GRANDI CAMPIONI: EMILIO LUNGHI

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EMILIO LUNGHI – la prima medaglia olimpica italiana

La rinuncia della città di Roma ad ospitare la IV edizione dei Giochi, fece dirottare su Londra l’onere organizzativo della rassegna olimpica, la quale, dopo la buona riuscita dei Giochi Intermedi di Atene del 1906, era attesa alla grande conferma dopo il significativo esordio in terra di Grecia (1896), al quale erano seguiti i “fiaschi” di Parigi (1900) e St.Louis (1904).
In Italia si costituì il Comitato Italiano per i Giochi di Londra che ebbe il compito di organizzare la trasferta e di comporre la squadra, anche se la scelta definitiva degli atleti fu demandata alle singole federazioni.
La selezione dei partecipanti alle gare di atletica venne pertanto demandata, per quanto riguardava le gare di corsa, alla Federazione Pedestre Italiana presieduta dall’on.le Brunialti, , mentre per i lanci ed i concorsi fu competente la Federazione Nazionale di Ginnastica.
La F.P.I. scelse i campionati italiani, in programma a Roma, Piazza di Siena (pista m. 370,80), dal 31 maggio al 3 giugno, per selezionare gli atleti da schierare a Londra.
In questa edizione della massima rassegna atletica nazionale, organizzata nell’ambito di una festa polisportiva indetta dall’Istituto Nazionale per l’incremento dell’Educazione Fisica, i mise in luce, fra gli altri, un atleta destinato ad entrare nella storia dell’atletica leggera italiana: Emilio Lunghi.

Lunghi era nato a Genova il 16 marzo 1886 (e non nel 1887 come riportato da alcune fonti. Marco Martini ha ottenuto dal comune del capoluogo ligure il certificato di nascita che conferma la data del 1886) ed aveva cominciato la sua attività sportiva nel 1902, quando era ancora studente dell’Istituto Nautico, nelle file della Società Ginnastica Andrea Doria,.
In quel periodo la Liguria era una delle regioni più progredite nel campo sportivo ed era stata fra le prime ad organizzare manifestazioni podistiche. La Liguria vantava inoltre già campioni consacrati come Cesare Augusto Ferrari, vincitore a Torino del primo campionato italiano di corsa di resistenza.

Il giovane Lunghi si segnalò proprio in un campionato regionale di mezzofondo (m. 1800, Genova 12 ottobre 1902) finendo secondo dietro Annibale Galmozzi della “Nicolò Barabino” di Sampierdarena, atleta che in quel momento era considerato il più bravo in assoluto in Liguria (terzo classificato sul miglio ai campionati italiani disputatisi a Torino il 15 settembre 1901).
La prima vittoria di Emilio Lunghi è datata 24 maggio 1903 e fu ottenuta a Genova, loc. Acquasola in una gara sui 3000 metri davanti a Carlo Rainero dello Sport Pedestre di Genova.
In poco tempo Lunghi divenne un beniamino delle folle e La Gazzetta dello Sport ne parlò continuamente con toni entusiastici, segnalando, fra l’altro, la sua presenza come “scratch” nelle gare ad handicap.
Nel 1904, sempre per i colori della S.G. Andrea Doria, partecipò al Concorso Ginnastico Nazionale Federale che si disputò il 2 giugno a Firenze nell’anfiteatro realizzato sul prato del Quercione alle Cascine. Lunghi si cimentò sulla distanza dei 1000 metri finendo al secondo posto dietro al concittadino Roberto Penna della Cristoforo Colombo.

Lunghi era dotato di un fisico perfetto. Alto 1.80, ben strutturato, era di bellissimo aspetto e quindi esercitò un gran fascino sulle donne, verso le quali era attratto con ugual trasporto.
Era molto versatile nella pratica sportiva, spaziando dalla ginnastica al nuoto, dalla lotta al sollevamento pesi. In atletica, dove non era ancora (almeno in Italia) in auge la specialità del decathlon, nella quale avrebbe sicuramente eccelso, si cimentò nelle più svariate specialità. Era in grado di superare agevolmente il metro e sessanta nel salto in alto e di battere nel lancio del disco i migliori specialisti italiani. Anche la specialità dei 400 metri ad ostacoli lo vide fra i primi praticanti a livello nazionale.

