STORIA DELLA FEDERAZIONE – 21

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Elezioni sportive anche nella Repubblica fascista
Cos’è questa novità? E’ il periodo in cui la Repubblica di Salò tenta di giustificare il suo nome di sociale. Si era già parlato dei consigli di gestione nelle fabbriche da attuarsi entro il 30 giugno 1944. Nello sport è ora di moda lo statuto tipo per le società sportive, preparato dal C.O.N.I. di Pucci, nel quale vi sono articoli dedicati alle elezioni democratiche dei dirigenti. Si parla di “ritorno all’antico”.
Mario Pasini il 15 ottobre 1944 viene nominato vicepresidente della F.I.D.A.L.; presidente della F.C.I. (ciclismo) è Vasco Magrini, 3° campione italiano sui 10.000 di corsa piana del 1913.
Emilio Colombo il 12 novembre 1944 chiede di essere esonerato dalla direzione de “La Gazzetta dello Sport”. Viene sostituito da Luigi Ferrario.
Fede Arnaud la saltatrice del G.U.F. Roma si arruola volontaria nella “Decima Mas” (G.d.S del 10.11.44).
La “Giordana” di Genova, che si trasforma poi in Cristoforo Colombo, vince il Campionato di Società del Nord con p. 277,5; 2° FIAT p. 253; 3° Baracca di Milano p. 234,5.
Da Berlino il 3 dicembre giunge una notizia: l’italiano Gianni Palmini ha vinto in Germania una corsa campestre riservata ai lavoratori addetti alle industrie. Nei giorni successivi ampie notizie sull’avvenimento, che hanno lo scopo di dimostrare che non è affatto vero che i lavoratori in Germania sono trattati come schiavi. Il tempo di Giannini sui 4,500 km è di 20’ 31”; 2° Jean Collignon (Francia) 20’54”, 3° Otto Katzek (Germania) 21’8”.
G.d.S. 15.12.44. “In questi giorni è morto a Trieste Oretti ex primatista italiano del martello”.
Aveva cominciato a lanciare con il nome slavo di Slatich.
Si apre il 1945 che vedrà la fine della tragedia bellica.
La F.I.D.A.L. “repubblichina” stabilisce comunque premi per gli atleti (£. 1600 per un primato italiano; £. 400 per chi supera limiti prefissati: es. 100 m in 10”9; 10.000 in 32’30”; 15”3 sui 110 ad ost.; 1.85 in alto).
L’ultimo numero della “Gazzetta” diciamo cos’ “repubblichina”, il 21° – Annata 51, è del 23 aprile 1945. Cessano le pubblicazioni.
Il C.L.N.A.I. nomina Angelo Vigani commissario della F.I.D.A.L. per l’Alta Italia il 14 maggio 1945.
Il 20 maggio 1945 prime due gare di corsa, l’altra di marcia in Piazza d’Armi a Milano: 7 concorrenti in tutto.
Riprendono le pubblicazioni della G.d.S. il 2 luglio 1945. Ferrario non è più direttore; ritorna a tale posto Bruno Roghi che prudentemente dopo l’otto settembre 1943 era scomparso dalla circolazione. Il nuovo direttore non riconosce il giornale, che pure si era stampato per venti mesi. Retrocede quindi l’annata della Gazzetta dello Sport da 51° a 49°; il numero è 218, successivo al 217 del 12 settembre 1943.

