STORIA DELLA FEDERAZIONE – 7

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Singolare , perché rivelatore del clima di violenza che sta per trionfare, il commento di Pietro Petroselli ai campionati del 1922.
Nella palestra della Pro Patria vi è una riunione di dirigenti che si sfidano nella corsa: “Il traguardo è un portone chiuso. Bagnato vi rimbalza. Torretta e Donati, giunti qualche istante dopo, sperano di fare altrettanto, ma vanno a finire sul portello, che cede sotto il pesante urto. I due colossi entrano in casa come i fascisti in una Camera del lavoro”.
E’ sempre Pietro Petroselli che presenta a fosche tinte la situazione del Comitato Regionale Lombardo: “ci giungono molte lettere che si lamentano della F.I.S.A.”.
Il C.D. della F.I.S.A. “per ristabilire le verità dei fatti” indice un Congresso Straordinario per il 12 novembre 1922. Pochi giorni prima il re ha incaricato il signor Benito Mussolini di formare il nuovo governo.
Il 30 ottobre 1922 la Gazzetta dello Sport è invasa dai nazionalisti che tagliano i fili dei telefoni. Pietro Petroselli, redattore della G.d.S., accusa la F.I.S.A. di aver progettato la scuola di atletismo senza averne i mezzi; di non aver fornito direttive; di non aver pensato alla preparazione olimpionica. Tutto questo alla vigilia dell’apertura provoca ad arte un clima di rivolta.
Le società lombarde disertano il Congresso (14 presenti su 93). Ma vediamo un po’ quello che accadrà in Via Unione, 5 a cominciare dalle nove del mattino, nel salone del F.B.C. Internazionale.
Solamente 50 società sono presenti. Viene eletto presidente del Congresso il comm. avv. Giuseppe Fucinato di Venezia, segretario il cap. rag. Silvio Coen. Entrambi sono di Venezia.
Primo colpo di scena: non è presente l’avv. Longoni, presidente uscente della F.I.S.A.
Del Bo legge una sua lettera di scusa piuttosto evasiva.
In mattinata la discussione affronta i soliti temi banali. Poi si va a mangiare. Alle 14 alla riapertura secondo colpo di scena; l’assemblea si è rinfoltita di 60 personaggi in divisa grigio verde dall’aria piuttosto decisa. Ognuno di essi sventola le deleghe. Il dott. Giongo protesta per la presenza dei “militari”; Borotto (Liguria) si associa alla protesta. Pietro Petroselli della Gazzetta propone che le deleghe dei “militari” siano convalidate. Si vota. 111 presenti, 88 votanti.

In azione il “rullo compressore”
Il cap. Mario Viali è contrario alla relazione morale e finanziaria. Quello che verrà chiamato poi “il rullo compressore” entra in funzione.
L’ ordine del giorno Viali viene approvato con 73 sì, 8 no, 7 astenuti.
Lombardi, emiliani, toscani e liguri per protesta escono dall’aula, nella quale rimangono come in bivacco i “militari” veneti e piemontesi. Si vota per le cariche. Votanti 59, schede bianche 1. Ottengono 53 voti: comm. avv. Giuseppe Fucinato, Presidente. Vicepresidenti: prof. Cav. Libero Scarpa e cav. Erminio Lucchi; Segretario: Lamberto Heinz; Cassiere: rag. Francesco Scattola; Consiglieri: gen. Cav. Pietro Belloni, cap. rag. Silvio Coen, conte Paolo Foscari, rag. Giacomo Meo, Angelo Rossi, cap. Mario Viali.

Nel frattempo coloro che sono usciti si sono riuniti al caffè S.Carlo. Il dott. Ing. Pietro Mariani scrive e manda una diffida al vecchio C.D. perché non consegni i documenti.
La clamorosa impresa del “rullo compressore” sgomenta proprio colui che l’ha provocata: il redattore Pietro Petroselli della G.d.S. che nei giorni successivi tenta di riabilitarsi mettendo in evidenza il sequestro giudiziale conservativo sulla cassa e sull’archivio; la creazione a Milano di una “Costituente della F.I.S.A.” che non accetta il fatto compiuto.
A questa “Costituente” aderiscono i liguri. All’opposto piemontesi, emiliani, toscani e giuliani riconoscono la legalità del nuovo C.D.

