STORIA DELLA FEDERAZIONE – 3

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Al referendum rispondono 28 società, 21 di esse votano per Roma, 7 per Milano; 27 convengono che il nuovo consiglio duri in carica fino al 1908; una sola è di parere contrario.
Questi i nuovi eletti:
Presidente: on. prof. Attilio Brunialti, deputato al Parlamento per nove legislature, professore di diritto costituzionale nelle Università di Roma e Parma, nato a Venezia il 2 aprile 1849, voti 22;
Vicepresidente: avv. Eugenio Trompeo, voti 22; Segretario: rag. Arturo Balestrieri, ufficiale di cavalleria, marciatore, voti 22; Cassiere: rag.Tito Masini, voti 11; Consiglieri: prof. Romano Simonini, voti 21, ing. Carlo Venarucci, voti 21, avv.Olinto Bitetti voti 19, prof. Enrico Brignoli voti 21, prof. Vincenzo Frattini voti 21.
Un gruppo di società milanesi capeggiato dalla Post Resurgo Libertas vota invece per il presidente della Pro Patria S.G. di Milano Marco Capelli.
Entro il mese di marzo il comitato così eletto porta a termine la stesura del nuovo Statuto.
La Gazzetta dello Sport si limita a pubblicare il Regolamento Tecnico che andrà in vigore dal 1° maggio nei suoi numeri del 26 e 29 aprile, 20 maggio, 15 e 17 giugno 1907.
L’articolo 1 recita: “I podisti italiani si dividono in dilettanti e professionisti. La F.P.I. si occupa solamente dei dilettanti”.
L’art. 65 elenca le prove di campionato e dice che la corsa e la marcia dei 40 km prendono il nome di “Maratone Italiane”. All’art. 61 vi è l’elenco delle distanze nella corsa e nella marcia che saranno oggetto di records registrati dalla F.P.I.
Quaranta le distanze nella corsa, dai 50 metri ai 50 km; 39 le distanze nella marcia, dai 500 metri ai 100 chilometri.

La F.P.I. si trasferisce a Roma

In occasione dei campionati italiani che hanno luogo a Roma la nuova F.P.I. indice anche quello che viene chiamato 1° Congresso podistico per il 17 novembre. Una vera folla assiste ad esso e vengono discussi ben 16 temi.
Da notare che ai campionati, riusciti discretamente, non partecipano i podisti della Liguria, il più noto dei quali è Emilio Lunghi. La “Lettura Sportiva” , che era diretta in quel momento da Massimo Bontempelli, annota che non si riesce a capire cosa vogliano i liguri con la loro “passiva ostilità”.
“Che dire poi di Milano da cui era stata lanciata l’idea del nuovo ente e che ha mandato a Roma solamente due concorrenti?”.
Entusiasta invece si è dimostrata Torino “che inviò un lotto di corridori eccellenti per qualità”.
Il II Congresso della F.P.I. ha luogo a Roma il 30 maggio 1908, come di consueto nel corso dei campionati italiani.
I quali sono assai movimentati e interessanti perché servono anche di selezione per i IV Giochi Olimpici.
Il Comitato per la partecipazione alle Olimpiadi di Londra, presieduto dall’on. marchese Carlo Compans di Brichanteau, un sessantenne che ha al suo attivo ben 32 legislature, si è infatti rimesso completamente alla F.P.I. per la scelta dei podisti, invece che organizzare selezioni proprie come nel 1906. E’ un punto a favore della F.P.I. nei riguardi della U.P.I. che esiste ancora a Torino; anche se Mina è giudice di gara della F.P.I.
Le società federate sono ormai 84. C’è una proposta per la divisione dei podisti in seniores e juniores.
L’attività della F.P.I. però va sempre più spegnendosi, nonostante a Londra il podismo italiano si sia rilevato in modo a dir poco clamoroso con le imprese di Pietri, vincitore squalificato della Maratona, e di Lunghi, secondo negli 800 metri dopo essere stato eliminato nei 1500 a causa di un discutibile regolamento, secondo il quale solamente i primi delle batterie entravano in finale.
La Gazzetta dello Sport del 23 novembre pubblica una lettera di Mario Nicola fondatore nel 1897 della Unione Pedestre Torinese. Nicola dice che: a) la F.P.I. non si fa più viva; b) la presidenza della F.P.I. doveva intendersi eletta solamente fino alla fine del 1908; c) Roma era stata designata nel 1907 solamente come sede provvisoria; d) il segretario della F.P.I., Balestrieri, non abita più a Roma, ma a Genova.
L’ing. Venerucci (ndr. uno dei consiglieri della F.P.I.) replica affermando che la F.P.I. lascerà comunque ben 88 società affiliate; 11 campionati italiani dotati di “challenge”.
La Gazzetta del 18 dicembre 1908 pubblica poi un lungo e interessante rapporto sull’attività svolta dalla F.P.I. negli ultimi due anni.
Il III Congresso della F.P.I. avviene a Roma il 4 giugno nel salone per il “movimento dei forestieri” e accerta che le società affiliate sono 134 con un complesso di ben 7500 soci. Il fatto è che le imprese di Dorando Pietri passato al professionismo hanno portato al podismo innumerevoli adepti.
Ma qual è la qualità fisica di costoro?
Ecco qui un commento di Mario Mora sull’ “Illustrazione Italiana” del 4 ottobre 1908 a commento della “Maratona” organizzata dal “Secolo” con ben 708 iscritti nella corsa e 889 nella marcia.
“A furia di leggere le lodi del piccolo corridore (nota d.r.: Dorando Pietri), del piccolo italiano, dall’aspetto fanciullesco in confronto ai colossali atleti del Nord, ognuno un po’ mingherlino e deboluccio, con viso pallido e due baffetti neri, deve essere creduto capace di compiere con lo stimolo della sua volontà, lo sforzo terribile di percorrere oltre 40 km. a passo di corsa”.
I campionati italiani nel 1907, 1908, 1909 si erano svolti sempre a Roma. Ma abbiamo visto come sulla inerzia della F.P.I. si appuntassero gli strali dei nordici. Per attenuare le critiche i campionati del 1910 furono così affidati a Milano, ma fissati in un primo tempo in giugno vennero poi spostati in ottobre; nella capitale lombarda si svolse pure il IV Congresso della F.P.I. Deplorata la defezione delle società liguri.
A Palazzo Marino l’8 ottobre alle ore 21 apre la discussione il presidente della F.P.I. che è sempre il barbuto on. Brumialti. Subito i congressisti si lamentano perché il Governo non vuole assolutamente concedere sussidi alla F.P.I.

La F.P.I. diventa F.I.S.A.

Carlo Del Bo delegato lombardo, padre di un ministro degli anni 60, parla in favore dell’ampliamento del bollettino federale e, proposta ancor più rivoluzionaria, che la Federazione disciplini anche le specialità dei salti e dei lanci, cambiando perciò il suo nome in Federazione Italiana degli Sports Atletici (F.I.S.A.).
Le società di Fortunato Zanti ed Umberto Blasi chiedono che i due corridori, che erano passati al professionismo, vengano riqualificati dilettanti.
Si farà un referendum per la nomina dei nuovi dirigenti della nuova F.I.S.A. e per l’approvazione del nuovo statuto federale. Che l’art. 1 recita: “Allo scopo di favorire in Italia lo sviluppo del podismo si è costituita la Federazione Italiana degli Sports Atletici”.
Nonostante l’on. Brunialti da tempo desiderasse dare le dimissioni da presidente della F.P.I. nel referendum egli viene nuovamente eletto presidente. Con lo stesso referendum viene accettata la nuova denominazione di F.I.S.A., con sede sempre a Roma. Di notevole il fatto che dei due nuovi vicepresidenti uno sia il cav.uff. Fortunato Ballerini, che in passato ha avuto cariche importanti nella Federazione Ginnastica (F.G.N.I.); e che era stato addirittura segretario del comitato organizzatore delle Olimpiadi, poi rientrate, di Roma, nel 1908.
Resta il fatto che è ancora la F.G.N.I. che dovrà dare le autorizzazioni per i records dei salti e dei lanci.
Comunque col Congresso di Milano del 1909 fu compiuto il primo passo per l’unificazione in Italia di tutte le competizioni che fanno parte del programma di atletica leggera, cosa da sempre pacifica fuori della penisola, come dimostrano i campionati inglesi, statunitensi, francesi e le Olimpiadi del 1896.
Nel mese di gennaio del 1911 prende vita intanto a Milano la Federazione Atletica Professionisti Italiani che vivrà però un solo anno.

fonte: a cura di Gustavo Pallicca, A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana – Bruno Bonomelli

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