STORIA DELLA FEDERAZIONE – 15

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Paesi totalitari e demoplutocrazie

Nel numero successivo di “Atletica” ecco altre idee originali con firma Bruno Zauli, in un pezzo intitolato “Lo sport dei paesi totalitari e lo sport delle demoplutocrazie”:
Lo sport dal 1926-IV (n.d.A. cioè da quando Zauli ha incominciato a interessarsi di sport) ha cessato di essere una cosa astratta, un immortale principio fine a sé stesso, una vuota riesumazione di antichi spettacoli greci o di romantiche cavallerie sepolte dalla polvere dei secoli. E tanto meno come ozioso passatempo di ricchi “gentleman” che cercano emozioni per fugare lo “spleen” (…) (n.d.r. il termine inglese spleen sta per malumore, rabbia, collera, bile…). I suoi scopi si enumerano con chiara semplicità: 1) forzare l’efficienza fisica del soldato; 2) curare lo irrobustimento e la salute fisica della razza (discipline applicate tanto agli uomini che alle donne); 3) difendere e aumentare il prestigio della nazione nelle gare internazionali che quasi sempre trascendono nel loro significato di puro e semplice episodio agonistico (….). Tutt’oggi in Francia, in Inghilterra, negli Stati Uniti i Comitati Olimpici non sono che modesti organi incaricati di organizzare la partecipazione delle rispettive Nazioni alle Olimpiadi. Essi non hanno alcun potere sulle Federazioni Sportive, che vivono per proprio conto in un quadro di anarchia, che “cuore solito” (n.d.A. forse si tratta di un refuso tipografico per “more solito”) s’intitola al principio della “libertè” con relativi accessori.
I Dirigenti sono eletti con le votazioni e le maggioranze delle famose assemblee, dove sfociano egoismi e ambizioni personali, che hanno ben poco di comune con il senso di responsabilità e la capacità tecnica (….).
Questa è per sommi capi la storia dell’ultimo decennio sportivo (….), ma bisognava combattere in campo aperto secondo le leggi dell’onore (….) il tramonto della democrazia era conosciuto molto prima degli attuali crolli politici, diplomatici e “militari”.

E “Atletica” titola “Vittoria numero uno” la capitolazione delle Armi francesi avvenuta alle ore 19.50 del 18 giugno 1940 e sancita il 22 giugno successivo dall’armistizio con i tedeschi e il 24 giugno all’armistizio con gli italiani.

Il decennale della presidenza Ridolfi

Svanisce in conseguenza degli avvenimenti politico-militari l’incontro con la Jugoslavia che doveva aver luogo all’Arena di Milano il 29 e 30 giugno 1940; mentre il Quadrunviro Italo Balbo, Maresciallo dell’aria, muore il 6 luglio “combattendo da aviatore nel cielo di Tobruk”. Almeno questa è l’opinione di “Atletica”, perché tutti sanno che si trattò, nel migliore dei casi, di un incidente aereo, se non addirittura causato dal tiro della nostra stessa contraerea.
Il 5 settembre 1940 (n.d.A. secondo la Gazzetta dello Sport il 4 settembre) cade per “Atletica” il decimo anniversario della Presidenza Ridolfi. L’avvenimento, come è costume dell’epoca, viene definito una “storica data”.
Si dice che Ridolfi, squadrista della vigilia, aveva trovato l’atletica italiana in una situazione tale “da scoraggiare qualsiasi uomo che non avesse nella fede cieca ed assoluta la sua miglior arma di combattimento (….). Credeva nel valore fisico ed agonistico della stirpe, che giaceva come nascosto da una patina d’indifferenza e d’inazione, come sepolto da residuate consuetudini borghesi e democratiche (….). I mezzi per diffondere il movimento modestissimi: poco più di centomila lire all’anno (….). Qualche gesta sporadica e tuttavia meravigliosa di alcuni campioni, quali Frigerio, Facelli, Gargiullo aveva rivelato il potenziale della razza (….) da quelli eroici episodi erano scaturite pericolose illusioni, poiché si attendeva e si sperava che gli olimpionici sorgessero così quasi dal nulla (….) Non esamineremo in dettaglio la storia dei dieci anni di lotta (….) Diciamo soltanto che ha vinto! (….) che il progresso tecnico ribadito da statistiche di rigoroso valore scientifico (….) è enorme; che milioni di giovani temprano i corpi agili e robusti sulle arene di tutta la penisola (….) che l’organizzazione della F.I.D.A.L. è divenuta un modello al quale attingono perennemente le altre Federazioni italiane e straniere. Questa è la sintesi di una vittoria, che ha la sigla fascista della fede incrollabile e del lavoro tenace”.

Incominciano intanto ad arrivare dai fronti di combattimento le notizie tristi. Muore il 21 giugno 1940, sul fronte occidentale Luigi De Michelis 2° campione italiano dei 10.000 e 3° in quello di maratona del 1939. Viene decorato di medaglia d’argento al valore militare.
Il 24 settembre 1940 muore il notaio Pietro Pucci, già editore del giornale “L’Atletica”, bollettino ufficiale della F.I.S.A. nel 1925, e padre di del segretario del C.O.N.I. avv. Puccio Pucci “che combatte, Ufficiale Volontario in Africa Settentrionale, alla testa del suo plotone di Arditi, per i più alti destini dell’Italia Imperiale”.

Lo sport agli sportivi

Nell’ottobre del 1940 Ottaviano Massimi diventa segretario nazionale del G.G.G. o Gruppo Giudici Gara.
Nel novembre Adelchi Serena sostituisce Ettore Muti nella segretaria del Partito Nazionale Fascista. Come conseguenza ormai consueta terremoto anche al C.O.N.I.: Parenti lascia il posto a Raffaele Manganiello.
Commento di “Atletica”: “La missione di Rino Parenti è stata breve. Solo un anno, ma un anno difficile (…). Al centro come alla periferia lo sport italiano ha registrato numerose iniziative (….) la costituzione dei Comitati Provinciali del C.O.N.I., la definitiva sistemazione dei Comitati Provinciali del C.O.N.I., la definitiva sistemazione dell’attività sportiva della G.I.L. ….”
“Raffaele Manganiello, gerarca giovane e tuttavia ricco di esperienze trova nel C.O.N.I. un dinamico settore, che particolarmente si attaglia alle sue spiccate qualità di comando. Ne è garanzia il suo passato politico che lo ha visto combattere e affermarsi tra i ranghi di quello squadrismo fiorentino, ove azione e fede furono mirabilmente agli ordini del duce nelle ore durissime e gloriose della vigilia
”.
Non faremo certo dell’ironia se sottolineeremo ancora una volta quanto fosse e sia falsa la parola d’ordine “lo sport agli sportivi” proclamata in questo dopoguerra proprio da coloro che entrarono al C.O.N.I. al seguito degli illustri personaggi di cui sopra.
Il 23 novembre 1940 adunanza del Direttorio Federale. Alla riunione interviene anche il il nuovo presidente del C.O.N.I., cons. naz. Raffaele Manganiello.

Illusioni perdute

Nella sua esposizione il Presidente della F.I.D.A.L., cons.naz. marchese Ridolfi analizza i programmi tecnici. Rileva i pregi del Q.44 per la valorizzazione dei giovani (le gare erano aperte ai seconda serie fino a 23 anni).
Propone che il campionato di società sia realizzato a formula libera e cioè senza obbligatorietà di terne in ogni singola giornata e specialità.
Il 21 e 22 dicembre successivi avviene a Firenze il Rapporto dei Presidenti delle società di Divisione Nazionale. Il principale tema trattato è appunto quello del Campionato di Società. Il progetto ufficiale prevede tre grandi riunioni nazionali: una primaverile (in due serie di gare da disputarsi in due date diverse); una estiva costituita dai campionati assoluti, che si inseriscono così nel C.d.S.; una autunnale con lo stesso modulo di quella primaverile. Con tale disposizione gli atleti verrebbero tenuti in attività tutto l’anno con cinque grandi riunione nazionali “ogni atleta avrà la possibilità di gareggiare tre volte nella propria specialità. Sono aboliti quindi gli incontri intersociali ai quali era affidato prima il compito di aprire il C.d.S. Ogni riunione nazionale avrà batterie e finali in modo da interessare il pubblico.
Come di vede l’illusione che l’imitazione del calcio avrebbe ravvivato l’atletica è ormai finita e accantonata.
Ricorderemo anche, perché non l’abbiamo segnalato precedentemente, che già nel Congresso dei dirigenti dei Comitati Regionali del 19 novembre 1932 Ridolfi aveva affermato: “…le riunioni che si svolgono durante le partite di calcio non sono efficaci per la propaganda. Il pubblico preso dal tifo non apprezza la bellezza del gesto atletico; anche perché non esiste affiatamento fra le società di calcio e quelle di atletica”.
Eppure ogni tanto ancora adesso qualcuno consiglia le stesse soluzioni come se fossero originali.
Nota John D. Bernal nella sua “Storia della Scienza”: “Se il rapporto con la tradizione è inconsapevole, il pensiero procederà alla cieca o si limiterà a ripetere soluzioni già note che le nuove condizioni rendono inutili (…) è necessario indagare il passato per intendere il presente e prevedere l’avvenire (…). Essi sognano il ritorno a una condizione ideale di fatto mai esistita”.
Il principio rivoluzionario rispetto alla vecchia formula del C.d.S. è il cosiddetto “sbloccamento della terna”. In passato era necessario che in ogni riunione e per ogni specialità fossero presenti e conseguissero classifica tre atleti. Diversamente la società avrebbe riportato zero punti in quella specialità. Ora invece basterà per ottenere punteggio che ogni società riesca a classificare tre atleti anche non contemporaneamente nel complesso delle tre prove. Solamente alla fine del campionato si farà la somma dei risultati migliori ottenuti dai tre migliori atleti in ogni evento.
La proposta trova il pieno consenso delle società e verrà applicata nei C.d.S. del 1941 e 1942.

fonte: A.S.A.I. Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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