STORIA DELLA FEDERAZIONE – 10

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Iti Baccich all’opera

Ma non sembra dello stesso parere sia il vicesegretario del P.N.F. e nello stesso empo Commissario straordinario del C.O.N.I.,al secolo Iti Baccich, nato a Fiume il 15 luglio 1892. Egli provvede innanzitutto a togliersi la finale slava “ch” per trasformarsi in Iti Bacci.
Per dimostrare che la nuova amministrazione Bacchich-Ridolfi non è inferiore alla precedente si ordina al marciatore Valente, che in quel periodo aveva battuto i records mondiali dei 20.000 metri e delle due ore, nonché diversi records italiani su altre distanze, di tentarne di nuovi a Roma il 20 novembre 1930.
Ci si aspetta una larghissima messe di successi. Ma Valente, trasportato dall’entusiasmo, inizia troppo velocemente (5.000 in 22’54 – 10.000 in 47’38”2/5); la sua andatura scade (15.000 in 1h12’40” – 20.000 in 1h38’4”) e il genovese finisce le 15 miglia in 1h59’51”4/5 sfiorando il record mondiale dell’inglese Rose (1h59’12”3/5 – Liverpool, 20.5.1911).
La prova si era svolta in mattinata sulla pista della scuola centrale militare di educazione fisica. Gli organi del C.O.N.I. e della F.I.D.A.L. rimangono delusi, ma non inattivi. Già nel pomeriggio vengono omologati a tambur battente i presunti records battuti: quello dei 15.000 metri e quello delle 15 miglia. E siccome si era ritardata a proposito l’uscita del bollettino “Il C.O.N.I.” si arriva a questo assurdo: “Il C.O.N.I.” in data 12 novembre 1930 riporta il comunicato F.I.D.A.L. del…..20 novembre 1930 con cui si omologano i due record suddetti. La fretta combina però sempre degli scherzi. Non ci si avvede così che il record dei 15.000 metri apparteneva a Valente con un tempo inferiore: 1h12’26”4/5 ottenuto a Bologna il 2 dicembre 1926!

All’opera anche Luigi Ridolfi

La Gazzetta dello Sport del 25 novembre 1930 pubblica una tavola riassuntiva del numero dei records italiani stabiliti, migliorati o uguagliati dal 1909 al 1930. Luigi Ferrario è l’estensore della tavola; non manca di sottolineare che con 50 record battuti o uguagliati il 1930 ha battuto…il record dei record battuti o uguagliati. La miglior stagione precedente in tal senso era stata quella del 1913 con 45 record battuti o uguagliati. Vero è che nel 1913 ne erano stati stabiliti ex novo 24 e che pertanto 45 + 24 = 69; mentre nessun record ex novo competeva al 1930….Quindi…..L’impegno di Ferrario è evidente. Egli vuole salvare l’amico Carlo Butti, dimostrando attraverso le cifre dei primati, l’efficienza operativa biennale del ragioniere lombardo.
Ma tutto è inutile. Una corrispondenza da Roma in data 15 gennaio 1931 avverte che Carlo Butti segretario della F.I.D.A.L. ha rassegnato le dimissioni. Questo in seguito alla notizia: “Il commissario del C.O.N.I. Iti Bacci, su proposta del presidente on.le Ridolfi ha nominato segretario della F.I.DA.L. il dott. Puccio Pucci, ex olimpionico, fascista del 1920”.
In effetti Pucci aveva: a) gareggiato a Parigi negli 800 metri (4° cadendo al suolo svenuto dopo il traguardo della quarta batteria vinta dall’olandese Paulen in 1:59”1/5; b) partecipato alle imprese, più o meno legali, della squadra fascista denominata Giglio Rosso. Il nome richiama quello della società fiorentina cara a Ridolfi e Pucci, che si chiamava e si chiama tuttora Giglio Rosso.
Ridolfi espone a Genova il 6 gennaio 1930 le sue idee rivoluzionarie: il programma dei campionati sarà diviso in due serie “A” e “B”; ogni serie sarà ripetuta tre volte. In totale sei riunioni di campionato quindi. Il titolo andrà agli atleti che nel corso delle tre prove avranno ottenuto il maggior numero di punti (6 al primo di ogni prova, 5, 4, 3, 2, 1 agli altri finalisti).
L’innovazione di chiara ispirazione calcio-ciclistica ottiene i più sperticati elogi dei giovani che insieme a Pucci entrano a far parte, come funzionari o meno, della F.I.D.A.L.
Ma resterà in piedi un solo anno. E se già era stata scarsa la partecipazione ai campionati italiani di Udine del 1930, non molte maggiori sono le presenze degli atleti alle sei prove del 1931.

Giudizi di Zauli

Alla fine della stagione esce l’annuario curato da Bruno Zauli; il secondo nella storia dell’atletica italiana dopo quello preparato dal segretario della F.I.S.A. Lamberto Heniz e che si riferiva al 1923.
Zauli verga una breve storia dell’atletismo in Italia e riporta le liste dei primi dieci dal 1927 in poi; stila l’elenco dei primati e la cronologia dei primati stessi. E’ un’opera giornalistica buttata giù alla garibaldina. Non c’è in essa uno sforzo originale di ricerca.
Tra l’altro contiene giudizi che oggi (N.d.curatore: ricordo che siamo negli anni ’60) fanno certamente sorridere. Eccone uno per esempio a pag. 15: “Gia esisteva da tempo (N.d.A. intorno al 1908) una corrente forte di medici che abusando della loro veste scientifica, avevano condannato gli esercizi fisici agonistici, cioè lo sport in ogni sua branca, per semplice e comodo spirito di adattamento alla torpida mentalità democratica dell’epoca (…) poiché in questi uomini, purtroppo,il discernimento intellettuale era soffocato dai sentimenti pacifisti della socialdemocrazia. La grigia mentalità dei medici anti-sportivi si è protratta in Italia per decenni e decenni; fino a quando il rinnovamento spirituale della nazione operato dalla Rivoluzione Fascista ha richiamato i medici al servizio della scienza e non dei propri atteggiamenti mentali e politici”.
Tra l’altro Zauli erra nel presentare la successione nel tempo dei Presidenti delle varie federazioni di atletismo; e tale errore viene ancor oggi (1969) perpetuato nei ritratti ufficiali appesi al muro dell’ufficio del Presidente della F.I.D.A.L.e nel librone edito dal C.O.N.I nel 1967.

