GRANDI CAMPIONI: PAAVO NURMI

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Dopo le non esaltanti dimostrazioni organizzative offerte dai Giochi di Parigi e di St. Louis, i progressi fatti registrare dagli inglesi nell’olimpiade del 1908 trovarono conferma ed ulteriore miglioramento nella edizione affidata alle cure degli svedesi( Gustavo Pallicca, “I Figli del vento – Storia dei 100 metri ai Giochi Olimpici ed ai Campionati Mondiali di Atletica Leggera – Volume I, Atene 1896-Los Angeles 1932. Firenze, 2001).
La forte tradizione sportiva di quel popolo seppe celebrare nel migliore dei modi lo spirito olimpico, prendendo spunto anche dalle affinità del mondo scandinavo con quello greco che esaltavano e davano grande importanza all’educazione del fisico.
Affine al popolo svedese per cultura sportiva era la vicina Finlandia, una nazione povera e piccola che era stata nel 1300 assoggettata alla Svezia e poi oggetto di contesa fra questa e la Russia zarista che agli inizi del 1800 ne fece un suo granducato.
Ai Giochi di Londra del 1908 la Finlandia aveva tuttavia partecipato con una sua squadra autonoma, priva però di elementi di spicco, ottenendo una sola medaglia di bronzo nel lancio del disco (stile greco) con Venne Järvinen (m. 36.48).

Molto diversi erano stati i risultati ai successivi giochi di Stoccolma del 1912.
Il grande Hannes Kolehmainen, il primo dei “Flying Finns”, aveva colto tre vittorie sensazionali nella specialità del fondo che avevano avuto in patria un’eco straordinaria che aveva raggiunto ogni più piccola comunità del paese dei laghi.
Le due medaglie d’oro nei 5.000 e nei 10.000 metri, prima storica doppietta nelle corse di lunga lena, alle quali se ne erano aggiunte altre due nella prova di “cross country” sui 12 chilometri, vennero accolte dai finlandesi come una vera e propria rivendicazione di un orgoglio nazionale costretto alla sudditanza straniera, e sicuramente contribuì a proiettare la Finlandia verso la conquista della sua indipendenza, che avvenne nel 1919.
Nella gara di cross Hannes conquistò anche l’argento con la squadra del suo paese ad un solo punto dai rivali svedesi, mentre nella prova a squadre (cinque concorrenti) sui 3.000 metri fu autore, in batteria, di una prima frazione strepitosa conclusa nel tempo di 8:36.8, nuovo primato mondiale e olimpico. Nonostante questa prova la Finlandia giunse al secondo posto dietro agli Stati Uniti e non si qualificò per la finale.
Dopo i Giochi di Stoccolma le vicissitudini della Prima Guerra Mondiale interessarono anche la Finlandia. Nel 1917 la caduta della Russia zarista vide contrapporsi in Finlandia una vera e propria guerra civile fra partiti contrapposti, che spianò la via all’indipendenza che giunse nel 1919.

Ma il seme gettato da Kolehmainen era caduto in terra fertile e presto avrebbe dato frutti straordinari. La terra era quella di Turku, città portuale del Baltico, dove il 13 giugno 1897 nacque Paavo Johannes Nurmi, primogenito di un modesto carpentiere, Johan Fredrik, che venne a mancare nel 1910 alla soglia dei 50 anni, lasciando la moglie ed i quattro figlioletti in precarie condizioni economiche. Per dare una mano alla famiglia Paavo, appena terminata la scuola dell’obbligo, si adattò a fare il ragazzo di fatica per conto di un grossista di Turku e gli storici ce lo descrivono impegnato a spingere un carretto carico di merce per le vie della cittadina fino alla stazione ferroviaria di Turku. Mentre il piccolo Nurmi “sgobbava”, le notizie delle gesta di Kolehmainen a Stoccolma facevano il giro della Finlandia, suscitando entusiasmi fra i giovani e facendo avvicinare molti di loro all’atletica..

