NUOVO STATUTO, NUOVE PROBLEMATICHE

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Nonostante l’importanza dell’evento, l’entrata in vigore del nuovo statuto della Fidal è passato un po’ sotto silenzio. Ora, con la pubblicazione delle liste dei candidati presidenti e dei candidati consiglieri, si inizia a capire un po’ di più quali sono le particolarità ed i possibili problemi che questa nuova normativa ha introdotto. Vediamo di approfondire un po’.

Come forse qualcuno avrà notato, oltre ai nomi dei due candidati presidenti, c’è la lista dei consiglieri suddivisi per quota dirigenti, quota atleti e quota tecnici. La particolarità del nuovo statuto prevede però che tali candidati consiglieri vivano, per così dire, di vita loro. In altre parole il consigliere non è più agganciato al presidente per cui la sua elezione non è automatica con l’elezione del presidente ma dovrà essere votato. Inoltre, altra particolarità risiede anche nel fatto che per potersi candidare a consigliere (per la quota dirigenti), un candidato deve raccogliere lui stesso e per se stesso la quantità necessaria di voti richiesta dal nuovo statuto. Cosa differente invece per i candidati alla quota atleti e tecnici i quali non hanno bisogno delle firme di alcuno.

Ragioniamo un momento su cosa può causare questo tipo di novità. Partiamo dal Fatto per poi arrivare ai possibili risvolti che potrebbe innescare questo nuovo modo di eleggere.
Il fatto è che i candidati consiglieri non dipendono più dal presidente eletto e quindi i consiglieri eletti saranno quelli che riceveranno più voti in assemblea nazionale.
I risvolti: il primo è che il presidente eletto non ha una sua maggioranza precostituita. In linea del tutto teorica questo è un bene in quanto l’inesistenza di una maggioranza porta a pensare che le decisioni possano essere svincolate dal tipico “voto di squadra”. La cosa è solo teorica perché nella pratica, forti delle esperienze passate, si sa che può succedere altro. In particolare può accadere che i consiglieri (che parlano, si confrontano e si conoscono) possano aggregarsi di volta in volta a seconda di interessi più o meno particolari. In questo caso, si verificherebbe una sorta di “regime dei colonnelli” in cui sarebbero i consiglieri a decidere in piena autonomia condizionando profondamente la linea politica del presidente.

Approfondiamo ancora l’aspetto del consigliere autonomo. Perché uno dovrebbe essere votato rispetto ad un altro? Si ripropone l’esigenza di dover sapere quali sono le idee che questo o quel personaggio intende portare avanti in consiglio federale. In questa ottica una soluzione è che il candidato consigliere dichiari di appartenere alla linea politica di uno dei candidati presidenti i quali hanno presentato un loro programma, la soluzione residuale invece richiederebbe la pubblicazione di un mini-programma a cura del candidato consigliere in cui faccia sapere quali sono i motivi e gli obiettivi per i quali si candida. E’ una misura tampone che di fatto non formalizza nulla però sarebbe già qualche cosa. Sarebbe una garanzia per il presidente ma soprattutto sarebbe una garanzia di governo stabile e lineare. Diversamente potrebbe succedere di tutto e il presidente eletto si troverebbe di fronte ad una corsa ad ostacoli con esito imprevedibile. Al di fuori di queste due possibilità – dichiarare l’appartenenza alla linea politica di un presidente o presentare un mini programma – c’è solo roba che non mi piace. Tutti intuiamo quali possono essere gli altri motivi per cui uno si presenta senza dire che cosa vuole fare o con chi vuol stare.

Voglio anche sottolineare che questo tipo di elezione dei consiglieri sganciata dal presidente, nella realtà civile del nostro paese è inesistente. In ogni votazione il candidato dichiara la sua appartenenza ad un partito ed il partito con i suoi candidati esprime la sua posizione nei confronti del candidato presidente. Ora, nell’atletica, un mondo più piccolo e meno tempestoso, non c’è la necessità di avere partiti o gruppi politici organizzati, tuttavia la necessità di collocare un consigliere nell’area di un presidente o l’altro è piuttosto urgente.

Io credo che chiunque vinca si troverà davanti problemi grandi ed in grande quantità. La trasversalità in politica è stata sempre un’arma molto potente e le modifiche nel meccanismo elettorale non hanno mai portato bene al primo vincitore col nuovo sistema. Ovviamente non è una questione scaramantica bensì è un fatto legato alla “gioventù” del meccanismo. Un sistema elettorale nuovo deve assestarsi e gli elettorati, passivo e attivo, devono trovare i giusti equilibri (leggi scappatoie) entro i quali muoversi. Povera atletica, tempi duri (più duri) si prospettano… Mi auguro solo che per quando tutta questa confusione sarà finita, rimanga ancora qualcuno con l’amore per lo sport (e non per la politica) e qualche cosa dalla quale partire a ricostruire. In bocca al lupo a tutti, ne abbiamo bisogno!

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