GRANDI CAMPIONI: DORANDO PIETRI /2° PARTE

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Grande fu l’eco suscitato in Italia dalla sfortunata prova di Dorando Pietri. La Società Ginnastica “La Patria “ di Carpi organizzò una grande manifestazione di accoglienza per il 12 agosto al rientro in sede di Dorando, che prevedeva un corteo, la consegna di una targa d’oro commemorativa e di un cofanetto dentro il quale vi era un libretto della Cassa di Risparmio contenente i fondi (£. 1.496,65) raccolti attraverso una pubblica sottoscrizione. Il tutto si concluse alle 19.30 presso l’Hotel Carpi con un vermuth offerto dalla stessa società “La Patria” al quale intervennero le Autorità e le personalità appositamente invitate.
Non era la prima manifestazione pubblica alla quale Dorando partecipava.
Subito dopo la premiazione a Londra si era svolto un banchetto in onore dell’atleta emiliano, offerto dal celebre tenore Enrico Caruso il quale nell’occasione fece una caricatura a Dorando. Lo schizzo fu pubblicato dalla rivista “La Follia” di New York, giornale satirico che aveva l’esclusiva della riproduzione delle caricature del tenore italiano.
Anche il Re, che si trovava a caccia in Santa Anna di Valdieri, fece arrivare a Dorando un messaggio di congratulazioni.

Dopo i festeggiamenti riprese l’attività agonistica e nel giro di poche settimane Dorando vinse i giri di Vicenza, Torino e Padova dovunque accolto con entusiastiche dimostrazioni di affetto.

Il 24 ottobre 1908 il giornalista Cougnet de La Gazzetta dello Sport comunicò a Pietri che gli era pervenuta dagli Stati Uniti una proposta, interessantissima anche sotto il profilo economico, da parte di un impresario deciso a organizzare la rivincita fra Hayes, campione olimpico, e Dorando Pietri sulla distanza della maratona. Il compenso prevedeva un premio di £.10.000 in caso di vittoria e £. 7.500 in caso di sconfitta, oltre naturalmente al rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno. L’incontro fu fissato per il 25 novembre 1908 sulla pista (m. 161) del Madison Square Garden di New York. In totale i due concorrenti avrebbero dovuto compiere ben 262 giri…roba da far girare la testa a chiunque!
Il 7 novembre, ricevuto conferma che il suo avversario aveva accettato la sfida, Dorando partì da Carpi diretto a Liverpool (via Parigi – Londra) e l’11 novembre, insieme al fratello Ulpiano, si imbarcò a bordo del piroscafo “Kronprinzessin Stefanic” che giunse a New York il 21 novembre. Dorando e Ulpiano alloggiarono all’Hotel Bartholdi nel quartiere di Broadway.
L’attesa per l’avvenimento era enorme. Anche i manifesti lanciavano interrogativi: “Può Dorando battere Hayes?” oppure “La famosa gara olimpica sarà corsa di nuovo” e ancora: “America contro Italia!”. L’ingresso era stato fissato a 10 dollari (ma i bagarini vendettero i biglietti ormai introvabili anche a 40 dollari l’uno. L’incasso fu di oltre 200 milioni secondo la valutazione che fece Emanuele Carlo nel 1973.
La gara si disputò il 25 novembre, un mercoledì. Il pubblico si presentò al Madison Square Garden fin dalle prime ore del mattino e qualche ora prima del via (previsto alle ore 21) 35.000 persone erano stipate nei 20.000 posti disponibili. Le cronache riportano che altre 100.000 persone stazionavano fuori dell’impianto sotto una pioggia battente.
Erano presenti all’avvenimento i corrispondenti della stampa di tutto il mondo. Il Corriere della Sera aveva mandato un inviato speciale: Luigi Barzini.
Gli organizzatori del Madison Square Garden avevano smontato la pista in legno dell’impianto ed avevano costruito una pista di sabbia fine, umida, spianata e compressa. Una striscia bianca segnava il margine interno. I giurati erano tutti in smoking ed alcuni in frack con il cilindro.

