CARLO AIROLDI, OLIMPIONICO MANCATO – 5.A PUNTATA

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Il 24 aprile, appena rientrato da Atene, Carlo Airoldi si recò alla redazione de La Bicicletta. 

Ieri mattina abbiamo avuto la gradita visita di Carlo Airoldi, reduce dalla Grecia. Egli è in ottime condizioni di salute ed ancora mortificato per aver fatto inutilmente il viaggio Milano – Atene. E’ entusiasta delle accoglienze avute in Atene dagli italiani.

Egli ci descriveva con frasi colorite l’entusiasmo dei greci per il loro campione. Tale entusiasmo aveva raggiunto il carattere del feticismo, tanto che egli non volle tentare di battere il record di Louis, giacché avrebbe avuto troppe contrarietà. Egli però intende riallenarsi ora, per tentare di battere in patria il record fatto dal Louis: 40 chilometri precisi in ore 2 e 58, giacché in patria potrà trovare quell’assistenza che è necessaria per una prova di tal genere.
Tale prova avrà luogo in maggio, sotto gli auspici della Bicicletta e con uno scrupoloso controllo.
Ne riparleremo
”.
(La Bicicletta – anno III – n. 38 (250) – pag. 1 – sabato 25 aprile 1896)

Fra gli altri racconti relativi alla sua avventura ateniese, Airoldi citò un episodio che ci ha fatto sorridere in quanto proprio quest’anno, nel corso della disputa della maratona olimpica, esso si è ripetuto con sconcertante singolarità. Pensate, anche nel 1896 quindi ben 108 anni fa, un prete, questa volta greco, fermò, prendendolo per il collo, un concorrente francese, quasi sicuramente Albin Lermusiaux, reo di essere transitato dal suo paese con un netto anticipo su Spiridon Louis. L’episodio della maratona di Atene 2004, che vide il brasiliano Vanderlei Lima fermato dal prete (?) irlandese Cornelius Horan mentre era in testa alla corsa, si ripresenta quindi con una casualità veramente sorprendente.
Richiesto di come si sarebbe comportato lui in una simile circostanza, Airoldi rispose, ammiccando con gli occhietti furbi: “beh, se l’aveva de fa cont mi, ghe insegnavi mi la religion!”(La Gazzetta dello Sport – anno II – n. 9 (35), pag. 1 – giovedì 30 aprile 1896)

Il pallino fisso di Airoldi era comunque quello di battere il record di Louis realizzato nella maratona olimpica (2 ore 58’ e 20” sui 40 chilometri).
Il forte corridore pedestre, decise la data del 31 maggio per tentare di battere il record.
La strada prescelta era quella da 12 chilometri al di là di Cassano d’Adda, al Rondò di Loreto. La partenza avrebbe avuto luogo alle 4 ant. per trovare la strada libera. L’arrivo sarebbe quindi dovuto avvenire dalle 18 e 30 alle 19.
Naturalmente, trattandosi d’un record, il tentativo dell’Airoldi avrebbe avuto luogo solo tempo permettendo.
La Bicicletta, se l’Airoldi, fosse riuscito nel suo tentativo, aveva messo in palio una coppa d’argento, che se pur non avendo il valore di quella che avrebbe potuto vincere ad Atene, dimostrerà al buon Airoldi che la sua forza di volontà ed il suo amor proprio, pieno di disinteresse, era stato assai apprezzato in patria.
La Bicicletta – anno III – n. 48 (260) – pag. 1 – lunedì 18 maggio 1896, scrisse che:
“Anche due amici dell’Airoldi, Pozzi Oreste e Macchi Amilcare, gli offriranno una medaglia da loro guadagnata in corsa.
L’allenamento dell’Airoldi procede splendidamente: ogni mattina fa 10 chilometri con una media di 38′. Daremo a suo tempo i particolari.
L’Airoldi farà il record sotto il nome della Pro Italia
”.

Causa lo stato delle strade, rese impraticabili dal disgelo e dalle piogge primaverili, Carlo Airoldi rimandò il suo record alla metà di giugno.
(La Bicicletta – anno III – n. 52 (264) – pag. 3 – giovedì 28 maggio 1896).
La sfida all’euzone (fante scelto dell’esercito greco), Spiridon Louis, già contadino e portatore d’acqua nella natia Amaroussion, cittadina nei pressi di Atene dove ebbe i natali nel 1873, non ebbe più luogo. I figli di Airoldi affermarono in seguito che il padre compì anni addietro il tentativo di record coprendo la distanza dei 40 chilometri nel tempo di 2h44:0; su questa prestazione gravano tuttavia molte riserve.

Airoldi ricominciò quindi a gareggiare nella sua regione. Il 26 luglio 1896 partecipò alla corsa pedestre internazionale sul percorso Lugano – Melide –Lugano di 11 chilometri, indetta dalla Società “Forza e Coraggio”. La gara fu vinta da Luigi Lualdi di Milano nel tempo di 47 minuti, ma Airoldi fu protagonista di un simpatico e significativo gesto. A pochi metri dal traguardo, mentre stava per conquistare il terzo posto, si fermò per lasciare la piazza d’onore al giovanetto (12 anni) Luigi Lonardini di Milano con il quale aveva percorso gli ultimi chilometri della gara.
(La Bicicletta – anno III – n. 79 (280) –pag. 3, giovedì 30 luglio 1896).

Diventò invece di grande attualità per Airoldi la sfida lanciata ad Arrigo Gamba di Lecco, classe 1878, uno dei più famosi corridori di lunga lena nell’era post-Bargossi, tesserato per il Club Pedestre Milano.
La gara si disputò nella notte tra il 5 e 6 giugno 1897 (partenza alle ore 21 dalla Fontana, dove era pure collocato l’arrivo) sul tratto Milano – Cernobbio – Punta Villa Pizzo – Milano.
Airoldi intervistato dal redattore de La Bicicletta, aveva espresso la certezza di compiere la gara in meno di 10 ore, battendo così il record di Redaelli, stabilito in 12 ore circa nella corsa indetta dalla Forza e Coraggio nel 1892.
(La Gazzetta dello Sport – anno III – nn. 37 e 46 –pagg. 3 e 4 – di venerdì 7 maggio e lunedì 7 giugno 1897)
I due concorrenti furono accompagnati da alcuni ciclisti. L’arrivo avvenne la mattina del 6 giugno; erano presenti molti più spettatori che non alla partenza. Il primo ad arrivare fu Gamba, di buon passo, freschissimo e applaudito dagli astanti, che impiegò 9 ore e 13 minuti a coprire il percorso, battendo così il record di Redaelli.
Appena tagliato il traguardo raccontò di essere stato sotto la pioggia per parecchi chilometri e di aver effettuato solo sette fermate, la più lunga delle quali era stata di 25 minuti a Como per rifocillarsi.
Alcuni ciclisti portarono la notizia che Carlo Airoldi si era fermato 30 chilometri prima dell’arrivo.
(La Bicicletta, anno IV – n. 53 (384) – pag. 2 – Lunedì/Martedì,7/8 giugno 1897)

In una delle sue recenti interviste Airoldi aveva comunicato di essere al corrente che diverse società sportive stessero organizzando un vero e proprio campionato italiano su lungo percorso.
L’avvenimento si concretizzò il 31 ottobre 1897; l’iniziativa fu della Unione Pedestre Torinese che organizzò il campionato sulla distanza di km. 35 sul percorso di Torino – Nichelino – None e ritorno, che storicamente figura come il 1° Campionato Italiano Pedestre.
Si iscrissero 16 concorrenti, tutti i migliori specialisti italiani dell’epoca. I favoriti della vigilia erano i lombardi Gamba e Airoldi, il ligure Ferrari e il milanese Zilia.
Vinse infatti Cesare Ferrari, detto “Forward”, tesserato per lo Sport Pedestre di Genova, impiegando il tempo di 2h26’43”.
Al secondo posto si classificò Carlo Airoldi (2h30’20”) della Libertas Torino, società che lo aveva accolto nelle sue file dal dicembre 1896, quando era stato richiamato alle armi ed era di stanza nel capoluogo piemontese. Airoldi nella circostanza fu molto sfortunato in quanto fu costretto a fare l’ultimo tratto di gara in condizioni difficili per via di una carpa rotta, che ne ridusse parecchio il rendimento.
(La Bicicletta – anno III –n.91 (422) – pag. 4 – Sab.e Dom. 4-5 settembre 1897).

Dopo la sfortunata prova nel campionato pedestre Airoldi tornò alla vittoria il 22 agosto 1897 nella Milano – Rho – San Vittore Olona e ritorno, compiendo il percorso di 50 km in 4 ore 36’00”.
Nel 1898 Airoldi si trasferì a Zurigo per ragioni di lavoro. Prima della partenza dall’Italia la società Libertas Torino, per la quale era ancora tesserato, gli conferì la fascia d’onore. La fascia, bellissima, era in seta con i colori sociali rosso e blu; prima della consegna la onorificenza fu esposta per motli giorni a Torino, nella vetrina di un negozio di piazza Carlo Felice.
(La Bicicletta – anno V – n. 31 (489) – pag. 3, lunedì 18 aprile 1898).

