LA CRONACA DI MISS MAYNARD BUTLER

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

“Maestà!” disse il Principe ereditario Costantino, nel suo indirizzo di saluto il giorno della inaugurazione del Festival di Atene, “il Congresso Internazionale (del C.I.O., ndt) riunitosi in Parigi, ha deciso che i primi Giochi Olimpici sarebbero stati celebrati nella terra che li aveva visti nascere e nella quale essi raggiunsero il più alto grado di splendore” – in questa frase è compendiata la storia dei Primi Giochi Olimpici Internazionali.
Riunire insieme gli uomini forti, attivi, specialisti di tutte le nazioni, sul terreno, comune per tutti, della perfezione fisica, ed aver realizzato il primo degli amichevoli incontri nella capitale del paese dal quale era originato l'ideale di questa perfezione, fu lo scopo dell'opera del barone de Coubertine e di Vikelas.
Attraverso lavoro e scoraggiamento, condotto dal suo Presidente, il Principe ereditario Costantino, il Comitato aveva raggiunto lo scopo e poteva congratularsi del grande successo conseguito.
Bene poteva dire del Festival Olimpico il “Times” di Londra in un articolo di fondo di qualche tempo prima.
“Noi siamo spiacenti che in questa rinascita l'Inghilterra, e specialmente Oxford e Cambridge, non saranno ben rappresentate.
Per la maggior parte delle competizioni, ed in particolare nel cricket e nella nautica, noi siamo in grado di inviare concorrenti dai quali potremo facilmente aspettarci che riusciranno a tenere duro contro quelli del resto del mondo.
Possibilmente nella prossima occasione, nel 1900, quando i Giochi si terranno a Parigi noi potremo fare una figura migliore, ma riusciremo a giustificare male il fatto di aver perso la prima occasione.
I Giochi Olimpici a Parigi saranno un problema per i colori locali, ma non sarà, come dice Bacon, che il primo precedente dei Giochi Olimpici in Grecia , se il risultato sarà buono, difficilmente potrà essere imitato.”

La quiete della Settimana Santa, che precedeva il 75mo anniversario della cacciata dei Turchi dalla Grecia, intensificò la gioia naturale della celebrazione nazionale.
Le vie della città nella notte del Venerdi Santo furono percorse da una folla compatta con processioni delle diverse parrocchie, e, a meno che uno fosse andato a casa prima delle nove, era impossibile camminare da una piazza aall’altra.
Squadre di ragazzi e di uomini erano preceduti di quattro, qualche volta da sei ed anche da otto sacerdoti che tenevano stesi sopra le loro teste una V a forma rettangolare in tessuto di seta, con sopra rappresentata la figura del Redentore sdraiato, realizzata con un ricamo in rilievo.
Ogni sacerdote aveva in mano una grande candela da altare, mentre gli uomini, le donne ed i bambini piccoli che li seguivano portavano candele.
L'immagine così portata, simboleggiante il catafalco del Signore, e le marce funebri suonate dalle bande, con inni e grida di “Kyrie eleison! Kyrie eleison!” in uno strano canto a tono sommesso, contribuivanoi a rappresentare una scena straordinaria.
Quando ogni catafalco fu passato, la gente attraversò i marciapiedi in maniera ondeggiante evidentemente come si usa quì, diversamente dall'uso dei Cattolici romani, fu comunque uno spettacolo piuttosto imponente
Porzioni di reggimenti, con le armi rovesciate (come nei funerali), scuole e cori passarono in numero indefinito, e non vi fu quiete in Atene fino alle due.
Mentre guardava dal balcone dell'Hotel Gran Bretagna, un diplomatico individuò Sua Maestà la Regina Olga, vestita di nero, che camminava in incognito e nel più stretto segreto nella disordinata ma tranquilla folla dei devoti, essa offriva il braccio ad un suo parente, il Gran Duca Giorgio di Russia, fidanzato della Principessa Maria.
La perfetta semplicità e l'evidente inconsapevolezza del gesto colpì profondamente il cuore degli osservatori.
