STORIA DELLA FEDERAZIONE – 13

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Dirigenti per il quadriennio 1937-1940

Il 26 novembre 1936 sono stati intanto comunicati ufficialmente i nuovi dirigenti della F.I.D.A.L. per il periodo 1937-40. Presidente è sempre l’on. marchese Luigi Ridolfi; vicepresidente l’ing. Amedeo D’Albora. Il numero dei consiglieri veri e propri passa da sei a nove. Confermati i sei del C.D. precedente Alberti, Perusino, Roca, Saini, Tollini, Zauli; i tre di nuova nomina sono: rag. Guido Ballerini, ing. Gustavo Baracchi, maggiore Gaetano Simoni. Pure riconfermati coloro che sono nel C.D. in rappresentanza delle organizzazioni del regime fascista: Aureggi (Universitari-G.U.F.), Jachini (Milizia-MVSN), Monti (Dopolavoro-OND), Vianello (Fasci giovanili-FF.GG.C.).
Segretario Generale sempre Pucci, che nel frattempo è diventato avvocato.
Nella prima adunata di questo nuovo C.D. viene varato il campionato di società con la formula degli incontri diretti fra squadre sul tipo del calendario calcistico. Tre atleti in campo per ciascuna specialità. La finale avviene poi fra le migliori società, con due atleti gara.
Vince a Milano il 25 e 26 settembre 1937 la Pro Patria Società Ginnastica di Milano.
Il 26 aprile 1937 l’ing. D’Albora rassegna le dimissioni da vicepresidente e viene sostituito da Giuseppe Alberti.
Il 9 luglio 1937 il dott. Corrado Bevilacqua sostituisce il dott. Aureggi nella rappresentanza del G.U.F.
Ora l’Europa assiste a una nuova tragedia: i falangisti spagnoli non esitano a mettere a ferro e fuoco la loro patria per conquistare il potere contro il governo legittimo.
Ratti come il fulmine Mussolini e Hitler si schierano dalla parte del generale Franco; ratti come il fulmine i dirigenti subordinati della F.I.D.A.L. capiscono che per salire rapidamente nelle carriere bisogna contrastare la mossa di Saini che è tornato dall’Africa con le carte in regola per pretendere gli alti scanni sportivi.
N. 1 di “Atletica” del 3 novembre 1938, prima pagina, seconda colonna: “Con i reparti reduci dalla campagna militare in Spagna ha fatto ritorno in Patria il dott. Bruno Zauli, direttore del nostro giornale e presidente del G.G.G. della F.I.D.A.L. (…) Durante undici mesi di dura campagna ha difeso la causa fascista in modo tanto encomiabile da meritare ben due medaglie d’argento e una Croce Spagnola al Valor Militare…..I Dirigenti della F.I.D.A.L….inviano al valoroso reduce che riprende il suo posto di combattimento in seno alla F.I.D.A.L. il loro fraterno saluto”.
Quarta pagina terza colonna: “Ha fatto ritorno a Roma in questi giorni il dott. Marcello Garroni, Giudice Arbitro della F.I.D.A.L. e già apprezzato dirigente dell’atletismo universitario romano. Al caro collaboratore ed amico, che combattendo in Ispana si è particolarmente distinto, giunga il benvenuto degli sportivi italiani dei cui sentimenti il nostro giornale si rende interprete”.
Nemmeno venti giorni dopo il 22 novembre 1938 c’è un comunicato della federazione che recita: “Il fascista Marcello Garroni è stato chiamato a far parte del Consiglio Direttivo Federale”. Previa ratifica del C.O.N.I., naturalmente.

I Campionati Europei – Parigi 1938

Le ripartizione dei posti “gratuiti” per i secondi campionati europei di Parigi (settembre 1938) offrì il destro ai nostri dirigenti di emettere un po’ di veleno non solamente contro la solita Francia, ma perfino contro l’amatissima Ungheria.
La Commissione Europea incaricata della bisogna riunitasi a Parigi agli inizi del 1938 aveva stilato una classifica delle nazioni europee desunta dalle liste dei “Primi dieci europei” del 1937. Apriti cielo: secondo tale classifica l’Italia era alla pari dell’Estonia e dietro l’Ungheria.
Commento di Pucci e Zauli su Atletica del 27 gennaio 1938: “Cosa veramente assurda e ridicola anche se scaturita da un calcolo matematico che si è preteso fa passare per esatto. Naturalmente questo progetto non ha potuto essere accettato dal delegato italiano….per una sacrosanta ragione di dignità e di equità”.
“L’Italia…ha ottenuto nelle ultime due Olimpiadi affermazioni più che lusinghiere: basti ricordare la vittoria di Los Angeles ed i numerosi piazzamenti di Berlino, fra i quali lo spettacoloso secondo posto nella staffetta 4×100; cose che, per esempio l’Ungheria non si è mai sognata di poter ottenere….Ha poi una struttura atletica che nessuna nazione europea, all’infuori della Germania possiede; ha un insieme di stadi atletici modernissimi e perfetti…In nessuna nazione del mondo lo svolgimento delle manifestazioni è così preciso, perfetto, accurato come da noi”.

