STORIA DELLA FEDERAZIONE – 4

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Il 21 febbraio successivo, nella prima seduta della nuova F.I.S.A. il presidente on. Attilio Brunialti rassegna irrevocabilmente le dimissioni, mentre quindici giorni prima era stato riconfermato membro dell’Istituto Nazionale per l’incremento dell’Educazione Fisica, eretto in ente morale.
Il V Congresso della F.I.S.A. (ex F.P.I.) ha luogo a Roma, secondo le deliberazioni del IV Congresso di Milano. L’atmosfera è piuttosto rarefatta nonostante le dimissioni di Brunialti. Ci si batte per questioni marginali. Cartesegna di Torino propone l’aumento del prezzo della tessera; l’Agamennone di Milano vuole una garanzia per i premi; Balestrieri parla in favore dell’appartenenza dei professionisti alle società federate. Si conclude assegnando i campionati ed il VI Congresso del 1912 (anno olimpico) alla città di Verona.
Per acclamazione, nonostante le eccezioni dei pochi lombardi, Roma continuerà ad essere sede della Federazione.
Nelle settimane successive ha luogo il referendum postale per l’elezione dei nuovi dirigenti. Votano solamente 32 società.
Ottengono voti: l’on. Romeo Gallenga-Stuart (32), il cav.uff. Fortunato Ballerini (32), il cav. Mario Saraceni (32), il prof. Enrico Brignoli (32), l’avv. Felice Tonetti (32), Venarucci (32), Guido Baccani (28), Olinto Bitetti (28), Placido Sifoni Ausidei (27), Carlo Volpi (25), Luigi Zeri (25). Appena conosciuto l’esito delle votazioni, Saraceni e Zeri rassegnano le dimissioni provocando una crisi.
Il fatto è che le Olimpiadi di Stoccolma si avvicinano e i soliti furbacchioni cercano di entrare nelle organizzazioni sportive per sbafare il viaggio. La crisi è soffocata e l’on. Gallenga-Stuart viene eletto presidente dai componenti del Consiglio direttivo.
Ma l’inefficienza dei romani è notevole.
La F.I.S.A. si dimentica i suoi compiti statutari: non organizza i campionati di “Maratona Italiana” sia nella corsa che nella marcia, nonostante il richiamo all’ordine apparso sulla “Gazzetta” del 6 ottobre 1911. Anche il campionato di corsa campestre viene dimenticato.
La F.I.S.A. di Gallenga-Stuart minaccia fuochi e fulmini ai dilettanti che gareggiano con i professionisti, ma nessuno l’ascolta.
In compenso pubblica una tabella di tempi-limite per l’iscrizione alle Olimpiadi di Stoccolma. Esempio: m. 100 – 10”4/5 – 11” – 11”1/5. Chi uguaglia o supera il primo limite verrà senz’altro iscritto. L’iscrizione di quelli che hanno superato gli altri limiti è subordinata al numero di posti disponibili.
La F.I.S.A. detta però norme solamente per le corse, lasciando alla Federazione Ginnastica campo aperto per i salti e i lanci. Anche per questa remissività i lombardi si agitano.
Ma il bello succede nel maggio 1912 a Verona. L’apertura del VI Congresso deve essere rimandata perché non è presente un solo rappresentante della federazione. Inoltre il bollettino della F.I.S.A. non aveva mai indicato il giorno, l’ora e il locale dove si sarebbe svolto il Congresso. Per tutto questo l’assemblea dà un voto di biasimo ai dirigenti romani. Nonostante ciò: “…la stessa assemblea, dopo due giorni, rinnova la sua fiducia nell’attuale direzione, riconfermando la sede della Federazione a Roma”. Questo è il commento di Del Bo apparso su “Lettura Sportiva”.
In effetti la votazione per la sede aveva dato il seguente risultato: Roma 11 voti, Milano 9, Verona 4.

