REPORT DI CHIANCIANO – CORBELLI

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FIDAL: L’ASSEMBLEA “BOLLITA”

Chianciano 27 novembre 2004, il giorno del cambio della guardia. Gianni GOLA abbandona dopo 15anni, con un discorso carico d’emotività, tra amarezza ed orgoglio. Arriva il “nuovo”, guidato da Franco ARESE, ufficializzato con il 91,55% dei voti da un’assemblea elettiva amorfa, afona di idee ed opinioni, diciamo bollita.

Si comincia con il discorso di GOLA, che con retorica consumata fa rivivere ai delegati i momenti, i numeri, le scelte del suo regno. Snocciolando continuamente cifre parla dell’impegnativa eredità lasciata da NEBIOLO nel 1989; del calo demografico italiano e dell’oggettiva difficoltà di frenate la diminuzione dei tesserati; del suo modello di decentramento sostenuto dai molti fondi trasferiti ai comitati regionali, ora esempio per altri sport; del costo più basso per il tesseramento praticato dalla FIDAL rispetto a tutte le altre federazioni del CONI; dello sviluppo in questi tre lustri delle maratone e di tutta l’attività italiana su strada. Si sofferma sul fatto che lascia una federazione pulita, dove non si pratica il nero, dove esistono parametri di rimborso chiari e precisi, con bilanci trasparenti. Dove la lotta al doping è stata indeflessa, senza cedimenti alla Ragion di Stato. Gli rimane il cruccio di non aver ottenuto come avrebbe voluto il rilancio dell’attività su pista. E se deve pensare agli errori fatti non sono sicuramente quelli che i denigratori gli attribuiscono, ma altri di cui però non dice. Insomma, da oggi abbandona l’atletica a testa alta, senza pensare a ritorni; sicuro di aver fatto fino in fondo il suo dovere; senza voler serbare rancori, anche se il suo tono lascia trasparire bruciori intestinali ancora in atto. L’assemblea lo saluta con un lungo e sentito applauso; con il Generale sull’attenti. Un giusto e rituale momento di celebrazione finale per un ciclo della federazione che va a terminare. Da rimandare ad un futuro giudizio storico. Obiettivamente GOLA ha lasciato alla grande, dimostrando statura oratoria ed intellettuale, con il fisique du roles del leader di una federazione di prestigio qual è la FIDAL. Si può sicuramente affermare che GOLA oggi ha giganteggiato, soprattutto rispetto a quello che l’assemblea ha riservato dopo.

Ed ecco il dopo-Gola. Viene invitato Franco ARESE per il suo intervento di presentazione. Si perde qualche minuto perché ARESE verrà accompagnato da supporti audiovisivi, gli effetti speciali. Partono le immagini di Brugnetti e Baldini ad Atene, con sottofondo musicale “Heroes” di David Bowie. ARESE comincia a leggere goffamente da scolaretto i punti riportati nelle slides proiettate, che dovrebbero facilitare a tutti la comprensione. Non sembra proprio che stia trattando di qualcosa che gli appartiene. E soprattutto appare evidente a tutti il suo disagio nel sostenere questo tipo di momenti pubblici, forse retorici ma necessariamente richiesti ad un leader, che deve produrre consenso sapendo comunicare le sue idee. Così non è. Tant’è che tra i delegati ad un certo punto sale forte il brusio di perplessità che contagia un poco tutti. Gli americani, che se ne intendono, lo definirebbero uno show-down, una controprestazione. Insomma se la sua elezione doveva dipendere da quest’intervento, sarebbe stato sicuramente bocciato. Ma così non è successo, perché ormai tutto era stato determinato precedentemente dalla falange macedone, che ha lavorato dietro alle quinte nei mesi passati fino alla mattina stessa dell’assemblea. Ne viene fuori un neopresidente di basso profilo. Con il serio timore che possa essere inadeguato al ruolo, in condizioni normali e tanto più in una fase impegnativa com’è questa per l’atletica italiana. Parliamo chiaro: ARESE non è arrivato da solo a candidarsi, ma è stato scelto; e chi lo ha scelto potrebbe non aver scelto bene.

Poteva essere l’occasione dell’outsider Massimo DI GIORGIO, dato sicuro sconfitto, ma che fino in fondo ha voluto perseverare e credere in una miracolosa ed improvvisa riappropriazione del voto da parte dei singoli delegati. L’insipienza di ARESE gli ha offerto l’opportunità di dare ancora più valore alla sua visione di rinnovamento della federazione. Invece nel momento topico DI GIORGIO ha deposto le armi con poche stringate frasi, che hanno fatto capire ha tutti la sua volontà di rinunciare di fronte a una maggioranza precostituita. Così tra la pochezza dell’uno e la resa dell’altro è venuto a mancare completamente un confronto di programmi, di idee e di visioni, fondamentale per un momento di democrazia come questo. A voler essere drastici i delelgati sono stati chiamati a giudicare il nulla, l’ignoto, un orizzonte futuro nascosto dalla nebbia.

Il peggio però doveva ancora venire: il dibattito sui programmi dei candidati. Tutto si è risolto in tre interventi. Il presidente laziale Enzo D’ARCANGELO ha proposto di indire un convegno d’emergenza per il rilancio degli sport olimpici accerchiati dal calcio e dalle innumerevoli forme di sport non-olimpici, altrimenti definibili sport per tutti. D’ARCANGELO ha finito il suo intervento chiedendo pubblicamente alla FIDAL di sottoscrivere una cambiale per il suo comitato: un impianto indoor permanente a Roma, anche se sta per essere inaugurato quello di Ancona. Alessandro CASTELLI, delegato lombardo alle Crociate, già sicuro di quanto andava ad intascare, ha proposto una generica esortazione all’impegno. Il povero Vittorio SAVINO, a nome proprio e delle minoranze escluse, ha contestato i meccanismi elettorali distorti, sui quali si è cercato di mettere il velo per arrivare rapidamente a chiudere la partita, senza intoppi. SAVINO ha presentato una mozione sul caso, accolta dal segretario dell’assemblea che ha rimandato ad un non precisato pronunciamento dei delegati. La mozione si è persa tra i tappi delle bottiglie dei festeggiamenti.

Tutto qui il dibattito? Tutto qui! Questo è quanto ha saputo esprimere l’assemblea elettiva della FIDAL 2004. Un’assemblea bollita. Questa è la normalizzazione della federazione. Dal che si devono trarre alcune preoccupanti considerazioni a quelle già provocate da ARESE e dai metodi della falange macedone. Dov’è la ricchezza intellettuale, ideale, di sentimenti e pathos di una grande federazione sportiva che a Chianciano radunava la sua dirigenza qualificata?! Le ipotesi sono tre: a) tutti i delegati sono stati allineati e coperti per non irritare i vincenti, quindi meglio non esprimere il proprio pensiero pubblicamente; b) siamo di fronte ad una dirigenza regionale e nazionale che nell’insieme ha un ricambio insufficiente, datata ed inadeguata per affrontare il rilancio del movimento atletico; c) entrambe le prime due ipotesi. Uno scenario veramente cupo. Rimane una sola speranza: crede che il meglio dell’atletica italiana non fosse presente a Chianciano.

fonte: foto di Claudio Petrucci/FOTOSPORTS.IT

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