STEFANO BALDINI PROVE TECNICHE DI CELEBRITÀ.

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La medaglia d’oro delle olimpiadi d’Atene è un risultato costruito sulle strade dell’Emilia, Stefano Baldini dalla sua casa che è situata nel piccolo centro di Castelnovo di Sotto, tra Modena e Rubiera, ha costruito passo dopo passo quest’autentico trionfo, in quella che è definibile senza cadere nella retorica la maratona del secolo.
Guidato dal tecnico olimpico, Luciano Gigliotti, insieme hanno formato un duo che ha elevato questo piccolo pezzo d’Emilia a patria di maratona, infatti, il duo Gigliotti-Baldini ha riportato in questo pezzo di Emilia, il primato di questa specialità, che ha da sempre fatto da culla ad ottimi risultati nelle lunghe distanze (il riferimento storico a Dorando Pietri è quasi obbligatorio), in particolare Gigliotti ha affermato la sua scuola, come ad un’autentica palestra di vita oltre che di sport,una scuola che non sembra mostrare segni di cedimento.
Baldini vincitore nella terra che ha fatto da culla ai giochi eterni, quelli d’Olimpia, parla ad una folla di fotografi e giornalisti, che mischiati ai politici d’ogni colore nella sala delle conferenze del Comune di Modena, stanno, tutti insieme un po’ intimoriti di fronte a questo piccolo grande uomo, che nella notte del 29 Agosto 2004 è entrato nella storia vincendo l'oro d'Atene.

Baldini incomincia subito sottolineando che punta decisamente alle olimpiadi di Pechino, gli fa eco il suo tecnico Luciano Gigliotti che parla di una vittoria che ha coronato anni di sacrifici, sia sportivi che personali, una vittoria che è stata sconvolgente per i due, con un clamore che ha preso di sprovvista sia Baldini che Gigliotti, forse perché hanno vissuto questo evento come un fatto personale, una sorta di regolamento dei conti con il destino, che alla fine è arrivato.
Baldini anche sul podio ha continuato a vivere dall’interno questa gioia, perché la fatica come la gioia, questo piccolo grande uomo se li è sempre portati dentro di se, con dignità.
Non è bastata nemmeno la macchia del folle
che ha cercato di rovinare la festa, “Stefano”, ribatte freddamente Gigliotti ogni volta che qualche giornalista più avvezzo ad altri rotocalchi sportivi, gli ripete sempre la stessa domanda sul brasiliano, Stefano correva più forte di Vanderlei De Lima di quasi 17 secondi al chilometro, questo quando mancava una decina di secondi al ricongiungimento tra i due, e a quasi tre chilometri dalla fine della gara, anzi ribatte Stefano, forse quel folle ha dato la scarica di adrenalina al brasiliano per finire la gara e non farsi prendere dalla crisi, a fine gara “ha continuato Baldini”, negli spogliatoi ci siamo parlati e ci siamo chiariti, e Vanderlei ha capito, questo basta per me e non importa se le federazioni, o la stampa, ci ricameranno sopra, per me conta solo che Vanderlei De Lima abbia riconosciuto il mio merito.

Un atleta tutto di un pezzo modellato su anni di fatica che lo hanno forgiato a resistere, anche quando sembrava che tutto gli era contro, ed il ricordo va subito alla delusione di Sidney 2000 o a quei due bronzi conquistati in due mondiali, Edmonton e Parigi, dove ha dovuto stringere i denti più degli altri per portare a casa un risultato, un briciolo di gloria che gli desse un pò di speranza per continuare.
Quello che più preoccupa il duo Gigliotti Baldini, è che dopo Pechino non ci sarà, se continua cosi, quel ricambio generazionale che dovrebbe mantenere viva questa scuola di maratona. Alla domanda rivoltagli su cosa aspettasse per andare alla caccia del brasiliano, in quegli interminabili chilometri di indecisioni e tentennamenti e di come vivesse quell’attesa, lui risponde che stava aspettando il 30esimo chilometro per partire, ma fin lì aveva capito che sia Tergat (primatista del mondo), che Garib (il campione del mondo in carica) non erano in grado di aiutarlo, infatti, il marocchino dava l’impressione d’essere molto nervoso e indeciso, mentre Tergat è sempre mancato a tutti i più importanti avvenimenti ed anche ad Atene sembrava l’ombra di se, questo segnale ha dato a Stefano la carica per partire.
A meno di dieci chilometri dal traguardo, continua Baldini, speravo di vincere, ma a cinque chilometri dalla fine n’ero sicuro, l’ingresso allo stadio e stato come entrare in un sogno, venivo da una strada poco illuminata, entrare nello stadio è stato un bagno di luce, con i suoi marmi bianchi e la folla che mi acclamava, avrei voluto fare due giri d’onore nel Panathinaiko, ripete Baldini con gli occhi che brillano, ma non è stato possibile.

Alla domanda quale siano state per lui le medaglie più belle oltre quella conquistata, Baldini ha risposto <>.
Del suo tecnico Luciano Gigliotti, over settantenne, si può dire che ha iniziato la sua avventura quasi sessanta anni prima con quello che definirà il suo padre adottivo. Orfano di guerra, Gigliotti, seguirà il professor Ponzoni, che dalle scuole del Sacro Cuore lo guiderà nel mondo dello sport, facendolo innamorare per l’atletica.
Modesto atleta, inizierà la sua avventura come tecnico allenando con passione centinaia d’atleti che lo porteranno ai vertici del settore tecnico della federazione, i loro nomi e visi scorrono nel tempo anno dopo anno, Vittorio Fontanella, Renzo Finelli, Giuseppe Cindolo, fino ad arrivare ai più famosi, Gelindo Bordin, Alessandro Lambruschini, Maria Guida, Stefano Baldini, ricordarli tutti qui sarebbe impossibile, molti di questi hanno portato all’Italia medaglie pesanti che hanno giustificato la permanenza del professore olimpico nel settore della federazione dagli anni ottanta sino al duemila. Il suo primo atleta ad andare alle olimpiadi fu Renzo Finelli ai giochi di Città del Messico 1968, poi a Monaco 1972 con Antonio Brutti nella maratona, a Montreal 1976 Carlo Grippa negli 800 metri, che riuscì a disputare la finale, a Mosca 1980 con Vittorio Fontanella finalista nei 1500 metri (quinto classificato), poi il 1988 delle olimpiadi di Seul, dove Gelindo Bordin vinse la maratona, e al traguardo sì inginocchio esclamando : solo il duro lavoro è quello che paga, a lui seguì Alessandro Lambruschini bronzo nelle siepi ad Atlanta 1996, queste alcune delle presenze più pesanti nella storia del professore olimpico, una prestigiosa carriera guastata solo dalla politica sportiva, di cui il professore ha sempre cercato di fare a meno.

A fine conferenza Gigliotti si lascia andare a critiche sia con i media che non valutano abbastanza questi risultati, sia con la federazione che non sa valorizzare o come cita lui “suonando la fanfara dietro questi risultati per aiutare il nostro sport”, da buon insegnante nota che anche l’impegno nella scuola non è più mantenuto bene come un tempo, con dei programmi didattici fermi a cinquanta anni prima, e queste parole dette da un personaggio che ha dedicato gran parte della sua vita allo sport e che ancora non sa fermarsi, sono oro colato.
Alla fine mentre i due si allontanano dal ricevimento tenuto dal Comune di Modena verso quello nella sede della Provincia, per noi che letteralmente li inseguiamo, scortandoli come in una piccola cerimonia, sembrano due bambini felici, che quasi tenendosi per mano si allontanano tra la folla.

fonte: Atleticanet

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