INTERVISTA A SIMONE COLLIO

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Di ritorno dal Palazzetto di Gent Simone non è di ottimo umore. Era venuto qui con la speranza di ribadire il 6,58 che la scorsa settimana lo ha portato al centro dell’attenzione del movimento dell’Atletica Italiana, ma una starter di poca accortezza lo ha messo fuori gioco, negandogli la finale, così come ad altri due tra i migliori al mondo, prima d lui. 

Ma il mondo non gli è crollato addosso come a Genova lo scorso anno, quando, ai Campionati Italiano Indoor, una discutibile decisione dello starter lo allontanò da un podio che già vedeva suo.
Un anno è passato da allora e in questi 12 mesi Simone Collio è cresciuto fino ai massimi vertici nazionali, affacciandosi alla ribalta internazionale.
Ha bisogno di correre Simone, di muoversi con campioni veri, di prendere anche qualche lezione, come questa, per l’appunto, che l’ha messo fuori gioco. Ci ha pensato il portoghese Obikwelu, squalificato prima di lui, a stampargli in fronte un disarmante sorriso: “Non te la prendere: succede. Andrà meglio la prossima volta”.
“Ho imparato che i risultati si conquistano giorno per giorno – ci confida Simone –, partendo da lontano. Faccio ancora fatica ad accettare fuori programma come una squalifica, anche se qui non devo rimproverarmi nulla. Può succedere di incappare in uno starter che non capisce di abbreviare i tempi tra il “pronti” e lo sparo, mettendo fuori da una finale di un importante meeting tre dei principali protagonisti. Mi brucia che un’occasione sia andata sprecata perché so di stare bene e di valere il record Italiano sui 60 metri indoor”.

…si parte con le domande…

Da che cosa ti arriva questa consapevolezza?
Deriva innanzitutto dal rapporto di fiducia che ho instaurato con il mio allenatore Prof. Roberto Bonomi. Se lo dice lui per me è dogma di fede. Bonomi è un tecnico che non parla mai in maniera azzardata. Semmai sta zitto; dice una parola in meno piuttosto che una di più. Ma quando si esprime sulle tue possibilità, quando ti deve dare la carica non solo per gareggiare, ma anche per metterti al lavoro è ineguagliabile. È paziente, è gentile, è modesto; ti interpella, ti ascolta, ragiona con te, ma se deve stimolarti con qualche richiamo energico lo fa, eccome.
È tecnico di grandissimo valore che sa condurti gradualmente agli obiettivi prefissati. Lo scorso anno, ad esempio, nel lavoro invernale, essendo il mio primo anno con lui, non ho fatto alcuni lavori pesanti, che ha introdotto solo quest’anno, dopo che aveva potuto conoscermi e valutarmi bene. Ora lui sostiene che il record italiano nei 60 metri indoor è alla mia portata ed io gli credo. Io voglio quel record.

Non stai peccando un po’ di presunzione?
Affatto. Io l’ho sempre pensato senza dirlo, perché sapevo che tra il dire e il fare c’è di mezzo il… mare. Sapevo che quel “mare” era ed è un durissimo lavoro da fare con serietà, con perseveranza e con tanti, tantissimi sacrifici. Quei sacrifici li faccio consapevole dell’obiettivo che m sono preposto: “Dimostrare che non è vero che i neri nella velocità sono superiori ai bianchi.”
Quando ho iniziato a fare atletica qualcuno mi diceva: “Non fare velocità! Non potrai mai emergere. Lì i neri sono superiori ai bianchi, propri per costituzione fisica!”. Non ci ho mai creduto. Se vanno più forte, doping a parte, è perché si allenano di più; sanno stringere i denti; sanno soffrire. E mi sono detto: Devo fare lo stesso; devo fare meglio di loro per sfatare questo luogo comune. So bene di essere ancora lontano, ma intanto qualcuno l’ho già messo alle spalle.