Alle 21 in punto lo starter dette il via alla competizione. Dorando (gli americani ormai indicavano l’italiano con il solo nome di battesimo, ignorando il cognome), prese subito la testa e la mantenne fino al 10° miglio, respingendo gli attacchi che Hayes gli sferrava ogni dieci, dodici giri. Al 10° miglio Hayes cercò di passare ancora. Il duello, testa a testa, si protrasse per sei giri ed alla fine l’americano la spuntò. Fino al 19° miglio i due avversari non fecero altro che sorpassarsi ed a condurre per brevi tratti. Ogni volta che avveniva un sorpasso l’urlo della folla si faceva altissimo e si udivano benissimo i cori di scherno che si scambiavano i gruppi di americani e di italiani a seconda di quale atleta fosse in testa. Due colpi di pistola segnalarono l’inizio dell’ultimo miglio di gara. I due atleti accelerarono il ritmo delle loro falcate e si apprestarono a disputare la volata finale. A mezzo miglio dall’arrivo Hayes compì l’ultimo tentativo per sopravanzare Dorando e fiaccarne la resistenza. Ma l’italiano rispose alla grande a contrattaccò subito riuscendo a scavare fra lui e l’americano un distacco che dai 5 metri iniziali andò gradatamente aumentando fino a raggiungere il mezzo giro di pista. Con questo vantaggio Pietri si precipitò sul traguardo tagliandolo vittoriosamente in 2 ore 44 minuti, 20 secondi e 2/5, ben 11 minuti meno del tempo impiegato da Hayes a Londra. Quello che successe dopo e solo immaginabile. L’entusiasmo degli italiani salì alle stelle; Dorando venne prelevato dagli spogliatoi e portato in trionfo per le vie della città.

Ecco come il New York Times “parlò” dell’avvenimento: “Molto prima che fossero aperti i cancelli, c’erano già venditori ambulanti forniti di bandiere americane ed italiane, pronti per gli affari, e le strade laterali erano intasate. Quando le porte furono aperte, le gallerie si riempirono rapidamente, e ancora molto tempo dopo che gli spettatori avevano occupato la platea ed i posti più costosi, la folla continuava ad affluire, a prezzi che variavano da un dollaro per posti in piedi nelle gallerie, a 10 dollari per posti a sedere nei palchi dell’arena….I concorrenti presero posto sulla linea di partenza, con Hayes, che aveva vinto a testa o croce la sua posizione, all’interno….Dorando aveva un vantaggio di due piedi (ndr: 1 piede = 30,48 cm.) ed era alla corda quando compirono le prime 33 yards sulla linea di gesso che segnava l’inizio e la fine dei giri regolari. Hayes era subito dopo di lui, correndo pressappoco sulle impronte dell’italiano; quindi le prime fasi della gara rifletterono la monotonia delle distanze lunghe…Le bandiere sventolavano ed i sostenitori incitavano fino a che il grande anfiteatro tremò per il rumore, ed in questo bailamme i due rivali continuarono, passo dopo passo, a calpestare la pista, aspirando la polvere ed il fumo di tabacco di cui era impregnata l’aria della sala. Alle fine del 25° miglio, Dorando (come era popolarmente chiamato), aveva un vantaggio di circa 4 piedi, al giro successivo di 10, in quello seguente di 15 e a quel ritmo si allontanò sempre più. Al compimento del 26° miglio superò la linea che segnava la fine del giro mentre Hayes era appena all’altezza della curva dalla quale erano partiti, 33 yards più indietro.
…Quindi ci fu il rischio che la situazione precipitasse, quando alcuni imprudenti spettatori che assistevano dai box nell’arena, pensando erroneamente che la gara fosse finita, si slanciarono verso la pista, mentre i corridori dovevano ancora compiere due giri. Gli ufficiali di gara cercarono di respingere i trasgressori, ma non ci fu tempo per le maniere gentili poiché alcuni baldi fans avevano invaso il percorso, ansiosi di aprire un varco per la fine della gara….Volarono dei pugni e seguirono duri scontri, ma fu liberata una corsia e Dorando, il vincitore, ricevette subito sfide per ogni sorta di gare, ma il fratello, suo portavoce, non volle svelare le intenzioni per l’immediato futuro. Dorando, disse, aveva raggiunto tutto quanto desiderava battendo Hayes, e questo trionfo legittima il suo diritto di pensare che avrebbe vinto la gara dei Giochi Olimpici se non fosse stato per la interferenza dei giudici
”.
La notizia della vittoria dell’italiano fece immediatamente il giro del mondo e da più parti giunsero messaggi di congratulazioni alla società La Patria ed alla Federazione Podistica Italiana.
Questa tuttavia non poté che prendere atto di quanto avvenuto e, dal momento che Pietri aveva percepito un premio in denaro, il 20 novembre 1908 lo cancellò – pur dispiaciuta e complimentandosi con lui per la bella vittoria – dall’elenco degli iscritti alla federazione. La decisione venne comunicata dallo stesso on.le Brunialti, presidente della federazione, con un telegramma inviato a Pietri.
All’Hotel del Campidoglio a New York il 6 dicembre ebbe luogo un grande banchetto in onore di Dorando al quale partecipò tutta la colonia italiana della città.