Nel 1905 Lunghi passò al club più importante della Liguria, lo Sport Pedestre Genova e il 18 giugno al velodromo Umberto I di Vercelli vinse il suo primo titolo italiano aggiudicandosi in 4:27.0 la gara dei 1500 metri, davanti a Roberto Penna, che gli giunse a tre metri, e ad Aduo Fava della Fortitudo Bologna.
Lunghi si dedicò con grande spirito agonistico a molte gare su strada (circuiti cittadini) tanto è vero che il 29 ottobre di quello stesso 1905 batté di un soffio Dorando Pietri nel Giro di Milano (metri 11.250) con il tempo di 35:45 contro i 35:46 del carpigiano.
Nel 1906, per le note diatribe fra la Unione Pedestre Italiana e La Gazzetta dello Sport , si disputarono due campionati italiani. Emilio Lunghi partecipò ad entrambi vincendo a Torino (30/9) il titolo dei 400 e 1500 metri mentre a Milano (21/10) doppiò quello dei 1500.

Disertò i campionati del 1907 mentre fu in gara a quelli del 1908, valevoli quale selezione per i Giochi di Londra, che come già detto vennero organizzati a Roma dal 31 maggio al 3 giugno.
Le gare si svolsero sulla pista di Piazza di Siena, favorite da splendide condizioni atmosferiche alla presenza di oltre 5.000 spettatori fra i quali i Sovrani d’Italia.
Nella giornata di apertura il genovese si aggiudicò di nuovo il titolo nazionale dei 400 metri battendo di circa 15 metri Massimo Cartesegna dell’Audace di Torino. A Roma quell’anno gli organizzatori inclusero nel programma dei campionati la gara dei 1000 metri al posto dei 1500 che si disputò nello stesso pomeriggio del 31 maggio.
Lunghi si impose con grande facilità nella gara, scavando una voragine fra lui e gli avversari.
Emilio se ne andò in partenza facendo gara solitaria. Transitò in 26.4/5 ai 200 metri, 56.1 ai 400 e 1:59.1/5 agli 800 (tempo che era di gran lunga la miglior prestazione italiana su quella distanza). Continuò a spingere e chiuse ai 1000 metri nel tempo di 2:31.0, che rappresentò la migliore prestazione mondiale (ufficiosa in quanto la I.A.A.F. ancora non esisteva). Il tempo ottenuto da Lunghi andò a sostituire quello del francese Henri Deloge, podista che il 29 giugno del 1902 aveva corso la distanza in 2:35.4/5 nel corso del Grand Prix de Paris.
Nell’occasione funzionarono da cronometristi il velocista Claudio Carpi e l’avvocato Volpi, ai quali si deve anche la rilevazione dei tempi intermedi.

Prima di partire per Londra Lunghi gareggiò a Milano, al molo Lucedio, in una gara di 800 metri in rettilineo su strada. Il risultato di quella prova, 1:52 fu salutato dalla stampa come nuovo record del mondo. Emilio coprì i primi quattrocento metri in 54.0 ed ebbe ragione del professionista F. Hewitt di Sydney e del dilettante C.H. Kilpatrich di New York.
La prestazione tuttavia non poté essere omologata neppure come primato italiano.
Il “mondiale”, se così si può chiamare, era dello stesso Kilpatrick (1:53.2/5) ottenuto sulle 880 yard ma con le quattro curve regolamentari delle piste da stadio.

