ELEZIONI FIDAL: GIU’ LE CARTE

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Giù le carte – 1) I fatti
Con la seconda candidatura ufficiale, quella di Franco Arese, si aprono ufficialmente i giochi per la successione di Gianni Gola.
Però siccome non sono giochi ma votazioni e siccome le conseguenze ricadranno sull’intero movimento atletico ho deciso di dire quello che so e quello che tutti dovrebbero sapere. Ci sono notizie ufficiali e ufficiose ma tutte vere. Partiamo dalla prima persona che ha ufficializzato la sua candidatura:

Massimo Di Giorgio
Di Giorgio non rappresenta nessuna opposizione, il progetto nasce dalla constatazione delle attuali condizioni dell’atletica italiana e parte da queste per migliorarle. Non c’è molto altro da dire ma ecco quello che non si sa ancora. Di Giorgio ha deciso di candidarsi in totale autonomia. Non ha nessuno dietro ne davanti. E’ partito in solitaria con la voglia di cambiare le cose e buone idee a supporto. Io, personalmente, ho creduto nel progetto fin da subito e mi ci sono buttato a testa bassa. Quanto è stato prodotto a livello di progetti e programmi è stato scritto a quattro mani da Massimo Di Giorgio e me. Successivamente le proposte sono state sottoposte ad un numero ristretto di persone che le hanno criticate, aggiustate e perfezionate. La pubblicazione del programma è il risultato di questo lavoro. Attualmente non ci sono solo pochi elementi a sostenere e credere nell’iniziativa ma un vero e proprio gruppo sparso su tutto il territorio italiano ed in piena crescita. L’attività di questo gruppo è il confronto, la formazione della squadra e il dialogo con società e comitati.

Franco Arese
La sua candidatura era già nell’aria da tantissimo tempo. L'anno scorso, in occasione dell’approvazione del bilancio quasi mezza Italia tentò e per poco non riuscì nel ribaltone. Il gruppo che organizzò la cosa era formato in primis dai consiglieri di opposizione (Mauro Nasciuti, Stefano Mei, Ida Nicolini e il presidente non eletto, Maurizio Damilano) e faceva riferimento a lui nel caso in cui si fosse andati a nuove elezioni a breve. Da quel momento in poi il gruppo ha continuato a lavorare perdendo diversi elementi a causa di un fare poco lineare e piuttosto sommerso. Io sono uno di quelli che se ne è andato per primo. Già prima dell'assemblea di aprile 2003 esternai il mio malessere con l'articolo “il buffo letargo” datato 15 gennaio 2003, successivamente, ad ottobre del 2003 scrissi nell'articolo “campionati poltrone e dintorni” un'accusa ben più dura nei confronti di un'opposizione oramai seduta e senza forza innovatrice.
Ma oggi Arese si ripresenta in forma ufficiale a mezzo della conferenza stampa fatta a Rieti in occasione del meeting. Ecco alcuni elementi da valutare a proposito; una frase su tutte: “non svelo tutte le mie carte ma questa è un’elezione che occorre vincere e dunque bisogna fare politica. In altre parole vincere ad ogni costo e con ogni mezzo. A questo aggiungeteci che il suo programma non è ancora uscito perché hanno finito di scriverglielo da poco (non inserisco il nome del principale estensore per decenza) e, dulcis in fundo, l’ultima riunione fatta pur se riservata ha fatto arrivare al nostro orecchio il fatto che il gruppo disporrebbe già di una maggioranza di voti più che significativa.

Giù le carte – 2) Le valutazioni
Non mi soffermo su Di Giorgio per un semplice fatto: l’elemento innovativo della sua attività di candidato presidente è proprio la trasparenza e la chiarezza del programma. Si candida per migliorare l’atletica italiana, propone cose concrete per farlo ed è disposto al dialogo e al confronto con tutti. In più, cosa non da poco, siccome non si oppone a Gola, non ha situazioni pregresse da sistemare e non fa accordi “sottobanco”, avrebbe il vantaggio di iniziare a lavorare sodo dal giorno dopo senza perdere tempo in epurazioni o partite a scacchi con alleati che presentano il conto.

Su Arese invece qualche parola ce la spendo perché il suo modo di procedere, ricalca tristemente la vecchia politica che tanti danni ha fatto e sta ancora facendo.

