ACHILLE BARGOSSI: L’UOMO LOCOMOTIVA – 5A PUNTATA

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Dicevo dunque come i ricordi della passata vita randagia mal mi consentissero gli ozii, dirò così, di un lavoro manuale. Mi accadeva talvolta nel bello di un lavoro di spiccare dei salti come fossi morso da una tarantola. Presi adunque il coraggio con ambe le mani e palesai al buon principale lo stato dell’animo mio, e come mi fosse impossibile resistere più oltre alla mia vocazione ch’era quella di correre….correr sempre. Resistette un po’ quell’ottimo uomo, cercò di persuadermi come girando il mondo si vada incontro a dolori ed alla miseria. Capivo che ragionava bene, ma non mi lasciai smuovere dal mio progetto.
Ed eccomi nuovamente slanciato sulla via dell’arte, e stavolta per sempre!
Alea jacta est, esclamai anch’io come Giulio cesare, e come lui passai il mio Rubicone. Da quel giorno la fama mi sorrise, la fortuna mi fu seconda, e sono ora illustre in casa nostra, ma molto di più all’estero. Sempre così!!
A piccole giornate percorsi il Piemonte, ed il Genovesato e per Ventimiglia passai in Francia. E fu in Francia appunto che m’ebbi novella prova del mio ingegno versatilissimo, poiché per la facilità mia di apprendere, imparai in tempo relativamente breve il gallico idioma. Appena là arrivato, mi accorsi come il non saper parlare quella lingua mi fosse di grave nocumento, poiché senza conoscenze e senza appoggi, quel non saper nemmeno farmi comprendere, influiva maledettamente sugli incassi. I quali si mantenevano bassi…bassi con una persistenza degna di miglior causa. E poi ho potuto almeno leggere i giornali di là, i quali sin dal bel primo giorno del mio arrivo cantavano le mie laudi su tutti i toni. Dal sapermi apprezzato mi sentii confortato, e ci misi allora dell’amor proprio personale e nazionale a far si che le lodi dovessero aumentare e soprattutto a far vedere che la fama, che m’aveva preceduto, di primo corridore del mondo non era usurpata. Arrogi che le lodi erano uno sprone a far sempre più bene. Così mentre oggi facevo una corsa, per esempio, di 45 chilometri, domani ne eseguivo un’altra di 60. E tanto e così bene feci, che in breve il mio nome era colà popolarissimo. Capirete che gli incassi crescevano in ragione diretta del crescere della popolarità: due plebisciti che soddisfacevano tanto il mio stomaco, quanto la mia ambizione.
In quell’anno 1877 si tenne a Montpellier un’esposizione artistica – industriale. Quando io capitai in quella bellissima città, nel mese di aprile, l’esposizione era nel suo più bel periodo, sia per la gran copia e brillante varietà di oggetti esposti, sia per la grande affluenza di visitatori.
Ora, avendo io dato un esperimento pubblico, fui esortato da molti ammiratori a presentarmi al nostro Console in quella città, persona, mi si assicurava, di animo generoso e sempre disposto a favorire i suoi connazionali. Accettai il consiglio e ben n’ebbi, poiché quell’egregio nostro rappresentante, pel quale qualsiasi parola di lode sarà sempre inferiore a’suoi meriti, tanto s’adoprò presso l’autorità municipale che mi fu accordato un vasto piazzale chiuso da steccato e situato proprio di fianco al palazzo dell’esposizione. Dire poi della cortesia con cui mi accolse quel degno Personaggio, delle parole gentili ed incoraggianti che ebbe per me, del quale aveva lette assai lodi sui giornali, andrei troppo in lungo, né d’altronde la mia naturale modestia me lo permetterebbe.
Mi fermo un po’ a lungo su questa mia corsa, perché fu per essa che appresi con certezza e però con orgoglio, di possedere una forza fisica che non sarebbe mai stata, non che superata, uguagliata neppure. Percorsi allora tretasette chilometri di corsa e senza la benché minima sosta. Un signore montando un buon cavallo cercò di tenermi dietro, ma dopo una ventina di chilometri cavallo e cavaliere si ritirarono dall’arena sfiniti, disfatti.
Quella corsa, lo ripeto, mi fece molto onore e stabilì la mia reputazione di invincibile corridore su basi tanto solide, che niuno varrà mai a distruggere.
Dietro consiglio dell’onorevole signor Console italiano, mi procurai tutti i giornali del luogo e del resto della Francia, che riportavano l’avvenimento con parole di molta lode. E quei fogli conservo tuttora per ricordarmi un giorno quel portentoso tour de force.
“Achille Bargossi è nelle nostre mura” scriveva la Repubblique du Midii del 25 aprile 1877. “Achille Bargossi è semplicemente il primo corridore del mondo. A suo confronto i più celebri corridori sembrano volgari camminatori.
Achille Bargossi ha fatto domenica scorsa, in 24 minuti, dieci volte il giro del Campo di Marte, una corsa di 10 chilometri. Fu semplicemente per snodare le gambe. Domenica prossima 29 aprile, vorrà essere un altro affare. Achille Bargossi si propone di fare cinquanta volte, in quel giorno, il giro del Campo di Marte. Egli sfida tutti gli amatori a piedi o anche al grande trotto di un cavallo. Chiunque voglia lottare con lui, non ha che a farsi inscrivere prima di sabato sera al Consolato d’Italia.
Bisognerà esserci tutti domenica. Bargossi è capace di far arrossire di vergogna la ferrovia di Palavas, che passa vicino al Campo della corsa, ferrovia la cui rapidità è ben lungi dall’esser proverbiale”.
E lo stesso giornale, nel suo numero del primo maggio stesso anno, stampava:
“Domenica nel pomeriggio, ebbe luogo alla Spianata, la corsa del famoso Bargossi. Egli aveva a lottare con un cavallo trainante un leggerissimo tilbury, condotto dal sig. Gustavo Fort. La sfida ingaggiata consisteva a fare 50 volte il giro del campo di manovra. Cominciata a 4 ore e cinque minuti la corsa ebbe fine alle ore 5 e 13 minuti. In due ore e tre minuti, Bargossi ha fatto, senza riposare, 42 giri compiuti, vale a dire 42 chilometri. Il cavallo nel medesimo tempo ha percorso otto giri in più. Noi non conosciamo le condizioni della gara, ma ci pare che la facoltà lasciata al cavallo di riposarsi a prender lena fosse una circostanza sfavorevolissima per Bargossi.
Comunque sia, quest’ultimo ha percorso in un tempo brevissimo una corsa straordinaria. Numerosissime acclamazioni salutarono l’intrepido corridore; esse erano giustamente meritate”.
Alla seconda corsa, quel gentilissimo signor Console, avendo udito che alla prima mi avevano frodato di molta parte del denaro incassato, volle egli stesso collocarsi alla porta per controllare l’operato dei preposti alla vendita dei biglietti.
Messo così al coperto delle noje materiali della vita, pensai di provvedermi di un’arena portatile, composta di tela da vele e di assi e pali. Con quel mio teatro, percorsi buona parte della Francia e siccome apprendendo ogni giorno meglio la lingua potevo anche farmi comprendere meglio, così guadagnavo anche di più, e sempre più mi rendevo robusto e agile alla corsa.

fonte: Achille Bargossi – L’Uomo Locomotiva – Autobiografia e Memorie

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