Paavo crebbe con un carattere schivo e taciturno. Invece di partecipare ai passatempi dei suoi coetanei, preferiva appartarsi a correre nei boschi di betulle che circondavano Turku. In tempi successivi su questi primi approcci di Paavo con la pratica sportiva, nasceranno leggende che narravano di un ragazzo che si confrontava con le renne al galoppo su sentieri e praterie ricoperte di neve, dissetandosi con latte di lupa…!!
Nurmi era vegetariano (non è dato sapere se per scelta “forzata” o per convincimento) e tale rimarrà per sette anni, fino al momento in cui andò a Pori (1919-1920) per assoggettarsi a 18 mesi di servizio militare. Nel 1914 Nurmi, diciassettenne, disputò la sua prima gara di un certo livello: i 3.000 metri ai campionati juniores del distretto di Turku, che vinse nel tempo di 10:06.5. E’ questo il primo risultato ufficiale che si conosce del grande fondista finlandese. A differenza di molti talenti che venivano immediatamente gettati nella mischia delle competizioni, Nurmi ebbe modo di maturare e crescere atleticamente molto lentamente.

Nel 1920 i tempi erano maturi per vedere Nurmi proiettato sulla scena dell’atletica mondiale. Il 28 maggio di quello stesso anno Paavo corse a Turku i 3.000 metri in 8:36.2, nuovo record finlandese, sei decimi in meno rispetto al tempo ottenuto da Kolehmainen a Stoccolma nella gara dei 3.000 metri a squadre, e solo tre secondi al di sopra del primato mondiale dello svedese John Zander (8:33.2 – Stoccolma, 7 agosto 1918). In luglio, alle selezioni per la formazione della squadra olimpica per Anversa, Nurmi corse i 5.000 metri in 15:00.5, collocandosi al settimo posto nella graduatoria di sempre della specialità. Pur non avendo alcuna esperienza internazionale, Nurmi affrontò con molto coraggio la trasferta in Belgio per disputare la sua prima olimpiade.

I Giochi di Anversa del 1920 riprendevano il discorso olimpico avviato da De Coubertin nel 1896, che era stato brutalmente interrotto dalla prima Guerra Mondiale la quale aveva cancellato quelli previsti per il 1916. L’olimpiade di Nurmi ebbe inizio il 16 agosto con la disputa della batteria dei 5.000 metri. Paavo corse nella terza dove si classificò al secondo posto (15:33.0) dietro all’italiano Carlo Speroni (15:27.6).
La finale si corse il 17. Nurmi condusse per gran parte della gara, imponendo il suo passo al resto del concorrenti, ma nulla poté contro lo sprint finale nel quale si produsse il piccolo francese Joseph Guillemot che chiuse la gara in 14:55.3/5 contro i 15:00.0 del finlandese. Paavo vinse così la sua prima medaglia olimpica (argento), ma fece tesoro di quell’esperienza per convincersi che anche un fondista deve essere capace di sprintare, quando si presenti in un arrivo in volata.

Ma la rivincita di Nurmi non tardò a realizzarsi. Il 19 agosto si disputarono le batterie dei 10.000 metri. Nurmi corse al risparmio nella prima giungendo secondo in 33:46.3 dietro al britannico James Wilson (33:40.2). L’oro dei 5.000, Guillemot, si aggiudicò la seconda in 32:41.6, mentre l’altro finlandese, Heikki Liimatainen con il tempo di 32:08.2 con il quale vinse la terza batteria, fece segnare il miglior tempo della fase eliminatoria. In finale sembrò che Nurmi dovesse cedere all’alleanza stipulatasi fra Guillemot e Wilson che ad un certo punto avevano distanziato il piccolo finlandese di circa venti metri. Ma Nurmi correndo sul “passo” gradatamente recupererò lo svantaggio e dopo un duello con il francese, che si protrasse per alcuni giri, nel finale la spuntò, pareggiando il conto con Guillemot ed andando a conquistare il suo primo oro olimpico. La prova di “cross-country” sulla distanza di 8 chilometri si disputò il 23 agosto. Nurmi scese in lizza per la quinta volta in meno di una settimana e vinse la gara in 27:15.0 battendo lo svedese Eric Backman (27:17.6) e il connazionale Heikki Liimatainen (27:37.4). Il sesto posto ottenuto da Teodor Koskenniemi permise alla Finlandia di aggiudicarsi la prova a squadre con 10 punti contro i 21 ottenuti dalla Gran Bretagna.

