CARLO AIROLDI, OLIMPIONICO MANCATO – 3.A PUNTATA

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Da Buccari, porto della Croazia, che anni dopo (1918) sarà teatro della “Beffa di Buccari” , azione navale contro l’Austria alla quale parteciparono Gabriele D’Annunzio, Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, Carlo Airoldi si diresse verso la città di Zara e dalla parte “vecchia” il 13 marzo 1896 indirizzò alla redazione de “La Bicicletta” in seguente servizio: “


“Sono già quattro giorni che per economia mangio e dormo come posso, non come voglio. Tuttavia la salute non mi manca. Le fatiche mi rendono più leggiero e null’altro.
Non ho scritto nulla da qualche tempo perché mi trovo da parecchi giorni al contatto di gente, che più di bove, bove, bove non sanno dire.
Oggi stesso parto per Selenico (ndr:città e porto della Croazia).
Vicende di viaggio sino ad ora nessuna, solo che arrivato a Carlopago, scoppiò un uragano così furioso, che fece affondare un bastimento veneziano. Io trovai scampo per miracolo.
In molti punti si trova ancora neve e qualcuno mi disse che farò la fine di Gallais: seppi però che il caso di esser divorato dai lupi è assai raro ed io spero di non essere un’eccezione.
Riscriverò da Spalato!”.
(La Bicicletta – anno III – n. 23 (235) – pag. 2 – martedì 17 marzo 1896)

Da Zara Airoldi raggiunse Spalato da dove il 15 marzo inviò il consueto resoconto a “La Bicicletta”:
Giunsi oggi a Spalato. Le strade sono belle e la mia salute è buona, ma il viaggio non è senza pericoli. Si attraversano lunghi tratti di terreno disabitati. La notte scorsa fui costretto a passarla a ciel sereno, cosa che non mi è spiaciuta per l’economia, ma che fu piena di emozioni. Il luogo era semi selvaggio e se avessi avuto con me un revolver l’avrei adoperato contro qualcuno, che pareva animato da cattive intenzioni a mio riguardo.
Proseguirò domattina per Ragusa, Cattaro e Corfù, ove, fermo in posta, gli amici potranno scrivermi.
Ormai più che metà del mio viaggio l’ho compiuto e 950 chilometri circa mi separano da Atene
”.(La Bicicletta – anno III – n. 24 (236) – pag. 2 – sabato 21 marzo 1896)

Il 18 marzo, durante un trasferimento notturno, Airoldi cadde e si ferì ad una mano.
Il giorno dopo raggiunse, non senza fatica e sofferenza, la città di Ragusa, accolto dal Regio Console d’Italia, il quale, in data 20 marzo, si fece premura di informare la redazione de “La Bicicletta” sulle condizioni di salute di Carlo:
Pregiomi informare che il valente corridore signor Carlo Airoldi, è giunto in Ragusa ieri mattina 19 marzo alle 8 ant. proveniente da Spalato in buone condizioni di salute, salvo una lacerazione ad una mano, in seguito a caduta nella notte antecedente.
Egli è altresì alquanto abbattuto, ma non molto, e ciò in causa del fatto che durante due notti non poté ottenere ospitalità in veruna casa – non però nel territorio di Ragusa – e dovette, colla rigida temperatura, riposare in aperta campagna.
Il sottoscritto, come pure parecchi cittadini di Ragusa, hanno assolutamente sconsigliato al signor Airoldi di proseguire il viaggio attraverso l’Albania, non soltanto per l’assoluta mancanza di strade lungo quel litorale, ma altresì perché le condizioni della sicurezza pubblica sono addirittura pessime in codesta regione. Accettando questo consiglio, l’Airoldi proseguirà lunedì notte per piroscafo sino a Patrasso, onde a piedi per Atene
“.
La lettera continua dicendo che l’Airoldi ha bisogno anche di soccorsi in denaro per continuare il viaggio. “La Bicicletta” che ha già dato all’Airoldi, prima della sua partenza il modesto sussidio che egli riteneva bastante, non appena seppe che l’Airoldi aveva bisogno di aiuto, gli spedì a Cattaro, che si trova subito dopo Ragusa, un soccorso, interessando in pari tempo la Pro Patria, cui l’Airoldi appartiene a fare altrettanto.
Questo fu detto perché non si potesse dubitare, che il giornale milanese abbiamo mancato verso l’Airoldi alle promesse fattegli al momento della organizzazione del viaggio.
Se l’Airoldi ha dovuto interrompere la sua marcia, è stato soltanto per la gravità dei pericoli, che gli si presentavano. Dalle regioni inospitali della Dalmazia, che gli negavano ospitalità, egli doveva passare a quelle selvagge dell’Albania, prive di strade praticabili. E il signor L.V. Bertarelli, tali difficoltà gliele aveva esposte sino da principio, allorché gli consigliava di recarsi a Brindisi a piedi e poi di là attraversare il mare, evitando regioni inospiti, impraticabili e pericolose. E altre persone pratiche dei luoghi, fra cui il signor Natale Colombo, che varie volte ha fatto il viaggio da Salonicco a Fiume, disse che è impossibile attraversare l’Albania se non scortati da persone armate. I briganti ci ammazzano per rubarci dieci soldi o un paio di scarpe fruste.
Il buon ed ingenuo Airoldi saprà tuttavia raggiungere la meta e la sua forza di volontà, che ha ceduto soltanto davanti all’impossibile, si affermerà specialmente nella grande corsa pedestre Maratona – Atene nella quale vuol far rifulgere i colori d’Italia.(La Bicicletta – anno III – n. 25 (237) – pag. 1 – martedì, 24 marzo 1896)

