STORIA DELLA COPPA EUROPA – 15° PARTE

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E’ l’anno del Campionati Mondiali di Roma; la seconda edizione dopo l’esordio della manifestazione, fortemente voluta da Primo Nebiolo, avvenuto a Helsinki quattro anni prima.
I “mondiali” sono programmati per fine agosto primi di settembre e quindi la finale di Coppa Europa viene anticipata a giugno abbandonando così la tradizionale data di metà agosto; la nuova collocazione temporale rimarrà tale nel prosieguo della manifestazione, fatta eccezione dell’edizione 1989 che tornò a disputarsi in piena estate.
La finale A si disputò a Praga, la “Città d’oro”, il 27 e 28 giugno nello stadio “Ezven Rosicky” che nel 1978 era stato teatro delle indimenticabili gesta di Mennea, Ortis e Simeoni in occasione dei Campionati Europei del 1978.
Goteborg ebbe il privilegio di ospitare per la seconda volta la finale B (uomini e donne) alla quale partecipò anche la nostra nazionale femminile opposta a Svizzera, Olanda, Romania, Ungheria, Svezia, Norvegia e Finlandia.
Le azzurre termineranno al terzo posto dietro alla fortissima Romania ed all’Ungheria dalla quale sono distanziate di soli due punti e mezzo, che costano loro la promozione alla serie A.
L’Italia si impose nella staffetta 4 per 100 con Angotzi, Tarolo, Masullo e Gabelli (44.73 sulla Svizzera) e nei 10.000 con la torinese Maria Curatolo; di rilievo anche il secondo posto della staffetta del miglio (Pistrino, Campana, Martinelli e Erica Rossi) in 3:32.95 dietro alle scatenate rumene (3:30.63) e i terzi posti di Rossella Tarolo (100 metri in 11.80), Imgard Trojer (400 ost. in 56.51), Marisa Masullo (200 metri in 23.84), Patrizia Lombardo (100 ost. in 13.41) e Antonella Capriotti (lungo in 6.35).

La trasferta in Cecoslovacchia degli atleti azzurri era stata preceduta da due importanti meeting disputatisi a Verona e Firenze, rispettivamente l’11 e il 17 giugno, che erano serviti ai nostri quale rodaggio per l’impegnativo appuntamento di Coppa.
Sapore amaro per il Meeting Internazionale Città di Firenze. Quello del 1987 sarebbe stato uno degli ultimi (penultimo) ospitato al “Comunale”, lo storico e glorioso stadio fiorentino, prima che cominciassero i lavori di smantellamento della pista per i Mondiali di calcio del 1990.
Il presidente federale Nebiolo non era molto fiducioso sul buon esito della spedizione azzurra e lo aveva manifestato chiaramente al Direttore Tecnico Enzo Rossi. Motivo della sua preoccupazione: l’incompletezza della squadra, privata da intoppi vari di alcuni dei suoi punti di forza.
L’Italia doveva cercare di migliorare il 5° posto ottenuto a Zagabria nel 1981, impresa sulla carta non impossibile, considerando fuori della nostra portata le nazionali dell’Unione Sovietica,la Gran Bretagna e le due Germanie.
Il campo dei partecipanti era dei più qualificati per una competizione a livello continentale; molti dei protagonisti di Praga li avremmo ritrovati due mesi dopo sul podio di Roma.
In campo maschile il pronostico riproponeva ancora il duello fra sovietici e tedeschi dell’est in campo maschile. Nettamente a favore delle tedesche democratiche il pronostico per la vittoria finale nel settore femminile.
Era quella la undicesima edizione della manifestazione ideata e voluta da Bruno Zauli. Fino ad allora la Germania dell’Est si era imposta sei volte contro le quattro dei sovietici in campo maschile, mentre fra le ragazze l’U.R.S.S. aveva prevalso in sole tre edizioni contro le sette delle tedesche orientali.
L’Italia era stata ammessa sette volte alla finale; gli azzurri non erano stati presenti solo tre volte: 1965, 1967 e 1973. Il miglior piazzamento era stato, come abbiamo visto, il quinto posto realizzato a Zagabria nel 1981.
L’ossatura della squadra che il D.T. Rossi aveva allestito per l’edizione 1987 della Coppa, era composta di atleti giovani in grado di garantire un’attività ad alto livello per almeno quattro o cinque anni.