Paavo Nurmi uscì così dalla sua prima Olimpiade con lo straordinario bottino di tre medaglie d’oro ed una d’argento, che lo qualificò come l’erede più degno del grande Kolehmainen. Il cui mito fu rinverdito dalla sorprendente vittoria che il campione olandese ottenne nella gara di maratona (km. 42,750) nel tempo di 2:32:35.8 davanti all’estone Jüri Lossman ed all’italiano Valerio Arri. L’esperienza di Anversa fu molto utile per Nurmi che si impegnò ancora di più per migliorare la sua corsa ed il passo che lo avrebbe reso celebre. Da Anversa Nurmi cominciò ad allenarsi tenendo in mano il cronometro. A Stoccolma il 22 giugno 1921 Nurmi ottenne il suo primo “mondiale” sui 10.000 metri staccando nettamente lo svedese Eric Backman. Il tempo del finlandese, 30:40.2 migliorò il 30:58.8 ottenuto dieci anni prima (16.11.1911) a Colombes dal francese Jean Bouin. Fu quello il primo di una lunga serie di primati (29) ottenuti da Nurmi nel periodo che va dal 22.6.1921 al 24.7.1931, nelle più svariate distanze: dal miglio ai 20.000 metri. A questi si aggiunsero i sei mondiali indoor ottenuti durante la tournée del 1925 negli Stati Uniti, ed i due nella staffette 4×1500 metri.

Il 1924 fu il suo anno di grazia nel quale Nurmi raggiunse il suo più alto grado di forma. Uscito dalla scena il francese Joseph Guillemot i rivali di Nurmi rimasero due scandinavi: lo svedese Edvin Wide e il finlandese Ville Ritola, di un anno più vecchio di Paavo, rientrato dagli U.S.A. dove si era trasferito giovanissimo. “Ville” Ritola rientrò in Patria per i Giochi Olimpici del 1924 e il 25 maggio disputò a Helsinki le selezioni per Parigi correndo i 10.000 (ai quali non partecipò Nurmi) nel tempo di 30:35.4, stabilendo così il nuovo primato del mondo e succedendo al connazionale. Nurmi rispose prontamente alle imprese di “Ville” e il 19 giugno, sulla stessa pista del Giardino Zoologico di Helsinki che aveva visto il successo di Ritola, corse nel giro di 55 minuti i 1.500 nel tempo di 3:52.6 e i 5.000, praticamente senza avversari, in 14:28.2 stabilendo altrettanti primati mondiali.

Sulla pista di 500 metri dello Stadio di Colombes alla periferia di Parigi si disputarono dal 6 al 13 di luglio 1924 le gare di atletica della VIII Olimpiade dell’era moderna. Il 6 luglio si disputò la finale diretta dei 10.000 metri, alla quale non iscritto Nurmi. Vinse Viljam “Ville” Ritola in 30:23.1/5, nuovo record mondiale, sullo svedese Edvin Wide (30:55.1/5). Al terzo posto si classificò l’altro finlandese Eero Berg (31:43.0).

L’8 luglio ebbero luogo le batterie dei 5.000 metri. Nurmi vinse la seconda nel tempo di 15:28.6, mentre Ritola, impegnato nella terza, si limitò ad ottenere la qualificazione correndo in 15:32.1. Il giorno dopo Nurmi tornò in pista per correre le batterie dei 1.500. Il finlandese corse nella terza batteria aggiudicandosela in 4:07.6.
Il 10 luglio alle ore 19.05 si disputò la finale dei 1.500 metri. Nurmi non ebbe problemi a laurearsi campione olimpico sulla distanza, facendo segnare al cronometro il tempo di 3:53.3/5, nuovo record olimpico, sullo svizzero Willy Schärer (3:55.0), astenendosi dall’impegnarsi nella volata finale.
Un’ora dopo (20.00) Nurmi e Ritola si schierarono al via per la finale dei 5.000, insieme allo svedese Wide, che rimaneva il loro avversario più agguerrito. I due finlandesi lasciarono a metà corsa lo svedese e rimasero soli a lottare per la vittoria. Ritola lancio come al solito il suo frenetico sprint finale, ma Nurmi seppe rispondere da par suo e riuscì a mettere il petto sul filo di lana davanti a quello del rivale. Il tempo di Paavo fu di 14:31.1/5 contro quello di 14:31.2/5 di Ville. Molto staccato (15:01.4/5) giunse lo svedese Wide. A quei tempi gli atleti non si risparmiavano davvero.

Il giorno dopo (11/7) la Finlandia (Nurmi, Ritola e Samuel Tala) disputò la batteria dei 3.000 metri a squadre. Si qualificò facilmente per la finale classificando i suoi tre atleti ai primi tre posti totalizzando 6 punti contro i 15 della Gran Bretagna. Nurmi impiegò il tempo di 8:47.8 mentre Ritola fece segnare 8:48.2.

Un giorno di riposo per Nurmi e le “renne” finlandesi? Neppure per sogno.