Dell’infortunio di Airoldi alla mano si interessarono anche altre personalità italiane presenti in Dalmazia.
Il conte Sanminiatelli, addetto di legazione, scrisse il 22 marzo 1896 da Gravosa presso Ragusa a “La Bicicletta”:
Trovandomi qui a Gravosa in casa di mio padre Regio Ministro d’Italia al Montenegro, ho avuto occasione di prestare soccorsi al giovine corridore milanese Carlo Airoldi, che è giunto a piedi a Ragusa due giorni or sono, in buone condizioni di salute, benché leggermente abbattuto da due notti passate all’aperto, e da una escoriazione alla mano destra, in seguito a caduta.
Interessandomi a questa gita come dilettante di sport trascrivo alla Bicicletta l’itinerario di circa 1300 chilometri egregiamente percorso in soli 21 giorni, dal bravo campione.
Le tappe furono: Gorgonzola, Brescia, Verona, Vicenza, Treviso, Palmanova, Trieste presso Bassovizza, Fiume, Segna, Carlopago presso Gospich, altro casolare senza nome sulla carta, Zara, Sloselo presso Propatrizia, Spalato presso Macarsca, Ozlie, Malfi, Ragusa.
Qui a Ragusa e Gravosa, abbiamo assolutamente dissuaso l’Airoldi, che voleva proseguire, di attraversare l’Albania, regione priva di viabilità, e molto pericolosa per il forestiero che vi si avventuri senza compagnia.
Egli partirà dunque di qui lunedi notte col piroscafo del Lloyd austriaco, giungendo a Corfù giovedi 26, e a Patrasso verso il 28. Da Patrasso, in tre o quattro tappe al più, l’Airoldi spera arrivare in Atene.
L’Airoldi è un coraggioso ed energico giovane, che fa onore alla società ginnastica cui appartiene
”. (La Bicicletta – anno III – n. 26 (238) – pag. 3 – domenica 29 marzo 1896)

Airoldi partì dunque da Ragusa lunedì notte 23 marzo con la nave austriaca e giunse a Corfù il 26, dopo tre giorni di navigazione durante la quale ebbe modo quanto meno di riposarsi e ritemprare le forze per superare gli ultimi chilometri che lo dividevano dalla meta agognata: Atene!
Dopo l’arrivo a Corfù, Airoldi raggiunse Patrasso e da qui in tre tappe fu ad Atene.