In terra di Svizzera Carlo si esibì in alcune imprese, tipiche dell’epoca, che consistevano in vere e proprie sfide contro il tempo. Il 4 settembre 1898 a Zurigo corse i 5.000 metri in 19:45 avendo come avversario….un cavallo!
Nel 1899 partecipò alla Parigi – Marsiglia prima di trasferirsi a Berna, impiegato in una azienda produttrice di biciclette. Il 16 settembre del 1900 si aggiudicò la Friburgo – Berna, corsa su strada di 34 chilometri, compiendo il percorso in 2h29:00.
Poi fece ritorno a Milano, dove però rimase pochissimo. Sempre a caccia di gloria e, soprattutto, soldi, Airoldi prese la via del Sud-America, dove si esibì in competizioni di ogni genere.
Racconta Marco Martini nella sua “Storia dell’Atletica Italiana Maschile” che Airoldi a Rio de Janeiro, si cimentò per scommessa, in una prova di forza che consisteva nel trasporto di un sacco di 450 chilogrammi per cento metri. L’ultima gara fu a Porto Alegre, dove per poco non lo liciano per aver perso la sfida con un cavallo.
Rientrato in Italia nel 1902, rimase nel mondo dello sport come organizzatore di gare e poi come dirigente di società sportive, l’ultima delle quali fu il Club ciclistico La Veloce di Legnano.

La storia di Airoldi ha affascinato gli storici di ogni tempo. Il giornalista Bruno Bonomelli, appassionato di atletica leggera, ripercorse anni addietro in automobile le varie tappe del viaggio ad Atene del podista milanese, secondo il diario redatto da Airoldi per La Bicicletta e di cui io vi ho dato i resoconti. Il totale dei chilometri percorsi è di 1.119 da Milano a Ragusa (media giornaliera km. 53), ai quali vanno aggiunti altri 219 chilometri da Patrasso ad Atene per un complessivo di 1.338 chilometri. Ventotto le tappe percorse (solo andata) nel periodo che va dal 28/2 al 31/3/1896.
Ma non furono solo gli storici ad occuparsi di Airoldi.
In epoca assai più recente (2001), il musicista Luca Belcastro (nato a Como il 18 settembre 1964), compose un’opera incentrata sui primi Giochi dell’era moderna, nell’intento di mettere in evidenza lo spirito olimpico che De Coubertin ha inteso far rinascere e, al tempo stesso, rappresentare in musica la passione, la speranza, la delusione, l’ansia e infine la gioia dei vari atleti che vi parteciparono e quella degli spettatori.
L’opera, su libretto dello stesso compositore, è stata premiata al concorso internazionale di composizione “Dimitris Mitropoulos – World Opera Project 2001” di Atene, ed è intitolata “1896 – Pheidippides…corri ancora!”
Per rispettare l’internazionalità dello spirito e degli ideali olimpici, l’opera è intenzionalmente multilingue; ogni personaggio, infatti, usa la propria lingua, in un gioco di espressione e di ricordi via via sempre più ampi.
L’opera è ambientata nel periodo immediatamente precedente e durante i primi giochi olimpici dell’era moderna, svoltisi ad Atene nel 1896.
Nella II scena del primo atto fa la sua apparizione Carlo (Airoldi) che legge su un giornale l’annuncio dei prossimi giochi olimpici e decide immediatamente di parteciparvi, abbandonando il suo lavoro e il padre, nella speranza di una vittoria olimpica e soprattutto di gloria e denaro. La cattiva interpretazione della parola “amateur” sarà fatale ad Airoldi.
Al termine del primo atto si ha un secondo intervento di De Coubertin, inframezzato da scene relative a Carlo in corsa verso Atene. Si apre poi la scena sul viaggio degli atleti statunitensi, raccontato dalla voce fuori scena di Thomas (n.d.A.: Thomas P. Curtis, vincitore della gara dei 110 metri ad ostacoli); in scena gli atleti Ellery (n.d.A.: Ellery Harding Clark, primo nelle gare di salto in alto e lungo) e James (n.d.A.: James Brenden Bennet Connoly, il vincitore del salto triplo e primo campione olimpico dei giochi dell’era moderna), che trascorrono il tempo allenandosi in vista delle competizioni. L’atto si conclude con un breve intermezzo dedicato ancora alla corsa di Carlo, sempre più lenta ed affaticata, ed all’arrivo ad Atene dell’italiano che apprende della sua esclusione dai giochi.
L’opera si conclude dopo il terzo atto (dove non compare più Airoldi), con l’apoteosi della folla che ha assistito alla vittoria di Louis e con la recita da parte del coro dell’ultimo brano delle Odi olimpiche di Pindaro, che ricordano la fondazione, da parte di Ercole, di Olimpia e delle Olimpiadi.

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