STORIA DELLA FEDERAZIONE – 9

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La nomina di Arpinati a presidente della F.I.D.A.L. non colse di sorpresa il C.R. Toscano in quel momento presieduto dall’on. Luigi Ridolfi. Subito parte un telegramma entusiasta di congratulazioni per il “nuovo condottiero delle forze atletiche”. Tre anni dopo il marchese Ridolfi diventerà presidente della F.I.D.A.L.; durerà fino al 25 luglio 1943. Si ritirerà per ordine di Badoglio “et pour cause” ritornerà in sella a burrasca politica ormai sopita nel 1957; morirà sulla breccia nel 1958. Più pacato il telegramma della estromessa Giunta Esecutiva della F.I.D.A.L.
Buriani si limita a cedere lo scettro “nelle salde mani” dell’invadente podestà di Bologna. Ma questo lo diciamo noi ora. Comunque Buriani si consolerà quando poco dopo verrà nominato presidente della federazione di ginnastica e di quella della pallacanestro. La vita, anche quella sportiva, non è che un giro di valzer! Con frequenti cambi di ballerine!
Arpinati chiama alla segreteria il ragionier Carlo Butti che, secondo le tabelle dei records, è il protoprimatista italiano di lancio del disco. Naturalmente il binomio Arpinati – Butti si carica sulle spalle tutto il lavoro federale perché di consiglio direttivo non se ne parla nemmeno, almeno per ora. Viene invece nominata una commissione tecnica composta di cinque persone con lo scopo di formare, quando occorre, la squadra nazionale.
Tre nomi per un verso o per l’altro li conosciamo già: il cap. Vittorio Costa, presidente; i membri ing. Daciano Colbacchini e il dottor Franco Giongo. Quarto è il rag. Torquato Bononcini, padre dell’attuale C.T. (n.d.r. vi ricordo che queste note furono scritte negli anni ’60) e ideatore del Gran Premio dei Giovani, una manifestazione nata con lo scopo di portare all’atletica leggera anche i giovanissimi. Quinto della schiera è il milanese dottor Dino Nai, che si è messo in luce con le contestazioni tecniche portate avanti nel Congresso di Firenze.
Ormai però è stato deciso in alto che il più in fretta possibile tutte le Federazioni Sportive si alloghino nella Città Eterna.
I toscani avrebbero desiderio che si facesse tappa a Firenze; come era già avvenuto per il trapasso della capitale del Regno d’Italia da Torino a Roma.
Ma questa volta i “toscani” non la spuntano!

La F.I.D.A.L. torna a Roma

Nella primavera del 1929 tutte le carte federali, che testimoniavano un’attività di poco più di ventenni, poche in verità, vengono stipate in alcune casse e inviate all’indirizzo di via Fratina, 89 – Roma, nuova sede della Federatletica.
Per ragioni non solamente di giurisdizione territoriale l’on. Leandro Arpinati deve cedere la Presidenza a S.E. Augusto Turati, segretario sì del P.N.F., ma anche presidente di ben altre dodici Federazioni Sportive. Nella segreteria per una sorta di continuità istituzionale rimane però sempre il rag. Carlo Butti.
In effetti le esibizioni degli atleti, come abbiamo già detto più indietro, non erano certamente state brillanti ad Amsterdam (1928) e Turati desiderava dimostrare che ciò era dipeso da scarsa incisività della Presidenza Arpinati.
Seguire passo per passo in questo periodo la vita della Federatletica è un po’ difficile. Gli stessi comunicati che venivano allora pubblicati su “Il C.O.N.I.”non si dilungavano in troppi dettagli. Ma una notizia interessante per i cultori delle liste dei primati è ugualmente contenuta nel comunicato n. 17 del 7 dicembre 1929, pubblicato su “Il C.O.N.I.” del 16 dicembre successivo.
Vi è infatti riportata l’omologazione di alcuni records italiani uguagliati. Perché è interessante questa notizia? Perché in seguito i giovani entrati in quegli anni in F.I.D.A.L., decreteranno di togliere dal libro d’oro proprio i records uguagliati enunciando il divertente principio che “nel clima fascista si va sempre oltre la meta”: e che non è degno dei fascisti l’attardarsi sulle posizioni conquistate!
Il guaio è che lo statuto della F.I.D.A.L., mai modificato, prevedeva invece l’omologazione dei records uguagliati. E allora? Capricci di giovani inesperti.

Il Marchese Ridolfi Presidente

Ma nel 1930 Augusto Turati, scivola su un tipo di banana che la storia politica di quegli anni non ha ancora ben individuato.
Gelosia di Mussolini nel constatare la grande popolarità che il segretario generale del P.N.F. aveva conquistato con le parate pseudo sportive? Lotta comunale fra Brescia (Turati) e Cremona (Farinacei)? Appalti? Balletti rosa?
Sta di fatto che una bella mattina esce il Foglio d’Ordini del P.N.F. che riporta in prima pagina, fianco a fianco, due belle letterine. La prima a sinistra l’ha scritta Turati che desidera rientrare nei ranghi perché quasi cinque anni di direzione del P.N.F. sono lunghi e logoranti. Tanto più che era da un anno e mezzo che insisteva su questo fatto. La seconda a destra è vergata dalla sicura mano del “duce” che si rammarica perché deve convenire che Turati è proprio stanco. Infatti Mussolini spedisce subito il bresciano nella bellissima e soleggiata isola di Rodi, adattissima al riposo e alla meditazione perché circondata dalle acque dell’Egeo.
L’on. marchese Luigi Ridolfi diventa così presidente della F.I.D.A.L.