L’avv. Longoni comunque non consegna i documenti ai veneziani entro l’8 dicembre come stabilito dalla F.I.S.A.: la quale dopo questa data lo diffida giudizialmente. I veneti però si dimostrano dei perfetti diplomatici pronti al compromesso con le forze avverse, facendo finta di aver capito di averla fatta grossa.
Nei primi mesi dell’anno a Milano s’incontrano: Coen, in rappresentanza del Consiglio Direttivo, Aurelio Robotti per i lombardi, Carlo Borotto per i liguri, Giorgio Schaerrer per i piemontesi. La pace, o meglio l’armistizio, è sottoscritto.
I quattro prepareranno, come commissione provvisoria, il XVIII congresso ordinario. Si noti che non è stata data numerazione al Congresso Straordinario di Milano, quasi a volerlo minimizzare, mentre……
Eccoci a Bologna il 27-28 del 1923, nell’aula magna del Regio Istituto Commerciale. Viene eletto a presidente del Congresso l’avv. Mario Nicola di Roma, dice la G.d.S. In effetti Nicola abita ora a Roma, ma è di Torino. E’ uno dei fondatori nel 1897 della Unione Pedestre Torinese. Segretario il signor Pacini di Roma. Il cap. (e dai con i militari!) Vitucci delle Puglie propone che ogni rappresentante abbia tanti voti quante le deleghe che ha raccolto. Una teoria dei “mazzieri” cara a Giolitti e ai pugliesi continuerà anche in questo dopoguerra.
Ne segue una discussione “confusa, disordinata, tumultuosa” alla fine della quale, applauditissimo, Micucci e il suo “alter ego” Fresta (Calabria) ritirano la proposta. Si decide che il nuovo C.D. debba avere solamente nove membri. Sono presenti in questo momento 145 delegati. Nella seconda giornata quando si passa alla votazione per la sede improvvisamente i delegati sono 220!

Rientra così in azione il rullo compressore. Venezia ottiene 141 voti; Milano 77. Elezioni oer le cariche. Ottengono 139 voti: generale Pietro Belloni (presidente); Libero Scarpa, Daciano Colbacchini (vicepresidenti); Lamberto Heinz, Francesco Scatola, Silvio Coen, Mario Viali, Giacomo Meo, Angelo Zanon (membri).

I “Voronoff” della F.I.S.A.
Il giorno dopo in un corsivo firmato Ghiro, Bruno Roghi della G.d.S., pur deplorando il “rullo compressore” arriva alla conclusione che dopotutto i “militari” sono i “Voronoff” della F.I.S.A.
Voronoff era quel medico che con la sostituzione di alcune ghiandole interstiziali ringiovaniva gli ottantenni.
Comunque il XVIII Congresso prende queste deliberazioni: sono aboliti i campionati di marcia m. 3.000, la corsa m. 20.000, i salti senza rincorsa, i lanci della pietra e della palla vibrata. I 1.200 metri siepi sono sostituiti dai 3.000 siepi; viene aggiunta una gara di squadra sui 3.000 metri piani, che però non verrà mai realizzata.
Giongo propone infine la creazione di una Commissione Tecnica di cinque elementi, uno per ogni regione dell’Alta Italia: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia. Si omologa finalmente il record di Lunghi (880 yds – 1:52”4/5 – 1909).
Il comm. Fucinato, che è stato presidente per 78 giorni, si è spontaneamente ritirato.
Sul XIX Congresso di Venezia sappiamo assolutamente tutto perché la F.I.S.A. provvide a far stampare il processo verbale stenografico.
Ebbe luogo a Venezia nei giorni 5 e 6 gennaio 1924; vi parteciparono 92 delegati in rappresentanza di 204 società. Il massimo, 10 deleghe, era raggiunto da Antonio Toma (Lombardia), Giorgio Schaerrer (Piemonte), Antonio Mollichelli (Campania), Bruno Urbani (Toscana), Giovanni Papes (Veneto), Gino Mattioli (Toscana).
L’on. Italo Capanni rappresentante del C.O.N.I. dice: “Bisogna dimostrare al nostro paese ed al mondo che noi marciamo sicuramente sotto il Governo del nostro Duce meraviglioso verso gli immortali destini della Patria. Per l’Italia Eja, Eja, Eja, Alalà! (I congressisti rispondono con un possente Alalà). Il lungo verbale è firmato dal presidente del Congresso Odoardo Masini.
Non vi sono elezioni perché i membri del C.D. durano in carica due anni. Nel 1924: società federate 511; atleti tesserati 5000; gare svolte 1867; incontri internazionali 5; records abbassati 24.

