LA DERIVA DEGLI INCONTINENTI

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Le assemblee regionali hanno confermato le paure sollevate pochi giorni prima: uno statuto infelice di nascita sta causando anomalie impreviste (ma prevedibili) nell’assetto politico. Oramai le vicende del lazio stanno girando più delle barzellette su Totti e il Veneto ci sta molto vicino. Tra una manciata di giorni toccherà al consiglio federale nazionale provare sulla propria pelle le stranezze di questa genialata normativa, intanto sta nascendo un fenomeno fino ad ora sconosciuto alla politica sportiva di casa nostra: la deriva degli incontinenti.

Qualche nozione: il termine deriva nel vocabolario viene anche definito come uno “spostamento laterale, rispetto al proprio asse longitudinale”. Quello che più inquieta invece è il termine incontinenti. Tale termine, al di la di umide interpretazioni sta semplicemente ad indicare l’incapacità a contenere un qualche cosa. Detto questo, il collegamento è facile da fare, nel nostro mondo, in ambito politico, gli incontinenti sono coloro che non riescono a contenere la loro voglia di potere e di vittoria, al di la di qualsiasi idea e di qualsiasi persona gli si pari davanti. Per questo genere di persone, uno vale l’altro, l’importante è che questi li traghetti verso la stanza dei bottoni, verso la possibilità di comandare invece che essere comandati, verso la possibilità di farsi ringraziare invece che dire grazie. Gli incontinenti sono sempre in gran numero e tutti uguali, tutti cortesi, tutti d’accordo con l’interlocutore ma senza sbilanciarsi troppo, tutti pronti a non essere dove non bisogna essere e ancor più pronti a trovarsi per caso dove non bisogna mancare assolutamente.

Ma non sto dicendo niente di nuovo, oltre all’improbabile neologismo coniato per l’occasione, non sembrerebbero esserci motivi per scrivere un articolo sull’antica ma non nobile arte del trasformismo. E invece la novità c’è perchè con la complicità dello statuto, gli incontinenti sono cambiati nella forma e nella sostanza, si sono evoluti e differenziati tra loro. Andiamo a conoscerli. La vecchia specie c’è ancora, sono i volponi, quelli che annusano l’aria con grande attenzione e, proprio un momento prima che il boia uccida il più debole, loro già stringono la mano al forte. Hanno mestiere e capacità di improvvisazione, dopo anni di giravolte sanno ancora fingere stupore e soddisfazione nell’apprendere che il loro candidato (scelto con difficoltà e tanta analisi) alla fine ha prevalso. Come per i film comici, anche questi copioni dovrebbero far ridere ma quelli che da tanti anni frequentano l’ambiente non ci riescono più, guardano con rassegnazione e basta.
C’è poi una nuova specie, quella nata insieme allo statuto; questa non è stata ancora ben classificata per cui ci voglio provare io. Questi incontinenti sono un po’ più intelligenti e dignitosi degli altri, hanno capito che all’aggregarsi al potere c’è un’alternativa e cioè essere loro stessi il potere. Lo statuto gliene da la possibilità, sappiamo infatti che in questo meccanismo elettorale ognuno corre per se, siano essi consiglieri sia esso un presidente. Ma c’è un bel distinguo: il presidente è uno e i consiglieri sono quasi due decine. E allora? Beh allora un po’ di consiglieri che magari hanno interessi comuni o obiettivi comuni si aggregano e dicono al presidente: “oggi si fa così, sennò te ne vai a casa”. Moltiplichiamo questo oggi per tutti i giorni del calendario e avremo il famoso regime dei colonnelli di cui parlavo nell’articolo precedente. Potrei sbagliare ma so che non è così. E lo so per semplice osservazione dei fatti: i consiglieri candidati. Di questi che dovrebbero essere con Arese o con Di Giorgio, non si sa nulla di preciso in quanto solo alcuni hanno fatto sapere dove sono e con chi sono. Degli altri niente.
Vi do io qualche indicazione cercando di codificare i diversi gruppi di candidati consiglieri che si sono venuti a creare.
Ci sono gli uomini di Arese, gente nata col suo (si fa per dire) movimento che è giustamente fedele al capo. Ci sono poi gran parte degli ex di Gola che per l’abitudine al potere si sono immediatamente buttati con Arese che ha maggiori possibilità di vittoria. Questi uomini (o caporali?) assumono sempre un atteggiamento critico, vogliono dare l’impressione di soffrire in questa nuova dimensione ma alla fine ci stanno e parecchio. In realtà vogliono alzare il prezzo e se, se ne presenta l’occasione essere l’ago della bilancia. Sono insidiosi perché conoscono bene il mestiere e hanno spalle larghe, non conoscono vergogna ne umiliazione, sono veri duri. Un altro gruppo è quello dei fedelissimi di Di Giorgio, numericamente pochi ma determinatissimi. In loro brucia il fuoco delle idee, della volontà ma ahimé anche quello dell’ingenuità. Si illudono che le idee, la professionalità e il duro lavoro possano essere motivi di gradimento ma sbagliano. I delegati a votare sono lo specchio (deformato e più pauroso) di quello che sono i candidati consiglieri. Per loro prevedo un massacro elettorale. Ma veniamo alla nuova razza, quella eletta, anzi eleggibile, la razza perfetta in quanto neutra. Individuiamola. Beh, questi personaggi hanno avuto la grande intelligenza di capire che era possibile candidarsi anche senza avere bisogno di un presidente di riferimento. Hanno già eletto il loro presidente: è la pura forza numerica che, in questo meccanismo elettorale vincolerà totalmente colui che siederà sul gradino più alto della federazione. In questo gruppo ci sono personaggi vecchi e nuovi; il gruppo attrae molto, attrae a tal punto che già qualcuno tra le file fin troppo fitte di Arese sta pensando all’ennesimo pentimento da recitare per saltare ancora una volta il fragile ostacolo (per loro lo è) della coerenza.

Ed eccoci allora tornati al punto di partenza: la deriva degli incontinenti. Ora credo sia tutto più chiaro e anche voi riuscirete ad individuare con facilità queste schegge impazzite che saltellano qua e la in cerca dell’unica idea che li attrae: il potere. In tutta sincerità credo che manchi ancora un po' per toccare il fondo…avanti tutta!

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