VADO, L’AMMAZZO E TORNO

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

In diverse occasioni ho sottolineato che strategie più o meno volute e più o meno in buonafede stanno portando la nostra atletica al di sotto di quella che si potrebbe definire la “soglia di dignità”. Ma dove si posiziona questa soglia? A detta del neo generale Gianni Gola, la soglia è ben lungi dall’attuale livello, per me abbiamo oltrepassato il limite da tempo. Ma osserviamo i fatti ed approfittiamo del termine della stagione invernale per stilare un bilancio di massima sull’attività appena trascorsa.

Le indoor
La manifestazione indoor più importante della stagione è stato il Campionato Mondiale di Budapest. L’Italia è tornata a casa a mani vuote. Non sono bastati i nomi di Martinez, (con il record italiano a 14,81 nel triplo), May e Gibilisco per ottenere il tanto agognato metallo, altre nazioni ci hanno preceduto. Parliamo di rappresentative nazionali ultrablasonate come Russia e Stati Uniti; ma parliamo anche di stati come l’isola di Grenada (qualcuno sa dov’è?), come il Sudan (sarà merito di un nome che evoca umide fatiche?) ed anche il Congo. Insomma non è che abbiamo gareggiato contro i marziani, una patacca di un qualche colore l’hanno portata a casa un po’ tutti…tranne noi.
Andando per ordine d’importanza abbiamo poi avuto la Coppa Europa. Le donne, retrocesse lo scorso anno non vi hanno potuto partecipare, gli uomini si sono classificati al quarto posto. Posizione più che dignitosa se non fosse stato per il piccolo rifiuto (da non confondere con “il gran rifiuto” di Papa Celestino V) dell’astista Gibilisco il quale ha creduto bene di dirigersi altrove a far volare la sua asta. Il piccolo rifiuto in realtà innesca una riflessione, soprattutto considerando che in occasione dei Campionati Italiani Indoor, gara di indubbia inutilità per un campione del mondo, il Beppe nazionale ha presenziato, saltato (una sola volta) e vinto la manifestazione tricolore. Ora, posto che il caso vuole che il Presidente della federazione italiana di atletica sia anche il capo della società di Gibilisco, viene da chiedersi perché Gianni Gola, come presidente della Fidal non sia riuscito a far gareggiare il nostro campione del mondo in Coppa Europa e ancor più ci si chiede come poi sia riuscito, in veste di semplice capo di una società di atletica a farlo gareggiare ai Campionati Italiani Indoor. Se due più due fa ancora quattro, si può anche dire allora che la faccenda è quantomeno di cattivo gusto perché, a parità di persona che impartisce gli ordini, per le private faccende della società il Gibi si deve muovere, per quelle meno private di un popolo atletico in agonia e in cerca di simboli, il Gibi non è tenuto a saltare nemmeno il muretto di casa.
Rimaniamo al coperto e parliamo di strutture e non di persone. Gli impianti indoor in Italia sono pochi e mal utilizzati. Non è un segreto. Quest’inverno abbiamo avuto anche il tira e molla del palazzetto di Torino che alla fine non ha funzionato. Di contro a Genova in più di un occasione si è sfiorato il collasso degli organizzatori e dei giudici a causa di un affollamento ben oltre i limiti della tolleranza. Riporto un osservazione di uno spettatore di una delle riunioni indoor di Genova: “Oggi sui 200 metri fra allievi e categorie superiori c'erano 43 batterie….” e ancora: “Ieri sui 60 piani 17 serie maschili e 12 femminili….più le finali…una maratona…con nervosismi da parte di tutti….”. Italiche contraddizioni…e intanto si attende con trepidazione l’inaugurazione del nuovo impianto permanente di Ancona che vedrà tra l’altro accendersi un’aspra lotta per la successione alla carica di presidente di comitato regionale Marche. Ma di questo parleremo più avanti in un altro articolo.