Il successo riportato su Hayes convinse Pietri ad accettare le numerose proposte che gli arrivarono da tutti gli Stati Uniti per disputare gare contro pagamento di lauti premi in denaro. Fu così che Dorando dopo la sfida con Hayes (25 novembre 1908) si fermò negli Stati Uniti fino al primi del luglio 1909, partecipando a 21 competizioni. Il carpigiano risultò vincitore in 16 gare; ottenne poi un secondo ed un sesto posto e nelle altre tre gare fu costretto al ritiro. Il 15 dicembre 1908 al Madison Square Garden incontrò sulla distanza della maratona un altro dei suoi avversari di Londra, l’indio canadese Tom Longboat, che ai Giochi si era ritirato. Al 26° chilometro, dopo aver dominato la gara, Dorando fu costretto al ritiro e Longboat, che sovrastava l’italiano in statura, vinse nel tempo di 2 ore 45 minuti, 5 secondi e 2 quinti.
Seguirono altri scontri con atleti statunitensi e inglesi: Floyd Daughty, Samuel Myers, Percy Smallwood, Albert Corey, secondo nella maratona olimpica del 1904, e poi molti altri che pur coalizzandosi non riuscirono a piegare il nostro corridore che ebbe la meglio in tutti gli incontri.
Il 25 febbraio 1909 a Buffalo incontrò per la prima volta l’inglese Alfred Shrubb, uno dei più forti fondisti di quell’inizio di secolo, che era passato al professionismo nel 1905 a seguito della squalifica inflittagli dalla sua federazione. Shrubb era un uomo che nel periodo in cui aveva gareggiato da dilettante aveva detenuto ben 15 primati mondiali, fra i quali quello dell’ora (m. 18.742 a Glasgow il 5 novembre 1904), che resistette fino al 6 luglio 1913 quando venne battuto a Stoccolma dal francese Jean Bouin (m. 19.021).
L’incontro avvenne sulla distanza delle 15 miglia (km. 24,140) e Dorando dovette soccombere al più veloce avversario.
Pietri partecipò in seguito a diverse altre prove sulla distanza della maratona. Incontrò di nuovo anche Hayes e lo sconfisse di nuovo al termine di una gara condotta sempre in testa.

Dorando Pietri rientrò in Italia il 18 luglio 1909, dopo sette mesi di permanenza nell’America del Nord.

Pochi giorni dopo, il 6 settembre, si unì in matrimonio con la concittadina Teresa Dondi, di un anno più giovane di lui. Nel dicembre del 1909 Pietri riprese la via del mare per una lunga tournée; in Italia sarebbe rientrato solo nell’agosto dell’anno successivo. Problemi di calzature lo costrinsero al ritiro in una maratona corsa a Londra che vide il successo dell’ottimo C.W. Gardiner in un tempo eccezionale: 2 ore 27 minuti, un secondo e 2 quinti! Il 15 gennaio 1910 Dorando era a New York dove il 30 di quello stesso mese incontrò, battendolo nuovamente, il campione olimpico Hayes; era la quarta volta che l’italiano prevaleva sull’americano.
In marzo, il 31, affrontò ancora Longboat e questa volta lo sconfisse sulla distanza delle 20 miglia di fronte a 20.000 spettatori entusiasti.
Il 13 aprile al Duquesne Garden di Pittsburg Dorando disputò la sua ultima gara nell’America del Nord, dove non sarebbe più tornato. Sulla distanza dell 12 miglia batté nuovamente l’inglese Percy Smallwood in 1 ora 6 primi, 41 secondi a 2/5.

Il 22 aprile Pietri s’imbarcò alla volta dell’America del sud, dove un contratto di 30.000 lire lo teneva impegnato per la disputa di alcune esibizioni e una diecina di gare. La più importante delle prove che Pietri disputò in Argentina fu la maratona internazionale di Buenos Aires del 24 maggio. Dorando corse la più veloce maratona della sua carriera aggiudicandosi la prova i n 2 ore 38 minuti, 48 secondi e 1/5, tempo che sarebbe stato ancora migliore se l’atleta non fosse stato ostacolato nel finale dagli spettatori entusiasti che lo costrinsero a percorrere uno stretto corridoio fino all’arrivo.
Pietri sbarcò a Napoli il 21 agosto 1910 e il 23 giunse a Carpi atteso da parenti, amici e sportivi. Secondo stime effettuate da Emanuele Carli di Verona, il suo più scrupoloso ed attento biografo, le due trasferte americane fruttarono a Pietri, fra ingaggi, diarie fisse e premi una somma stimabile intorno a 200 milioni del 1973, che Pietri aveva saggiamente investito.