Vita breve dell’U.I.S.A.
In confronto con le Olimpiadi di Anversa i nostri successi in quelle di Parigi erano stati relativamente modesti (una medaglia d’oro, una d’argento, un quarto e un sesto posto). Ciò provocò le aspre critiche dei trombati del Congresso di Milano del 1922, lombardi e liguri soprattutto. Le critiche alla famosa Commissione Tecnica si fecero insidiose. Non avendo ottenuto soddisfazione in sede dell’ “ammaestrato congresso di Venezia” le società lombarde e ligure decisero di abbandonare il 23 e 28 dicembre 1924 la F.I.S.A. per costituire poi una Unione Italiana Sports Atletici (U.I.S.A.) che organizzò perfino un proprio campionato di cross. Il 27 maggio 1925 il conflitto fu però composto con soddisfazione di tutti dal Commissario Straordinario della F.I.S.A. conte Antonio Revedin.
A Roma XXI Congresso della pacificazione il 5-6 dicembre 1925. Viene eletto a Presidente il comm. Alberto Buriani; vicepresidente l’on. Leandro Arpinati; consiglieri: Vittorio Costa, Torquato Bononcini, Pietro Mariani, Lamberto Heinz, Massimo Cartesegna, Vecchietti, Grimaldi, D’Albora, Valentini. Segretario: dott. Mario Neuroni.
E’ la prima volta che un consiglio direttivo delle federazioni di atletica comprende elementi di varie città. In precedenza era norma che i membri del C.D. fossero residenti nella città sede della federazione.
Su proposta dell’ing. D’Albora viene nominato Presidente Onorario della F.I.S.A. il conte Revedin, per la sua opera di pacificazione. Ma tale onorificenza, diciamo così, non incontra il parere dei lombardi che, adunati in Piazza S. Sepolcro, addirittura la deplorano.
Dimenticavamo di dire che la lista votata poi per intero a Roma era stata preparata nell’adunanza dei presidenti dei Comitati Regionali di Venezia del 22-11-1925. Nella stessa occasione era stato deciso di trasportare la sede della F.I.S.A. a Bologna.
Scavalchiamo ora tutto il 1926 e arriviamo al XXII Congresso di Firenze del 12 dicembre 1926. Circa 200 le società rappresentate nella Sala dei 200 a Palazzo Vecchio. Vi è la più assoluta mancanza di contrasti di tendenze. Perciò i lavori sono “rapidi e ordinati” e serene le discussioni.
Comunque non manca il “bastian contrario” in sede di discussione tecnica; anche se la critica è benevola. Il suo autore è il prof. Dino Nay, controbattuto dal dott. Cartesegna.

Su proposta di Lamberto Heinz si italianizza il nome della federazione: da F.I.S.A. a F.I.D.A.L. – Federazione Italiana di Atletica Leggera.
Accanto al conte Revedin viene nominato Presidente Onorario, indovinate chi?, il comm. avv. Edgardo Longoni!
Si vota per la prossima sede: Genova 104 voti, Bologna 72. Arrivederci nel 1927 a Genova. Mah……

fonte: A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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