Il cross
Evitiamo per imbarazzo di parlare delle individualità e andiamo sulle classifiche a squadre inseguendo il vecchio detto “l’unione fa la forza”. Beh in Italia l’unione ha portato a ben poco. I mondiali di Cross hanno registrato come unico dato significativo l’undicesimo posto della squadra di cross corto maschile. Tra l’altro nella stessa gara c’è stato un brillante secondo posto del Qatar. Riporto questo dato per un motivo ben preciso: nei mondiali militari di cross, altra rassegna prestigiosa di quest’inverno, il Qatar ha vinto con gli uomini sia nel cross lungo che in quello corto. Ebbene, sapete chi è il tecnico del Qatar che ha portato al successo le due squadre militari? Ve lo dico io, si chiama Renato Canova. Chiaramente non è un tecnico del Qatar ma italianissimo; non solo, è un tecnico grandemente apprezzato in tutto il mondo sia per l’attività tecnica che didattica svolta da diversi decenni. L’italico Canova, personaggio eclettico scarsamente incline ai giochi di palazzo, nel recente passato si era permesso, dopo anni di battaglie contro i mulini a vento della federazione, di parlar chiaro e tuonare forte. Come risposta, la sensibile Fidal lo aveva congedato e questi sono i risultati: un bravo tecnico messo alla porta che passa ad allenare (e vincere) in uno sperduto e ricco angolo di mondo.
Si potrebbe pensare, in un certo senso che gli errori di ieri insegnino e magari oggi non se ne facciano. Molto bene, diamo uno sguardo a date e regolamenti dell’oggi. Partiamo dai giovani prendendo in considerazione il campionato italiano di corsa juniores. Anche quest’anno ci sono due prove: i 10.000 in pista (fase regionale) e la mezza maratona che vale anche per l’assegnazione del titolo italiano individuale. Negli anni passati, sensatamente, si correva il 10.000 all’inizio della stagione su pista (aprile) e la mezza maratona a stagione praticamente conclusa. Queste date erano ottime perché consentivano alle società di concorrere per questo campionato senza dover perdere i mezzofondisti durante la stagione e soprattutto per i CdS su pista; dal canto loro, gli atleti potevano preparare la mezza maratona con calma e in un periodo senza gare importanti. Insomma era tutto perfetto. Ebbene, quest’anno la data della mezza maratona Junior è il 9 maggio cioè a ridosso della fase regionale dei Cds. Non riesco proprio ad immaginare quale possa essere stato il motivo di questa scelta ma di certo essa affosserà la manifestazione che vedrà una riduzione sensibile dei partecipanti e risultati di certo non significativi. Non credo che ci saranno tanti 17/18enni che in piena preparazione delle gare in pista vorranno imbarcarsi nella loro prima (o massimo seconda) mezza maratona seria della vita. Per contro, le società di marcialongari della domenica, se avranno un po’ di fortuna potranno vincere o andare a podio nel campionato di società. Davvero una bella strategia! Ma passiamo agli assoluti, qui la strategia è ancora migliore. La riassumo in due parole: siccome l’anno scorso nella terza prova del campionato di corsa, la classica maratona, ha vinto il quarantenne Carosi (un grande atleta di ieri e di oggi) con 2h e 17’, si è pensato di nascondersi dietro ad un dito e di amputare la maratona fino a farla diventare una 10km su strada. Fermo restando che il valore del campionato su tre prove ne esce profondamente ridimensionato, varrebbe la pena che le menti della Fidal si chiedessero perché nessun atleta italiano di valore ha partecipato alla maratona dello scorso anno. Vista la probabile risposta (pochi premi?), non credo che questa soluzione sia curativa ne migliorativa. Come dicevo sopra è solo un nascondersi.
Tutto il discorso ci porta a dire ancora una volta che sia l’episodio come anche le strategie di fondo stanno distruggendo man mano il movimento della corsa prolungata in Italia a scapito di corridori della domenica e di mercenari africani con le scarpe da corsa. Bravo Gola!

Ma passiamo alle buone notizie…

La Marcia
Il settore dopo qualche tempo passato un po’ in appannamento appare di nuovo rigoglioso e vivace, nell’ambito della marcia si respirano ancora le passioni vere dello sport e i risultati si vedono. A capo del movimento c’è Vittorio Visini, un signore che nonostante non marci più da un bel po’, si permette il lusso di detenere ancora qualche record mondiale… Con lui ci sono altri bravi tecnici che si confrontano e collaborano di continuo. Con essi, guarda tu il caso, ci sono tanti ragazzi di talento. Senza voler scavare troppo a fondo diciamo che nelle prime due prove del Challenge Iaaf la 23enne Rigaudo si è imposta mettendo in fila colleghe ben più blasonate di lei. Anche nel settore maschile ci sono ottime conferme: Gandellini nella seconda prova ha vinto la gara dei 20km e nella prima prova uno scoppiettante Brugnetti (allievo di La Torre) ha messo in pericolo il prestigio di due mostri come Perez e Korzeniowski battendosi con loro testa a testa fino all’ultimo. Considerando che le olimpiadi si avvicinano, c’è solo da bene sperare e chiedere, ancora una volta alla marcia, di salvare la faccia dell’atletica italiana portando a casa almeno una medagliuzza.

I Lanci
Anche questo settore che negli ultimi anni è stato il motore dell’atletica è figlio di un bravo caposettore. L’ascolano Nicola Silvaggi, uomo di grande cultura sportiva e umanità ha creato un ambiente sano, produttivo e in pieno fermento. Anche per i lanci vale il discorso della marcia: bravi tecnici che non hanno paura nel confrontarsi e collaborare. L’Eurochallenge di Malta ha confermato i nostri atleti tra l’elitè internazionale dei lanci e il terzo posto di uomini e donne lascia intravedere un futuro roseo. Vizzoni, la nostra punta di diamante è ancora in leggero ritardo sui migliori ma contiamo di vederlo presto in forma per l’importante appuntamento di quest’estate.

Per concludere riprendo il titolo di questo articolo. Vado, l’ammazzo e torno. Gianni Gola e, non dimentichiamocelo, il suo staff sono a buon punto. Il vado l’hanno fatto, sono tra noi da diversi anni; per ammazzare il movimento atletico non manca poi molto; mi auguro solo che non tornino ne lui ne i suoi sottoposti (è pur sempre un generale, no?).

Chiudo questa lunga chiacchierata augurando a tutti i lettori di Atleticanet e alle loro famiglie una Pasqua serena.

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