Indicaci qualche esempio concreto delle rinunce che hai fatto e che stai facendo per raggiungere i tuoi obiettivi e quali sono questi obiettivi?
Da 18 mesi ho lasciato la famiglia a Milano e sono andato a Rieti per potermi allenare con il Prof. Bonomi. Lasciare gli affetti non è facile. Vivo da solo, con Luca Verdecchia e Giorgio Morbidelli in un casolare di campagna dove faccio tutti i mestieri, dal lavare gli indumenti a pulire la cucina, dal buttare via i rifiuti a fare il letto. Non è una vita facile. Molte le rinunce, ma anche molta serenità determinazione e perché no, consolazione.

Consolazione?
Si consolazione, perché tu sai che la gioia per quel cha fai sarà grande e sarà ancora più grande quando raggiungerai il risultato. Che poi sono obiettivi progressivi; raggiunto il primo scatta la corsa al secondo e così via, sempre più in alto verso l’Olimpo.

Verso l’Olimpo? Questo nome suona familiare…
Si verso Atene. Il mio obiettivo quest’anno sono le Olimpiadi non tanto come frazione della staffetta, ma come singolo sui 100 metri; io ci sarò. Lo voglio. Ne sono convinto.

Chi ti da questa sicurezza?

Il Prof. Bonomi, io stesso ed i miei genitori che mi hanno insegnato che cosa è la perseveranza nella vita. Io ho una precisa meta da quattro anni. Me lo sono giurato quando seguii la cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi di Sidney. “Ad Atene io ci sarò” giurai a me stesso. Ovviamente conosco anche i miei limiti; li ho ben presenti, mai io so di poterli superare. Sono determinato, se il Padre eterno mi darà una mano, ad essere presente ad Atene per incominciare la rimonta all’aperto sugli sprinter di colore.

A questo punto la domanda è d’obbligo: cosa pensi del doping?
Chi si dopa è un “fallito”; poco importa se la farà franca nello sport. Nella vita è un fallito, perché è una persona che non sa accettare la sfida. Ancor prima della sfida con gi altri, non sa accettare quella con se stesso. E lì, di fronte allo specchio della coscienza, non può barare. Chi si dopa non va lontano nella vita; finisce male, indipendentemente dal colore della sua pelle.

Ma secondo te come va la battaglia antidoping?
Non mi sembra molto bene in quanto si scopre ogni giorno che il doping è ormai diventato “una scienza”, nel senso che ci sono ricercatori e stregoni che lavorano solo per questo. Purtroppo l’antidoping arriva a smascherare prodotti dopanti quando questi sono già in circolo da anni. Insomma arriva in ritardo. E sapete dove sono i ricercatori delle case farmaceutiche che producono nuovi ritrovati dopanti? In America. Ogni allusione è puramente casuale. Dopo l’ultimo scandalo negli USA dei mesi scorsi sarebbero dovuti saltare fuori altri nomi. Li avete visti voi?
Occorre più serietà: norme severe che facciano pagare non solo l’atleta, con squalifiche pesanti, ma anche il suo enturage, una volta che si sono accertate le responsabilità. Occorrono sanzioni penali e non solo amministrative.

Tu hai firmato il protocollo ”io non rischio la salute”?
“Certamente e sono pronto a sottopormi in ogni momento ad esami incrociati sangue urine. L’anno scorso sono stato sottoposto a 6 controlli antidoping”.

Come sono i tuoi rapporti con la federazione?
Ne faccio parte e credo di esserne un degno rappresentante…Anche per questo esisto.

Che significa?
Che qualche exploit attira l’attenzione, diversamente è molto facile che si passi inosservati, anche con tempi e misure apprezzabili.

Spiegati meglio.
In tre mesi di allenamenti invernali non ho ricevuto una sola telefonata di qualcuno che mi chiedesse come stavo. Solo dopo il 6,58 di Erfurt qualcosa si è mosso. La cosa comunque non mi disturba, i miei genitori mi hanno insegnato che nella vita l’attenzione degli altri te la devi conquistare con i fatti e non con le chiacchiere. E per noi atleti far fatti vuol dire fare tempi. Per cui va bene anche così; del resto mi rendo conto che non navighiamo in buone acque e non mi aspetto nulla che non sia il riconoscimento dei risultati ottenuti.