Il 12 luglio si corse il “cross-country” sulla distanza di 10.650 metri. Nurmi dominò la gara e Ritola imponendosi in 32:54.8, distanziando il rivale di 2 minuti e mezzo circa. La giornata, caratterizzata da un gran caldo, risultò faticosissima per i concorrenti. La Finlandia si impose anche nella classifica per nazioni grazie al 12° posto di Heikki Liimatainen. Per la finale della corsa a squadre sui 3.000 metri, che si corse il 13 luglio, la Finlandia sostituì Tala con Elias Katz. Nurmi si impose con il nuovo primato olimpico: 8:32.0 davanti a Ritola (8:40.6). Il quinto posto di Katz consentì alla Finlandia di aggiudicarsi il primo posto con 8 punti davanti alla Gran Bretagna che ne collezionò 14.

Le 5 medaglie d’oro vinte proiettarono Nurmi nel firmamento delle celebrità. I suoi successi fecero il giro del mondo, come pure fecero clamore i quattro ori e l’argento guadagnati da Ritola. La Finlandia fu la nazione rivelazione ai Giochi di Parigi. Dominò il fondo in pista e mise un uomo in testa anche alla classifica finale della maratona: Albinus Stenroos, che coprì il percorso olimpico (questa volta di km. 42,195) in 2:41:22.6 (nuovo primato dei giochi). Al secondo posto giunse il nostro “bersagliere” Romeo Bestini.

Al ritorno in patria Nurmi si riappropriò subito del primato mondiale dei 10.000. Il 31 agosto 1924 a Kuopio, su una pista in sabbia di 350 metri, Nurmi corse praticamente da solo nel tentativo di conseguire il record (record attempt). Coprì i primi 5.000 metri in 14:52.5 e la seconda parte di gara in 15:13.6, per un totale di 30:06.1 che fu arrotondato a 30:06.2. Di passaggio segnò anche i primati mondiali sulle distanze inglesi delle 4, 5 e 6 miglia (19:18.7 – 24:31.1 – 29:07.1). In chiusura di stagione Nurmi batté due volte il rivale Ritola: a Turku (14/9) m. 5.000 in 14:43.8 e a Tampere (15/9) m. 10.000 in 30:20.9.

Le gesta di Nurmi richiamarono le attenzioni degli organizzatori americani che invitarono il campione finlandese a recarsi negli Stati Uniti agli inizi del 1925. Fu una trasferta esaltante e storica. Nurmi partecipò durante il soggiorno americano a 45 gare indoor e a 10 all’aperto. Perse solo due volte. La prima contro il connazionale Ritola a New York il 17 marzo in una gara sui 5.000 metri (si ritirò a quattro giri dalla fine per una indigestione) e la seconda contro l’americano Alan Helffrich nell’ultima gara della tournée a New York (26.5.1925) sulla distanza delle 880 yards, a lui non certo molto congeniale.
Sei i primati indoor stabiliti da Paavo sulle distanze dai 1.500 ai 3.000 metri. La fama di Nurmi negli Stati Uniti raggiunse quella delle più celebrate stelle del cinema del momento che rispondevano ai nomi di: Greta Garbo, Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino.

Sicuramente il peso delle gare influì negativamente sul fisico del finlandese, che infatti subì nel 1926 le prime importanti sconfitte.
Nel 1926 a Berlino dovette cedere due dei suoi primati mondiali: quello dei 1.500 a vantaggio del tedesco Otto Peltzer che con il tempo di 3:51.0 batté lo svedese Edvin Wide (3:51.4/5), mentre Nurmi, afflitto dai reumatismi, giunse terzo in 3:52.4/5. Il giorno dopo Wide batté Nurmi sulle 2 miglia (9:01.2/5), mentre il finlandese corse in 9:05.0.

