STORIA DELLA FEDERAZIONE – 6

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

“Caporetto”
Il 30 settembre 1917 hanno luogo le ormai tradizionali gare nazionali con il programma uguale a quello dei campionati italiani. Il cronista annota: “In complesso vi è stato come del freddo nella riunione….come ad una prova obbligata…..” alla quale gli atleti erano intervenuti contro voglia.
Poco più di tre settimane dopo nella 12.a battaglia dell’Isonzo le colonne austro-tedesche sfondano il fronte italiano a Caporetto.
Il Giro di Milano che aveva raccolto quasi un migliaio di iscrizioni e che doveva corrersi il 18 novembre viene proibito dalla Questura per ragioni di “moralità e di ordine pubblico”. Il Prefetto conferma la proibizione. Alti lai dalla G.d.S. che commenta: …il Generale Pétain ha detto in una famosa intervista “Voglio che tutti i miei ufficiali siano corridori”.
Il Prefetto di Milano invece: “vieta ai giovani che domani andranno alle armi di diventare corridori podisti”.
Il 1918 non è l’anno più adatto per organizzare congressi. Finita la guerra si riprende subito con il XIII Congresso (Milano, Palazzo Marino il 15.16 febbraio 1919).
In apertura si commemorano gli atleti caduti in guerra:Luigi Boffi (F.B.C. Internazionale di cui abbiamo già detto); Ottavio Libertini (Virtus Bologna) 5°nell’alto da fermo (1913) e 5° nei 110 ost. (1914); Leopoldo Tega (Salus et Virtus Milano) 5° nei 1500 di marcia (1913); Alfredo Testoni (Juventus Nova, Torino) campione italiano m. 20.000 (1911), 3° nella maratona (1911); Mario Zappalà e Luigi De Mori di Roma.
La discussione è piuttosto dimessa. Comunque si delibera: a) saranno squalificati i concorrenti che abbatteranno tre ostacoli; b) verranno riconosciuti i primati ottenuti da atleti italiani all’estero; c) verrà incluso nel programma dei campionati il lancio della palla vibrata; d) la F.I.S.A. non organizzerà più grave direttamente.

Il gruppo parlamentare sportivo
Nel mese di marzo 1919 si costituisce in Parlamento il, Gruppo Sportivo, appunto, Parlamentare. La F.I.S.A. assegna i campionati italiani a Trieste. Bel gesto che però non si concretizzerà. Dovremo aspettare….il 1961.
La F.I.S.A. vince intanto una delle sue battaglie che nel passato aveva avuto alterne vicende. La F.G.N.I (Federazione Ginnastica Nazionale Italiana) infatti “abbandonando i rancidi sistemi”, incarica i giudici della F.I.S.A. di presiedere ai propri campionati atletici di Venezia. Nell’occasione Pierino Pisati (ndr. della Leonardo da Vinci di Milano) porta il primato italiano del salto in alto a m. 1,726.
Nella sala antistante del Consiglio comunale di Milano il 18 gennaio 1920 si tiene in XIV Congresso della F.I.S.A.
39 società su un centinaio di tesserate eleggono i nuovi membri del C.D., ma 11 schede sono annullate, perché portano 13 nomi anziché 12. Longoni ottiene 27 voti, Del Bo 26, Brambilla 26.