Bizzarrie…..democratiche
Editoriale di Roghi del 2 luglio 1945 intitolato “Rinascita”: La Gazzetta dello Sport in nuova struttura editoriale riprende le pubblicazioni, virtualmente, dopo l’8 settembre 1943. Srotola e dispiega con commozione il piccolo orifiamma rosa che per molti mesi aveva custodito vicino al cuore…Sul piccolo orifiamma c’è scritto Italia, gioventù, sanità morale; e libertà senza la quale non c’è Italia, non c’è gioventù e non c’è sanità”.
Nel n. 219 del 6 luglio 1945 vi è un’intervista con l’avv. Alessandro Frigerio, commissario del C.O.N.I. Alta Italia la cui nomina sarà poi ratificata dal governo militare alleato. Egli afferma che dopo l’insurrezione vittoriosa “il C.O.N.I. Alta Italia lascia campo aperto a tutte le iniziative….che la politica in senso stretto non deve avere nessuna influenza sullo sport….che a prima vista parrebbe che l’ordinamento con capo a Milano pecchi di illegalità perché frutto ed erede del governo nazifascista…che gli sportivi dell’Alta Italia oppressi per venti anni dalla macchinosa e ipertrofica politica di accentramento di Roma….chiedono che la vecchia organizzazione lasci il posto a un nuovo assetto…..che non si tratta di vento del nord….ma…che gli accordi di massima devono avere il consenso dell’avv. Onesti, del commissari per l’Alta Italia e mio…..nonché…l’approvazione dei reggenti delle federazioni di Roma”.
Ma lungi dall’addivenire ad un accordo le acque tra Roma e Milano s’intorbidano. Reggente della F.I.D.A.L. è in questo momento a Roma il col. Simoni; ma non vi è continuità con il col. Simoni nominato ai primi di settembre del 1943 commissario della F.I.D.A.L. da Bonacossa. Sono la stessa persona è vero, ma quello era commissario e questo è reggente.
Il 26 giugno 1945 i reggenti delle federazioni si riuniscono a Roma e invitano Onesti a promuovere con sollecitudine una riforma di legge onde provvedere entro il 1946 all’elezione del Presidente del C.O.N.I. attraverso un libero voto.
Affermano anche, e questo può sembrare rivoluzionario a chi sottovaluta la malizia della classe dirigente italiana, il principio che i compiti del C.O.N.I. debbano essere limitati “alla rappresentanza, alla tutela ed assistenza dello sport italiano, ai problemi di ordine generale e collettivo proposti dalle federazioni sportive italiane”. Una vera proclamazione di indipendenza. Nel 1962 invece le federazioni verranno degradate a semplici organi del C.O.N.I., con il beneplacito dei presidenti delle federazioni stesse, che, su per giù, erano ancora quelli del 1945.
A Milano il 21 luglio 1945 si giunge ad un faticoso compromesso fra Roma e Milano. Rappresentante di Onesti è l’avv. Crostarosa il quale accetta di trattare alla pari con l’avv. Frigerio, che per l’occasione diventa anche vicecommissario del C.O.N.I. di Roma.
Crostarosa non ha nulla da dire sul punto b) dell’accordo che contiene il desiderata “che il C.O.N.I. di Roma fosse portato a Milano in attesa dei provvedimenti definitivi”.
Interessante il punto d) intitolato “Epurazione: Si riconosce l’assoluta necessità di proseguire nell’energica epurazione di tutti i dirigenti degli organi periferici, di tutti i funzionari e dipendenti del C.O.N.I. e delle Federazioni Sportive, di tutti gli atleti e ciò al fine di eliminare dallo sport ogni scoria impura”.
Roghi scrive editoriali di fuoco; bolla l’istituto del C.O.N.I. “che fino a ieri e in parte anche oggi, soverchiava la pentola dello sport italiano. Il C.O.N.I. – cita Roghi, ad esempio – formava la squadra per il giro di Francia sottraendo i corridori più rinomati al Giro d’Italia”.
Afferma che il C.O.N.I. deve avere compiti limitati al finanziamento e agli impianti sportivi. “Per carità non sia il Governo a darci il Presidente del C.O.N.I. Nove volte su dieci il funzionario fa burocrazia, la personalità da incompetenza”.
Da Roma Onesti scrive che è d’accordo in pieno con le idee di Roghi e aggiunge: “Il problema olimpico viene spesso trattato da incompetenti con faciloneria, come qualche cosa che succede ogni quattro anni.
Il 1° ottobre 1945 Lionello Cianca, che era stato nominato vicecommissario del C.O.N.I. a Roma, dà le dimissioni per “inutilità della carica”. L’8 ottobre 1945 Onesti denuncia clamorosamente gli accordi con Milano, prendendo spunto da un ordine del giorno dei reggenti delle federazioni sportive.
Tutto quindi rimarrà come prima. La nuova legge sul C.O.N.I. non è stata ancora varata nel 1969.

fonte: A.S.A.I. – Archivio Storico dell’Atletica Italiana “Bruno Bonomelli”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *