STORIA DELLA FEDERAZIONE – APPENDICE 3

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

CORSE DI RESISTENZA….NON ANCORA MARATONE O “NON COMPETITIVE”

Chi pensa che le gare di lunga lena, oggi proliferate al punto da rasentare la saturazione dei calendari, siano una invenzione dell’atletica moderna, si sbaglia di grosso.
La scoperta della pratica sportiva vide i “pedestri” di fine ‘800 cimentarsi in prove di resistenza su distanze “impossibili” (pensate solo alla Torino – Barcellona!!), affrontate per di più senza una preparazione specifica e con un’assistenza medica nella maggior parte dei casi assolutamente inadeguata.
Le sfide fra i “campioni” nati nelle file delle società di ginnastica, le prime a dare impulso a questa nuova attività sportiva in aggiunta a quella istituzionale, si fecero sempre più frequenti e singolari rivelando una voglia smaniosa di confrontarsi.
I giornali sportivi quali “La Bicicletta” e “La Tripletta”, prima, seguiti da “La Gazzetta dello Sport” si fecero promotori di molte iniziative a favore del nuovo sport. Ma non furono solo i quotidiani sportivi a capire l’importanza di un movimento che incontrava ogni giorno di più il favore degli sportsmen dell’epoca, in alternativa alla preponderante diffusione del velocipedismo.
Il Corriere della Sera fu uno dei primi a scendere in campo e organizzò nell’ottobre del 1895 una “marcia di resistenza a piedi” sulla distanza di 55 chilometri!
Il programma specificava chiaramente che il tragitto andava percorso a passo di marcia, tranne gli ultimi 150 metri che, a discrezione dei concorrenti, potevano essere fatti anche di corsa.
Il tempo massimo della gara venne fissato in 12 ore. Non erano previsti premi per i primi classificati (altro che denaro e generi di conforto….), ma tutti avrebbero avuto lo stesso premio individuale: una medaglia d’argento ed un diploma.
L’organizzazione della marcia fu affidata ad una commissione di delegati delle società ginnastiche milanesi Forza e Coraggio e Pro Patria.
La partenza era prevista per le ore 6 antimeridiane del 20 ottobre dalla Piazza del Duomo di Milano dove i concorrenti, convocati per le 5, sarebbero stati divisi per centurie, a seconda del numeri con i quali erano contraddistinti i loro bracciali. L’arrivo venne fissato al Rondò della Gagnola.
Questo il percorso: Piazza del Duomo – Porta Venezia – Loreto….viale dei platini sino al Rondò vicino alla Villa Reale di Monza (km. 14,900) – Muggiò (km. 2,300) – chiesa parrocchiale di Desio (km. 3,400) – si imboccava poi la strada per Bovisio, strada comacina (km. 4,900) – poi a settentrione sino a Cesano Maderno (km. 3,400) – ancora avanti attraverso il bosco delle Groane, fino a Ceriano (km. 5,100) e poi ancora sino al ponte sul Lura nei pressi di Saronno. Dopo aver attraversato il paese di Saronno si arriva a Villa Dubini (km. 2,800). Da lì a sud-est sino al Rondò della Gagnola (km. 18,200).
Gli iscritti furono 1548, uomini di tutte le età e condizioni, una cifra eccezionale per quell’epoca, e comprendevano “pedestri” appartenenti a società ginnastiche, società sportive, scuole e circoli di insegnamento, società operaie, società di divertimento e circoli ed infine società diverse, non meglio classificabili.

Ma ora affidiamo la cronaca della gara all’inviato de La Bicicletta che così descrisse l’avvenimento :

La partenza
Alle 5, a quest’ora insolita, con un freddo pungente ed un’oscurità stellata, in piazza del Duomo non aveva mai occasionato un’animazione così caratteristica e rumorosa. I fari della luce elettrica imbiancavano quei gruppi multiformi arrivanti d’ogni parte, ogni momento, quella allegria festosa di gioventù, di forza e di speranze. Le finestre delle case circostanti e dl corso Vittorio Emanuele erano gremite di curiosi.
Alle 5 e 3/4 dall’alto della scalinata del Duomo un trombettiere diede il primo squillo. Con una rapidità straordinaria, furono tosto formate le centurie: i capi procedettero all’appello e alla distribuzione degli scontrini di partenza. Alle 6 precise suonò il secondo squillo e l’enorme colonna si mosse ondeggiando, imboccò il corso con passo militare, splendida per ordine. Erano circa 1.150 persone. Ma subito dopo incominciò il disordine del riordinamento: i più impazienti si portavano avanti, le società cercavano di riunire i propri iscritti per marciare di conserva, i pacifici si mettevano in coda.
Lungo il percorso assisteva una gran folla; uno squadrone di ciclisti apriva la marcia, suonando allegramente i campanelli.
Fuori di Porta Venezia i diversi gruppi dei marciatori erano perfettamente delineati.

L’arrivo

L’osteria Isola d’Italia, al Rondò della Cagnola, è imbandierata. Molti i curiosi e i ciclisti che si recano ad incontrare i camminatori.
Alle 12 il tenente Forlanini arriva, annunciando che un camminatore sta per arrivare.
Esso non è il Lussani (ndr. il Lussani era passato primo al controllo di Bovisio, km.25,500 alle 9 precise insieme a Alfredo Nera), il quale si è ritirato a Cesano Maderno.
Alle 12.30 infatti si vede il primo: esso è accompagnato da molti ciclisti. Fa gli ultimi 100 metri a passo di corsa, fra gli applausi.
E’ Nera Alfredo, un ragazzo sedicenne, socio della Unione dilettanti corse pedestri. Egli porta il n. 968. E’ studente. Ha compiuta una splendida marcia, giacché ha fatto il percorso in 6 ore 32’30”. Nel 1894 compie in una gara di corsa 25 km in 1 ora 58′.
E’ abbastanza fresco.
Dopo 15 minuti arriva al passo di corsa, freschissimo, il n. 1395 che è Pedrazzi Angelo, d’anni 21, fattorino telegrafico, della società Fattorini e portieri. Il suo allenamento l’ha fatto in servizio.
Il Corriere della Sera, che ha preparato una colazione per il Comitato ordinatore, invita i due primi arrivati a parteciparne ed entrambi mangiano di ottimo appetito.
Giungono poi contemporaneamente Fumagalli Giovanni, d’anni 20, meccanico, socio della Forza e Coraggio e Trevisan Ferruccio d’anni 17 socio della Speranza in ore 7 e 2′.
Poi gli arrivi si susseguirono.
Alle 16 – vale a dire nelle 10 ore – arrivarono in più di 1100.

fonte: Gustavo Pallicca

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