L’allenatore Platt Adams
Cinque giorni prima a Ginevra era sbarcato l’allenatore statunitense Platt Adams (23.3.1885 – 27.2.1961)(G.Pallicca “I Figli del Vento – Storia dei 100 metri ai Giochi Olimpici ed ai Campionati Mondiali di Atletica Leggera – Volume 1°, Atene 1896/Los Angeles 1932 – Firenze, 2001)
Il coach in questione era un ex saltatore che nel 1912 ai Giochi di Stoccolma aveva vinto la medaglia d’oro nel salto in alto da fermo con la misura di m. 1.63 e si era classificato al secondo posto nel salto in lungo da fermo con m. 3.36, battuto di un solo centimetro dal greco Konstantin Tsiklitiras.); venne incaricato dalla F.I.S.A. di preparare i nostri atleti per le Olimpiadi di Anversa.
Il linguaggio dei giornali sportivi si fa sempre più incomprensibile.
Eccone un saggio sulla G.d.S. del 19 gennaio 1920 all’indomani della vittoria calcistica degli italiani sui francesi: “Più che i sudati sibillini protocolli diplomatici, gelosamente custoditi negli scaffali impenetrabili, più del successo librario dell’ultimo romanzo,divenuto mondiali solo perché foggiato sullo sfruttamento di istinti e di fazioni bestialmente universali, la vittoria sportiva – come quella che il fiore dei nostri calciatori sportivi conseguì contro i campioni d’oltralpe – porta il nome di un popolo, il nome d’Italia, oltre la cerchia dei nostri monti e la zona divina del mare nostro, per le ampie e sonanti via della gloria mondiale”.
Chiamato in causa il primo ministro Nitti scrive una lettera ai giornali in cui informa che il governo si è deciso a “concedere in via assolutamente straordinaria un contributo d’incoraggiamento nella somma non indifferente di £. 100.000” per la partecipazione italiana alle Olimpiadi. Un po’ poco in verità anche se dobbiamo applicare alla somma un coefficiente di 150 per ottenere le lire del 1969. Una sperequazione intollerabile soprattutto se la si paragona al contributo governativo per la trasvolata Roma-Tokio costata: £. 10 milioni; questo è il parere dei giornali sportivi.
Solamente per l’atletica leggera (20 atleti e 3 dirigenti) il fabbisogno sarebbe di £. 132.730.
La G.d.S. organizzerà quindi una sottoscrizione popolare per la raccolta dei fondi che alla fine si attesteranno sulle 700.000 lire. Il bilancio economico di Anversa si chiuderà “grosso modo” in pareggio.

L’occupazione delle fabbriche e i gruppi sportivi operai
Vista l’aria che tira in Italia in questo momento la G.d.S. incita i lavoratori a rivendicare la costruzione di campi sportivi anche se “non pochi organizzatori socialisti temono nello sport un sonnifero per il proletariato”.
Edgardo Longoni che è anche vicepresidente del C.O.N.I. dà le dimissioni da quest’ultimo incarico; ma l’on. Montù, presidente, lo prega di desistere “perché ormai il C.O.N.I. ha adottato le sue vedute”.
Ad Anversa gli atleti italiani ottengono due medaglie d’oro, tre di bronzo, un quarto ed un quinto posto; un’affermazione mai più superata (ndr. al momento in cui Bruno Bonomelli scriveva….).
In settembre occupazione delle fabbriche.
La G.d.S. grazie al salvacondotto della FIOM ne può visitare alcune.
Che ne è dei “Gruppi Sportivi Operai?”
“Scomparsi – scrive la rosea – i dirigenti se la sono data a gambe. Ciò vi conferma l’artificiosità dell’Istituzione. Il Gruppo Sportivo Operaio voluto dagli industriali sarà stato un bel mezzo di propaganda; ma non ha dato risultati positivi”. Nel 1969 la storia si ripeterà.
Il 21 settembre 1920, sempre a Milano, si riunisce il XV Congresso della F.I.S.A., straordinario perché dopo le Olimpiadi si è sentitoli bisogno di apportare ai regolamenti tecnici alcune riforme, per adeguarli a quelli internazionali. Ben 200 sono i delegati, segno indubbio che qualcosa bolle in pentola. Però per stavolta non vi sono scosse.
Si prendono queste deliberazioni: a) istituzione dei Comitati Regionali; b) riconoscimento dei Gruppi Sportivi Operai, come conseguenza del fallimento dell’occupazione delle fabbriche; c) la distanza delle maratone di corsa e di marcia è portata dai 40 km ai 42,750; d) al programma dei campionati viene aggiunta la staffetta di m. 100×4 e viene mantenuta quella cosiddetta olimpica (800-400-200-200); e) viene proibito di alzare le mani da terra prima del via nelle partenze all’americana.
70 giorni dopo, precisamente il 30 gennaio 1921, XVI Congresso, questa volta ordinario. In sostanza si metto lo spolverino sulle decisioni del XV Congresso. In sostituzione di tre consiglieri dimissionari (Bazzero, Grasselli e un altro) vengono eletti Luigi Ferrario con voti 32 (Ferrario reggerà per moltissimi anni la redazione atletica della G.d.S.), Ferruccio Dacò (voti 32) e Pierino Campelli (voti 20). Notevole la decisione di annullare i campionati di cross del 1920 e di considerarli come una gara amichevole.

