ottobre e nel salone del Pulvinare dell’Arena sessanta delegati di società soprattutto dell’Alta Italia deliberano la fondazione della Federazione Podistica Italiana. In apertura si era letta una lettera di Mina che declinava l’invito a partecipare al Congresso, che egli definisce illegale.
Viene nominata una “commissione dei sette” incaricata di stendere il nuovo Statuto della F.P.I.
Eccone i componenti: Fogliarino, Baffa, Del Bo di Milano; Costabelli, Rota di Genova; Balestrieri di Roma; Pini di Bologna.
Al pomeriggio “bis” milanese dei IX campionati italiani, già svoltisi a Torino il 30 settembre.
Quasi tutti gli atleti che hanno dato vita alle gare di Torino partecipano anche a quelle di Milano. Notevole l’astensione di Dorando Pietri.
Alla segreteria provvisoria della F.P.I. viene chiamato Ottavio Fogliarino redattore della Gazzetta dello Sport. Come atleta egli negli anni precedenti era stato squalificato un paio di volte dalla Unione Pedestre Italiana per aver partecipato a gare non autorizzate.
Fogliarino si mette al lavoro inviando a tutte le società italiane una scheda-referendum con due domande e una elezione:
a) quale deve essere la sede della nuova Federazione?
b) il Comitato dovrà durare in carica fino al 1908?
c) nomi dei componenti il nuovo Comitato.
L’ultimo termine per la risposta è il 31 gennaio 1907.
Ma improvvisamente Fogliarino colpito da una polmonite muore.
I funerali avvengono in un “pomeriggio gelido”.
“Una grande anima costretta in un corpo debole, delicato; un cervello capace di grandi entusiasmi” dice nel suo necrologio il direttore della “Gazzetta” Costamagna.

fonte: a cura di Gustavo Pallicca, A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana – Bruno Bonomelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *