NON ALLARMATEVI, NON E’ SUCCESSO NIENTE

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

A pochi mesi dall’elezione del nuovo gruppo politico federale, le due regioni più importanti d’Italia per peso politico e strategico hanno subito le dimissioni dei rispettivi presidenti. E se il buon giorno si vede dal mattino… ne vedremo delle belle…o forse no.

Dopo lo strabiliante plebiscito tributato ad Arese con un 92% di voti a suo favore nell’ultima tornata elettorale, mi sono imposto un periodo di silenzio e mi sono rimesso in discussione. Volevo, dovevo capire se i miei giudizi sulle persone e sulle proposte non fossero stati esagerati, troppo severi o troppo pessimisti. Oggi torno a scrivere perché credo sia ora di fare il punto di quanto sta accadendo.

In tutta sincerità sull’argomento “cosa accade oggi in Fidal”, potrei scrivere non più di una parola e cioè: NIENTE. Ma oggi ho voglia di parlare di niente per cui mi dilungo ancora per qualche riga.

Le dimissioni dei presidenti regionali, nella negatività dell’evento, rappresentano comunque l’unico picco degno di nota occorso a questa nuova dirigenza.

Ricordo ancora con un certa chiarezza le tante parole e le lunghe discussioni sulla necessità di costruire un fronte comune ed unitario che andasse ad affrontare i tanti e gravi problemi dell’atletica italiana. Ricordo di come Arese e i suoi luogotenenti (e qui continuo a confondere ancora i ruoli…chissà perchè) si sono proposti come la risposta giusta ai problemi dell’atletica. E l’Atletica italiana ha risposto in modo massiccio all’appello di unità. Il 92% delle preferenze è un risultato che non lascia spazio ad interpretazioni: l’atletica ha voluto Arese e le sue proposte. Regioni consiglieri dirigenti, tutti uniti al servizio della causa: risollevare la nostra disastrata atletica per mezzo dell’unico vero movimento serio con proposte serie. L’altro, Di Giorgio, si è un bravo ragazzo hanno detto, ma a noi, in questo momento così delicato serve un professionista dell’atletica dirigenziale. E così è arrivato Arese e il suo staff: gente con decenni di dirigenza alle spalle ai livelli più disparati.

I tempi sono acerbi per valutare i risultati dei nostri atleti o le loro medaglie perché, si sa, questi sono solo gli effetti dei veri problemi strutturali dell’atletica e gli effetti si potranno modificare con lentezza ed il tempo. Facciamoli lavorare.
Quelle che invece si possono analizzare fin da subito sono le iniziative per iniziare a risolvere i problemi strutturali, in altre parole, tutta quella serie di misure che, nel corso dei mesi e/o degli anni riusciranno a poco a poco ad influenzare gli effetti finali di cui parlavamo poco sopra.

Mi aiuterò nell’analisi con il programma stilato dal gruppo Arese ancora presente nel sito www.aresepresidente.it. A pagina 3 si legge: “La scommessa per il futuro è la capacità di questi attori, soprattutto degli organi territoriali, nel sapere essere parte integrante di un Progetto Tecnico integrato, flessibile ed efficiente”. In questo senso la lettura delle dimissioni dei presidenti delle regioni più strategiche d’Italia fa pensare. Cosa è stato prodotto o cosa è stato distrutto in questo periodo di tempo tanto da aver spinto i capi regionali della Fidal Lombardia e Lazio a dimettersi? Quale sinergia è stata trovata tra centro e periferia al fine di puntare verso un progetto comune e funzionante? Valutate voi.

Ho già ricordato di come le doppie dimissioni siano state l’aspetto più dinamico del nuovo gruppo dirigente. Per il resto, calma piatta.

Nel programma Arese si parla di settore Master che attualmente è ignorato, fatta eccezione per l’evento clou dei futuri mondiali che si svolgeranno in Italia che, per chi ha un po’ di dimestichezza con la realtà vuol dire soldi e null’altro. Non mi sembra che ci sia una riconsiderazione del settore master o iniziative volte a regolare, normalizzare e gestire meglio il settore.

Sul GGG non mi esprimo perché, fatta eccezione del rinnovo delle cariche (con accadimenti tra l’altro molto contestati dagli addetti ai lavori), non è accaduto nulla. Non si hanno notizie su iniziative volte alla modernizzazione, alla riprofessionalizzazione, al reclutamento dei Giudici. Ancora una volta…calma piatta.