Infatti nel novembre del 1909 i fratelli Dorando e Ulpiano Pietri avevano acquistato per la somma di £. 50.000 l’Hotel Carpi, il più importante della cittadina emiliana, uno stabile di quattro piani e circa 32 vani sulla centralissima Piazza Vittorio Emanuele II. I fratelli Pietri investirono altre somme nella ristrutturazione ed ammodernamento dell’albergo, assolutamente sproporzionate per la realizzazione di una struttura inadeguata per una piazza ancora piccola e non ancora industrializzata come quella di Carpi. A rendere ancora più difficile la gestione intervenne anche la Prima Guerra Mondiale che richiamò sotto le armi Dorando, togliendo allo stesso le risorse derivanti dalle corse che si andarono rarefacendo. I Pietri andarono così avanti con fatica fintanto che nel 1917 dovettero alienare l’albergo. Oggi in quello stesso immobile ha sede la Cassa di Risparmio di Carpi.

L’ultima parte della carriera agonistica di Dorando Pietri fu caratterizzata dalle sfide con il romano Fortunato Zanti, un podista formatosi atleticamente in Lombardia e passato nel 1909 al professionismo, stimolato dalla possibilità di poter così incontrare Pietri, reduce dalla fortunata trasferta americana.
I due si “pizzicarono” ironicamente a lungo sui giornali sportivi prima di ogni incontro. I loro “duelli” terminarono con un bilancio di parità: 2 a 2.
Il 21 novembre del 1910 morì a Carpi Desiderio Pietri, il padre di Dorando.

Il 1911 fu l’anno che vide la conclusione della straordinaria carriera di Pietri. Fu una stagione caratterizzata da sfide (ormai i professionisti dedicavano tutto il loro impegno a questo tipo di competizioni), e non furono sempre competizioni fra podisti.
All’Ippodromo di Modena il 9 luglio Dorando Pietri rispose ad una sfida lanciata dal ciclista Luigi Ganna. Per aggiudicarsi la prova Dorando avrebbe dovuto percorrere nell’ora km 17.500 pari a19 giri e 362 metri della pista, mentre il suo avversario per vincere doveva compiere km 36, pari a 39 giri e 822 metri.
Vinse Ganna in 58 minuti, 17 secondi e 1/5, mentre Pietri percorse nell’ora km 16,854.
L’ultima gara che Dorando disputò in Italia fu la maratonina riservata ai professionisti che si corse a Venezia, al Velodromo del Lido, il 24 settembre 1911 sulla distanza dei 15 chilometri e nella quale Dorando si impose su Zanti, Pagliani, Luppi e Blasi. Dopo la competizione veneziana Pietri si recò in Svezia sfidato dallo svedese Gösta Ljungström. Si disputarono due incontri a Göteborg l’8 ed il 15 settembre entrambi sulla distanza dei 20 km.
Dorando perse il primo, ma si aggiudicò il secondo chiudendo quindi con un successo la sua straordinaria carriera dopo otto anni di intensa attività.
Nel 1923, venduto il “Grand Hotel Dorando”e non avendo quindi altri interessi a Carpi, Pietri si trasferì a San Remo dove aprì un’autorimessa con servizio taxi.

Continuò a seguire l’atletica come organizzatore e diverse foto lo ritraggono mentre funge da starter in alcune gare su strada. Nel 1936, su proposta del CONI, venne nominato Cavaliere della Corona d’Italia. Non tornò più a Carpi se non saltuariamente per rivedere i vecchi amici. Colpito da infarto morì alle ore 20 del 7 febbraio 1942 all’ospedale San Remo dove era stato ricoverato a seguito di malore accusato sul lavoro. In carriera, fra quelle da dilettante e quella da professionista, Dorando Pietri partecipò a 128 gare, di cui 10 furono esibizioni o tentativi di primato. 88 volte giunse primo e 16 volte secondo. Tre volte si classificò al terzo posto, una volta al quinto ed una volta al sesto posto. Nove volte fu costretto al ritiro.

Fonti:
“1898 – 1912 L’era di Dorando e di Emilio Lunghi”, ASAI – Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”, Brescia, 1999
E. Carli “Dorando Pietri – Corridore di Maratona”, Verona, 1973
L. Nora (a cura di….) “Dorando Pietri tra mito e storia”, Carpi, 1999

ALLEGATO: ANet_news_Foto_di_Dorando_Pietri_2_24.4.2004.zip (1099 Kb)

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