STORIA DELLA FEDERAZIONE – 5

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

I primi campionati a programma completo

In Italia, nello stesso periodo di tempo, la F.I.S.A. era impegnatissima per l’organizzazione dei campionati italiani che per la prima volta e audacemente erano stati varati con programma completo.
Il settore delle corse comprendeva tutte le distanze che le Olimpiadi avevano ormai rese classiche; i salti invece, pleonasticamente, prevedevano ancora titoli di campione nella specialità senza rincorsa; i lanci, rispetto al nuovo programma olimpico, conservavano il lancio della pietra e il giavellotto libero, mentre dimenticavano il martello.
L’assenza di delegati al congresso di Berlino ebbe la conseguenza che per la esecuzione del triplo non erano previste norme riguardo al primo piede che si posa a terra dopo lo stacco in pedana. In totale il programma dei campionati comprendeva ben 27 eventi.
Fino al giorno precedente a quello fissato per la chiusura delle iscrizioni erano giunte a Milano solamente le adesioni di due concorrenti: Lenzi e Casarino. Ma alla fine ben 150 atleti, per complessive 400 presenze-gara, diedero vita a due giornate entusiasmanti di competizioni, alle quali però assistettero poche centinaia di spettatori.
Per la prima volta dal 1897 il Ministero dei Trasporti non concesse ribassi ferroviari. Apparve così chiaro che Torino e Roma , ex capitale e capitale d’Italia, avevano posto bastoni nelle ruote ai dirigenti atletici di quella che allora veniva chiamata “capitale morale” d’Italia.
Il Congresso della F.I.S.A. si svolse il 19-20-21 settembre 1913 nel salone dell’Automobile Club, durante i campionati stessi, come voleva la consuetudine.
Fu proposta la creazione della categoria professionisti, per ovviare al poco edificante spettacolo di dilettanti che “si fanno immancabilmente premura ad ogni riunione di chiedere i diritti di trasferta, di viaggio, di soggiorno, di indennizzo. Signori più famelici di danaro di qualsiasi altro professionista”.
Erano presenti 20 società; 13 delle quali non lombarde. La Società Ginnastica di Roma propose che fossero omologati come primati nazionali i primati mondiali ottenuti da atleti italiani all’estero. E’ singolare che questa norma sia stata poi applicata solamente nel 1923 e 1927, ed estesa alle prestazioni che fossero comunque primato italiano. Ma ancora oggi non sono stati omologati quali primati italiani i risultati ottenuti da Lunghi, Colbacchini, Tonini ecc nelle Olimpiadi del 1908 e del 1912. Se è vero che i primati sono il simbolo del progresso di un movimento atletico non si capisce il perché di un così macroscopico misconoscimento.
Non vi furono elezioni essendo in vigore la norma approvata dall’ottavo Congresso (straordinario del 5-6 gennaio 1913) che portava a tre anni la validità del C.D.
A questo punto il lettore chiederà: “Come mai nella conta il Congresso di Verona del 1912 è il sesto e quello successivo di Milano del gennaio 1913 è l’ottavo?”.
La risposta è semplice. Passata la F.I.S.A. da Roma a Milano i milanesi inclusero nella serie anche il Congresso rivoluzionario di Milano del 1906, dai romani ignorato per poter affermare che il “primo” congresso ufficiale era quello di Roma del1907.
Quindi quello di Milano del 20-21 settembre 1913 ottiene la rivalutazione a “nono congresso” atletico.
Ma e quelli di Torino del 1897-1899-1900.1901-1902 e…..1908?

Il “modus vivendi” con la Federginnastica

A Milano fu comunicato ufficialmente che “furono stabiliti cordiali rapporti con la Federazione Ginnastica, in modo che le due istituzioni non potranno mai entrare in conflitto” . Di conseguenza la F.I.S.A. comincia a omologare i primati ottenuti nel corso dei campionati del 1913 anche nelle specialità dei lanci (Gazzetta dello Sport, 22.10.1913).
Ma la sezione dei salti in estensione non ottiene ufficializzazione. E passi per il salto triplo, di cui abbiamo già detto; ma le fotografie abbondantemente pubblicate dai giornali del tempo sembrerebbero stabilire che il salto in lungo ebbe svolgimento del tutto regolare.
Nel 1914 l’attività atletica in Italia ebbe un calo evidentissimo; segno indubbio che gli entusiasmi iniziali della F.I.S.A. milanese avevano subito un raffreddamento. Arturo Balestrieri sulla Gazzetta dello Sport, in un famoso pezzo, sottolinea però “la fioritura di un gruppo meraviglioso di sprinter”, rispondenti, dichiariamo noi, ai nomi di Giongo, in varie occasioni 11” netti, un 10”9 e un 10” netto sulla 100 yard; Alberti, vincitore una volta di Giongo, e accreditato di tre 11” netti; Nespoli, sempre vicinissimo sul traguardo ai primi due, accreditato anche egli di 11”; Claudio Carpi che ha l’onore di avere un titolone sulla prima pagina della rosea che così si esprime: “Le grandi vittorie atletiche italiane nell’America del Nord. Carpi vince a Mansfield un handicap internazionale sulle 100 yard in 9.4/5”.
Peccato che avesse un vantaggio di 4 yds!
Alcuni giorni dopo Carpi vince, sempre negli Stati Uniti, le 50 yds in 5”1/5 “abbassando il record del mondo detenuto da Robinson”.
Ciò accade lo stesso girone nel quale la Germania dichiara guerra alla Francia e si appresta ad invadere il Belgio.