Prima riflessione: in questa famosa riunione in cui si sono contati i voti di Arese e si è realizzato il fatto di avere una larga maggioranza, su cosa si è basata la conta? Mi spiego meglio: qual è stato l’elemento che ha aggregato il movimento di Arese visto che un programma ancora non c’è? Su cosa si sono trovati d’accordo?

Seconda riflessione: Ammettendo solo per un momento che invece c’è un programma su cui discutere e trovarsi d’accordo, perché non è stato reso pubblico? Con quale criterio sono state scelte le società o le persone a cui rivelare tanta bontà di idee? Se questo fosse vero, e non lo è, la cosa sarebbe ugualmente grave perché la scelta sarebbe stata nella stessa direzione: raggiungere la maggioranza che garantisca la vittoria senza dare importanza al come e con chi.

Terza riflessione: Nella frase in cui si dice “…è un’elezione che occorre vincere…bisogna fare politica…”, il buon Arese non si rende conto che riporta con prepotenza la nostra federazione nella melma in cui sta cercando di tirarsi fuori? Se bisogna fare politica chi fa l’atletica? Battute a parte, non mi sembra proprio il modo giusto di rinnovare.

Ci troviamo senz’altro di fronte a due modi diversi di concepire l’atletica ed il suo rilancio. Da una parte abbiamo un Di Giorgio che nel pubblicare le sue proposte, produce un documento presentandolo così: “non è un programma elettorale bensì una serie di punti di partenza sui quali discutere e possibilmente contribuire al loro sviluppo fino ad arrivare a realizzare una strategia utile e funzionale al rilancio del nostro mondo, dall’altra abbiamo Arese che presentando alla stampa se stesso (ma non il suo programma) dichiara: “non svelo tutte le mie carte ma questa è un’elezione che occorre vincere e dunque bisogna fare politica. Di certo chi andrà a votare non confonderà i due candidati! Due stili diversi, due età diverse (46 per Di Giorgio mentre Arese ne ha 60), due regioni diverse, due storie professionali diverse (Di Giorgio manager Benetton e Arese presidente Asics Italia), due specialità diverse.

Giù le carte – 3) Possibilità e supposizioni
In questa parte ci addentriamo invece nel campo delle supposizioni, non ci sono fatti. Le tante voci di corridoio “sparano” imminenti candidature, si spazia dallo stesso Gola fino ad Alfio Giomi.
Del primo posso solo dire che è logoro, a fronte delle valutazioni sulla sua gestione, di sicuro non è un candidato fresco e carico di energie. Non gli do molte possibilità ne credo che molti altri siano disposti a dargliele. Lo stesso presidente del Coni, con una dichiarazione senza precedenti, ha bollato la gestione Gola con parole non particolarmente tenere. La stroncatura del Coni penso che abbia il valore di un sigillo definitivo su questo nominativo.
Per quanto riguarda Alfio Giomi il discorso in parte è diverso. L’uomo ha energie ancora fresche e lo ha dimostrato con la riuscitissima organizzazione dei mondiali juniores di Grosseto. Nonostante tutto però non vedo come probabile la sua candidatura in quanto diverse valutazioni non rendono questa mossa sensata. In primo luogo su Giomi pende comunque il peccato originale dell’essere stato un uomo forte e fedele del governo che sta per passare, in più; la sua eventuale vittoria porterebbe con se vecchie situazioni, vecchi impegni e tutti gli amici ed i nemici della gestione Gola, una situazione troppo vincolante per poter rilanciare il movimento. Il terzo elemento è ancora più valido: Giomi come professionista dello sport dirigenziale sta spiccando il volo a livello internazionale e le sue quotazioni nella EAA e nella IAAF sono in piena ascesa; prendere in mano una Fidal ai minimi storici, lo esporrebbe a rischi che non credo abbia voglia di sostenere. Considero comunque Giomi una risorsa da non perdere.

Giù le carte – 4) Gli auspici
Le votazioni a venire portano con se un qualche cosa di nuovo e di stuzzicante, c’è più consapevolezza sia da parte delle strutture federali come anche da parte della base, c’è più voglia di partecipazione e più voglia di sapere. La speranza, affinché l’atletica italiana riparta alla grande è che vengano messe da parte le questioni passate, le alleanze basate sulle personali convenienze e che si proceda ad un nuovo modo di valutare, votare e gestire la federazione.

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