LUINEDI 23: VELOCITÀ – FINALE 400 UOMINI

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Quella di Jeremy Wariner era una vittoria annunciata, considerata la superiorità dimostrata dal diciannovenne “bianco” americano, studente alla Baylor University del Texas, nel corso delle batterie e della semifinale.
Era dal 1980 che un bianco non vinceva un titolo olimpico. A Mosca fu il sovietico Viktor Markin a conquistare loro olimpico con il tempo di 44.60.
Ragazzo straordinario questo Wariner che per non perdere il posto al college, gareggia senza percepire alcun compenso e senza l’aiuto di un allenatore. Una volta laureato si dedicherà ai meetings ed ai soldi che girano in quell’ambiente. E’ seguito…ma da lontano da Michael Johnson e dal suo ex allenatore. Proprio Johnson prima della partenza alla finale ha detto a Wariner di essere solo se stesso e di gareggiare come aveva fatto fino ad allora.
Gli Stati Uniti hanno collocato tre atleti sul podio, ripetendo l’impresa già riuscita a Seul 1988, al team a stelle e strisce quando dietro a Steve Lewis (43.87), si classificarono Butch Reynold (43.93) e Danny Everet (44.09).
Si è trattato di una finale velocissima, nella quale sei atleti su otto sono scesi sotto il limite dei 45.00.
Con questo risultato Wariner va a collocarsi all’ottavo posto della graduatoria dei performers di ogni tempo, subito dopo Larry James (43.97) che fu secondo a Città del Messico nel 1968. La vogliamo ricordare questa graduatoria straordinaria che vede al primo posto Michael Johnson (43.18) seguito da Harry Reynolds (43.29), Quincy Watts (43.50), Danny Everet (43.81), Lee Evans (43.86), Steve Lewis (43.87) e Larry James (43.97). Come vedete i 400 metri sono territorio esclusivo degli U.S.A.

Wariner (classe 1984), che quest’anno è stato nominato dagli Usa Track Coaches atleta dell’anno all’aperto, è partito fortissimo e ai 200 metri aveva già partita vinta. Ha continuato però a spingere e dopo la curva si è prodotto in un rettilineo molto efficace, che lo ha portato al traguardo in 44.00.
Al secondo posto si è classificato Otis Harris, di due anni più vecchio del vincitore, in 44.16, primato personale, mentre Derrick Brew, terzo ai Trials, ha chiuso in 44.42, primato stagionale.
Ha un po’ deluso Alleyne Francique, secondo nella lista stagionale, che molti davano come un serio pretendente al titolo olimpico. L’uomo di Grenada, campione mondiale indoor quest’anno, ha corso in 44.66, arrivando praticamente alle spalle del gruppetto dei primi.

fonte: Atleticanet

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