STORIA DELLA FEDERAZIONE – 16

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Crisi dei corridori e marciatori di lunga lena

Nel gennaio del 1941 con circolare n. 11 della presidenza federale viene annullato il provvedimento del 22 dicembre 1938 che vietava le corse campestri ai migliori atleti italiani e che aveva portato di conseguenza all’abolizione dei relativi campionati del 1939 e 1940.
Voltafaccia anche nei riguardi delle corse su strada. Si ammette in un pezzo di Zauli su “Atletica” del 20 febbraio 1941 che: “Fu anzi la stessa F.I.D.A.L. che molti anni or sono pose un freno alla magnifica attività su strada allora esistente (…) Ora ostacoli non ve ne sono più. Anche le limitazioni, che una volta venivano imposte dalla S.P.A. (Sezione Preparazione Atleti) sono state ridotte quasi a nulla. Crediamo che un solo atleta (Beviacqua) abbia il veto di partecipazione per evidenti ragioni tecniche di ordine nazionale”.
Era avvenuto che proibisci ieri, vieta oggi, metti ostacoli domani le fila dei nostri corridori e marciatori di “lunga lena” si fossero ridotte al lumicino. Ora la F.I.D.A.L. varava il Campionato di Gran Fondo di corsa e di marcia e si constatava che esso: “…malgrado ogni sforzo della Federazione viene da anni trascurato dalle Società, sia come Enti organizzatori (…) sia come Enti che debbono preparare e curare l’intervento dei corridori e dei marciatori…”.
Lacrime di coccodrillo e rifiuto di responsabilità sono alla base di queste incredibili contrapposizioni concettuali. La verità è che gli schizzinosi signorini entrati nella F.I.D.A.L. al seguito di Ridolfi non amavano sporcarsi le scarpe in inverno nel fango delle campagne; e non amavano mescolarsi al popolino che faceva ala alle corse su strada. I famosi olimpionici e olimpiaci Pietri, Lunghi, Frigerio, Facelli, che avevano compiuto “qualche gesta sporadica”, come diceva il pezzo per lo “storico decennale” di Ridolfi,gli stessi Beccali e Lanzi vantati come prodotti della nuova atletica fascista, venivano proprio da o quella (campestre) o da queste (corse su strada).

Sforzo editoriale della F.I.D.A.L.

Un articolo di fondo del 6 marzo 1941 su “Atletica” intitolato “Atletica in tempo di guerra” vuole essere un colpo di frusta per i dirigenti di società che si abbandonano a gesti di sconforto: “E’ inutile recriminare sull’assenza di un gruppo più o meno notevole di campioni. Essi sono stati chiamati alle armi; molti sono sui fronti di battaglia: e là è il loro posto. Noi li abbiamo creati per farne prima dei soldati e poi dei campioni. E dobbiamo continuare a crearne. Si tratta di un imperativo categorico. Per tutti. Diversamente lo Sport non è più nazionale, non è più fascista, ma è il solito vecchio passatempo democratico, che da molti lustri abbiamo cancellato”.
Un riquadro su “Atletica” del 20 marzo 1941: “A guerra finita nel rivolgimento sociale mondiale che ne conseguirà con una giusta distribuzione delle ricchezze della terra, dovrà essere tenuto conto e sarà tenuto conto dei sacrifici sostenuti e dalla disciplina mantenuta dalle masse lavoratrici italiane: la rivoluzione fascista farà un altro passo decisivo in tema di raccorciamento di distanze sociali”.
La Società Editoriale Olimpia sta portando a termine per conto della F.I.D.A.L. la seguente serie di manualetti di tecnica atletica: 1) Teoria generale della corsa e della marcia; 2) Corsa di velocità e staffetta; 3) Corse di mezzofondo e di fondo; 4) Corse con ostacoli; 5) lancio del disco e del martello; 6) Getto del peso; 7) Lancio del giavellotto; 8) Salto in lungo e triplo; 9) Salto in alto; 10) Salto con l’asta; 11) Allenamento per le gare di atletica leggera; 12) Atletica femminile.
Un notevole contributo alla diffusione della tecnica atletica, frutto evidente del pensiero dell’allenatore Comstock e dei suo collaboratori, fra i quali primeggia Giorgio Oberweger.

Riforme del G.G.G.