Nella prima giornata di gare (27 giugno) gli azzurri non riuscirono a centrare alcuna vittoria. I secondi posti di Salvatore Antibo, battuto in volta dallo spagnolo Abel Antòn nella prova sui 10.000 metri e di Alessandro Andrei nel peso (m.21.46 dietro al tedesco Timmermann), rappresentarono i migliori piazzamenti dei nostri. Ottimo anche Pierfrancesco Pavoni che nei 100 metri dominati dal campione europeo Lindford Christie sul tedesco dell’est Bringmann, colse un ottimo terzo posto col suo miglior risultato stagionale:10.38. Fra i battuti il quotato sovietico Bryzgin, che sarà finalista a Roma.
Alla penultima gara del programma della prima giornata gli azzurri erano praticamente penultimi in classifica.
L’esito di una catastrofica gara di staffetta veloce (due squadre squalificate e due ritirate), fece fare un inatteso balzo in avanti alla nostra squadra che, improvvisamente, si ritrovò al terzo posto a pari merito con la Gran Bretagna.
Fra gli avversari degli azzurri in grande evidenza il saltatore in lungo che al terzo salto di gara volò a m. 8.38, misura che è tuttora il primato della manifestazione.
Autorevoli i successi di Christie nei 100 metri in 10.23 e del tedesco Harald Schmid nei 400 ostacoli, mentre più accesa fu la lotta per stabilire la supremazia nei 400 piani e nei 1500.
Nel giro di pista si impose il tedesco dell’est Thomas Schönlebe in 44.96 sul britannico Roger Black (44.99). A Roma Schönlebe vincerà il titolo mondiale della specialità col tempo di 44.33 che è ancora il primato europeo vigente.
Sui 1500 metri, dove l’Italia schierava Stefano Mei (sesto in 3:47.57), lo spagnolo José Luis Gonzàles riuscì a prelevare in volata (3:45.49 contro 3:45.54) sul britannico Steve Cram, l’uomo che aveva raccolto la pesante eredità dei connazionali Coe e Ovett.
A Roma Gonzàles sarà medaglia d’argento sulla stessa distanza dietro al somalo Abdi Bile.
In campo femminile le tedesche dell’est lasciarono solo una gara alle sovietiche: gli 800 metri che furono appannaggio di Tatyana Samolenko. La russa, futura campionessa mondiale a Roma sui 1.500 e 3.000 metri, corse la distanza in 1:59.26, lo stesso tempo della seconda, la ceka Jarmila Kratochvilová, dalla quale la dividevano però dieci anni d’età.
Tutte le altre prove videro la vittoria delle ragazze della GDR.
Sui 100 metri si impose Marlies Göhr con il tempo di 10.95, che uguagliava il suo primato di Coppa stabilito a Mosca nel 1985.
Petra Müller non fece rimpiangere la grande Marita Koch, ritiratasi dall’attività agonistica, e si aggiudicò il giro di pista in 49.91.
Un altro primato di Coppa (tuttora vigente), venne dalla gara del disco dove Diana Gansky vinse con la misura di m. 73.90, al termine di una serie notevole con quattro lanci oltre i 70 metri.
La 4 x100 tedesca, nella stessa formazione di Mosca ’85 (Gladisch-Auerswald-Göhr),
con la sola variante di Heike Drechsler al posto della Koch, vinse in 41.94 davanti alla Bulgaria giunta al primato nazionale (42.31).
Silke Gladish e Heike Drechsler domineranno la velocità ai Mondiali di Roma ’87. Silke vincerà infatti il titolo dei 100 e dei 200 metri (argento con la 4×100), mentre Heike sarà seconda nei 100 metri e terza nel salto in lungo.

Queste le due classifiche al termine della prima giornata:

Uomini
1. Repubblica Democratica Tedesca (GDR) p. 61,5
2. Unione Sovietica (URSS) p. 60
3. Gran Bretagna (GBR) p. 42,5
4. Italia p. 42.5
5. Repubblica Federale Tedesca (FRG) p. 39
6. Spagna (ESP) p. 37
7. Cecoslovacchia (TCH) p. 37
8. Polonia (POL) p. 31,5

Donne
1. Repubblica Democratica Tedesca (GDR) p. 62
2. Unione Sovietica (URSS) p. 40
3. Bulgaria (BUL) p. 40
4. Repubblica Federale Tedesca (FRG) p. 40
5. Cecoslovacchia ((TCH) p. 29
6. Gran Bretagna (GBR) p. 28
7. Polonia (POL) p. 25
8. Francia (FRA) p. 23