La verità viene a galla

Ma la disattenzione opera un singolare scherzo ai nostri presuntuosi dirigenti.
Circa un mese dopo (il 24 febbraio 1938) “Atletica” pubblica una “Classifica delle Nazioni Europee con i due migliori atleti per gara”.
Le posizioni sono, al novantacinque per cento, le stesse della famigerata lista preparata dalla Commissione Europea: 1. Germania p. 178, 2. Finlandia p. 136, 3. Svezia p. 135,14, 4. Inghilterra p. 112, 5. Ungheria p. 100,47.
Poi al sesto posto, ma con molto distacco, ecco l’Italia p. 59,64 che però è riuscita a scrollarsi di dosso la fastidiosa Estonia p. 36,50.
La Francia figura al 16° posto con p. 8,64; ed è una gran bella soddisfazione. Ma l’Ungheria?
L’Italia si presentò a Parigi assai speranzosa. Mariani, Lanzi, Beccali, Oberweger e la staffetta 4×100 sembravano addirittura poter avere le carte in regola per un pieno successo (ndr: Bruno Bonomelli ancora una volta non cita Arturo Maffei, il saltatore in lungo viareggino tesserato per l’ASSI Giglio Rosso, la società del Marchese Ridolfi, che in quegli anni era con i tedeschi Long e Leichum ai vertici delle graduatorie continentali e mondiali. A Parigi Maffei, non pronosticato da Bruno, vinse la medaglia d’argento). Il diavolo ci mise la coda e nessuna delle nostre cinque frecce raggiunse il centro. Ci furono invece due autentiche rivelazioni: a) nei 10.000 il piccolo Beviacqua si incollò dietro il gigantesco finlandese Salminen per nove chilometri. A questo punto avvenne l’incredibile. Beviacqua sgusciò da dietro il finlandese e si portò al comando del quartetto dei capintesta che comprendeva anche il tedesco Syring e l’ungherese Szilagy. Solo Salminen reagì all’attacco di Beviacqua che finì poi secondo a quattro – cinque metri. b) nel disco, dove Oberweger fu secondo a pochi centimetri dal tedesco Schroeder (49,80 contro 49,48), un giovane sconosciuto fino a sei mesi prima, tale Consolini Adolfo da Costernano fu quinto con m. 48,02.
Aveva avuto inizio una carriera internazionale che finirà nel 1963 dopo essere stata contrassegnata da primati mondiali, titoli olimpionici e titoli europei.
La nuova formula del campionato di società costringe i sodalizi che hanno fondate speranze di vittoria finale a rastrellare gli atleti delle piccole società di provincia. Da qui un calo pauroso nelle affiliazioni.

I campionati di società

Nel 1938 il fronte del campionato, come dice “Atletica” è ampliato. Divisione nazionale con 23 squadre; Prima divisione con 56 squadre.
Si fa sempre più pressante il problema degli accaparramenti e vengono emanate disposizioni drastiche sui trasferimenti: “soprattutto per far comprendere a coloro che intendessero introdurre in campo atletico metodi che possono essere tollerati in sport professionistici, che la F.I.D.A.L. non solo intende reprimere tali tentativi ma soprattutto prevenirli affinché non debba ripetersi il fenomeno riscontrato sia pure in misura limitata nell’anno XV (n.d’A. cronologia fascista per 1937), fenomeno che avrebbe potuto veramente manomettere in maniera grave la solida costituzione dell’atletica nazionale”.
Un fatto clamoroso avviene comunque nel 1939. Il ligure Guerrino Vitale che nel 1938 era tesserato per la S.S. Parioli di Roma perché militare, ottiene il trasferimento, appunto per il 1939, all’Oberdan Pro Patria di Milano, società come dice il nome sorta nel 1938 per effetto della fusione della Pro Patria Società Ginnastica di Milano (campione 1937) con il Gruppo rionale fascista Oberdan di Milano (terzo campione del 1937).
Guerrino Vitale gareggia tutto l’anno per l’Oberdan P.P., sia nel campionato di società che nei campionati individuali, in cui vince addirittura i 1500 metri.
Gli avversari dell’Oberdan P.P. protestano, per il trasferimento ritenuto illegale. Ma la F.I.D.A.L. nicchia. Finalmente alla fine dell’anno, (riunione del C.D. del 29-12-39) dopo aver ben controllato che anche considerando nulle le prestazioni di Vitale, l’Oberdan rimane ugualmente campione d’Italia anche per il 1939, eccoti la decisione (“Atletica” dell’11-1-1940): “Constatato che l’atleta Vitale Guerrino…aveva denunciato una residenza non corrispondente a quella effettivamente avuta (il C.D.) ha stabilito di annullare il trasferimento…All’atleta stesso infligge una squalifica di mesi sei…Vengono tolti…i punti ottenuti nel Campionato di società….il punteggio viene ridotto da p. 14092 a p. 13966”. All’Oberdan P.P. spetta poi una secca multa di £. 1000 (nel 1969 £. 120.000). Nelle tabelle dei campionati italiani si leggerà quindi: 1500 metri: Vitale Guerrino (G.S. Tellini Genova).
Squalifiche di tre mesi vengono irrogate anche a Adolfo Consolini e Ottavio Missoni “per aver richiesto il trasferimento di società denunziando fatti risultati inesatti”.
Squalifica di un anno all’atleta Marsilio Rossi “per aver trascurato gare ed allenamenti anche quando era in gioco il prestigio sportivo nazionale”.
Ma chi è che ha la mano così dura? Mario Saini, perbacco, che è a capo della S.P.A., ovverosia: Sezione Preparazione Atleti.

fonte: A.S.A.I. Archivio Storico dell’ Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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