100 METRI MONDIALI AI GIOCHI OLIMPICI: GLI UOMINI

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Forse non tutti sanno, o meglio ricordano, che solo sette volte nella storia della specialità il record mondiale dei 100 metri maschili è stato realizzato durante i Giochi Olimpici.
Quattro volte nell’era del cronometraggio manuale (dopo la costituzione della I.A.A.F. e da questa riconosciuto) e solo tre dopo l’avvento del cronometraggio elettrico (Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972), anche se la ufficializzazione dello stesso avvenne solo il 1 gennaio del 1977.
Prima del 1912, anno nel quale vennero gettate a Stoccolma le basi per la costituzione del massimo organismo atletico mondiale poi ufficialmente fondato l’anno successivo a Berlino, altre due volte nel corso di una olimpiade vennero stabiliti due primati mondiali (meglio chiamarle due migliori prestazioni mondiali).
Infatti durante i Giochi di Parigi del 1900 furono due velocisti americani, Frank Washington Jarvis e John Walter Tewksbury, a far segnare ai cronometri il tempo di 10.4/5 in batteria.
I risultati dei due statunitensi andavano ad eguagliare le migliori prestazioni ottenute in precedenza dagli inglesi Lee, Atcherley, Beaton, dal belga de Ré e dagli svedesi Andersson e Westergren, nonchè dello stesso Tewksbury.
L’unico tempo riconosciuto postumo dalla I.A.A.F. come record mondiale fu il 10.6 ottenuto dall’americano Donald Fithian Lippincott, primo nella 16.a batteria del primo turno ai Giochi di Stoccolma del 1912 (la finale fu poi vinta dal connazionale Ralph Craig in 10.8).
Venti anni dopo ai Giochi di Los Angeles del 1932 lo statunitense Thomas Edward “Eddie” Tolan vinse i 100 metri nel tempo di 10.3 (10.38 non ufficiale), andando ad eguagliare il primato mondiale detenuto all’epoca dal canadese Percy Williams (Toronto, 9 agosto 1930), il dominatore della velocità ai Giochi di Amsterdam del 1928.

Bisognerà compiere un altro balzo di ben 32 anni prima di vedere cadere (anche in questo caso eguagliare) il primato dei 100 metri durante un olimpiade.
Il 15 ottobre del 1964 a Tokio, durante la finale dei 100 metri, ancora un americano, Robert Lee Hayes, meglio conosciuto con l’abbreviativo di Bob, stupendo il mondo per la potenza con la quale si impose su di una pista in tennisolite fradicia di pioggia, fece segnare il tempo di 10.0 (10.06 non ufficiale) che eguagliava i primati mondiali detenuti in comproprietà dal tedesco Armin Hary (21.6.1960), dal canadese Harry Jerome (Saskatoon, 15.7.1960) e dalla meteora venezuelana Horacio Esteves (Caracas, 15.8.1964).
Nella olimpiade successiva (Citta del Messico 1968) il cronometraggio elettrico completamente automatico venne accettato in prima istanza ed il rilevamento manuale passa al ruolo di riserva. I tempi tuttavia vennero ancora espressi in decimi di secondo con il sistema di compensazione già usato a Tokio (un aggiustamento che prevedeva l’abbuono per ogni singola prestazione manuale del tempo di 0.05 – che rappresenta la presunta compensazione per il tempo impiegato dal cronometrista nel reagire alla fiammata sprigionata dalla pistola dello starter – e, successivamente, l’arrotondamento del tempo così ottenuto al decimo di secondo: in difetto da 0.00 a 0.04 ed in eccesso da 0.05 a 0.09).

Lo statunitense James Ray Hines, detto Jim, si aggiudicò la finale dei 100 metri nel tempo di 9.95. Il tempo venne ufficializzato come 9.9 in quanto, essendo il tempo elettrico, venne tolto l’abbuono di 0.05 ed il tempo risultante (9.90) arrotondato per eccesso al decimo di secondo: quindi 9.9.
Il tempo di 9.95 è comunque il primo meno 10.0 ufficiale nella storia della velocità ottenuto con il cronometraggio completamente automatico.
Altro dato significativo di quella finale olimpica, corsa per la prima volta su un pista realizzata in tartan, la presenza di otto finalisti tutti di razza negra. Il fatto, come ben si sa, da allora si ripeterà molte altre volte……
Occorreranno altri 20 anni, quanti dividono i Giochi di Città del Messico da quelli di Seul 1988, per far registrare un nuovo primato del mondo durante una olimpiade.

Squalificato il canadese Ben Johnson, che si era aggiudicato la finale nel tempo di 9.79, per le note vicende legate al doping, la vittoria venne assegnata al secondo classificato: Frederick Carlton “Carl” Lewis il cui tempo, 9.92, migliorava il primato del mondo in carica (nel frattempo era stato cancellato anche il 9.83 ottenuto a Roma da Ben Johnson) detenuto dal connazionale Calvin Smith (Air Force Academy, 3 luglio 1983).
Ed eccoci giunti ai Giochi di Atlanta del 1996. Il record del mondo nel frattempo è stato migliorato più volte.
A New York il 14 giugno 1991 Leroy Burrell aveva corso la distanza in 9.90, tempo che era stato “stracciato” da Carl Lewis nella stratosferica finale del mondiale di Tokio del 1991 (9.86).
Si trattò della più grande gara dei 100 metri di tutti i tempi!
Pensate ben sei uomini sotto i 10.00 e due sotto il limite mondiale precedente (Burrell secondo classificato corse in 9.88)!
Burrel si riprese il primato mondiale a Losanna (6 luglio 1994) portando il limite a 9.85.

Alle 20.10 del 27 luglio 1996 si corse la finale dei 100 metri dei XXVI Giochi Olimpici.
Per la prima volta nella storia di un olimpiade un finalista (Linford Christie) venne squalificato per due false partenze (tempi di reazione 0.082 e 0.086), intervallate da un terzo avvio irregolare di un altro concorrente (Ato Boldon).

Il canadese Donovan Bailey, sospinto da un leggerissimo vento a favore (+ 0.7) e con un tempo di reazione allo sparo di 0.174 (il migliore, 0.143, fu quello di Frank Fredericks, secondo classificato), si impose con il tempo di 9.84 (9.835), che è attualmente il record olimpico della specialità, solo sfiorato dal 9.87 con il quale Maurice Green ha vinto a Sydney quattro anni dopo la finale olimpica dei 100 metri.

fonte: Gustavo Pallicca

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