STORIA DELLA FEDERAZIONE – 14

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Tuona il cannone a oriente
Intanto gli avvenimento in Europa sono precipitati.
Alle ore 12.30 del 31 agosto 1939 Hitler decide l’attuazione del cosiddetto “piano bianco”; vulgo invasione della Polonia. Un gruppo di criminali nazisti, in seguito tutti eliminati, travestiti da polacchi, attacca la stazione tedesca di Gleiwitz. Il 1° settembre, come ritorsione, le armate naziste invadono la Polonia.
Francia e Inghilterra non possono più continuare nella loro politica di cedimento alle prepotenze naziste e dichiarano guerra alla Germania.
L’Italia che è legata alla Germania dal “Patto d’Acciaio”, dopo un primo momento di incertezza dichiara la “non belligeranza”.
In conseguenza degli avvenimenti e delle disposizioni sul consumo della carta, “Atletica” da settimanale diventa quindicinale.
Nel Gran Consiglio del Fascismo del 7 dicembre 1939 su proposta di Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista, si prende la decisione di trasferire nella diretta sfera di azione del P.N.F. il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il cui presidente sarà nominato direttamente dal “Duce”.
Starace viene sostituito da Ettore Muti alla segreteria del P.N.F.; Rino Parenti viene nominato Presidente del C.O.N.I.; Puccio Pucci viene nominato segretario generale del C.O.N.I.
Rimane così scoperta la segreteria della F.I.D.A.L.; ad essa viene chiamato Mario Saini, già capo energico della “Sezione Preparazione Atleti”. Bruno Zauli viene nominato alla direzione dei servizi stampa del C.O.N.I.
Non è il gioco dei birilli, ma poco ci manca!

Helsinki 1940 sì o no?
Si legge comunque su “Atletica” del 2 novembre 1939 che le Olimpiadi di Helsinki previste per l’estate del 1940, si svolgeranno normalmente “nonostante l’attuale tensione internazionale”.
La speranza che la “blitz-krieg” tedesca costringa l’Europa ad inginocchiarsi alla svelta davanti ai tedeschi, obnubila le menti della gente.
La F.I.D.A.L. decide di ampliare i campionati di società per il 1940 dividendo i sodalizi atletici italiani in Divisione Nazionale serie A, Direzione Nazionale serie B, 1° Divisione.
Per i dirigenti dell’atletica italiana il modello da imitare rimane pur sempre quello calcistico.
Viene istituito anche un torneo per i giovani fino ai 23 anni, denominato “Q44”. Il riferimento alle Olimpiadi del 1944 che dovrebbero, secondo le speranze italiane, avere come sede Roma appare evidente.
Nel marzo anche i finlandesi, appena usciti dal conflitto con l’Unione Sovietica, rendono noto che organizzeranno ugualmente le Olimpiadi. I capitali stranieri che entreranno in Finlandia portativi dagli sportivi che assisteranno ai “Giochi” serviranno a finanziare l’impresa.
In un pezzo di Puccio Pucci pubblicato sul “Popolo di Roma” si riscontra però una buona dose di scetticismo. Il nuovo segretario ammette che la XII Olimpiade è nata sotto cattiva stella. “Assegnata al Giappone, questi iniziò i lavori con grande stile. Ma le vicende della guerra in Oriente consigliarono il Giappone a una tempestiva rinuncia”.
Dopo gli avvenimenti del 1° settembre tutte le nazioni e non solamente quelle impegnate nella guerra hanno desistito dalla preparazione olimpionica. Anche l’Italia, anche la F.I.D.A.L. che ha infatti “allestito un regolamento di attività per il 1944-XXII, nell’assoluta certezza che la XII Olimpiade doveva considerarsi praticamente ineffettuabile”.
Nella fede che le difficoltà internazionali abbiano rapidamente a risolversi, l’ufficio Stampa del C.O.N.I. comunica il nuovo quadro dei dirigenti della F.I.D.A.L. per il quadriennio 1940-1944:
Direttorio Federale: Luigi Ridolfi (presidente), Giuseppe Alberti (vicepresidente), Mario Saini (segretario). Componenti: Enrico Aureggi, Guido Ballerini, Gustavo Baracchi, Marcello Garroni, Sebastiano Rocca, Angelo Tollini, Gaetano Simoni, Bruno Urbani, Bruno Zauli.
Rappresentanti Enti del Regime: Corrado Bevilacqua (GUF), Guido Vianello (GIL), Giulio Sarocchi (OND), Ottorino Mancioli (FIMS).
Le novità sono rappresentate da Bruno Urbani, da Corrado Bevilacqua, da Giulio Sarrocchi, da Ottorino Mancioli; quest’ultimo per i medici sportivi.
Non vi è più rappresentanza per la Milizia.