A Londra per la prima volta gli atleti gareggiarono in gare olimpiche nel nome dei rispettivi paesi.
I Giochi Olimpici si disputarono nell’impianto polisportivo di White City in Shepherd’s Busch, una zona semideserta della periferia londinese, su di una pista nuovissima che misurava m. 536,45.
Le fatiche olimpiche di Lunghi ebbero inizio un’ora dopo la cerimonia d’apertura che ebbe luogo il 13 luglio.
Schierato nella terza batteria dei 1500 metri, Lunghi corse sotto la pioggia in 4:03.4/5 classificandosi secondo alle spalle dell’inglese Norman Hallows (4:03.2/5). Il tempo del genovese risultò di gran lunga inferiore a quelli dei vincitori delle altre sette eliminatorie, ma non gli consentì l’accesso alla finale che per l’assurdo regolamento spettava solo ai primi classificati di ogni singola batteria. Lunghi dovette quindi rassegnarsi a guardare la corsa che assegnò le medaglia d’oro dalla tribuna.
Il suo tempo non venne omologato dagli organismi del tempo come primato nazionale. Il suo 4:03.4/5 venne migliorato solo nel 1923 da un altro italiano, Disma Ferrario che riuscì a correre in 4:02.1/5.
Ecco come La Gazzetta dello Sport descrisse quella sfortunata batteria: “Alla partenza Cartasegna di Torino prende la testa. Lunghi lo passa quasi subito tenendo la testa per tutto il percorso. Cartasegna intanto non resiste e cede mentre l’americano Riley all’ultimo giro tenta di passare il nostro Lunghi, ma invano. Hallows subentra nel rettilineo d’arrivo battendo quasi sulla linea del traguardo Emilio Lunghi di appena un metro. Il tempo però dell’uno e dell’altro costituiscono perciò record del mondo, così che la giuria provvederà ad ammettere in finale anche l’italiano”.
La previsione del corrispondente del quotidiano milanese fu piuttosto ingenua e il provvedimento auspicato in favore dell’italiano non si realizzò.
Fu un vero peccato perché se Lunghi avesse potuto correre la finale, lo avrebbe sicuramente fatto da protagonista. La vittoria andò così a sorpresa all’americano Mel Sheppard, lo stesso che l’italiano incontrerà nella finale degli 800 metri sette giorni dopo.
Lunghi smaltì la rabbia per l’immeritata eliminazione e una settimana dopo – martedì 21 luglio – ottenne un meritato secondo posto negli 800 metri, conquistando la prima medaglia olimpica dell’atletica italiana.
In batteria (20 luglio) Lunghi ebbe ragione senza difficoltà dei suoi avversari, migliorando il suo personale con un ottimo 1:57.1/5, il tempo più rapido delle batterie eliminatorie.
Nella finale che si disputò il giorno dopo, Emilio seguì con coraggio il ritmo dello statunitense Sheppard che a metà gara transitò con un sensazionale 53.0, andando poi a chiudere la gara nel tempo di 1:52.4/5, nuovo primato mondiale.
Lunghi fu sorpreso dal ritmo del rivale. Gli rimase per tutta la gara abbastanza vicino, ma per quanti sforzi facesse non riuscì a riprenderlo, finendo secondo, distaccato di circa 8 metri nel tempo di 1:54.1/5, migliore del precedente limite olimpico.
La Gazzetta dello Sport del 27 luglio riportò alcuni commenti del dopo gara del nostro fuoriclasse: “Negli 800 metri (Lunghi) sollevò l’entusiasmo di tutto il pubblico che gremiva lo stadium pur rimanendo soccombente al terribile Sheppard. Tutti però sono concordi nel preconizzare in lui il corridore fenomenale, il futuro campione del mondo. La sua struttura meravigliosa, snella, armonica e robusta ad un tempo, giustifica infatti insieme alle sue doti di combattente, alla portentosa elasticità dei garretti ed al bellissimo stile questi lusinghieri apprezzamenti. Una cosa sola gli manca. La volontà tenace di dedicarsi con imperturbabile costanza, misura e regolarità ad un serio e razionale allenamento. Noi però speriamo che il fortissimo genovese, ammaestrato e stimolato da questa sua onorevole disavventura, si metterà d’ogginnanzi di buzzo buono per far sì che s’avverino le speranze di coloro che l’ammirano”.