Atletica e ginnastica divorziano
Quando meno te lo aspetti scoppia una clamorosa disputa fra la federazione Ginnastica e quella Atletica. I ginnasiarchi accusano la F.I.S.A. di aver compiuto due furti. Il primo togliendo nel 1906 i campionati podistici alla “consorella”. Il secondo nel 1913 includendo nei campionati F.I.S.A. tutte le gare di salto e di lancio “dei quali la Federazione Pedestre Italiana non si era mai occupata”.
Il “pezzo” di accusa appare sul “Ginnasta” organo della F.G.N.I. ed è firmato dal segretario Guerra. E’ l’ultimo scontro frontale. Dopo di che le due federazioni prenderanno impegni diversi; anche se fino al 1932 la F.G.N.I. farà ancora disputare campionati propri di corse, salti, lanci.
Il XVII Congresso della F.I.S.A. è convocato per il 29 gennaio 1922 a Milano.
Vi sono le prime avvisaglie della fronda contro Longoni. La sua relazione morale viene disapprovata, secondo alcune fonti per 49 a 23 (8 astenuti), secondo altre per 23 a 15 (8 astenuti). Tenendo fede alla prima fonte i delegati presenti sono 80; per l’altra 61. Approvata invece, nonostante le critiche di Botticelli, Scarpa, Butti, Bottura, Dogani e Conti la relazione finanziaria.
Longoni comunica che è stato mandato un telegramma di protesta al Gruppo Parlamentare Sportivo per la mancata concessione ai congressisti delle facilitazioni ferroviarie; che si spera di condurre a termine la Scuola permanente di allenamento; che è stato omologato dalla I.A.A.F. il primato dell’ora di marcia di Altimani (il che, aggiungiamo noi, non è esatto).
Così blandita l’assemblea procede alla votazione del nuovo C.D.: Longoni 61 voti, cav. Antonio Vaghi 60, ing. Pietro Mariani 54, comm. dott. Franco Giongo 51, Angelo Toma 51, avv. Giovanni Mauro 48, rag. Carlo Butti 48, Camillo Erba (alias Brambilla di Menaggio) 45, Carlo Chiabotti 42, Giuseppe Bernardoni 40, Giuseppe Soin 39, Enrico Botticelli 32.
Il Comitato Regionale Piemontese propone la divisione delle società in maggiori e minori. E pensare che la stessa proposta viene presentata ancora nel 1969 ad opera di piemontesi, convinti di essere originali.
Longoni e Vaghi non vorrebbero accettare per solidarietà con i vecchi membri del C.D. “trombati”.
Del Bo 19 voti, Campelli 17, Torretta 14, Emilio Brambilla 14. Poi si riservano di rispondere in considerazione del fatto che hanno ottenuto la unanimità dei voti. Il che conferma la fonte che dà presenti 61 delegati. Ma le cose stanno ormai precipitando in conseguenza dei gravi avvenimenti politici.

fonte: A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana – Bruno Bonomelli

ALLEGATO: ANet_news_Altre_foto_di_Platt_Adams_10.3.2004.zip (201 Kb)

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