Sabato le campane delle chiese suonarono, ad intervalli, tutto il giorno, ed i negozi rimasero chiusi.
Ma la gente nelle strade sembrava aumentare sempre di più.
Nella Chiesa Greca, piuttosto che in quella Romana, la Pasqua è un tempo speciale di dimostrazione di gioia.
La Settimana Santa quest'anno la introduceva da vicino, vivendo con gaiezza il Giorno dell'Indipendenza con l'aggiunta dell'apertura dello Stadio; tutto fu eccezionalmente molto eccitante.
Alle ore dodici di sabato notte il digiuno dei quaranta giorni – un mera formalità in questo paese – si concluse, ed in ogni casa ateniese al ritorno dai servizi religiosi fu preparato il pasto.
L'alba di domenica mattina fu chiara e luminosa, ma con una rapidità non paragonabile però ai cambiamenti che si verificano sulla costa della Nuova Inghilterra, le nubi verso le dieci si addensarono, e fu quasi certo che la cerimonia della scopertura della statua di Avéroff si sarebbe svolta sotto la pioggia.
Ma questo era tuttavia un avvenimento di grande interesse, l'effetto del quale era singolarmente accresciuto dal fatto che l'uomo che lo scultore ateniese Brutos aveva modellato, aveva ottandue anni, era ancora in vita ed intendeva essere presente alla ceriminia.
La sua età avanzata, e la inevitabile tensione emotiva per un'occasione simile, lo indussero comunque a seguire le raccomandazioni dei medici ed a rimanere in Alessandria.
L'allocuzione di Mons. Philemon, Segretario generale dei Giochi Olimpici e primo Sindaco di Atene, ricordò le benemerenze del patriottico banchiere, e presentò la statua ad Atene.
Essa fu ricevuta dal principe ereditario che rivolse poche dignitose parole, con le quali egli volle porre in rilievo l'ultimo dono di Avéroff: il restauro dello Stadio.
La mattina di lunedì il tempo fu bello, ed il Te-Deum che si celebrò nelle città, in commemorazione della liberazione dagli invasori turchi, attirò grandi masse di popolo sulle porte delle case e nelle strade che portavano alla chiesa.
Appena la famiglia reale entrò in chiesa, le belle voci di dieci uomini, senza accompagnamento, risuonarono fuori dal coro. L'interno della chiesa era riepito da una gran quantità di funzionari, agenti, signore e domestici, uomini e piccoli bambini, di ogni classe tutti i piedi in quanto le chiede greche non offrivano sedie.
Il canto gregoriano del capo dei sacerdoti in questa occasione, come pure negli altri tre servizi religiosi greci ai quali io avevo assistito, non era piacevole, il tono usato era stato alto e di qualità stridente ed il livello, sebbene ben mantenuto, era stato troppo alto per raggiungere un buon effetto musicale.
I risultati del coro furono in ogni caso assolutamente di ottima qualità e la sfumatura delle voci ben guidata.
Ora l'eccitazione in città raggiunse un punto di alta intensità: fra due ore e mezza il momento tanto atteso sarebbe arrivato, il magnifico Stadio sarebbe stato aperto ed i Giochi avrebbero avuto inizio.
Nei principali alberghi e caffé la gente si azzuffava per i posti, ed in un gran numero di case private si era cominciato a fare colazione e a predisporre ricevimenti in grandi tavolate a forma di ferro di cavallo.
Solo le carrozze dei ministri, dei componenti il comitato olimpico e dei funzionari di stato furono ammesse oltre la linea indicata dalla polizia, ed anche i loro occupanti erano obbligati a scendere prima di raggiungere il cancello dello stadio.
M. Mataxas, l'architetto scelto da Averoff per la ristrutturazione, è, naturalmente, anche un greco per nascita.
Egli ha dedicato infinite attenzioni e riflessioni ed effettuato ricerche sul suo lavoro, ed il risultato è superbo.
Il vasto semicerchio, gli ordini dei sedili, le statue bifronti trovate mentre i lavori andavano avanti, le sedie di marmo per il Re e la Regina, dalla antica forma, le colline che si ergevano da ogni lato, ed ora coperte di folla – formavano uno spettacolo che andava oltre la fantasia dei forestieri.
I posti a sedere furono trovati con qualche piccola difficoltà, questi furono assicurati per i corrispodenti esteri, ed i membri onorari del Comitato e furono generosamente scelti fra i migliori.

Non appena la Famiglia Reale ebbe fatto il suo ingresso, e suonato l'Inno Olimpico, sotto la direzione del suo stesso compositore Samaras, il Principe ereditario presentò formalmente lo Stadio al re, e gli chiese di dichiarare aperti i Giochi.
Il Re pronunciò la formula: “Io proclamo l'apertura del Primi Giochi Olimpici Internazionali di Atene. Lunga vita alla nazione! Lunga vita al popolo greco!” ed i Giochi ebbero inizio.
In risposta ai suoni di tromba degli araldi, due atleti ungheresi, un cileno, un francese, un tedesco, un inglese ed un americano attraversaro il campo ed andarono a correre i 100 metri.
Francis A. Lane degli Stati Uniti, deve aver sentito un senso di responsabilità nell'atto di ottenere il suo piazzamento, e se, l'aria trasportò un senso di muta simpatia, egli deve essere stato spinto anche dalle speranze dei suoi compatrioti che aveva creduto in lui – e non invano perchè egli fu l'Americano che arrivò primo!
Risuonarono grida su grida di incoraggiamento, alle quali i Greci si unirono cordialmente, per il fatto che la nostra nazione quì è popolare, grazie al suo affabile rappresentante a Corte.
Lo sparo dello starter fu esploso per la partenza della seconda batteria; di nuovo è un americano, Curtis del Boston Athletic Association, che distanziò un greco, un inglese, due francesi, un danese ed un ungherese.
Si corse la terza batteria, e Burke, della stessa B.A.A., vinse su uno svedese, due greci, e tre tedeschi. Il suo tempo fu di11.1/4 di secondi, quelli di Lane 12.1/5 e di Curtis 12.1/5.
La prima gara si era conclusa, e la vittoria in ogni batteria andò agli Stati Uniti.
Il tempo fu annunciato e la bandiera spiegata; gli Americani consultarono con impazienza i loro programmi degli sport del giorno.
Il salto triplo (hop, skip and jump), disputato da due francesi, quattro tedeschi, un greco e da Connolly, del Boston Athletic Association, fu vinto dallo stesso Connolly, che raggiunse la distanza di 13 metri e 71 centimetri, lasciandosi dietro tutti i suoi stupiti colleghi-avversari, e riempiendo di gioia i cuori dei suoi compatrioti.
Egli lasciò il campo di gara in mezzo ad uno scroscio di applausi, ed il figlioletto di un professore americano residente in Atene, fu incapace di reprimere la sua grande gioia, e gridò più volte hurrà con la sua giovane voce.
Nella corsa degli 800 metri, annunciata come la prossima gara, l'australiano Flack si esibì in una bellissima andatura, egli vinse la prima batteria in 2 minuti e 10 secondi, e Lermusiaux, del Racing Club di Parigi, conosciuto in Francia come corridore di gran fama, conquistò il secondo posto in 2 minuti e 16 secondi e 3/5.
Nessun atleta americano era presente in questa gara.
Quindi arrivò il lancio del disco, nella quale erano iscritti il francese Grisel, i greci Paraskevopoulos e Versis, l'inglese Robertson meglio conosciuto quale lanciatore di martello, il danese Jensen, lo svedese Sjöberg, e l'americano Garrett.
Poichè Garrett era arrivato ad Atene solo la notte prima, ed i due greci erano eroi popolari in questo sport nazionale, gli americani tremarono per i loro colori.
Ma inutilmente. L'abituale astuzia dell'esperto lanciatore di peso non lo abbandonò. Il suo secondo lancio corresse la sbandata del suo primo, e con l'ultimo egli superò i segni dei greci ed egli fu il vincitore.