La seconda giornata di gare regalò all’Italia l’unica vittoria individuale in quella edizione di Coppa, la decima nel totale dei successi riportati dagli azzurri nella finale.
Francesco Panetta, calabrese 24enne di Siderno Marina, allievo di Giorgio Rondelli e medaglia d’argento della specialità agli “europei” di Stoccarda del 1986, realizzò una delle sue imprese solitarie chiudendo vittoriosamente la prova nel tempo di 8:13.47, miglior prestazione mondiale dell’anno, andando ad insidiare molto da vicino il primato della manifestazione (8:13.32 del connazionale Mariano Scartezzini del 1981), che resiste tuttoggi.
Il successo di Panetta era il preludio alla straordinaria prova che il ragazzo di Calabria realizzerà due mesi dopo a Roma, andando a conquistare una splendida medaglia d’oro nella gara della siepi, con lo straordinario tempo di 8:08.57 che distrusse il primato di Scartezzini.
Pochi giorni prima Francesco aveva conquistato l’argento dei 10.000 metri dietro al keniano Paul Kipkoech.
Donato Sabia riscattò l’ultimo posto ottenuto il giorno prima nella gara dei 400 metri, rendendo la vita difficile al britannico Tom McKean in un 800 metri condotto a discreta andatura (1:45.96 contro 1:46.38 dell’azzurro).
Salvatore Antibo non aveva recuperato le energie dispensate nella gara dei 10.000 metri e quindi non andò oltre il terzo posto nella più veloce gara dei 5.000 metri, conclusa in 13:35.92.
Niente altro di rilevante per i colori azzurri.
Linford Christie doppiò la vittoria dei 100 imponendosi in 20.63 sulla doppia distanza, con Pavoni quarto con il tempo di 20.91.
Tutte dal quarto posto in poi le altre prove degli azzurri.
Inevitabile quindi che la classifica finale ne risentisse e facesse sentire ancora più amaro quel distacco di un solo punto che alla fine ci divise dalla Germania Ovest (88 contro 87).
La vittoria andò come da pronostico allo squadrone russo guidato da Igor Ter-Ovanesian, che tuttavia trovò nei tedeschi orientali una forte opposizione tanto che solo 2 punti e mezzo divisero alla fine le due formazioni.
Terza la compatta formazione inglese (99 punti) davanti ai tedeschi occidentali che precedettero gli azzurri di un punto.

Meno strapotere nella seconda giornata da parte delle tedesche democratiche.
Le avversarie riuscirono a strappare loro le vittorie individuali dei 1.500, dell’alto, del peso ed anche nella staffetta 4×400, una specialità da sempre territorio di caccia di medaglie per Drechsler & C.
Proprio la Drechsler fu protagonista di un’impresa eccezionale nel salto in lungo, dominando con la misura di m. 7.26 la futura primatista mondiale Galina Chistyakova, ferma (si fa per dire) a m. 7.15!
Ancora i due metri superati per Stefka Kostadinova su Tamara Bykova. Anche per la saltatrice bulgara una prova generale per il grande primato del mondo che stabilirà a Roma con la straordinaria misura di m. 2.09, record che ancora oggi resiste.
La Germania dell’Est tornò quindi in possesso di quella coppa che le sovietiche le avevano strappato due anni prima a Mosca.
La rivincita fu spietata. Quasi trenta punti divisero al termine delle competizioni le due squadre (119 contro 92), frutto di 11 vittorie parziali su 16 gare disputate.

Ecco le due classifiche finali:

Uomini:
1. Unione Sovietica (URSS) p. 117
2. Repubblica Democratica Tedesca (GDR) p. 114,5
3. Gran Bretagna (GBR) p. 99
4. Repubblica Federale Tedesca (FRG) p. 88
5. Italia (ITA) p. 87
6. Cecoslovacchia (Tch) p. 73
7. Spagna (Esp) p. 72
8. Polonia (Pol) p. 58,5

Donne:
1. Repubblica Democratica Tedesca (GDR) p. 119
2. Unione Sovietica (URSS) p. 92
3. Bulgaria (Bul) p. 86
4. Repubblica Federale Tedesca (FRG) p. 77
5. Gran Bretagna (Gbr) p. 59,5
6. Cecoslovacchia (Tch) p. 51,5
7. Polonia (Pol) p. 45
8. Francia (Fra) p. 45

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