I milanesi alla riscossa
Le società lombarde però non si rassegnano, invalidano il VI Congresso e con una lettera del 23 maggio danno 15 giorni di tempo al C.D. della F.I.S.A. per rispondere in merito. Viene quindi organizzato un nuovo referendum per la sede postale, 45 società rispondono. Milano ottiene 27 voti; Roma 17; Verona 1.
Siamo al 30 giugno 1912 mentre stanno per avere inizio a Stoccolma i VI Giochi Olimpici.
Alla metà di agosto viene eletto per referendum il nuovo Consiglio Direttivo della F.I.S.A.
I milanesi Baruffali, Cordano, Del Bo, Ferrario, Longoni, Toma, Zanetti e Mario Brambilla ottengono 36 voti.
Il 22 agosto 1912 nei locali dello “Spaten Brau” vengono elette le cariche: Presidente avv. Edgardo Longoni, nato a Milano nel 1880. Giovanissimo nel 1896 aveva partecipato a gare podistiche (2° nei 150 metri in 16”1/2!?!). Vicepresidenti: dott. Carlo Del Bo e Angelo Cordano. Segretario: Antonio Toma. Cassiere: dott. Achille Baruffaldi.
L’attività atletica in Italia riceve dal nuovo C.D. una spinta notevole. Basti dire che le gare di salto e di lancio faranno d’ora in avanti parte integrante di ogni manifestazione della F.I.S.A.
Già nel maggio 1913 si tiene a Milano una manifestazione “olimpionica” in vista delle Olimpiadi di Berlino previste per il 1916 e poi non effettuate per la prima guerra mondiale.
Scendono a Milano atleti stranieri per competere con i nostri.
Nell’aprile 1913 muore il cassiere della F.I.S.A. Baruffali e Toma dà le dimissioni da segretario. Vengono sostituiti da Antonio Vaghi (segretario) e da Ambrogio Ferrario (cassiere).
Quello che viene chiamato VIII Congresso si era tenuto a Milano a Palazzo Marino il 5 e 6 gennaio 1913 e aveva deliberato:
a) Il funzionamento dei Comitati Regionali;
b) Il potere dei C.D. dura tre anni.
c) Elezione plebiscitaria del precedente C.D.

Nasce la “International Amatheur Athletic Federation” (I.A.A.F.)
Nel corso della XIV sessione del C.I.O. a Stoccolma nel 1912, i tedeschi avevano proposto la costituzione di una federazione internazionale di atletica. I rappresentanti delle principali potenze atletiche mondiali furono perciò invitati a raggiungere Berlino il 20 agosto 1913. Della partita doveva essere anche l’Italia. Ma la lettera d’invito fu indirizzata erroneamente dai tedeschi a Roma e andò perduta.
Disattenzione o boicottaggio dei romani?
Non si saprà mai. Il fatto è che già l’anno precedente (1912), dopo il passaggio della F.I.S.A. da Roma a Milano, il consigliere Angelo Cardano aveva dovuto recarsi a proprie spese a Roma per ritirare i documenti federali, che da tre mesi erano stati inutilmente richiesti. Di conseguenza nessun delegato italiano partecipò ai lavori di Berlino e l’Italia non figura fra i paesi fondatori della I.A.A.F.
Fu un danno notevole per il movimento atletico peninsulare: passarono dieci anni prima che i regolamenti tecnici concordati nell’allora capitale del Kaiser fossero interamente conosciuti e applicati in Italia.
Così la Gazzetta dello Sport attraverso una corrispondenza della I.D.B., descrive i tre delegati statuinitensi: “Sullivan, il tecnico, salta e dimostra nell’aula; Kirby, il legale, è piccolo, magro, serio; l’ex colonnello Tomphson, il diplomatico, è impenetrabile”.
A Berlino si lavorò per cinque giorni e alla fine furono approvati:
a)la definizione del dilettante in atletica; b) il programma “standard” dei Giochi Olimpici, con l’abbandono dei lanci a due braccia e dei salti da fermo; c) la creazione di attrezzi tipo, come la pertica, il disco, il giavellotto, gli ostacoli; d) la data e il luogo del successivo congresso della I.A.A.F. (Parigi, giugno 1914).
Presidente della I.A.A.F. fu eletto lo svedese Edstroem.

fonte: A.S.A.I.–Archivio Storico dell’Atletica Italiana–Bruno Bonomelli

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