Gli ispettori federali

Il comunicato del Servizio Stampa del C.O.N.I. che nomina i nuovi dirigenti della F.I.D.A.L. per il 1940-1944 viene così commentato da “Atletica” dell’11 aprile 1940: “Il marchese Ridolfi ha fatto della F.I.D.A.L. una grande Federazione, un organismo perfetto, che onora lo sport italiano ed è fonte continua di ammirazione e di emulazione da parte di altri enti (…..). Pochi cambiamenti sono avvenuti negli organismi centrali (…..). Tuttavia le novità anche se poche, sono importanti. Particolare risalto merita la istituzione degli Ispettori Federali, che costituiscono una categoria nuova di dirigenti le cui funzioni sono tanto importanti da seguire nella scala dei valori immediatamente il Direttorio (….) possono venire impiegati dalla Presidenza in qualsiasi campo, sia esso tecnico, organizzativo od amministrativo. Costituiscono quindi elementi di assoluta fiducia, che collegano a guisa di ponte il centro con la periferia…..”.
Per la precisione diremo che i primi Ispettori Federali della storia della F.I.D.AL. furono Gino Bartolini, Luigi Dal Dan, Mario Pasini, Antonio Pavanato, Cesare Pilea.

Due pesi e due misure

La Presidenza Federale, che, come abbiamo già visto, non si perita di squalificare quegli atleti che, per ottenere il trasferimento, denunciano residenze, diciamo così, fasulle, è invece stranamente condiscendente con la campionessa olimpica Ondina Valla. La bolognese può passare così dalla disciolta G.I.L. Bologna alla S.S. Parioli di Roma, “considerando che è pratica costante della Federazione di non assegnare atleti a Società di nuova istituzione che non abbiano ancora dato dimostrazione della loro efficienza…” (Comunicato P.F. n. 30 del 16 aprile 1940).
A distanza di tanti anni possiamo oggi affermare invece: a) che la F.I.D.A.L. è inflessibile solamente con gli atleti che non vantano titoli sportivi di grande rilievo (l’esempio del 1968 è la longanimità con la quale è stato trattato, o meglio ignorato, l’affare Ottoz, autore questi di clamorose accuse di incapacità e di inefficienza nei riguardi di diversi dirigenti; b) che i trasferimenti vengono accordati, in ogni modo agli atleti che emigrano verso lidi o società che hanno dirigenti ammanigliati con il centro (esempio del 1963 i trasferimenti di Della Pria e di Tesini dalla Bentegodi alla Pro Patria di Milano); c) la S.S. Parioli di Roma era diretta dal figlio di Mussolini!
Viene istituito per il 1940 il Campionato di Società anche per il settore femminile. Ad esso si iscrivono 41 sodalizi.

Atleti oggi soldati domani

Il 6 giugno 1940 Rino Parenti da cinque mesi Presidente del C.O.N.I. presiede il rapporto delle Federazioni Sportive Nazionali. Naturalmente Parenti mette in rilievo le significative affermazioni ottenute in campo internazionale, appunto nei cinque mesi della sua presidenza, “anche contro avversari fortissimi”.
Gli sportivi italiani – ha detto il Presidente del C.O.N.I. – sono soldati, e come tali, quando dovranno combattere, daranno nuove prove del loro spirito guerriero, in terra, sui mari e nei cieli, come il duce vorrà, come il duce comanderà.
Questo è scritto nella terza colonna di “Atletica” del 13 giugno 1940.
In prima invece vi è il testo del discorso pronunciato dal duce il 10 giugno in Piazza Venezia: “Combattenti di terra, di mare, dell’aria. Camice nere della Rivoluzioni e delle Legioni, uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del Regno d’Albania. Ascoltate: un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria, l’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è stata consegnata agli Ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.”.
Ora, anche per i più duri di comprendonio, si chiarisce la ragione per la quale il fascismo si era preoccupato di aiutare in Italia lo sport. “Atleti oggi soldati domani” dicevano i manifesti per i campionati della G.I.L. nel 1939. Lo sport agonistico non era inteso come un momento nell’educazione del carattere dei giovani; ma, afferma “Atletica” sempre nello stesso numero: “l’efficienza fisica del fante, del marinaio, dell’aviere è la base prima di ogni potenza bellica. Le armi contano molto e sono indispensabili; così come hanno eccezionale valore la preparazione spirituale e tecnica dei combattenti; ma la capacità fisica del corpo umano precede ogni altro fattore di potenza bellica”.
C’è da rabbrividire quando si pensa che coloro che ancora oggi siedono sulle poltrone più importanti del C.O.N.I. sostenevano poco meno di trent’anni fa (siamo negli anni ’60 / ndr) tali teorie, che si concretizzarono poi con l’invio in Ucraina di reparti dotati semplicemente di fucile modello ’91 e di calzerotti di cotone.

fonte: A.S.A.I. Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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