Una disposizione federale del maggio 1941: “In caso di allarme aereo durante lo svolgimento di competizioni sportive, le competizioni stesse dovranno essere sospese fino al termine dell’allarme; giudici, atleti e pubblico dovranno essere avviati immediatamente ai rifugi stabiliti”.
Nonché essere una passeggiata turistica la guerra stava diventando una cosa tremendamente seria.
Un comunicato del G.G.G. (Gruppo Giudici Gara) avverte che sono abolite le dizioni getto del peso e tiro del giavellotto. Tutti gli esercizi in cui gli atleti hanno a che fare con un attrezzo da mandare lontano il più possibile devono essere chiamati lanci. I tempi anche quando vengono ripresi in quinti devono essere poi trascritti in decimi. Il simbolo di metri è un “m” minuscola e non la M maiuscola; che è il simbolo di miglia, distanza inglese, bandita dal regolamento.
L’abbreviazione degli ostacoli è ost. Non si deve mai adoperare la sigla “hs” che è l’abbreviazione della parola inglese “hurdles” bandita dal regolamento.
A distanza di 28 anni questa ultima raccomandazione non è stata ancora accettata dai giudici, e aggiungiamo noi, dai giornalisti italiani.
In attesa del quarto incontro fra Italia e Germania che avrà luogo a Bologna il 28 e 29 giugno, le truppe di Hitler aggrediscono senza dichiarazione di guerra la Unione Sovietica. La notizia dobbiamo cercarla sui giornali quotidiani, perché “Atletica” da un po’ di tempo non da più il succinto notiziario politico militare che aveva inaugurato nel settembre 1939.
Leggiamo quindi il “Corriere della Sera” del 24 giugno 1941: “Il bolscevismo sarà distrutto dalle forze del nuovo ordine”; oppure “L’Avvenire d’Italia” giornale cattolico del 27 giugno 1941: “Il duce ha passato in rivista le nostre truppe in partenza per la lotta sul fronte orientale…Le nostre preghiere salgono a Dio, in questi giorni, più ardenti, perché l’Asse rivendichi una affermazione univoca di questo provvidenziale compito storico e della natura, origine e perennità cristiana e della civiltà occidentale”. O meglio “l’Italia” quotidiano della curia milanese del 29 giugno 1941: “La lotta contro la Russia comunista deve essere condotta con ogni energia….è ora che si faccia finita per sempre, cancellando dall’Europa, quest’onta che da troppo tempo la contamina”.

Andamento della Federazione

Il 26 dicembre 1941 il segretario del Partito Nazionale Fascista Adelchi Serena chiede a Mussolini di “essere per la seconda volta volontario di guerra”.
E’ subito accontentato ed al suo posto viene nominato il poco più ventisettenne Aldo Vidussoni, legionario della guerra in Spagna.
Stranamente a questo cambiamento al vertice del Partito non fa seguito il solito rivoluzionamento nel ranghi del C.O.N.I. Segno indubbio che le sorti della guerra, che desta preoccupazioni su tutti i fronti dopo l’illusione iniziale di una facile passeggiata militare, hanno posto in secondo piano i problemi delle carriere sportive.
Il 10 gennaio 1942 adunanza del Direttorio Federale sotto la Presidenza di Ridolfi. Il dott. Mario Saini, segretario della F.I.D.A.L., legge la relazione sull’andamento generale della Federazione nell’anno XIX (leggi 1941).
Saini afferma che nonostante i “…grandi e storici avvenimenti che l’Italia fascista sta affrontando per il suo diritto alla vita” non si è venuti meno al compito che il Presidente aveva affidato nell’anno precedente ai dirigenti di società: “…continuare a lavorare con energia anche in tempo di guerra, affinché l’atletica leggera, nella quale la preparazione fisica del soldato ha uno spiccato valore bellico, non interrompesse il suo ritmo e la sua marcia ascensionale (…) L’anno XIX (leggi 1941) ha registrato un primato mondiale per opera di Consolini (n.d.A. m. 53.54 – Milano, 26 ottobre 1941) e 15 primati nazionali”.
Si commemorano anche i caduti in guerra, atleti e dirigenti, “tra i quali figurano sei Medaglie d’Oro”. Non sono citati i nominativi.
Viene annunciato nella stessa sede che a partire dal 1943 le squadre che fanno parte della Divisione Nazionale serie “A” , e che dovranno presentare tre atleti per ogni specialità, saranno ridotte da 14 a 12. La serie “B” comprenderà 24 squadre con una coppia di atleti per ogni specialità.
Il campionato di “prima divisione” (un atleta per ogni evento) sarà parificato nel programma alle 19 specialità della serie “A” e “B”.
Nella colonne a fianco il dott. Guido Vianello, rappresentante del Comando Generale della G.I.L., nel Direttorio della F.I.D.A.L., traccia linee e caratteri del programma atletico della G.I.L. per l’anno XX (leggi 1942): a) corse campestri, attività invernale come leva atletica a carattere popolare; b) Ludi Juveniles, leva sportiva totalitaria degli studenti; c) leve rionali e comunali del XVII Gran Premio dei Giovani, che si identifica con il campionato degli Avanguardisti; d) leva quadriennale Q.’44, punto massimo di fusione tra l’attività della Gioventù Italiana del Littorio e la F.I.D.A.L.; e) Gran Premio del Mezzogiorno, leva dell’attività sportiva nelle province dell’Italia Meridionale.
Conclusioni di Vinello: “Tutte le gare della G.I.L. hanno ormai raggiunto un grandissimo valore che al contenuto politico uniscono quello qualitativo (….). Il risultato sarà unico e si riassumerà nel potenziamento della razza che, attraverso i suoi migliori atleti, ritrova anche i più fulgidi eroi”.

fonte: A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

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