“La Bicicletta” di martedì 7 aprile (anno III – n. 30 (242) pag. 1 dette l’annuncio dell’arrivo di Airoldi nella capitale greca:
Ci telegrafano da Atene, 3:
Airoldi giunse ieri l’altro, ma soltanto oggi mi fu dato di vederlo. Egli è in buone condizioni di salute e pieno d’entusiasmo per la corsa cui intende partecipare, benché stanco per le privazioni subite in Dalmazia. Il suo viaggio pedestre di 1300 chilometri è argomento di tutti i discorsi. Oggi l’Acropolis il principale giornale ateniese ne pubblica il ritratto e gli dedica una lunga intervista.
Per la corsa Maratona – Atene, della quale vi telegraferò il risultato, sono qui molti corridori esteri fra i quali il francese Lermonsiaux (ndr/Albin Lermusiaux), l’inglese Falk (ndr/in effetti l’australiano Edwin Flack che aveva vinto il titolo olimpico degli 800 e dei 1.500 metri).
Il favorito è un greco, certo Belloca, che ha già fatto parecchie volte il percorso (ndr/Spiridon Belokas fu squalificato su reclamo presentato dalla squadra ungherese per essere montato su un carro nelle vicinanze dello stadio quando era ormai esausto. Il greco aveva coperto la distanza in 3 ore 6 minuti e trenta ed aveva preceduto di soli 5 secondi l’ungherese Gyula Kellnet con il quale aveva lottato per il terzo posto, che dopo la sua squalifica andò al maratoneta magiaro).
La strada è molto faticosa, tanto che il bosniano Vosliaka, che volle tentarla, e che fece il percorso in ore 3 e 16 giunse al traguardo esausto, tanto che difficilmente farà la gara.
Airoldi fida molto nella sua forza di volontà”.
Lovati
N.B. – Fino al momento di andare in macchina non ci sono giunti altri telegrammi da Atene. Quello che pubblichiamo, ci giunse solo sabato sera. Evidentemente il servizio telegrafico greco lascia molto a desiderare
.

LA DISPERAZIONE DI AIROLDI

Al telegramma del nostro corrispondente fece seguito la seguente lettera giunta iersera (ndr/inviata dallo stesso inviato Lovati,alla redazione de la “La Bicicletta”):
Ieri recatomi alla Legazione Italiana in Atene, vi trovai Carlo Airoldi.
Parlando del suo viaggio, mi disse di avervi tenuti informati sino al suo arrivo a Ragusa.
Ora vi espongo brevemente quanto mi riferì circa l’ultima parte della sua corsa.
Imbarcatosi a Ragusa, alla mezzanotte del 23 al 24 marzo, sul piroscafo Tebe del Lloyd austriaco, giunse a Corfù il 26, avendo dovuto costeggiare la Dalmazia. Lo stesso giorno partì su vapore greco, arrivando il 27 a Patrasso.
Durante tutta la traversata, viaggiando in terza classe, ebbe a soffrire alquanto per il vitto e per il freddo notturno.
Venne accolto gentilmente dal nostro Console di Patrasso, che gli ottenne il permesso di poter seguire il viaggio verso Atene, lungo la via ferrata mancando quella ordinaria.
Dopo una marcia di 45 chilometri circa, passò la notte a Akrata, dormendo in un piccolo albergo.
Il 28 partì di buon mattino, seguendo sempre il binario della ferrovia fino a Corinto, ove gli ufficiali di quella guarnigione gli fecero lieta accoglienza.
Da Corinto ad Atene vi sono circa 100 chilometri di strada, che l’Airoldi avrebbe voluto fare in un solo giorno; però presso Elensi avendo sbagliato direzione, perché lasciò di seguire la ferrovia, fece inutilmente 14 km. e per ciò fu costretto a fermarsi in quest’ultima città; ove a stento ottenne poter dormire sopra un giaciglio buttato a terra.
Finalmente il 31 mattina affrontò gli ultimi 22 km. percorrendoli quasi tutti di corsa.
Arrivò ad Atene alle 3 e 3/4 ricevuto da un membro del Comitato dei Giuochi Olimpici.
Recatosi quindi alla Legazione Italiana vi fu dal Ministro Pisani-Dossi accolto, ristorato ed alloggiato amorevolmente.
Lo stesso giorno venne invitato a fare il giro delle redazioni di vari giornali, ove venne accolto gentilmente ed intervistato; di fatti il domani tutti i giornali ne fecero cenno, pubblicando ritratti poco somiglianti e biografie.
L’Airoldi asserisce, che è rimasto poco soddisfatto della fredda accoglienza avuta nel mondo sportivo greco, e che i concorrenti alla corsa Maratona – Atene non abbiano visto di buon occhio il suo arrivo.
Ieri l’Airoldi, da due membri del Comitato dei giuochi, è stato accompagnato a Palazzo reale, e presentato al principe Costantino presidente del Comitato.
S.A. lo interrogò sulle corse già fatte e se avesse mai ricevuto premi in denaro.
Alla risposta affermativa avuta, gli disse che in tal caso non avrebbe potuto prendere parte alla corsa Maratona – Atene, perché considerato professionista e non come dilettante.
A questo punto, mi diceva commosso l’Airoldi, vedendo svanire tutte le mie speranze, io che non piansi nei momenti più pericolosi del viaggio, io che ho sofferto la fame, la sete e le più dure fatiche con animo forte, sentii due lacrime, due sole, bagnarmi le gote.
Vede, mi soggiunse, dicono che io corra per danaro, ed ho rifiutato l’offerta del principe di essere rimborsato di tutte le spese fatte sinora, mentre non ho più un soldo in tasca.
Lo incoraggiai a sperare nel buon esito della sua causa.
Recatomi perciò alla legazione ebbi formale assicurazione dal Ministro, che in giornata avrebbe telegrafato alla società “Pro Italia” per avere un certificato, anche telegrafico, che dichiarasse essere l’Airoldi dilettante e non professionista di sport.
Finora la risposta non è giunta, con grande rammarico del nostro corridore, che non sa darsi pace dell’imprevisto inconveniente.
Al Comitato mi assicurano di aver spedito i programmi delle feste a tutte le società ciclistiche e ginnastiche, e che per ciò la “Pro Italia” avrebbe dovuto essere informata delle condizioni della corsa Maratona – Atene.
Domani mi sarà dato il programma generale, che comunicherò con altra mia – con la quale spero poter dare notizia della quistione Airoldi”.
Lovati

