STORIA DELLA FEDERAZIONE – APPENDICE 2

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LA CRONACA DEL PRIMO CAMPIONATO ITALIANO PEDESTRE

Bruno Bonomelli ci ha raccontato che subito dopo la conclusione della brevissima vita della Unione Pedestre Italiana (3 agosto 1897), a Torino venne fondata la Unione Pedestre Torinese.

Il primo atto degli “sportsmen” piemontesi fu quello di preparare uno statuto della “unione” ed un regolamento per disciplinare le varie competizioni. Il tutto da presentare al Congresso fissato a Torino per il 31 ottobre; in quello stesso giorno si sarebbe disputato anche un “primo campionato italiano”.
Il presidente dell’U.P.T., Gustavo Verona, insieme al vice Mario Luigi Mina, pubblicista corrispondente de “La Gazzetta dello Sport”, si recò il 14 ottobre ad offrire al Conte di Torino la presidenza onoraria della società ricevendo dallo stesso, insieme all’assenso, un preziosa coppa d’oro per il vincitore della corsa di campionato.

I congressisti ed i corridori giunsero per tutta la giornata della vigilia della gara alla stazione di Torino accolti dal Presidente Verona e da una ventina di sportsmen torinesi. Molti di loro ebbero il tempo di andare a confondersi con i numerosissimi passanti che si fermavano ad ammirare i premi esposti nella vetrina della ditta Bianchi, sotto i portici di Piazza Castello.
Quella sera ci fu anche un rinfresco nella sede della Unione e molti furono i brindisi e i messaggi di saluto pronunciati dai partecipanti; particolarmente applauditi quelli del presidente Gustavo Verona e del signor Francesco Guffanti di Milano.

La gara valevole per il campionato italiano si disputò su strada sulla distanza di 35 km sul percorso Torino – Via Nizza – Nichelino – None e ritorno. Ricchi i premi in palio: per il primo classificato era prevista una medaglia d’oro del valore di 50 lire, una fascia ricamata in oro, un diploma con il titolo di campione e, provvisoriamente anche la coppa offerta dal Conte di Torino, da assegnarsi definitivamente a chi avrebbe vinto per tre volte consecutive il titolo. Al secondo arrivato una medaglia d’oro del valore di 25 lire, un oggetto artistico del valore di lire 100 ed un diploma di primo grado. Al terzo una medaglia d’oro del valore di lire 25 ed un diploma di secondo grado. Al quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo e nono arrivato una medaglia vermeille e diplomi di merito. A tutti i classificati entro il tempo massimo – fissato in ore 3 e 30 minuti – andò inoltre una medaglia d’argento ed un diploma. Infine vi furono premi speciali quali una medaglia d’oro per il primo classificato tra i concorrenti torinesi ed un’altra medaglia speciale, vermeille, per il primo classificato tra gli appartenenti della società Atalanta.

I giornali La Bicicletta del 7 ottobre e La Gazzetta dello Sport del 15 ottobre pubblicarono il regolamento della gara che oltre a stabilire alcune norme di carattere organizzativo, mirava soprattutto a garantire la regolarità della corsa.
I pronostici della vigilia davano per favorito il milanese Arrigo Gamba del Club Pedestre, seguito da Cesare Ferrari di Genova e dall’altro milanese Carlo Airoldi, l’atleta divenuto famoso per l’ avventura vissuta l’anno prima nel tentativo di partecipare ai Giochi Olimpici di Atene e per la vittoria riportata, insieme al francese Ortegue, nella grande gara di marcia Torino – Barcellona.
Le iscrizioni, rimandate fino alle ore 24 del 30 ottobre, si chiusero raccogliendo 17 concorrenti, il fior fiore dei “pedestri” italiani.
Tutti i migliori campioni di Torino, Milano, Genova e Bologna erano presenti.
Eccovi i loro nomi: Carlo Airoldi della Libertas di Milano, “Scarampi” (pseudonimo di Carlo Manuello) della Libertas di Torino. Sempre da Torino si iscrissero: “Spartaco” (pseudonimo di Andrea Nicola), tesserato per l’Audace come pure Alfredo Gila; completavano lo schieramento degli atleti casa Francesco Stobbione della Atalanta, Bianchetta, Rasetti, G. Caron, C. Fino (caporal maggiore del 14° Fanteria), Didaco Macciò (sergente degli alpini) e Alfredo Parena.
Ettore Zilia, Arrigo Gamba e Emilio Banfi del Club Pedestre di Milano si contrapponevano a Cesare Ferrari e Luigi Orengo dello Sport Pedestre di Genova. Chiudeva la fila degli iscritti Balbo Beccari della Virus Bologna.
Il solo Caron non si presentò al via dato dallo starter signor Terenghi, segretario del Biciclettisti Club.
L’organizzazione era stata molto accurata. I concorrenti depositarono ogni loro indumento presso la società Cristoforo Colombo in piazza Nizza vicino alla “barriera” dalla quale venne data la partenza.
Il servizio medico fu affidato ai dottori Costa, Morandini e Gianotti, mentre la segnalazione dell’ultimo chilometro di gara competeva al signor Berutto, il quale fu munito di una grande bandiera, da sventolarsi al passaggio dei concorrenti.
Al traguardo, segnalato da un ampio festone attraversante tutta la strada, oltre al servizio di giuria svolto da Verona, Mina e Roggero, presidente del Veloce Club Moncalieri, prestarono servizio molte guardie municipali di pubblica sicurezza e carabinieri, anche in previsione della presenza del principe Vittorio, Conte di Torino, che invece non si fece vedere.
La partenza ai sedici concorrenti venne data alle ore 9 e 11 minuti primi di domenica mattina 31 ottobre 1897.
Aldo da Castiglione, inviato de La Gazzetta dello Sport inviò al giornale questo resoconto, che pubblichiamo integralmente:

