GOLA, KO TECNICO

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No, il Generale Gola non si è dato alla boxe, ma di botte ultimamente sembra averne prese un bel po’. Scrivo successivamente all’incontro avvenuto a Milano il 3 di Giugno in cui Franco Arese ed il suo gruppo ha incontrato più di 10 presidenti di comitato regionale.

Tanto per non dare niente per scontato, mi permetto di ricordare che Arese sembra essere uno dei candidati che correranno alla poltrona di Presidente Fidal al termine di questo scalcinato quadriennio olimpico.

Parliamo dell’incontro di Milano: a quanto mi è stato riferito la primavera ha fatto sbocciare nuovi amori politici ed altri sono in corso. Tradotto in politichese vuol dire che alcuni dei presidenti di comitato che fino allo scorso anno sono rimasti in trincea con il presidente-militare, oggi hanno accettato di buon grado di valutare altre possibilità di presidenza. Meglio tardi che mai…
La ciliegina sulla torta è stata poi la perquisizione dei NAS nelle case delle due Fiamme Gialle, Gibilisco e Vizzoni. Non entro nel merito della pulizia o meno degli atleti perché la cosa politicamente non è rilevante, però mi permetto di sottolineare che è quantomeno singolare che tali eventi accadano in certi momenti e nei confronti di certe persone. Poi ognuno tira le conclusioni che vuole. Fatto sta che a Milano si respirava aria di comunanza (non ho detto comunella) e condivisione di intenti. Alcune regioni dello zoccolo duro di Gola non hanno partecipato ma, altre più ragionevoli sono andate ad ascoltare quello che Arese & co. avevano da dire. Mi risulta che le Marche, regione fedele al generale fossero presenti e attente col loro presidente Giuseppe Scorzoso e che il Lazio, a seguito di una bella chiacchierata interna abbia deciso di non appoggiare più le FFGG ed il suo “padre spirituale”. Altre regioni sono in attento ascolto del vento e della sua direzione. Giochi politici, come sempre.

Ma questo mi pare anche fisiologico. Non vorrei passare per idealista, le aggregazioni non vengono dal nulla e le maggioranze non crescono sugli alberi; dietro c’è il lavoro paziente di persone che giorno dopo giorno si accordano, smussano, progettano e creano quello che poi sarà il gruppo di maggioranza. Ed è proprio da quest’ultima considerazione che voglio iniziare a fare un altro ragionamento.

Ho parlato di una futura ed assai probabile maggioranza, ma allo stato delle cose, sembra non esserci una minoranza. Quello che in questo momento sembra particolarmente inquietante è che, in questa corsa in soccorso del vincitore, non rimanga poi nessuno che voglia accollarsi la croce di una sconfitta preannunciata. E’ vero, perdere non piace a nessuno, ma è anche vero che proprio la natura del nostro sport e la cultura che vi è dietro, ci spinge ad accettare anche questa situazione. L’atletica è una cosa dura e da duri, non è previsto nemmeno il pareggio. Oggi questa durezza potrebbe venire meno. Ma non c’è solo la perdita di quest’aspetto culturale a preoccuparmi quanto il meccanismo che è alla base di un governo democratico. In ogni democrazia compiuta la minoranza assicura controllo, equilibrio e visibilità; se poi è una minoranza onesta, offre anche spunti ed è propositiva. Ma allora perché nel nostro ambiente c’è il rischio che questo non si verifichi? Ve lo dico io: la blindatura sui voti messa a punto dal gruppo Gola tempi addietro ha creato questa anomalia e difficilmente si troverà un povero diavolo che voglia mettersi in discussione di fronte all’Italia tutta. Con l’attuale sitema di votazione in Fidal si vince – o si perde – prima di sedere in assemblea nazionale; gli accordi si fanno prima e i delegati a votare eletti in assemblea regionale sono già il frutto di questo o quel candidato. Per la minoranza si potrebbe ipotizzare solo un Giomi, tanto capace (lo vedremo all’azione ai mondiali Junior di Grosseto), quanto macchiato del “peccato originale” di essere (o essere stato) uno degli uomini di riferimento di questa dirigenza che se ne sta andando sommessamente.

Ci stiamo avviando allora verso un totalitarismo più o meno illuminato? No, niente di cosi apocalittico, sono convinto che Arese, o chi per lui ce la metterà tutta per risollevare le sorti del nostro mondo. Il concetto che vorrei condividere con voi è un altro: si deve evitare ad ogni costo che si perda il senso della competizione e del confronto, le maggioranze ampissime nascondono sempre al loro interno frange di lacchè e rancorosi pronti a cambiar padrone all’occorrenza. Se da tecnici insegnamo ai nostri ragazzi che la competizione deve essere onesta e che c’è dignità anche nel perdere, se da dirigenti di società insegnamo ai nostri atleti a vincere con equilibrio e rispetto per chi è arrivato dietro, dobbiamo avere anche il coraggio di traslare questi concetti in ambito politico ed ognuno fare le proprie scelte a prescindere dalle convenienze e dai vantaggi che se ne potrebbero trarre.

Che vinca il migliore, ma soprattutto, e prima di tutto, che ci sia competizione!

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