Lo sport ucciso dalla guerra

E’ questo il titolo a caratteri cubitali di un pezzo pubblicato sulla G.d.S. del 10 agosto 1914, in cui si sottolinea l’inutilità e il danno delle grandi carneficine organizzate a scadenze fisse dalle classi dirigenti. Ma per ora la “rosea” può permettersi di scrivere ciò che vuole, visto che l’Italia, nonostante sia alleata militarmente con Austria e Germania, dichiara la propria neutralità.
Molte manifestazioni sportive italiane vengono annullate in conseguenza dei tragici avvenimenti:i campionati italiani di canottaggio, per esempio.
In settembre invece si disputano regolarmente quelli degli “sports atletici”; del congresso, nel corso di essi, invece non si parla, perché si è ormai deciso che la data per il suo svolgimento sia portata ai primi mesi d’ogni anno.
Nei campionati alcune novità: a) i records delle corse ad ostacoli saranno accettati solamente se l’atleta non avrà abbattuto barriere; b) nei due lanci del giavellotto (n.d.r. quello libero e quello impugnato) la rincorsa sarà illimitata; c) il cambio della staffetta avverrà con il passaggio di “un bastone rotondo di legno lungo cm. 30 con la circonferenza di cm. 12, con il peso di circa 50 grammi”.
L’era della pacca sulla spalla è ormai tramontata!

“Atletica di guerra”

Nell’inverno 1914-15 l’attività dei cross per opera della F.I.S.A. è addirittura frenetica. Ogni settimana centinaia e centinaia di corridori scendono in gara da Napoli a Torino. Molti di essi indossano ormai la divisa grigio verde. Effetto dei richiami alle armi che si fanno sempre più massicci.
Anche i Ministeri slacciano la borsa e concedono contributi alla F.I.S.A.: £.1000 quello della Pubblica Istruzione, £. 300 quella della Guerra. Non è molto; ma la condiscendenza delle classi dirigenti verso uno sport ritenuto “umile” è un sintomo che si va verso la guerra.
“Sabato sera 27 marzo nella sala dell’Automobile Club X Congresso della F.I.S.A.” recita la G.d.S. del 26.3.1915.
E il 2.4.1915: “….non è stato un congresso assai laborioso, né eccessivamente numeroso, poiché solamente 16 rappresentanze erano presenti”. Di esse, aggiungiamo noi, non lombarde tre: S.C. Virtus Genova, Ass. Sport, Genova, Forza e Speranza di Torino.
Per ragioni professionali avevano dato le dimissioni da membri del C.D. Pampado, Torretta e Brambilla. Vengono sostituiti da Bagnato, Locatelli e Bazzaro.

Anche il presidente Longoni ha dato le dimissioni per la “nota vertenza Giuria Giro di Lombardia e Unione Velocipedistica Italiana”. Longoni è in questo momento “magna pars” della Gazzetta dello Sport e le sue mansioni si riversano anche verso attività sportive diverse da quella degli “sport atletici”. Ma Longoni “fu costretto a recedere per la bella prova di stima e di affetto” che gli hanno dimostrato i dirigenti atletici. Nel Congresso si parla anche di un “fuggevole conflitto con la F.G.N.I. completamente appianato”; del fatto che la F.I.S.A. “si è affiliata alla federazione Internazionale degli Sports Atletici” (leggi I.A.A.F.); che la F.I.S.A. è stata ammessa nel Comitato Internazionale Olimpico (leggi C.I.O.).
Su proposta dello Sport Club Studenti Spezia si decide di creare i campionati atletici regionali per juniori.
L’Italia, dopo un brillante giro di valzer, entra in guerra a fianco dell’Intesa e contro gli Imperi Centrali. I campionati italiani sono sospesi; al loro posto la F.I.S.A. organizza una riunione nazionale con programma completo.
In novembre muore in guerra Luigi Boffi, secondo campione dei 110 ad ostacoli nel 1910.
Il presidente Edgardo Longoni parte per il fronte, contrae una malattia per i disagi della guerra in trincea, ritorna in convalescenza a Milano, ne approfitta per organizzare l’XI Congresso della F.I.S.A., sempre nei locali dell’Automobile Club e per il 20 febbraio 1916. Si puntualizza il fatto che la F.I.S.A. è l’unica federazione sportiva italiana che continua il suo lavoro anche in tempi difficili. “L’esempio della F.I.S.A., saggio e efficace, è dunque ben degno di imitazione”. Però al Congresso sono presenti solamente nove società, tutte della Lombardia.
Nella relazione introduttiva si “spiega poi che non furono indetti i campionati italiani perché causa l’assenza di tanti atleti non si avrebbe (sic.!) potuto certamente avere il vero campione…”.
Sono presenti: il presidente avv. ten. Edoardo Longoni, i vicepresidenti Angelo Cordano e dott. Carlo Del Bo, il cassiere Del Grande, i consiglieri Zanetti e Luigi Brambilla (testé nominato al posto del dimissionario per ragioni professionali e militari Luigi Torretta); il commissario regionale per la Lombardia Bolla. Manca solamente il segretario Vaghi, ammalato.
La F.I.S.A. “eseguì coraggiosamente il programma impostosi” anche quando “una nube oscurissima pareva dovesse chiudere per sempre l’orizzonte sportivo italiano” dice la G.d.S. nell’annunciare che il XII Congresso atletico si sarebbe tenuto a Milano il 18 febbraio 1917. Le fila si diradano comunque e solamente 13 società sono presenti. Di esse non lombarde lo S.C. Studenti Spezia, lo S.C. Virtus Spezia, U.S. La Piemonte di Torino, l’ A.Virtus di Napoli, l’U.S. Ausonia di Torino.
Il C.D. viene confermato per tutta la durata della guerra.

fonte: A.S.A.I. Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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