Eliminati gli antifascisti dai Comitati Regionali

Per meglio riordinare le idee a noi stessi e al lettore ritorniamo ancora sulla cronologia degli avvenimenti atletico–amministrativopolitici dopo l’ultimo congresso democratico della F.I.S.A. (Firenze, 12.12.1926).
19 marzo 1927: l’on. Leandro Arpinati viene nominato dal segretario del P.N.F. presidente della F.I.D.A.L.(Foglio d’Ordini del P.N.F. n. 26 in data 19.3.1927). Con circ. n. 16 del C.O.N.I. in data 23 aprile 1927, vengono nominati i componenti del Direttorio della F.I.D.A.L. nelle persone del dott. Barbacci, marchese Ridolfi, ing. Mariani, cav. Sonetti. Cassiere il comm. Alberto Buriani (già presidente). In settembre il Direttorio di cui fanno parte anche i componenti della C.T. Costa, Bononcini, Colbacchini, Giongo e Nai viene completato con la nomina di Italo Stancari a economo. Segretario della F.I.D.AL. è Vittorio Ortali.
A Bologna il 9 giugno 1927 nella prima seduta del nuovo Direttorio, Arpinati chiarisce a Sonetti che nessun antifascista potrà far parte dei Comitati Regionali. Nel dicembre 1927 si rende di pubblica ragione un lungo elenco di istruttori tecnici, “handicappers”, giudici di marcia, giudici ufficiali, commissari federali.
Cronometristi e starters sono distinti in nazionali e regionali. Nessun record italiano potrà essere omologato se non sono presenti almeno due cronometristi e una starter nazionali. Di questa assurda regola (n.d.r. che io poi non trovo tanto assurda….), che durerà a lungo nel tempo, il primo a farne le spese è Edgardo Tetti che aveva segnato con 10”3/5- il record italiano dei 100 metri a Trieste il 18 novembre 1928. Tale tempo non verrà omologato perché due cronometristi, Oscar Bobach e Carlo Lican, sono semplicemente aspiranti.
Molto probabilmente alla fine del 1927 Giongo e Nai cessano di far parte del Direttorio e vengono sostituiti da Molfino e Tifi.

Colpo di mano: unica segreteria fra Calcio e Atletica

A un anno esatto dalla sua investitura, il 18 marzo 1928, l’irrequieto Arpinati opera un colpo di mano: unifica le segreterie della F.I.G.C. e della F.I.D.A.L.. In verità non si tratta di fusione, ma di pura e semplice fagocitazione. Nuovo segretario è infatti il maestro Felice Zanetti e vicesegretario il rag. Gilmo Zattoni; ambedue già, e con la stessa qualifica, funzionari della F.I.G.C.
L’operazione , si dice, è necessaria per ragioni di economia. Il 15 aprile 1929 accompagnati dal signor Bruno Tellini gli incartamenti della F.I.D.A.L. vengono portati a Roma. Turati si autoproclama così presidente della F.I.D.A.L. Nominerà alla segreteria, il 12 maggio 1929, Carlo Butti.
Comincia un periodo di amministrazione fortemente centralizzata. Le decisioni della F.I.D.A.L. vengono comunicate solamente attraverso la segreteria del C.O.N.I.

Butti travolto dalla caduta di Turati

La grande aspirazione dei fascisti anche nelle amministrazioni comunali era la stessa: concentrare tutto nelle mani del segretario comunale; perfino il podestà doveva diventare una figura puramente decorativa. Ma ancor prima della sua caduta Turati, il 4 settembre 1930, deve giocoforza nominare il presidente della F.I.D.A.L. rimasta l’unica Federazione ancora retta dal commissario del C.O.N.I. La scelta cadde sull’on. Marchese Luigi Ridolfi, Ispettore del Partito Nazionale Fascista, presidente da molti anni di una delle migliori società italiane: la Giglio Rosso di Firenze.
Ma che ne sarà allora del segretario Luigi Butti, creatura di Turati, quando quest’ultimo dovrà cedere la segreteria del P.N.F. al veneto Giovanni Battista Giuriati?
Il 15 dicembre 1930 la presidenza della F.I.D.A.L. smentisce la notizia delle dimissioni di Butti.
Discorso di Mussolini (28 ottobre 1930): “Per questo noi sorridiamo quando dei profeti funebri contano i nostri giorni. Di questi profeti non si troverà più, non solo la polvere, ma nemmeno il ricordo; e il Fascismo sarà vivo ancora”.
Dichiarazioni di Giuriati: “Lo sport dev’essere un mezzo e non un fine poiché la Patria e il Fascismo non hanno tanto bisogno di atleti di grido, quanto d’una massa robusta, resistente a ogni fatica, capace di vincere in pace e in guerra e di offrire la certezza della perpetuazione di una razza gagliarda”.

fonte: A.S.A.I. Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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