ARESE E DI GIORGIO: I DUBBI AMLETICI…

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Passano i giorni e le elezioni si avvicinano. Alcune certezze crollano e alcuni dubbi prendono forma. Si fanno gare, apparizioni e dichiarazioni. I candidati però in tutto questo ambaradan iniziano ad avere qualche dubbio amletico… Arese si domanda se presentare il programma o non presentarlo.
Di Giorgio dal canto suo non sa se continuare o ritirare la sua candidatura. Ecco cosa faranno (probabilmente) i due candidati.

Non serve un grande analista politico, Franco Arese un programma vero non ce l’ha perché sennò l’avrebbe già tirato fuori da un pezzo. Hanno dovuto scriverglielo di corsa dopo che Di Giorgio lo ha presentato. Speravano che l’ex saltatore in alto si sarebbe fermato alle linee guida ma non lo ha fatto e questo è diventato un problema. Il problema, in particolare è che Arese, ma più di lui, coloro che lo guidano sono abituati alla politica paludosa e sommersa degli anni passati dove la strizzata d’occhio e la telefonata del dopo cena bastava a suggellare un accordo di ferro. Anche in questo giro hanno fatto così: le tante comparse di questo triste spettacolo hanno accettato di buon grado un’alleanza che si basa sul niente. Nessun fatto, nessun programma, nessun progetto, nessun contatto pubblico.
Ora Arese ha un sassolino nella scarpa che rischia di diventare un macigno e schiacciargli il piede: Di Giorgio ha cambiato le regole del gioco basando la sua candidatura sui fatti e sul confronto. Il tutto in forma pubblica. Sconvolgente.
Il piemontese con più nomignoli che nomi (un franco & ciccio contro un semplice Francesco dell’anagrafe) al momento sceglie la via del silenzio ben sapendo che non appena esternerà sarà sommerso di domande ma soprattutto da… paragoni con il suo avversario.

Ed ecco quindi che il gruppo Arese guidato dall’inossidabile Mauro Nasciuti (che in caso di vittoria è uno dei più papabili vicepresidente), si trova davanti ad un dubbio amletico dove le uniche due scelte sono entrambe errate. Uscire con un programma o non uscire? Analizziamo le due possibilità e partiamo dalla prima: uscire con il programma. Un evento riparatore ma sempre un autogol. Il programma che ne uscirebbe sarebbe o una brutta copia delle idee e modalità proposte da Di Giorgio o, in alternativa, un’accozzaglia di frasi fatte trite e ritrite. Ma la cosa senz’altro più grave sarebbe che i due programmi verrebbero messi a confronto evidenziando così inequivocabilmente il vuoto programmatico di questo gruppo.
Seconda possibilità: non far uscire alcun programma. Qui il danno sarebbe maggiore. Andare in assemblea nazionale e chiedere un voto senza presentare alcuna proposta pubblica e confrontarsi con un candidato che presenta invece concretezza e confronto sistematico a 360 gradi, equivarrebbe a dire non me ne frega niente dell’atletica, non ho niente da dire, datemi il voto e facciamola finita. L’imbarazzo sarebbe grande. Quelli che dovrebbero votarlo si sentirebbero delle merde (giustamente) e gli altri probabilmente deciderebbero di andare a fare altro invece che avere a che fare con una federazione del genere.

Sembrerebbe una fase di stallo, ma non lo è. Le acute menti (mica tanto) del baffuto piemontese hanno trovato la soluzione: faranno uscire un programma in ritardo, a ridosso delle assemblee regionali. Questo salverà le capre di Arese e i cavoli di coloro che dovranno votarlo. Ecco come.
Uscire con un programma creerà due effetti: il primo è che uscendo a ridosso delle votazioni non potrà essere confrontato per mancanza di tempo per cui, per quanto banale sarà il programma (prevedo lunghe analisi e zero proposte), avrà il grande pregio di non poter essere discusso a fondo. Il secondo è che a coloro che andranno a votare verrà fornito un minimo di alibi e avranno così la coscienza a posto convincendosi che in fondo anche il loro candidato aveva qualcosa da proporre. Cari amici aspettatevi una decina di paginette (o una cinquantina, dipende dalla strategia) in cui si parlerà di tutto e di niente ma con rigorosa e ferrea banalità (ci vedrei bene anche la snocciolatura di qualche cifra e qualche grafico che fa molto professionale).