Sebbene l'entusiasmo degli atleti di Princeton e Boston fosse frenetico, fieri come sono i vecchi e giovani uomini di Harvard dettero il benvenuto a Garrett, ed ogni straniero provò lo stato d'animo dei Greci, i quali non possono che essere vivamente dispiaciuti.
Ci fu, per un attimo, un imbarazzante silenzio, e poi, con la loro abituale buona educazione e mai venuta meno gentilezza, essi presero parte ai festeggiamenti.
Vogliamo ricordare ad ogni nazione presente a questa prima manifestazione internazionale del 1896, questa lezione di cortesia insegnata loro dai Greci.
“Io non mi sono congratulato con il mio avversario se egli mi ha battuto sul mio stesso terreno, come fece con me un Greco che mi seguì giù nella grotta (spogliatoio, ndt)” disse un atleta americano pochi giorni dopo – “e averlo fatto fu una cosa estremamente bella”. Lo era davvero.
Jamison, di Princeton, e ancora Burke, aggiungeva alla lista delle vittorie e completava le gare del giorno.
Tutte le sere nelle strade prevaleva una grande eccitazione, ed i giovani ateniesi facevano timidi tentativi di imitazione del grido di incitamento del “rah-rah-rah” del college.
Martedì, mercoledì e giovedì mattina sono occupati dalle gare di tiro e dalla scherma, la prima fu aperta dalla Regina, che sparò il primo colpo.
Martedì pomeriggio allo Stadio il programma prevedeva una gara ad ostacoli, corsa in due batterie, vinte rispettivamente dall'inglese Grantley Goulding, e da Curtis, degli Stati Uniti; la prova decisiva per il titolo si corse di venerdì.
Clark, del Boston Athletic Association, vinse il salto in lungo con la misura di 6 metri e 35 centimetri, il suo avversario greco mostrava grandi possibilità, che tutti gli atleti erano concordi di considerare formidabili nel 1900.
Il lancio del peso fu la seconda vittoria di Garrett, la sua distanza fu di 11 metri e 22 centimetri; Gouskos, un superbo lanciatore greco fu secondo.
Il sollevamento pesi con due mani fu vinto dal danese Jensen, che alzò 111 chilogrammi e mezzo, quello con una mano sola dal londinese Eliott, che alzò 71 chilogrammi.
Poi venne la prima ed unica sconfitta americana, Blake il loro uomo, il famoso corridore sulle lunghe distanze, fu secondo dietro l'australiano Flack che corse la gara dei 1.500 metri in 4 minuti e 33 secondi.
La ritmica falcata impressa dalle gambe e dai piedi di Flack fu un piacere per la vista, e gli atleti americani dissero che la sua andatura era simile a quella di Kilpatrick, il vincitore di New York.
Il giorno si concluse con la vittoria degli americani in quattro delle sette gare in programma.
Il mercoledì mattina la gara di fioretto fu vinta dal francese Gravelotte, ed il pomeriggio, al Velodrono di Phaleron, un francese fu anche lui primo nella gara di ciclismo.Il percorso, della distanza di 100 chilometri, fu coperto in 3 ore 8 minui e 19 secondi da Flameng che fu coraggiosamente seguito da due greci, uno dei quali, Kolettis, si impegnò fino alla fine, quantunque la sua bicicletta si fosse rotta due volte durante la corsa.
Giovedì fu occupato con le gare di nuoto, durante le quali vennero effettuate molte belle esibizioni, specialmente dai marinai greci ed ungheresi; dalle esibizioni alle parallele, con gli anelli, etc. allo Stadio e da un concerto nella notte.
Di venerdì, il giorno della gara di maratona, la folla di persone provenienti da tutte le province aumentò e la ricerca del cibo negli alberghi e nei caffè divenne così disagevole che per un'ora le porte dei più popolari di loro vicini al palazzo vennero chiusi così queste non poterono essere servite.