Ti è servito entrare a far parte del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle?

Mentirei se lo negassi. Vengo da una famiglia che fortunatamente poteva e può ancora prospettarmi una sicurezza per il futuro. Quindi la mia scelta non è stata legata al desiderio di pensare al dopo atletica.
Per me entrare nelle Fiamme Gialle è stato un grande riconoscimento; far parte del gruppo più prestigioso dell’atletica italiana non è cosa che capita a chiunque tutti i giorni ed io sono grato. Io sono orgoglioso di essere un finanziere. Debbo confessare, peraltro, che prima di pensare alle Fiamme Gialle avevo scritto una lettera al Maresciallo Visini per chiedere di entrare nei carabinieri perché il gruppo sportivo dell’atletica loro era a Bologna e dunque molto più vicino a casa. Ma non ebbi risposta. Certo è stato meglio così.

Tu non ti alleni da solo ma con Donati e Verdecchia; come va il vostro sodalizio?
Bene, benissimo. Siamo amici e colleghi di lavoro. Lavorare in gruppo aiuta moltissimo, soprattutto quando si fa un lavoro duro. Ci si incoraggia a vicenda. Con Luca e Max mi trovo molto bene.

Senti Simone, noi sappiamo che voi atleti siete tutti esperti navigatori di internet, però non notiamo le vostre presenza nei forum che parlano di atletica. Eppure essendo voi i protagonisti dovreste essere una voce importante. Perché non intervenite?
Durante la fase degli allenamenti, credimi, è dura mettersi davanti ad un computer per discutere. Siamo stanchi morti e poi se abbiamo un po’ di tempo libero dobbiamo studiare. Io mi sono iscritto alla facoltà di scienze motorie e vorrei davvero poter laurearmi. Ho dato il mio primo esame ed ora sto preparando il secondo, ma è molto dura fare atletica a livello professionistico e nello stesso tempo studiare. Ho comunque dei buoni esempi davanti a me.

Chi ti ha invogliato a questo passo?
Il mio allenatore e i miei genitori. Serve anche a distogliere un po’ l’attenzione dalla pista e poi serve nella vita perché ad un certo punto ti accorgi che gli anni sono passati e devi girare pagina.

Ma in ultima analisi non sarà mica solo sacrificio l’attività atletica?
No è anche grande soddisfazione personale, grande gioia. E vale per tutti. A me piace molto seguire anche i ragazzini che fanno atletica. Li guardo e li ammiro per l’entusiasmo che ci mettono. E fare un autografo sulla loro maglietta da felicità a loro ma anche a me, tanta.

Chi è Simone Collio.
Simone Collio (180cm x 74kg) è nato a Cenusco sul Naviglio (MI) il 27/12/79 ed è arrivato dal calcio all’atletica leggera nell’autunno del 1996. 
Si è inserito subito ai vertiti dell classifiche italiane giovanili grazie alla guida dei tecnici Maria Grazia Vanni e Adolfo Rotta della Pro Sesto, la società originaria di Simone. Attualmente Simone milita nelle Fiamme Gialle dopo avervi svolto servizio militare.
Da diciotto mesi si è trasferito a Rieti dove si allena con gli amici/atleti Massimiliano Donato e Luca Verdecchia sotto la guida del Professor Roberto Bonomi. Il suo sponsor tecnico è la Nike.

I numeri di Simone:
60mt indoor: 6″58
200mt indoor: 21″08
100mt : 10″26w – 10″30
200mt : 20″96
4×100 di club: 38″95 (Record italiano di club)
4×100 italia: 38″42

Attività internazionale:
2003 – Campionati Mondiali indoor
2003 – Coppa Europa
2001 – Campionati Europei 23
1997 – Campionati Europei U18

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