“La testa è subito presa da “Spartaco”, seguito da Gamba, Airoldi, Ferrari, “Scarampi”, Beccari, ecc…….Zilia e Banfi formano la coda.
La corsa è condotta benissimo da Gamba, Ferrari, “Scarampi” e Beccari fino a None (ndr: a None era posizionato il punto di controllo, dove un ispettore – il servizio era affidato ai signori Maccagno, Pinardi e Canzi – appone un timbro sulla fascia di ogni atleta), dove Ferrari per ricevere primo lo scontrino, spicca un salto rovesciando il tavolo dei controllori.
La corsa continua ancora benissimo per qualche chilometro fino a che Gamba nelle vicinanze di Nichelino, cade a terra svenuto. A questa notizia partono dal traguardo tre medici, il nostro redattore ed altri. Gamba soccorso dal suo “masseur” Catturino rinviene (il suo male fu causato non dalla quantità ma dalla qualità del cibo mangiato la sera precedente). Rinviene ed è condotto al traguardo.

Il giornale non riporta la classifica, avendola già pubblicata nell’edizione precedente.
E così conclude: “Ferrari Cesare (Forward) dello Sport Pedestre di Genova, è un vero corridore di forza straordinaria. Piccolo, tarchiato, biondo, si riconosce subito in lui il vero corridore, sia pei suoi modi, sia per la sua agilità e forza. (Appena giunto al traguardo, dopo 35 km percorsi in 2 ore 26’45”, si mette a far salti e piroette). La sua corsa consiste in continue volate”.

Alle 11 una folla veramente enorme si accalcò nella zona del traguardo in attesa dell’arrivo della corsa. Alle 11.33 arrivò primo, in condizioni di straordinaria freschezza, Cesare Ferrari di Genova, che appena tagliato il traguardo si mise a fare salti mortali di gioia. Tempo impiegato: 2 ore 26’45”, al secondo posto giunse il milanese Airoldi, che corse malamente gli ultimi chilometri per un taglio alla scarpa, in 2 ore 30’20”, terzo fu Zilia pure di Milano in 2 ore 36’55” tutti freschissimi. Al quarto posto si classificò Stobbione in 2 ore 40’40” seguito da Banfi in 2 ore 45’25”.
A gara conclusa si venne a sapere che anche il corridore Didaco Macciò era stato colto da malore presso Candiolo e ricoverato in una trattoria.
I concorrenti Bianchetta e Gila vennero squalificati dietro reclamo dei colleghi Parena e “Spartaco” perché usufruirono l’uno dell’aiuto di una bicicletta e l’altro di quello di una autovettura!

Cesare Giovanni Ferrari, primo campione italiano, era nato a Genova il 18 maggio 1875. Così viene descritto nelle cronache dell’epoca: “tarchiato, non molto alto di statura, pelo castagno più tendente al biondo, ed un pajo di baffetti che nella gloria dei trionfi si arriccia e stuzzica ben volentieri. Ardente ed appassionato per lo sport pedestre, pare un po’ allegro e insoffribile di ammonizioni, ma in fondo è una buona pasta di giovine”.

Questa la classifica pubblicata da La Bicicletta, la più completa rispetto a quelle de “La Stampa – Gazzetta Piomentese”, “La Gazzetta dello Sport” e “La Gazzetta ciclistica”:

1. Cesare Ferrari (Sport Pedestre Genova) in 2: 26’45”
2. Carlo Airoldi (Libertas Milano) in 2: 30’20”
3. Ettore Zilia (Club Pedestre Mialno) in 2: 36’55”
4. Francesco Stobbione (Atalanta To) in 2: 40”40”
5. Emilio Banfi (Club Pedestre Milano) in 2: 45’25”
6. “Scarampi” (Libertas Torino) in 2: 48’00”
7. Balbo Beccari (Virus Bologna) in 2: 53’00”
8. C. Fino (cap.magg. 14° Rgt Fant.To)
9. Luigi Orengo (Sport Pedestre Genova)(*)
10. “Spartaco” (Audace Torino)
11. Alfredo Parena (Torino)

(*) La Bicicletta riporta un “improbabile” Adolfo Orengo.

Fonti consultate:
La Gazzetta dello Sport – anno III – n. 89 – pag. 4 – venerdì 5 novembre 1897
La Bicicletta – 1 novembre 1897
A. Frasca, M. Martini, R.L. Quercetani, A.Zanetti Lorenzetti “Cento anni fa, un giorno di ottobre” – storia e cronaca del primo campionato italiano pedestre – A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana – Bruno Bonomelli – Brescia, ottobre 1997

fonte: GUSTAVO PALLICCA

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