LA “MAMMINA VOLANTE” CI HA LASCIATI

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Fanny Blankers-Koen era nata ad Amsterdam il 26 aprile del 1918.
E’ stata lei l’atleta del ventesimo secolo: la Federazione mondiale l’ha celebrata a Montecarlo nel dicembre del ’99 insieme a Carl Lewis. Quel giorno Fanny raccontò di nuovo la sua fiaba, i giorni belli e fantastici di Londra ’48 quando conquistò quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi gareggiando da protagonista. Ma lei, mamma di due bimbi, dopo aver vinto tre gare e prima di correre la staffetta, voleva tornare a casa. A convincerla a rimanere, che lì in quel momento era la sua casa, il suo posto, è stato il marito Ian Blankers, grande triplista e suo allenatore sposato nel ’39.
Fanny Blankers-Koen, pasionaria di uno sport stupendo, interprete sublime dell’atletica, è stata la prima vera campionessa moderna. Donna capace di imprese eccezionali, vent’anni filati in pista nonostante i guai di una atroce guerra nel mezzo, la mammina volante così soprannominata per i successi a Londra, 80 metri ostacoli, 100 metri, 200 metri e 4×100 metri, è apparsa sulle piste nel ’35 cimentandosi negli 800 metri e correndo subito forte, 2’29’’ in una distanza che, allora, era ritenuta essere per una donzella infinita, un inferno autentico. Un anno dopo Fanny ha gareggiato ai Giochi di Berlino ’36. Aveva appena 18 anni e in Germania, nell’Olimpiade di Hitler che doveva sancire il trionfo della razza ariana, la giovane ragazza olandese si prese due quinti posti, nell’alto con 1.55 e nella 4×100. Lasciò quel grande, austero, trionfale stadio Olimpico, senza medaglie ma con un altro importante trofeo: l’autografo di Jesse Owens, il mito lì si prese quattro ori (100, 200, lungo e 4×100). Non sapeva, allora, la piccola Fanny, che dodici anni dopo lei avrebbe fatto altrettanto.
Tre Olimpiadi, Berlino, Londra e poi Helsinki ’52. In Finlandia, a 34 anni, Fanny Blankers-Koen raggiunse la finale degli 80 metri ostacoli ma rinunciò a prendere il via per un infortunio. Continuò a gareggiare, lo fece fino a 37 anni vincendo il suo ultimo titolo nazionale, il numero 58, nel lancio del peso. Salutò le gare e l’agonismo ma non lo sport, che rimase sempre nel paradiso della sua vita. Tennis e bicicletta per non arruginire, per rimanere un’atleta per sempre.

fonte: Il Messaggero 27/01/04

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