L’altro fiore all’occhiello di una Fidal che può vantare un presidente-imprenditore sportivo di successo dovrebbe essere l’immagine e la comunicazione. Anche qui è tutto fermo. A parte l’uscita in tempi (leggi ritardi) ragionevoli della rivista Atletica, peraltro livello minimo necessario per poter chiamare fogli di carta una rivista, non si registrano passi in avanti se non una visita pastorale del Presidente Arese ai quotidiani sportivi. E allora i quotidiani sportivi rispondono come dovuto e, a tutt’oggi vengono sfogliati come sempre dall’ultima pagina; la tv parla di wrestling ma non di atletica, il web langue perché il sito federale offre lo stretto necessario della comunicazione dovuta e null’altro. Se questo è comunicare, allora lo è anche dialogare con una suora di clausura.

Nel programma Arese si parla poi di club “Amici dell’atletica”, una sorta di gruppo di amiconi ex atleti di cui non si ha ovviamente traccia, si parla di atleti-testimonial di cui non si ha notizia, si parla di ufficio stampa come rete nel territorio in collegamento con i media locali, si parla di Galà regionale e nazionale per la valorizzazione delle Società Sportive e del territorio. Convenzioni con quotidiani, riviste specializzate, case editrici. Chiara identificazione del valore atletica da offrire alle aziende come il marchio “Qualità Atletica”. Non invento ne romanzo nulla, sono tutte parole originali contenute nel programma Arese. Sono tutte parole, appunto.

Sfogliando ancora il programma si legge di sinergie con il ministero della Pubblica Istruzione, si parla di sostegno (?) di società che già operano nella scuola, si parla di politica del personale e monitoraggio e strategia volta a sostenere la presenza di personale qualificato nelle diverse mansioni nei Comitati Regionali, si parla Campionato di Società come tappa di crescita nella programmazione di atleti top e talenti, strumento di aggregazione e reclutamento nonché marketing territoriale per le Società Civili. Si parla.

Se qualcuno pensa che stia cercando il pelo nell’uovo, sbaglia. Qui non ci sono uova e non ci sono peli, qui non c’è niente di niente. C’è una tale abbondanza di nulla che anche parlarne riesce difficile. Siamo, siate onesti una volta ogni tanto: tutto è semplicemente e tristemente come prima; alcuni personaggi sono cambiati ma, cosa ancora più grave, altri sono rimasti. Di quello che combina il consiglio federale non se ne ha notizia e di quello che combina la giunta esecutiva, neanche il consiglio federale sembra averne notizia.

Un politico del passato, Paolo Cirino Pomicino, uomo che probabilmente non passerà alla storia come uno dei grandi statisti italiani, affermava con malcelato orgoglio che in politica il consenso si conquista promettendo moltissimo e mantenendo sempre, ma con il contagocce. La sensazione è che stia accadendo qualche cosa del genere. Forse a qualcuno può andare bene ma non a me. Vorrei ancora ricordare a tutti che l’atletica leggera è sport e non politica, che i dirigenti federali sono un mezzo al servizio dell’atletica leggera e non il fine di ambizioni personali e di lobby. Vorrei ricordare che sono i giovani i destinatari delle scelte spesso frutto di negoziati, contrattazioni, mediazioni, intercessioni e quant’altro. Vorrei anche ricordare che gran parte di quel 92% che ha votato Arese, ha creduto davvero che questa dirigenza avrebbe portato novità e la svolta decisiva verso il futuro.

Che cosa abbiamo in mano oggi? Chi è la Fidal oggi? Un triunvirato o un consiglio federale che discute, si confronta, propone e decide in armonia per il bene del nostro sport? Non lo so proprio, di certo quello che posso augurare a quel 92% che ha legittimato questa dirigenza è di monitorare l’operato di questi politici, di stimolare il confronto e il dialogo, di impegnarsi in prima persona a migliorare le tante cose che devono essere migliorate. Ovviamente il tutto può essere fatto a due condizioni: la prima è che i dirigenti federali a Roma come nei comitati abbiano la volontà di ascoltare e confrontarsi e fare tesoro di quanto la base segnalerà loro e la seconda è che i votati ed i votanti usciti vittoriosi dallo scrutinio dello scorso anno considerino quella vittoria come un punto di partenza e non di arrivo. Non sono così sicuro che queste condizioni esistano.

E per chi tende a dimenticare in fretta, ricordo che c’è sempre un 7% che ha altri metodi e altre proposte.

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