Massimo Di Giorgio ha altri problemi, ma non più gravi. Il suo problema è che è troppo serio, non riesce a sporcarsi le mani nemmeno quando lava la macchina e questo potrebbe far pensare che è un ingenuo ma non è così. La politica la comprende ma non gli piace e vuole muoversi su altri ambiti per rilanciare l’atletica. Basa la sua candidatura su proposte, idee, niente pregiudizi, lavoro di team e continui confronti con chiunque glielo chieda. Però l’utenza a cui si rivolge non ci è abituata. Anni di governi politici dell’atletica hanno creato, oltre ai danni che tutti abbiamo sotto gli occhi, anche un gruppo dirigente formato in prevalenza da smidollati. Tutti hanno paura di perdere e ne hanno ben donde. Il motivo è semplice: con l’attuale sistema di cose chi perde viene bastonato sonoramente (ma gradualmente) da chi vince. Se vince Arese continuerà così, lo sappiamo tutti. Se vince Di Giorgio, no. Questo però l'hanno realizzato in pochi. Il nocciolo del suo problema è questo, convincere le regioni che lui non perderà, lui perde solo se le regioni decidono di non votarlo. Però, così facendo, il problema di Di Giorgio (la sconfitta) passa da lui alle regioni. Mi spiego meglio: fatta eccezione per chi ha scelto Arese per i suoi motivi, tutto il resto dei votanti voterà Arese nella speranza di aver appoggiato il vincente. Supponiamo per un momento che questo sia vero e che Arese vinca con l’80% o anche il 90% delle preferenze. Chi è l’idiota che crede che i reali vincitori daranno stesso peso e forza agli amici di vecchia data come a coloro che frettolosamente, nell’ultimo anno, hanno fatto finta di essere folgorati sulla via di Damasco? Un po’ di storia per rinfrescare la memoria ai meno attenti. Ad inzio 2001 Gola fu riconfermato e Nasciuti che all’epoca si muoveva con un altro candidato presidente dovette mandare giù un rospo molto amaro per colpa delle regioni fedeli a Gola: fecero quadrato e affondarono la candidatura Damilano con un niente. Nel 2003 lo stesso Nasciuti fu bocciato ancora una volta per un soffio sempre dalla stessa cordata che, ricompattatasi all’ultimo momento gli ruppe (nuovamente) le uova nel paniere. Insomma, anni di sconfitte. Pochi mesi dopo, cioè oggi, molte di queste regioni battono occhi da innamorati allo stesso gruppo. Che riconoscenza ne avranno? Arese e il suo gruppo hanno già dimostrato di muoversi in base alle vecchie modalità: occhio per occhio dente per dente. Se oggi vinco io, ti schiaccio come tu mi hai schiacciato gli anni scorsi. Di Giorgio dal canto suo non ha niente da schiacciare perché questi giochi non l’hanno mai visto protagonista, in più, per sua scelta ha deciso di aggregare le professionalità e nient’altro. Non fa accordi e non pone condizioni. Vuole fare il presidente dell’atletica e non di una parte di essa.
In definitiva, tornando al problema di Di Giorgio, tirarsi indietro o non tirarsi indietro, la risposta è semplice. Lui perderà solo se le regioni, ancora preda del vecchio modo di fare, se la faranno nei pantaloni. Non perderà, anzi vincerà con larga maggioranza se chi andrà a votare crederà nel suo progetto ma prima ancora nell'urgenza di riconsegnare l'atletica all'atletica! Il suo dilemma è presto risolto: non si tirerà indietro.

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