Nel luglio del 1909 Lunghi, invitato dall’allenatore americano Lawson Robertson, che lo seguì anche dal punto di vista tecnico, affrontò una lunga trasferta americana che si protrasse dal 3 luglio al 27 ottobre (trasferimenti esclusi…).
Dopo un inizio incerto (un ritiro, un terzo ed un secondo posto), Lunghi inanellò una serie di undici successi intervallati da altri due secondi piazzamenti.
La prima grande affermazione è datata 7 agosto quando il nostro campione affrontò sulle 600 yard (metri 548,62) all’Asbury Park di New York, Harry Hillman, l’orgoglio dei Mercury Footers dell’Athletic Club.
Lunghi vinse la gara superando l’americano di soli 15 cm nel tempo di 1:13.4/5.
Pochi giorni dopo, il 22 di agosto, sempre sulla stessa distanza delle 600 yards, Lunghi sconfisse al Celtic Park di N.Y. il campione olimpico di Londra Sheppard in 1:13.1/5, impresa che ripeté il 6 settembre sulla stessa pista ma sulla distanza delle 700 yard (1:27.2/5, miglior prestazione mondiale, precedente 1:31.0 di “Lon” Myers nel 1882).
Subito dopo quella gara Emilio si trasferì in Canada dove si esibì a Montreal (15/9), Scarborough e Hamilton (25/9) sempre sulle 880 yards.
A Montreal le gare erano valide per il Campionato del Canada e si disputarono su una pista di 536,35 metri (un terzo di miglio inglese) di proprietà della Montreal Amateur Athletic Association. Lunghi, che correva per i colori dell’Irish-American A.C., si aggiudicò la prova in 1:52.4/5, rallentando volutamente nel finale, stabilendo un eccezionale record mondiale, che in Italia venne riconosciuto solo nel 1927 quando la F.I.D.A.L., subentrata alla F.I.S.A. nella conduzione federale, si preoccupò di sollecitare alla consorella canadese i dati necessari per la omologazione della prestazione quale primato italiano.
Il giornale francofono “La Presse”, consultato da Roberto L. Quercetani in occasione della sua trasferta in Canada per assistere ai Giochi del 1976, riportò questa annotazione: “Lunghi avrebbe potuto fare 1:50, perché rallentò volutamente l’andatura a 25 yard dal filo di lana”.
A fine settembre Lunghi rientrò negli Stati Uniti e il 10 ottobre al Celtic Park di N.Y. stabilì un nuovo primato del mondo, quello sui due terzi di miglio (1.320 yard pari a metri 1072,86) con il tempo di 2:45.3/5, battendo di 2.3/5 il record precedente stabilito nel 1882 dal celebre Walter G. George a Barkeley Oval (Inghilterra) in 2:48.1/5.
Lunghi tornò in Italia a metà dicembre sbarcando prima a Napoli e infine a Genova.
Il bilancio del genovese in America era stato su 31 gare disputate di 27 vittorie ottenute contro i migliori mezzofondisti del mondo. Incontrò quattro volte il campione olimpico Mel Sheppard e lo batté tre volte.
Per due anni, 1909 e 1910, Lunghi non partecipò ai campionati italiani, ai quali si ripresentò nel 1911 vincendo a Roma il titolo dei 1000 metri (2:40.1/5) davanti a Guido Calvi e Massimo Cartesegna, dal quale venne successivamente battuto nella prova dei 1200 metri con siepi.

Lunghi si riprese il titolo di questa ultima specialità nel 1912 vincendo la prova disputatasi a Verona (16/5) nel tempo di 4:00.3/5 battendo Massimo Cartesegna e Catullo Zanier e confermandosi campione italiano dei 1000 metri (2:42.1/5) ancora una volta davanti a Calvi.
Decisivo il suo apporto alle staffette dello Sport Club Italia di Milano che si laureò campione nazionale della 4 x 440 yard e della staffetta olimpionica sul miglio (200+200+400+809).
Cinque gare e cinque vittorie; questo fu il suo bilancio dei campionati che smentì categoricamente coloro che volevano Lunghi fuori forma a causa del servizio militare.

Ma qualcosa nel suo meraviglioso meccanismo di atleta si andava guastando. Infatti ai Giochi di Stoccolma non riuscì a superare le semifinali sugli 800 metri come sui 400.
Per dirla tutta c’è da far osservare che alla vigilia dei Giochi Lunghi era ancora arruolato nella Regia Marina in qualità di semaforista e non aveva indossato le scarpette chiodate da molto tempo.
Il 6 luglio 1912 nello splendido stadio olimpico di Stoccolma corse nella prima batteria degli 800 metri e terminò al secondo posto dietro all’americano Caldwell in un tempo stimato di 1:59.1.
Il giorno dopo si corsero le semifinali. Lunghi si presentò in testa nel rettilineo d’arrivo, ma venne sopravanzato da quattro concorrenti che ne determinarono la eliminazione nel tempo stimato di 1:56.0.
L’11 luglio si corsero le batterie dei 400 metri piani. Lunghi indossò per la prima volta le scarpette chiodate (di solito utilizzate solo per le gare di velocità) e si qualificò facilmente (50.5).
In semifinale Emilio giunge secondo dietro allo statunitense Hoff (49.7) in un tempo stimato di 50.0 che tuttavia non gli permise di accedere alla finale.
Si concluse così la sua avventura olimpica cominciata quattro anni prima a Londra.