La finale della corsa ad ostacoli, la prima delle gare del pomeriggio, fu vinta da Curtis, di Boston, sull'inglese Goulding; il salto con un'asta da Tyler di Princeton, su Hoyt di Boston – gli altri concorrenti, greci e tedeschi, si ritirarono prima di loro; la lotta libera dal tedesco Schumann.
I concorrenti partirono dal villaggio di Maratona, località che lasciarono esattamente alle due per affrontare la distanza di ventiquattro e tre quarti di miglio, ed alle quattro e mezza grande fu la curiosità non appena il primo uomo fu avvistato sulla strada ed un attendente corse avanti nella corsia riservata ai pedoni e con voce stridula informò il Re sulle posizioni della corsa.
“E' un greco?” fu l'interrogativo, la folla cominciò a gridare, ed un rappresentante del più importante giornale ateniese del mattino abbandonò la sua sedia, determinato a scoprirlo.
Egli ritornò dopo circa cinque minuti, e con gli occhi scuri scintillanti, disse: “Un greco, un greco !” ed allora si levò un boato tremendo.
Neanche l' antico corridore che cadde morto ai piedi del Re era stato atteso con così alto interesse; e appena lui si avvicinò ai cancelli, con la faccia abbronzata, la figura vestita di bianco e blu, facendo un segno patriottico di saluto ai suoi Principi, tutti i sessantamila spettatori dentro lo stadio ed i quarantamila fuori dai cancelli proruppero in un alto grido.
I Principi di bell'aspetto corsero, ciascuno dalla sua parte, quando egli si avvicinò il seggio del Re, ed appena egli fece il suo inchino ognuno gli gettò un braccio intorno al collo.
La Grecia aveva vinto davvero, ed ogni straniero si rallegrò con lei.
D'altra parte non si ripeterà presto una scena simile.
Un ufficiale della nave da guerra San Francisco, al quale erano familiari molte terre e che aveva assistito a molti spettacoli, disse che non aveva visto niente paragonabile a quella scena.
Possa vivere a lungo lo spontaneo e cortese paese, e pure a lungo la nobile, generosa, virile famiglia che è alla sua testa!
Possa la sua vita politica essere unificata, le sue risorse svilupparsi, ed essere preservati i suoi incomparabili tesori d'arte!
Possa esso avvicinarsi sempre più nei rapporti con le nazioni dell'Europa dell'ovest e americane, ma nondimeno conservi intatto il proprio peculare carattere.
Ed ora, cosa hanno imparato gli atleti americani da questi Primi Giochi Olimpici Internazionali?
Essi rimangono indubbiamente i rappresentanti della prima fra le dodici nazioni rappresentate ad Atene,
Essi hanno svolto bene il loro compito ed hanno ricevuto la spontanea ammirazione dei loro avversari. Essi sono stati ospitati in maniera incantevole dagli ateniesi, e più che gentilmente ricevuti dal capo del Comitato, il Principe ereditario Costantino, ed il principe Giorgio, la cui assidua attenzione ai loro doveri può essere citata come un modello di fedeltà.
E da questo successo, attenzione e gentilezza essi impareranno, come osservatori americani, due cose: una, che come atleti essi devono guardare ai loro allori nelle corse sulla lunga distanza; e l'altra, come uomini, che devono ricordare nel 1900 e 1904 l'esempio di generosità offerto dagli Ateniesi nel 1896 per sconfiggerli in quel campo.
I premi, i diplomi, i ramoscelli di olivo, e vasi speciali, coppe etc. furono distribuite oggi dal Re.
Un’ode, sulla rinascita delle Olimpiadi, in greco antico, fu letta da George Stuart Robertson di Oxford, e diverse corone di alloro furono donate dai tedeschi, ungheresi e danesi al Principe ereditario quale presidente del Comitato internazionale.
Per questa sera è stata organizzata una festa all'Hotel Gran Bretagna in onore degli atleti e dei corrispondenti stranieri, e dopo il grande festival della gioia sarà concluso.
Atene, 15 aprile 1896

Miss Maynard Butler

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