Giunsero per Nurmi le terze Olimpiadi: Amsterdam 1928. Scomparse dal programma ufficiale le prove del cross-country e di quelle a squadre, Nurmi e Ritola indirizzarono la loro partecipazione ai 5.000, 10.000 metri ai quali – instancabili come sempre – aggiunsero quella sui 3.000 siepi. La gara dei 10.000 metri si corse con finale unica il 29 luglio. Vinse Nurmi nel tempo di 30:18.8, nuovo record olimpico ma lontano dal suo primato mondiale, davanti a Viljam Ritola (30:19.4) ed al solito svedese Wide (31:00.8). Il 31 luglio si disputarono le batterie dei 5.000 metri dove i due finlandesi corsero al risparmio e coperti. Ritola fu secondo in 15:07.2/5, mentre Nurmi addirittura quarto (15:08.0). Le batterie dei 3.000 siepi si corsero il 1° agosto. Tre finlandesi (su quattro in gara) si aggiudicarono le tre eliminatorie. Nella prima si impose Ritola (9:46.6), mentre Nurmi si impose nella seconda (9:58.8); il tempo alto fu da attribuire ad una caduta di Nurmi nel passaggio della riviera dalla quale si risollevò grazie all’aiuto del francese Duquesne. La terza batteria vide il successo di Toivo Loukola, che fece segnare il miglior tempo del turno: 9:37.6.
Due giorni dopo – 3 agosto – si corse la finale dei 5.000 metri che vide rinnovarsi il duello ormai inevitabile fra Ritola e Nurmi. Questa volta la spuntò Viljam grazie ad una lunga volta sul compagno di squadra. I tempi: 14:38.0 per Ritola contro i 14:40.0 di Nurmi.
Le fatiche olimpiche di Ritola e Nurmi si conclusero il 4 agosto con la finale dei 3.000 siepi.
Vinse a sorpresa il più giovane dei finlandesi: Toivo Loukola nell’eccellente tempo di 9:21.8, nuovo record mondiale olimpico, davanti a Nurmi (9:31.2). Ritola fu costretto ad abbandonare la gara per infortunio.
C’è da tener presente che il primato mondiale dei 3.000 metri con siepi fu riconosciuto dalla I.A.A.F. solo a partire dal 1954 (Sàndor Rosznyòi, Ungheria, 8:49.6 – Berna, 28.8.1954).
Il bilancio di Paavo Nurmi dopo tre olimpiadi fu straordinario: 9 medaglie d’oro e 3 d’argento. Ritola (che partecipò solo a due olimpiadi) ne vinse 5 d’oro e 3 d’argento. Nurmi concluse il 1928 andando a battere a Berlino (7 ottobre) il primato mondiale dell’ora (km. 19.210) che apparteneva al francese Jean Bouin.

Seguirono tre anni abbastanza tranquilli per l’ormai trentenne fondista finlandese.
Nel 1931 mise a segno il suo ultimo record mondiale, quello delle 2 miglia, battendo in volata a Helsinki il 24 luglio in 8:59.5, tre giovani molto promettenti: Lauri Lehtinen (9:00.5), Lauri Virtanen (9:01.1) e volgari Iso-Hollo (9:06.6).

Il grande sogno di Paavo Nurmi di vincere una maratona olimpica, si infranse nel 1932 a Los Angeles, alla vigilia dei Giochi Olimpici, quando fu raggiunto da una “radiazione” dai ranghi dell’atletica pronunciata dal C.I.O. e dalla I.A.A.F. per “leso dilettantismo” a seguito di ingaggi ricevuti in gare all’estero.
In patria Nurmi continuò a godere del suo stato di “dilettante” e nel 1933 vinse ancora i 1.500 ai campionati nazionali. Gareggiò ancora fino al 1934, quando, all’età di 37 anni si ritirò dalle competizioni.
Più tardi divenne commerciante di articoli sportivi e imprenditore, arrivando anche ad acquistare una casa in Costa Azzurra.
Il silenzio proverbiale che aveva caratterizzato la sua vita anche nei momenti di massimo fulgore, continuò a contraddistinguere l’esistenza di quello che ormai era universalmente conosciuto come il “Silenzioso di Turku”.
Nurmi uscì dal suo riserbo nel 1952 quando fu chiamato ad accendere il tripode olimpico nello stadio di Helsinki, fuori del quale era stata da tempo innalzato un monumento, opera dello scultore Eero Altonen, che lo ritrae in una vigorosa azione di corsa. Nessun nome sul monumento in quanto superfluo. Tutti i finlandesi, e gli sportivi del mondo intero, sanno benissimo chi è quell’atleta.
Nurmi morì a Helsinki il 2 ottobre 1973. Duemila persone parteciparono al funerale di stato al quale partecipò anche Urho Kekkonen, il Presidente della Repubblica Finlandese, che era stato un atleta di valore proprio al tempo dei successi di Nurmi.

fonte: Roberto L. Quercetani “Sfida alla distanza – I magnifici dei 5.000 e 10.000 metri”- Magis Book Editori – Reggio Emilia, 1995

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *