CARLO AIROLDI, OLIMPIONICO MANCATO – 4.A PUNTATA

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Mentre in Grecia si consumava la “tragedia” di Carlo Airoldi, in Italia il 3 aprile 1896, il giorno di Venerdì Santo, vide la luce il primo numero di un quotidiano destinato ad entrare nella storia del nostro costume: La Gazzetta dello Sport. Il giornale nacque dalla fusione di due periodici, Il Ciclista e La Tripletta, i cui nomi resteranno per qualche tempo sotto la testata principale. Il quotidiano uscì su carta di un colore verde pallido, lo stesso che è stato riesumato in questi giorni nell’ambito di una operazione di marketing cinematografico (Shrek 2); constava di 4 pagine e costava 5 centesimi. Tre giorni dopo l’uscita del giornale ad Atene si inaugurava la prima edizione dei Giochi Olimpici Moderni; sette giorni dopo si corse la gara di maratona sulla distanza di 42 km circa.

Lovati, corrispondente de La Bicicletta telegrafò da Atene la sera del 10 aprile. Ecco il testo del suo messaggio:
La corsa Maratona – Atene, che costituiva il classico avvenimento dei giuochi olimpici, ebbe luogo oggi. Vi parteciparono dieci concorrenti fra i quali però nessun italiano, avendo il Comitato mantenuto l’esclusione del vostro Carlo Airoldi.
Giunse primo il corridore greco Luis, che coprì i 42 chilometri nel tempo davvero meraviglioso di ore 2,50.
L’arrivo del corridore allo Stadio fu accolto dal maggior entusiasmo dal popolo greco, che portò in trionfo il vincitore.
Non si sa ancora se Luis accetterà la sfida lanciatagli dall’Airoldi.
Notevole un articolo del giornale popolare Estia in difesa d’Airoldi.
“Chiarissima è l’ingiustizia del Comitato dei giuochi olimpici verso il corridore italiano sig. Carlo Airoldi escluso dalla corsa di Maratona colla scusa che egli fosse corridore di mestiere.
Dopo il telegramma all’ambasciatore italiano, spedito dal presidente di una distinta società ginnastica italiana, la questione meritava di essere seriamente vagliata.
Speriamo che il comitato riconoscerà il suo errore senza costringerci a ritornare su tale argomento
” (La Bicicletta – anno III – n. 32 (244) – pag. 1 – sabato 11 aprile 1896).

Al telegramma che La Bicicletta fece in tempo a pubblicare nel numero di sabato 11, fece seguito un altro messaggio:
Il vincitore Luis è di un villaggio vicino ad Atene. Egli impiegò a percorre i 42 km esattamente 2.58’20”.
Egli impiegò 4 minuti e 10 secondi per chilometro
Secondo giunse il greco Vassilakos e terzo il greco Bellocas, quest’ultimo preconizzato vincitore. L’entusiasmo dei greci per questa triplice vittoria è indescrivibile. Il francese Lermousiaux dovette fermarsi esausto al 33° chilometro. Si dice che il re Giorgio di Grecia abbia baciato il vincitore, che ha 22 anni.
Luis non sembra intenzionato ad accettare la sfida d’Airoldi, che forse tenterà di battere il tempo fatto dal corridore greco
” (La Bicicletta – anno III – n. 33 (245) – pag. 1 – lunedi 13 aprile 1896).

L’instancabile Lovati inviò inoltre un più dettagliato resoconto sulla gara che La Bicicletta pubblicò giovedì 16 aprile 1896 (anno III – n. 34 (246) – pag. 1:
Atene, 10 aprile
Eccovi di fretta una piccola relazione della corsa d’oggi: Maratona – Atene.
Fra tutti i giorni di feste olimpiche solo oggi la città mostra una vivacità che si può chiamare febbrile. Le vie Stadio, Ambechipos, Chifizia, Patizza, ecc. sono gremite di gente, di trams e infinità di carrozze che portano un numero straordinario di curiosi allo Stadio – alla famosa arena – adorna di grandiose bandiere. Verso mezzogiorno i magazzini vengono tutti chiusi, tutti si dirigono all’imponente ritrovo, dove in un palo apposito, si trovano pure le loro Maestà il Re e la Regina, i figli ecc. tutta la famiglia reale, in compagnia del re di Serbia, del principe di Russia e di altre notabilità estere.
L’aspetto è imponente, non vi si può gettare nel grande spazio il solito granellino di miglio, dal basso all’alto la gente sta pigiata, vi si calcola 50 e più mila persone, ed altrettante, spettacolo pure bellissimo, sono tutte attorno, il grande cerchio esterno e sul colle vicino a destra cosicché paiono tante formiche. La giornata è abbastanza buona, tra il nuvolo e il sereno ma l’aria è fresca, il termometro segna 9 gradi, mentre giorni sono erano 20.
Intanto che si attendono i corridori da Maratona, si fanno nello spazio del centro dell’arena giuochi d’ogni specie ma di poco interesse; da tutti invece è attesa con ansia l’ora dell’arrivo.
Per un grande tratto la via che da Maratona viene allo Stadio è custodita libera dal via vai dai soldati a cavallo e guardie a piedi; dai due lati formano un grande argine persone di tutte le età e condizioni, con grande varietà di costumi.
Verso le 4,30 (16 e mezza) si odono dei battimani e grida evviva da lontano, ma nessuno arriva, è un falso avviso; alle 4 e 35 un colpo di cannone annuncia il prossimo arrivo di un corridore, notate che la partenza da Maratona fu alle 2 precise e vi sono 40 chilometri con una strada poco gradevole; dieci minuti dopo il colpo di cannone arriva di corsa un capitano di cavalleria con 20 e più militi tutti a cavallo, sventolando il berretto entrano nello Stadio e portano la nuova che è prossimo l’arrivo di un greco.
Questa notizia è accolta con entusiasmo indescrivibile: finalmente alle 4 e 55 accompagnato da molta ufficialità a cavallo arriva primo il Luis del vicino paese di Marussi; egli è smunto in viso, piuttosto basso di statura, è tutto trafelato, pallidissimo. Il re e le autorità gli stringono la mano e subito si ritira; intanto lo sventolare di tutti i fazzoletti, gli urrà, la gioia di tutti raggiunge la frenesia; 4 musiche suonano tutte la marcia reale, che rumore, è un vero pandemonio.
Intanto un altro colpo di cannone e un alto ancora vicino avvisano altri due arrivi, giungono a breve distanza fra loro i corridori, portano come il primo la camicia bianca e lo stemma azzurro di Grecia e difatti sono d’Atene: uno a nome Basillkos (n.d.A: trattasi in effetti di Kharilaos Vasilakos), l’altro Mpelokas (? n.d.A: nessuna traccia di questo nome nell’ordine di arrivo), il primo di questi è un bel giovane alto, l’altro assomiglia al primo arrivato, hanno la statura come il nostro Airoldi, sopra il quale noi avevamo molte speranze ma che poi non fu lasciato correre.
I due arrivano il primo alle 4,57 e mezza e l’altro alle 4,58; sembrano però meno abbattuti del primo. Arriva poi il quarto, un quarto d’ora dopo ecc. fino al 9°; in tutto i concorrenti erano 18. Nessun italiano ha preso parte, il francese Lermonsiaux che correva bene, come un altro che non so di quale nazionalità, furono presi poco prima dell’arrivo, cioè a due chilometri, di vertigini e furono messi subito in carrozza e curati dai medici.
Tutto era ben organizzato, e tutto sorrise ai greci che sino ad ora in queste gare e feste olimpiche erano in coda. Lovati

(La Bicicletta – anno III – n. 34 (246) – pag. 1 – giovedì 16 aprile 1896)

Ma vediamo nel dettaglio tecnico come si svolse la gara di maratona, secondo la ricostruzione fatta dall’ortopedico statunitense Bill Mallon e dallo svedese Widlund Ture nel loro “The 1896 Olympic Games” edito da McFarland & C. nel 1998.
Le fonti consultate parlano di 22 iscritti alla maratona, ma i partenti furono 17 in rappresentanza di 5 paesi: Grecia, Ungheria, Francia, Australia e Stati Uniti.
La gara, ebbe inizio alle ore 14 del 10 aprile 1896 con partenza dal villaggio di Maratona, quando il Colonnello G. Papadiamantopoulos, membro del comitato per la preparazione degli atleti greci, dette il via sparando un colpo di pistola.
All’arrivo giunsero solo in 9; sette furono i concorrenti che si ritirarono, mentre uno, il greco Spiridon Belokas, giunto terzo in 3 ore 06.30”, fu squalificato.
La vittoria andò al greco Spiridon Louis che corse la distanza di 40 chilometri circa, nell’ottimo tempo di 2 ore 58’ e 50 secondi.
Al secondo posto si classificò ancora un greco, Kharilaos Vasilakos (3 ore 06’03”), mentre l’ungherese Gyula Kellner, occupò la terza posizione (3 ore 06’35”) dopo che Belokas fu squalificato per essersi fatto aiutare da un carro nel tratto finale della gara.
Questi gli altri atleti classificati, tutti di nazionalità greca:
4. Ioannis Vrettos, 5. Eleitherios Papasimenon, 6. Dimitrios Deligiannis, 7. Evangelos Gerakaris, 8. Stamatios Masouris e 9. Sokratis Lagoudakis .
Sette, come abbiamo visto, furono gli atleti che non riuscirono a portare a termine la competizione: l’australiano Edwin Flack, già vincitore degli 800 e 1.500 metri nella prima sfida olimpica dell’era moderna, il francese Albin Lermusiaux, i greci Ioannis Lavrentis, Georgios Grigoriu, Ilias Kafetzis, Dimitrios Khristopoulos e l’americano Arthur Blake. Squalificato il greco Spiridon Belokas.
Gli atleti iscritti alla gara, che però non gareggiarono, furono il tedesco Carl Galle, i greci Vathis e Vanitakis, l’ungherese Gyula Malcsiner e il nostro Carlo Airoldi (Airoldi was not allowed to compete because his amateur status was not ratified after his arrival in Athens).