AIROLDI NON CORRERA’

In quelle ore concitate le notizie fra l’Italia e la Grecia si intrecciavano affidate ai telegrammi del corrispondente ed alle lettere di quest’ultimo al giornale milanese.
Ecco le ultimissime alla vigilia dell’inizio dei Giochi Olimpici (6 aprile 1896):
Ci telegrafano da Atene, 6 aprile:
Quest’oggi al Comitato ebbi la conferma che l’Airoldi non potrà prendere parte alla corsa Maratona, perché avendo già ricevuto, in precedenti gare, dei premi in danaro, giusto il disposto dell’articolo I del programma, viene considerato come professionista e non dilettante; quantunque la società Pro Italia abbia telegrafato non esistere in Italia corridori di professione.
L’Airoldi è rimasto oltremodo afflitto di questa decisione e si è rivolto ai giornali ateniesi che unanimi hanno deplorato quanto il Comitato ha deciso al suo riguardo. Ora egli intende lanciare una sfida al futuro vincitore della corsa Maratona; e cioè fare una nuova corsa Atene – Patrasso (km. 230) dandogli un vantaggio di 2 ore.
I corridori greci annettono molta importanza a tale corsa (ndr/quella di Maratona), e faranno il possibile affinché il premio (una coppa d’argento regalata da un francese) rimanga in patria; ed a tale scopo hanno già fatto varie prove per la scelta dei campioni che dovranno partecipare alla gra definitiva.
Sino questa sera al Comitato non sapevano quali e quanti italiani prenderanno parte ai giuochi, e mi riservo perciò di comunicarvi presto i nomi.
Ieri domenica, non vi fu che l’inaugurazione delle feste e lo scoprimento della statua di Giorgio Averof, un ricco greco domiciliato in Egitto, che ha elargito la cospicua somma di un milione per restaurare l’antico Stadio.
Per lettera descriverò questa cerimonia e lo Stadio, colossale lavoro che per capacità supera la Vostra Arena”.
Lovati
(La Bicicletta – anno III . n.31 (243) – pag. 1 – giovedi 9 aprile 1896)

(3, continua)

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