Ai campionati italiani di Milano del 1913, organizzati dalla F.I.S.A. sul campo della U.S. Milanese (pista m. 375), Lunghi si aggiudicò il titolo dei 1500 metri in 4:16.3/5 (20 settembre), mentre il giorno dopo si cimentò, aggiudicandosi il titolo, sulla distanza dei 400 metri ad ostacoli nel tempo di 1:02.2/5 davanti a Giuseppe Bernardoni (Pro Morivione di Milano). La gara si effettuò a cronometro.
Nel 1914 si trovò impegnato nella difesa delle coste di Varignano nel golfo di La Spezia, attività che lo impegnò fino al termine della guerra (1919).
Si allenò poco ma comunque partecipò a Milano ai campionati italiani aggiudicandosi il titolo degli 800 metri nel tempo di 2:02.3/5 (27 settembre) e quello della staffetta olimpionica con i colori dello Sport Club Italia (26/9). In precedenza aveva partecipato anche alla finale dei 400 metri finendo secondo a 30 centimetri da Franco Giongo (Virtus Bologna) dopo un entusiasmante spalla a spalla protrattosi per tutto il rettilineo di arrivo. Tempo del vincitore 51.3/5.
Giongo portò al successo la Virtus Bologna nella successiva finale della staffetta 4 x 400, dopo che Lunghi, in seconda frazione, aveva assicurato un temporaneo vantaggio alla formazione milanese.
Dal 1915 al 1918 i campionati nazionali furono soppressi a causa degli eventi bellici e vennero sostituiti da “Gare Atletiche Nazionali” che videro la partecipazione vittoriosa di Lunghi nelle prove dei 400 e 800 metri.
Ormai la carriera di Lunghi è giunta al capolinea. Nel 1918 e 1919 partecipò a manifestazioni di propaganda oppure ad esibizioni.
Rinunciò all’ultimo momento a schierarsi al via degli 800 metri nei Giochi Interalleati di Parigi (stadio Pershing) in programma per il 4 luglio 1919.

Cessata l’attività agonistica si impegnò in attività di solidarietà in favore dei marittimi, fondando con il comandante Giulietti la Federazione dei lavoratori del mare.
Nel 1920 fu assistente dell’americano Platts Adams, chiamato a svolgere l’incarico di Commissario Tecnico della nazionale di atletica in vista dei Giochi di Anversa.
Lunghi ricoprì lo stesso incarico anche ai Giochi di Parigi del 1924 dove fu anche membro della giuria di marcia.
Abbiamo visto che la natura era stata prodiga con Emilio Lunghi dotandolo di un fisico asciutto ed armonioso di proporzioni. Piaceva alle donne e le donne piacevano a lui.
Morì luetico nella sua Genova il 25 settembre del 1925 a soli 39 anni.
L’elenco dei suoi risultati è lunghissimo a testimonianza di un’attività veramente notevole in un lasso di tempo nel quale Lunghi non ebbe praticamente rivali in Italia. A parte i Giochi Olimpici, dove assurdi regolamenti ne frustarono – 800 metri a parte – le sue velleità di accesso alle finali ed alla esperienza statunitense e canadese del 1909, Lunghi non ebbe molte altre opportunità di incontrare atleti americani e inglesi, i soli in grado di creare in lui incentivi e stimoli in competizioni di alto livello.
Più tardi qualcuno tentò un paragone fra Lunghi e Beccali, la medaglia d’oro olimpica dei 1.500 metri ai Giochi di Los Angeles del 1932.
Ma come spesso avviene in questi confronti lo stato delle piste ed anche, come sopra abbiamo visto, le difficoltà degli scontri diretti con avversari di valore, rende problematica una corretta valutazione dei meriti e del valore di due atleti che comunque furono i primi a fare grande il mezzofondo italiano.

Fonti:
A.Frasca, S. Garavaglia, M. Martini, R.L.Quercetani “1898-1912. L’era di Dorando e di Emilio Lunghi – Storia dei campionati italiani di atletica leggera”, A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”, Brescia, 1999
G. Colasante “La nascita del Movimento Olimpico in Italia”, C.O.N.I., Roma 1996

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