L’amarezza di Airoldi traspare in tutta la sua evidenza in questa lettera che egli scrisse a La Bicicletta, subito dopo la conclusione della gara di maratona:
“Atene, 10 marzo (n.d.A..trattasi di evidente errore di trascrizione: sicuramente il mese è quello di aprile)
Prima di mettermi a scrivere questa mia non posso fare a meno di pregarvi di ringraziare, per mezzo del vostro accreditato giornale questi due miei benefattori: il signor Conte Donato Sanminiatelli ed il nobile sig. Pisani Dossi. Senza il primo non sarei arrivato in Atene, senza il secondo chi sa come la mi sarebbe andata qui, giacché a Cattaro non mi fu possibile ritirare i danari da voi speditimi.
Essi fecero per me tutto quanto era possibile. Un padre soltanto avrebbe potuto fare quanto fecero loro per me, e se tutti i ricchi dovessero assomigliare a loro, certo che cesserebbero tutti gli astii, contro chi è benestante e tutti si chiamerebbero fortunati di poter servire gente sì buona e leale.
Fino questa mattina ebbi sempre speranza di correre, ma pur troppo non mi venne nessun avviso e dovetti assistere alla gara di Maratona, per la quale è un mese che mi affaticavo nelle certezza di prendervi parte. Fino all’arrivo mi mantenni tranquillo e calmo, ma quando arrivò il primo e si sentì il colpo di cannone, allorché la bandiera greca s’innalzò, non mi sentii più padrone di me. Bisogna essere stati qui per vedere la festa: mai a Milano ci fu tanto interesse per una corsa simile. Tutta la Grecia era in Atene, tutta la nobiltà nell’anfiteatro. Il re ed i principi, tutti insomma, giacché la gara di maratona era lo spettacolo più interessante dei giuochi.
Vedere arrivare il primo in mezzo a tanta festa ed io non poter correre per delle ragioni assurde fu il più grande dolore della mia vita. L’unica ragione, a quanto parve a molti, è che era desiderio di tutti che il primo fosse un greco e per questo basandosi sul regolamento venni escluso, perché io presi del denaro a Barcellona. Dunque non potevo darmi pace. Il premio d’altra parte era rispettabile: una coppa, una corona e 25.000 lire.
Per un giovane che nulla possiede come me, all’infuori del coraggio e che ha quasi la certezza di arrivare primo è un bel dispiacere. Al Comitato feci valere le mie ragioni, dicendo che in Italia lo sport pedestre non è sviluppato abbastanza per poterlo fare di mestiere, e che il denaro che presi a Barcellona fu una regalia del Municipio, come si è fatto per il vincitore della Maratona, ma tutto fu inutile. Bisogna notare che il ministro d’Italia ad Atene, signor Pisani Dossi s’interessò e se a lui non si diceva di sì a me naturale che si sarebbe risposto no. Si vede ch’era già deciso ch’io non avrei corso.
Mi venne l’idea di sfidare il vincitore, ma i giornali di qui, non so per quale ragione, non registrarono questa mia sfida. Volevo stabilire un record di 100 oppure di 200 chilometri, ma il pensiero che una fa 40 chilometri e si piglia 25.000 lire greche e quel che più l’alloro, quasi fosse un antico eroe, mi convinse che i miei 100 o 200 chilometri sarebbero passati inosservati, come tutta la filastrocca di chilometri fatta per venire qui.
Speranzoso di trovarmi qualche volta di fronte questo formidabile campione ellenico (giacché se un mediocre corridore milanese face tanti chilometri per venire qui in Oriente a correre, senza poterlo fare, questo astro dovrà pur venire in Occidente) e malgrado le 25.000 lire sarò grato se il Comitato lo dichiarerà dilettante. In tale occasione ci vedremo.
Dunque altro non mi resta che ringraziare colui che in Atene fu per me l’angelo benefattore, per ciò che fece per me. So che i miei ringraziamenti sembreranno un pò goffi per una persona così elevata di posizione e d’intelletto, ma essa come fu buona saprà essere indulgente.
E’ necessario che io parta al più presto, giacché ieri ed oggi durai fatica a reprimermi. Mi sentivo il prurito nelle mani e non posso tollerare più a lungo i sorrisi ironici di certi villani, ai quali avrei voluto far vedere, se non m’avessero trattenuto il timore di passare per un farabutto, che altre alle gambe possiedo anche due buone braccia. Dopo tutto mi consolo perché a piedi vidi l’Austria, l’Ungheria, la Croazia, l’Erzegovina, la Dalmazia e la Grecia, la bella Grecia che lasciò in me un ricordo indelebile.
Mi consolo pensando agli allori riportati in Francia e Spagna, ma se per quel viaggio partii in giovedì per questo partii in venerdì e in Venere ed in Marte né si sposa né si parte.
Ora però tutto è finito e fra poco sarò a Milano.
C. Airold
i” (La Bicicletta – anno III – n. 35 (247) – pag. 2 – sabato 18 aprile 1896)

Il risultato della gara proprio non andava giù a Carlo Airoldi. Prima di lasciare la Grecia affidò ad una nuova lettera indirizzata a La Bicicletta, tutta la sua amarezza ed il rimpianto per la grande occasione che gli era sfuggita. Airoldi dette alla sua lettera addirittura un titolo: “Una torta greca”.
Atene, 15 aprile
Ecco un paese dove se forse è giusto il detto nemo propheta in patria (se è sbagliato la colpa non è mia: l’ho letto così su un giornale) è pure giusto l’altro: “paese greco che vai, corridore greco che trovi”.
Qui a tutti i costi si voleva che il vincitore della corsa Maratona – Atene fosse un greco, magari senza fede greca e fu per questo (me lo disse un ateniese istruttore di ginnastica) che mi esclusero dalla gara temendomi troppo forte concorrente.
Figuratevi che i corridori greci erano trattati prima della corsa, come tanti pascià. Un certo signor Marios, presidente del Comitato (?) trattò un corridore che arrivò terzo, tutti i giorni a latte, uova e carne a volontà. Uno dei concorrenti, nuotatore di Patrasso, vinse 200 lire di premio in una gara eppure fu ammesso alla corsa. Nemmeno il Luis primo arrivato, dovrebbe considerarsi dilettante perché a tenore del regolamento è dilettante “colui che non ha mai preso parte a gare libere, né corrono per premi in denaro, né per somme in denaro da qualunque sorgente provenissero”.
Infatti un ufficiale greco ha regalato 25.000 dramme al vincitore. Questi son denari. Trattandosi di un greco il Re lo invitò a pranzo, gli donò una coppa di molto valore e una corona…..non reale però. La fortuna non si limita lì. Un calzolaio gli ha offerto delle scarpe gratis e per un camminatore sono necessarie: un sarto lo vestì gratis e un barbiere gli promise di fargli la barba gratis per un anno.
Dio guardi se non vinceva un greco. Sarebbe successo chissà che cosa.
I giornali sostengono sempre le mie ragioni, ma ormai quel che è stato è stato.
Ad alcuni fanfaroni greci che parlavano male degli altri corridori, un signore italiano che conobbi in questi giorni si dichiarò pronto a scommettere 500 franchi contro 200 che io in un match col vincitore avrei vinto.
I fanfaroni si acquetarono.
Da due giorni il vincitore scorazza per la città in mezzo alle bandiere e i popolani si levano il cappello.
Il tempo che egli ha fatto (40 km in 2 ore e 15 minuti) (n.d.A: trattasi chiaramente di un errore di Airoldi; il tempo di Louis fu di 2 ore 58 minuti e 50 secondi) è certamente buono. Va notato che la strada è un po’ in discesa e il giorno delle corse il cielo era coperto e il clima dolce.
Presto rivedrò la strada
”. (La Bicicletta – anno III – n. 37 (249) – pag. 2 – giovedì 23 aprile 1896)

Il signore di cui parla Airoldi è il già nominato Conte Donato Sanminiatelli che un giorno, mentre si trovava in un caffè di Atene insieme a Carlo, intavolò con alcuni greci la conversazione sul successo ottenuto da Louis nella corsa Atene – Maratona. Quando un greco ebbe a dire all’Airoldi: “Fortunato te che non hai preso parte alla corsa: ti sarebbe toccata una bella sconfitta”, il Sanminiatelli tirò senza indugio fuori il portafogli e disse d’essere pronto a scommettere £.500 contro 200 per un match fra Airoldi e Louis.
Nissun ha parlaa…” ebbe poi a raccontare Airoldi al suo ritorno in patria (La Gazzetta dello Sport – anno II – n. 9 (35) – pag. 1 – giovedì 30 aprile 1896).

Airoldi invece farà ancora molto parlare di sé.

(4, continua)

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