Beccali, Nai e gli allenamenti collegiali

Sotto la presidenza di Ridolfi si inaugura il sistema di concentrare tutti i migliori atleti in lunghi allenamenti collegiali. Non si da fiducia agli allenatori periferici. Ma c’è un atleta che rifugge dalla imposizioni di Ridolfi e dei suoi giovani consiglieri. E’ beccali che preferisce non muoversi da Milano. Il suo mentore atletico, prof. Nai, sta elaborando un sistema di allenamento che “in nuce” contiene i principi di quello che verrà poi chiamato “intervall training”.
La F.I.D.A.L. stabilisce allora dei minimi per la partecipazione alle Olimpiadi. Quello per i 1.500 metri di proposito è fissato ad un livello proibitivo: 3’55”. Tre sole volte nel 1928 (3’59”3/5), nel 1929 (3’58”2/5), nel 1930 (3’57”1/5) beccali era sceso sotto i 4 minuti. Nel 1930 il milanese aveva anche corso il miglio in 4’16” (tempo equivalente a 3’57” circa sulla distanza metrica). Nel 1931 infine Beccali aveva avuto una stagione di transizione attivando a malapena a segnare 4 minuti esatti.
Afferma oggi Nai che il Commissario Tecnico Adolfo Contoli, ufficiale dell’aeronautica, venuto a Milano, esortò Beccali a inchinarsi ai voleri del centro, e alla fine sospirò: “Fate pure voi”. Se lo disse sperò anche Ridolfi, Pucci e Zauli non venissero mai a saperlo.
Tutti sanno come finì la storia. Beccali all’Arena di Milano il 15 maggio 1932 esplose, è il caso di dirlo sui 3’52”1/5. Si guadagnò il biglietto naval-ferroviario per Los Angeles e il 4 agosto 1932 vinse le Olimpiadi in 3’51”2/10. Il marchese Ridolfi cercò con fortuna di farsi fotografare vicino all’olimpionico.
I moderni sostenitori degli allenamenti collegiali dovrebbero meditare a lungo su questa storia.

(N.d.curatore: Bruno Bonomelli era un intellettuale di sinistra. Inoltre egli è sempre stato molto critico nei confronti della federazione ed anche del C.O.N.I.; ancor più lo è stato quando a guidare queste istituzioni arrivarono uomini facenti parte attiva del Partito Nazionale Fascista. Ma quelli erano i tempi…! Comunque Ridolfi, Pucci e Zauli, indipendentemente dal loro colore politico, furono uomini di valore. Non lo dico io…lo dice la storia, e non solo quella dello sport).

Quadri dirigenti 1933-36

Questa la situazione dei personaggi che compongono la F.I.D.A.L. alla fine del 1932. Presidente on. marchese Luigi Ridolfi; vicepresidente ing. Amedeo D’Albora; membri del direttorio: cap. Vittorio Costa, rag. Daciano Colbacchini, prof. Dino Nai, dott. Carlo Perusino, prof. Goffredo Sorrentino, dott. Bruno Zauli. Segretario Generale: dott. Puccio Pucci.
Nel febbraio del 1933 il prof. Nai viene chiamato a dirigere i giudici e a stendere, finalmente, un registro nel quale sia segnata la cronologia di tutti i records italiani. Il suo posto viene occupato dal milanese cav. Giuseppe Alberti, di cui ci siamo già occupati come velocista autore di diversi 11” netti sui 100 metri nel 1913.
Anche il prof. Nai, a proposito dei record, non si dà un gran da fare; ricopia da un quadernuccio prestagli da Ferrario, redattore de “La Gazzetta dello Sport”, tutti gli errori, le dimenticanze, le invenzioni di date dei suoi predecessori e le trasferisce pari pari sul registro ancor oggi in uso. I predecessori, avendo però agito in regime di “hobby” personale, sono giustificatissimi. Meno lo è chi ha avuto un incarico ufficiale.
Il 15 gennaio 1933 ci porta una simpatica novità. Esce infatti il primo numero della “rivista mensile illustrata della F.I.D.A.L.” per i tipi degli stabilimenti grafici A. Vallecchi di Firenze. Direttori: dott. Puccio Pucci; Giovanni Buratti, responsabile.
In prima pagina, come vuole il costume dell’epoca, una grande fotografia del Duce alla guida di auto da corsa. In terza pagina una foto disinvolta di S.E. Arpinati, presidente del C.O.N.I., tornato a galla dopo la caduta di Turati e l’interregno di Iti Bacci.
Apprendiamo anche, a pagina 7, che il Consiglio Direttivo che dovrà durare in carica per il quadriennio 1933-36 è composto, oltre che dalle persone già citate, dall’ing. Gustavo Baracchi in rappresentanza dei fascisti universitari (G.U.F.), dal capomanipolo Armando Jacchini, in rappresentanza della milizia fascista (MVSN), dal capomanipolo Guido Vinello, in rappresentanza dei fasci giovanili di combattimento (F.G.C.).

fonte: A.S.A.I. Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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